Posts tagged ‘Google’

gennaio 22, 2018

“Chromecast e Google Home inchiodano le reti Wi-Fi: patch rilasciate”

I dispositivi Chromecast e Home di Google possono creare problemi ad alcune reti Wi-Fi, al punto da mandare in crash alcuni router e access point Wi-Fi. L’inconveniente è stato riscontrato da alcuni utenti con la chiavetta Chromecast ma anche con lo smart speaker Google Home (il primo modello del 2016).

Tra i router che hanno problemi di compatibilità con questi dispositivi, ci sono modelli di produttori quali Asus, Netgear, TP-Link, Synology e Linksys. In alcuni casi è sufficiente riavviare il dispositivo in altri casi è necessario spegnerli, attendere qualche minuto e poi riaccenderli; purtroppo in entrambi i casi il problema si ripresenta.

Appleinsider riferisce che il problema si presenta anche con le AirPort Extreme di Apple anche se in questo caso non si verifica un crash ma un rallentamento generale della rete. Un ingegnere di Tp-Link ha spiegato che il problema ha a che fare con la funzionalità MDNS multicast, un metodo di inoltro del traffico IP a un gruppo di ricevitori con un singolo flusso, meccanismo utilizzato per applicazioni video e che sfrutta alcuni indirizzi IP riservati.

Il problema è provocato da qualche bug nelle recenti versioni di Android Oreo e app Google, in particolare la funzione Cast che consente di inviare flussi dati in streaming mantenendo la connessione con dispositivi come appunto Chromecast o Google Home con intervalli di circa venti secondi, mentre il dispositivo “risvegliato” dallo sleep trasmette una quantità di dati superiore, a una velocità maggiore. Più il dispositivo è rimasto in stand-by, più grandi sono i pacchetti dati trasmessi. I pacchetti in questione, rendono in pratica i router incapaci di supportare i dati da gestire, provocando blocchi e la disconnessione.

TP-Link e Netgear hanno già rilasciato degli update per i loro router con i quali è possibile correggere il problema; di Google ha rilasciato un aggiornamento che è ha cominciato a distribuire tramite gli aggiornamenti dei Google Play services.

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gennaio 5, 2018

“Google testa Fuchsia su Pixelbook”

Google Fuchsia è stato testato su Pixelbook. Sebbene non siano ancora chiari i progetti di Big G per il nuovo sistema operativo, secondo AndroidPolice la società di MountainView lo avrebbe testato sulla propria linea di portatili, come dimostrerebbe tra l’altro la guida all’installazione avvistata su GitHub.

Fuchsia, lo ricordiamo, è il nome in codice di un nuovo sistema operativo che, secondo quanto ipotizzato nel corso degli anni dal primo avvistamento, dovrebbe rappresentare una sorta di sistema ibrido per computer e dispositivi mobili capace di combinare funzionalità desktop e mobile in un’unica piattaforma, consentendo così agli utenti di passare da un dispositivo all’altro con maggiore facilità.

Fuchsia Pixelbook

Attualmente Google ha due sistemi operativi: Android per il mondo mobile e Chrome OS per quello desktop. Quest’ultimo può già avviare applicazioni Android, perciò Fuchsia potrebbe essere semplicemente una sua evoluzione. Per il momento si sa ancora molto poco, ma considerando che entro la fine dell’anno è previsto l’evento Google I/O 2018, è molto probabile che per quei giorni la società potrebbe essere finalmente pronta per un annuncio ufficiale.

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ottobre 11, 2017

“Per Pixel 2 Google garantisce supporto software per tre anni”

Google ha annunciato che i nuovi Pixel 2 e Pixel 2 XL potranno godere di tre anni di supporto software da parte dell’azienda. Uno dei motivi per cui buona parte degli utenti Android resta fedele ai Pixel di Google è legato al fatto che i dispositivi di Mountain View, come fu in passato per i Nexus, sono i primi a ricevere gli aggiornamenti per la versione più recente di Android. Basti osservare i recenti numeri sulla diffusione delle versioni del sistema operativo di Google: l’ultimo OS, Android Oreo, conta solo un misero 0,2% della base di installazione, proprio perché è disponibile solo su una manciata di dispositivi al di fuori della linea Nexus e Pixel. Google aveva promesso due anni di supporto software in occasione dell’uscita lo scorso anno della prima generazione di Google Pixel; quest’anno ha deciso di prolungare questa offerta garantendo supporto per un totale di tre anni per i nuovi Pixel 2. Sia le versioni statunitensi che quelle internazionali, quindi anche la versione che sarà in vendita in Italia, godranno dello stesso periodo di supporto. Sarà quindi possibile installare le prossime versioni di Android, ovvero Android P, Android Q e Android R, con un supporto software che dovrebbe in sostanza spingersi fino al 2020. L’annuncio è significativo: uno dei maggiori problemi dei dispositivi Android è la rapida obsolescenza software, con terminali che nella migliore delle ipotesi vengono aggiornati una, massimo due volte, mentre buona parte dei dispositivi termina la sua “vita” tecnologica con la stessa versione di Android con la quale viene commercializzata. Questo supporto potrebbe tradursi in un vantaggio commerciale per gli smartphone di Google rispetto ai rivali.

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agosto 25, 2017

“Google lancia test online per la depressione: garantita la privacy”

Google offre un check sulla depressione. Il gigante californiano ha rivisto le modalità con cui rispondere a chi cerca informazioni sul web sulla depressione mettendo a disposizione un questionario medico in grado di ”verificare se si è clinicamente depressi”. Il servizio, nato in collaborazione con la NAMI – National Alliance on Mental Illness – offrirà agli internauti uno strumento utile per valutare autonomamente la propria salute mentale. Da tempo ormai le schede di Google Knowledge Graph offrono informazioni utili agli utenti, come le schede relative alle malattie più comuni, alla sintomatologia, alle cure, senza avere ovviamente la pretesa di sostituirsi al medico: per questo l’azienda ha creato un team che include anche uno specialista per lavorare su questo nuovo settore e fornire informazioni rapide e affidabili. Secondo i dati forniti da Google la parola depressione compare in 5% delle ricerche che hanno a che fare con la salute. Il fenomeno ha ormai raggiunto dimensioni pandemiche: in USA ad esempio il 20% della popolazione soffre di depressione ma solo il 41% di questi si rivolge ad un medico o ad un terapeuta. riferisce Google. Grazie al nuovo questionario relativo allo screening sulla depressione, il test PHQ-9, gli utenti potranno condurre un test accurato che potrà aiutarli a decidere se è il caso di rivolgersi a un medico. Secondo la Nami, gli utenti affetti da depressione si rivolgono alle strutture adeguate con 6-8 anni di ritardo rispetto alla comparsa dei primi sintomi, che possono essere identificati anche con l’ausilio del nuovo test. Per il momento il test è attivo solamente per gli utenti statunitensi e solo per la versione mobile, ma l’accesso potrebbe essere esteso ad altri Paesi nei prossimi mesi. Il management dell’azienda ha fatto sapere che i risultati dei test saranno archiviati nei server senza alcuna violazione della privacy: i dati non verranno infatti utilizzati per delle campagne pubblicitarie mirate sulle persone che si sono sottoposte al test.

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luglio 12, 2017

“In foto il presunto Google Pixel XL 2017, un piacevole déjà vu”

Appare in rete la prima immagine esclusiva, seppur presunta, di Google Pixel XL 2017, successore dell’attuale line up degli smartphone di Mountain View, mai arrivati ufficialmente sul nostro territorio. A prima vista non sembra troppo originale, ed anzi sembra riprendere le forme di un altro dispositivo già noto. L’immagine viene pubblicata dalla redazione di AndroidPolice, che cita fonti anonime ma ritenute altamente affidabili. Il dispositivo risponderebbe al nome in codice di “Taimen”, e si tratterebbe della versione XL, quindi del dispositivo più grande in termine di dimensioni. La caratteristica principale del terminale, la si distingue chiaramente, è l’ampio display anteriore, che restituisce una sensazione di déjà vu, apparendo come un mix tra Galaxy S8 e LG G6. Proprio LG sarebbe il produttore partener nella realizzazione del dispositivo. Se il frontale richiama quello degli attuali top di gamma LG e Samsung, la parte posteriore è leggermente ricurva ai lati, con un design che spacca completamente a metà lo chassis. A livello di caratteristiche tecniche, Pixel XL 2017 presenterebbe un sensore di impronte digitali posto al di sotto del vetro posteriore. Non si comprende, invece, se la fotocamera sia completamente livellata al case posteriore, o se sporga leggermente, ma l’anello argentato intorno alla copertura dell’obiettivo suggerisce un leggerissimo rialzo. Sull’anteriore, un vistoso display di matrice LG, con tecnologia Amoled e diagonale da ben 6 pollici, con un aspect ration di 2:1. La dimensione del display, peraltro, sembrerebbe confermare alcuni rapporti apparsi in rete nei giorni scorsi. Tra gli altri dettagli, il frontale mostra l’altoparlante superiore e la camera frontale, mentre nessun dato certo è possibile cogliere dalla immagine. Nessuna informazione, invece, è trapelata sul prezzo o sulla data di lancio. Non si sa neppure se il terminale prenderà il nome di Google Pixel XL 2: si presume che il terminale possa essere “schiacciato” ai lati quando impugnato per interagire con Google Assistant, come è possibile fare con HTC U11, o in modo comunque simile. Si pensa a un lancio entro l’anno, forse in ottobre, anche per far concorrenza al prossimo iPhone 8, la cui presentazione è attesa per settembre. Inoltre, nonostante Pixel sia stato accolto positivamente da pubblico e critica, c’è chi pensa che il suo design sia invecchiato rapidamente. Se così fosse, un terminale con un ampio display siffatto, servirebbe a proiettare Google nell’era moderna degli smartphone, fatti ormai di display “infiniti”.

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luglio 11, 2017

“Usa, 2mila testate contro Google e FB: chiedono legge contro monopolio news”

Basta allo strapotere di Google e Facebook e all’utilizzo gratuito da parte loro di contenuti prodotti dalle redazioni. Questa la richiesta arrivata al Congresso Usa dalla News Media Alliance (Nma) – associazione che rappresenta oltre 2mila quotidiani negli Stati Uniti, tra cui “New York Times” e “Washington Post”. La proposta è quella di varare una legge antitrust per proteggere i giornali americani dai colossi del web. La tesi dell’associazione è che le leggi che impediscono ai media di lavorare insieme per contrattare accordi pubblicitari migliori con le piattaforme internet favoriscano i due colossi che continuano a controllare il mercato della pubblicità digitale e l’economia dell’informazione. Insieme infatti gestiscono il 60% della pubblicità digitale in America e il 50% a livello globale, mentre la pubblicità su carta è crollata di due terzi rispetto a 10 anni fa. E non è tutto: Nma sostiene che il dominio di Facebook e Google ha creato un sistema economico malato nel settore dei media e nella distribuzione di notizie, un sistema nel quale i benefici vanno tutti ai due colossi, mentre i lettori non arrivano più ad avere un collegamento diretto con i giornali. Per questo le 2mila testate avanzano richieste precise, innanzitutto quella di aumentare la distribuzione dei ricavi da pubblicità. Facebook, per esempio, ha aggiornato i termini per la spartizione degli introiti con Instant Articles, anche se per Nma non è abbastanza. Il gruppo chiede anche di creare un maggiore sostegno per un modello che preveda abbonamenti, magari con l’aiuto di Facebook e Google. Ci sono voci che Facebook stia lanciando una funzione mobile che permette di pagare gli articoli. La terza richiesta è legata a una maggiore condivisione dei dati raccolti dai due colossi con i giornali. Infine i quotidiani chiedono ai due colossi tech di dare maggiore visibilità ai marchi dei singoli giornali. Secondo una ricerca di Pew/Knight Foundation il 10% degli intervistati crede che la fonte dell’articolo sia Facebook, anche se è stato prodotto da altri. Questa azione da parte dell’Nma apre uno scenario inedito: è la prima azione concreta contro il duopolio Google-Facebook, mentre in Europa i due colossi sono già finiti nel mirino dell’autorità Ue.

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maggio 31, 2017

“Google annuncia la fine delle suite fotografiche Nik Collection”

Google smetterà di fornire aggiornamenti per la Nik Collection, la suite di plug-in fotografici particolarmente apprezzata da molti fotografi che ne facevano uso anche attraverso i diversi strumenti di editing compatibili. L’annuncio è stato dato in sordina con un banner presente nella parte superiore del sito Nik Collection (versione inglese), in cui è possibile leggere che non ci sono piani per aggiornare o aggiungere funzionalità alla collezione. “Non abbiamo intenzione di aggiornare la raccolta o aggiungere nuove funzionalità nel tempo” è il laconico messaggio lasciato da Google sulla pagina, che segue l’elenco delle compatibilità degli attuali pacchetti Nik Collection. Google ha acquisito Nik nel 2012, prendendo possesso delle sue applicazioni e plug-in desktop e della sua apprezzata applicazione di editing per cellulari, Snapseed, ad oggi probabilmente una delle migliori app di foto ritocco disponibile per iOS e Android. Google ha poi deciso di offrire gratuitamente i plug-in della Nik Collection a partire dallo scorso anno, mossa che poteva far presagire questo epilogo. Il software resterà compatibile con Mac OS X 10.7 fino alla versione 10.10, Windows Vista, 7, 8, e Adobe Photoshop tramite CC 2015. L’annuncio di Google significa che l’azienda, oltre a non prevedere nuove funzionalità, non aggiornerà più la suite per il supporto ai sistemi operativi futuri per garantirne la compatibilità.

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aprile 28, 2017

“Google Trips, l’applicazione per i viaggiatori si aggiorna con alcune novità”

Google ha introdotto lo scorso anno Google Trips per aiutare le persone a organizzare i loro piani di viaggio e scoprire cosa fare una volta arrivati ​​a destinazione e ora l’applicazione ha guadagnato da poco alcune novità che la rendono ancora più utile. In primo luogo, Google Trips archivierà automaticamente nella sezione delle prenotazioni anche i biglietti di treni e bus che sono stati inviati all’indirizzo Gmail. L’applicazione è già in grado di raccogliere tutte le prenotazioni di voli, hotel, ristoranti e auto, quindi l’aggiornamento rende molto più completa la panoramica del piano di viaggio. Google ha anche introdotto l’opzione per aggiungere manualmente le prenotazioni, funzionalità utile per aggiungere altre tipologie di prenotazioni che al momento non vengono riconosciute automaticamente dall’email. L’ultima aggiunta è la capacità di condividere viaggi con altre persone; sarà così possibile presentare il proprio itinerario a chi partecipa allo stesso viaggio, senza dover inviare loro direttamente le email di conferma da Gmail. Infine le informazioni possono essere salvate sull’applicazione per la visualizzazione offline, funzione ottima se il viaggio prevede di raggiungere zone in cui non è possibile ottenere facilmente una connettività wi-fi o radio cellulare. Google Trips è disponibile sia per utenti Apple sia per utenti Android e può essere scaricata gratuitamente su Apple Store o su Google Play Store.

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aprile 27, 2017

“Google Foto si aggiorna con AirPlay”

Novità per Google Foto in versione iOS, un’app che per Big G appare evidentemente di rilievo perché continua ad aggiornarla con varie funzioni anche seguendo l’evoluzione di Apple e di iOS. Una novità aggiunta nella recente versione 2.14 riguarda un aspetto che era ancora mancante rispetto alla gestione delle foto in iOS: la compatibilità AirPlay. Con la nuova versione di Google Foto è ora possibile invece visualizzare le fotografie e i video sul grande schermo di uno Smart TV, a patto ovviamente di avere una periferica AirPlay che trasmetta contenuti video allo Smart TV stesso, il che al momento significa essenzialmente una Apple TV. Per chi “vive” maggiormente il mondo Google è anche possibile eseguire la visualizzazione di immagini e video usando un dispositivo Chromecast, funzione che peraltro era già disponibile da un certo tempo. L’aggiunta della compatibilità AirPlay rende Google Foto un’app più paragonabile a Foto di iOS, da usare in particolare se volete mantenervi una porta sempre aperta verso il mondo Android. Mancano ovviamente le funzioni di integrazione con iCloud.

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aprile 3, 2017

“Google Pixel, HTC ne ha spediti oltre 2 milioni”

Secondo quanto riportato dalla testata cinese Ctee, HTC avrebbe spedito circa 2.1 milioni di Google Pixel dal momento del lancio del dispositivo di Google (ma prodotto da HTC), avvenuto nel settembre dello scorso 2016. I numeri sono abbastanza modesti, soprattutto se paragonati alle “milionate” di iPhone venduti ogni settimana da Apple; è però una buona notizia per HTC che non otteneva risultati di questo genere probabilmente da molto tempo, benchè questa volta il successo non sia dovuto al suo brand ma alla spinta data al telefono da Google. In più sembra che la domanda sia sempre elevata e ci sono difficoltà nel soddisfarla. Sempre secondo il rapporto di Ctee, HTC e Google avrebbero stretto un accordo valido per due anni: significa che anche la seconda generazione dei Google Pixel sarà realizzata da HTC come avvenuto per i modelli attualmente in commercio. Per quanto riguarda invece la terza incarnazione dei Pixel, probabilmente in arrivo nel 2018, i vari produttori starebbero dandosi battaglia per avere la possibilità di realizzare il dispositivo. Fra i nomi citati ci sarebbero sempre la stessa HTC , LG, TCL e Coolpad. Al momento l’azienda che pare essere più in vantaggio sulle negoziazioni sembrerebbe essere LG, che ha già lavorato con Google nella realizzazione dei Nexus 4, Nexus 5 e Nexus 5S.

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