Posts tagged ‘FaceBook’

marzo 5, 2019

“Facebook, il numero di telefono non è solo per la sicurezza”

IL TWEET è molto chiaro: “Per anni Facebook ha sostenuto che aggiungere il proprio numero di telefono all’autenticazione a due fattori fosse solo per ragioni di sicurezza. Adesso quel numero può essere ricercato e non c’è modo di disabilitare la cosa”. Firmato Jeremy Burge, personaggio molto noto del web perché responsabile della piattaforma Emojipedia, punto di riferimento per l’universo delle emoji. Non di faccine parla però questa volta. Piuttosto, dell’ennesimo rischio per la riservatezza dei propri dati personali. In particolare, del numero di telefono.   Già lo scorso ottobre era venuto fuori che il social sfruttava i numeri degli utenti per scopi pubblicitari. Numeri che aveva ottenuto attraverso una pressione continua su di essi affinché li impostassero per procedere all’autenticazione a due fattori. La piattaforma aveva infine ammesso l’uso di questo tipo. Per esempio, un supermercato che raccogliesse numeri di telefono per il suo programma fedeltà ha la possibilità, qualora imposti campagne di questo tipo sul social di Mark Zuckerberg, di veicolare annunci pubblicitari al suo specifico pubblico incrociando i due database di numeri. Tutto molto semplice.   Adesso, secondo Burge e altri che hanno replicato alla sua denuncia – fra cui Zeynep Tufekci, sociologa, scrittrice, esperta di privacy dell’università della Carolina del Nord ed editorialista del NY Times – il numero di telefono può essere anche sfruttato per cercare un profilo. In un modo impossibile da disabilitare. “Non riesco più a mantenere privato il numero di telefono che ho fornito solo per ragioni di sicurezza a Facebook – ha twittato Tufekci – zero notifiche su questo fondamentale e rischioso cambiamento. Per anni ho consigliato ai dissidenti a rischio di usare l’autenticazione a due fattori su Facebook ma erano spaventati di farlo. Evidentemente a Facebook non interessa la loro sicurezza”.   Per fare ordine, la questione è la seguente. Semplice e problematica al contempo: mentre gli utenti possono certamente nascondere il proprio numero di telefono sul profilo, cioè non renderlo visibile agli amici, di fatto non è possibile eliminarlo del tutto all’interno delle funzionalità di ricerca. Chiunque, che abbia un profilo o meno, può dunque ricorrere al numero di telefono di cui eventualmente disponga per pescare il profilo giusto dallo sterminato database di oltre 2 miliardi di utenti del social blu. Facebook concede agli utenti la possibilità di far trovare il proprio profilo tramite il contatto telefonico di default a chiunque e, solo se si interviene nelle impostazioni della privacy, dagli amici degli amici o solo dagli amici. Per farlo occorre collegarsi a questa pagina e, appunto, stabilire chi possa individuarci attraverso il numero eventualmente fornito. Impossibile silenziare del tutto questa modalità di ricerca del proprio profilo.   Già, perché l’autenticazione a due fattori, procedura generalmente consigliata per proteggere meglio i propri profili digitali, non deve necessariamente passare dal numero telefonico. Il token o codice di verifica per aggiungere un passaggio di controllo prima di accedere al proprio account si può per esempio generare tramite applicazioni come Google Authenticator, Microsoft Authenticator, Duo Security, Authy, Last Pass e molte altre. Ovviamente è un po’ più complesso per la stragrande maggioranza degli utenti, che preferisce dunque ricorrere al classico codice inviato via sms sul proprio cellulare. Finendo col cedere un elemento in più a Menlo Park.   Un portavoce di Facebook, Jay Nancarrow, ha spiegato al sito TechCrunch che le impostazioni “non sono nulla di nuovo”. Aggiungendo che “si applicano a qualsiasi numero telefonico aggiunto al profilo e non riguardano specificamente alcuna funzionalità”. La pratica non sarebbe insomma legata alla faccenda dell’autenticazione a due fattori. Il che, se possibile, è anche peggio. Senza contare che, anche laddove il numero non fosse stato inserito per questioni di sicurezza, ci sono molti casi – ricorda proprio TechCrunch citando per esempio un’inchiesta del Telegraph di un paio di anni fa – di utenti che hanno visto associato e utilizzato il proprio numero, a prescindere dall’averlo mai inserito.

Questo articolo lo trovate su sito Repubblica.it

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febbraio 15, 2019

“Scandalo Cambridge Analytica, Facebook rischia negli Usa multa miliardaria”

Facebook rischia una multa miliardaria negli Usa per lo scandalo dell’ormai fallita Cambridge Analytica con la quale avrebbe condiviso i dati privati di 87 milioni di utenti e per altri casi di violazione della privacy. Lo scrive il Washington Post segnalando che il social media sta patteggiando con l’autorità statunitense Federal Trade Commission (Ftc) e che non è stato ancora trovato un accordo sull’entità della multa. L’intesa contemplerà anche cambiamenti obbligatori nel business della società di Mark Zuckerberg. La multa più grande mai inflitta fino ad ora dalla Ftc per violazione della privacy ha riguardato Google nel 2012, pari a 22,5 milioni di dollari.

Questo articolo lo trovate su sito Repubblica

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gennaio 16, 2019

“Europe, da FB stretta su spot elettorali – Internet e Social”

Facebook introdurrà regole più severe per l’inserzione di pubblicità politiche sul social nei Paesi in cui nel 2019 si terranno elezioni importanti. A Unione europea, India, Nigeria e Ucraina saranno estese le norme sugli spot elettorali che sono state messe a punto per evitare interferenze nel voto. Lo scrive sul suo sito l’agenzia Reuters che ha intervistato due manager della compagnia californiana.     A partire da oggi in Nigeria, dove il 16 febbraio si terranno le elezioni presidenziali, solo le persone che dimostrano di risiedere nel Paese potranno pubblicare inserzioni elettorali.     Stessa cosa da febbraio in Ucraina, che andrà alle urne il 31 marzo. In India, al voto in primavera, gli spot elettorali e i loro acquirenti saranno inseriti in un archivio online consultabile che sarà conservato per sette anni.     Anche in Ue, in vista del voto di maggio, saranno adottate misure volte a garantire la trasparenza e l’acquisto di spot da parte di persone ed enti legittimati a farlo.     Le nuove politiche di Facebook sono un effetto del Russiagate, cioè dell’inchiesta sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca a fine 2016. L’inchiesta ha dimostrato l’esistenza di una fabbrica russa di troll che ha pubblicato spot elettorali su Facebook, Twitter e Google per orientale il voto americano.

Questo articolo lo trovate su sito ANSA

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settembre 6, 2018

“Fuga da Facebook, negli Usa 25% utenti cancella l’app”

Negli Usa un quarto degli utilizzatori di Facebook ha rimosso la app dal telefono nell’ultimo anno, una percentuale che sale al 44% tra i più giovani, un fenomeno spinto dalle preoccupazioni sulla privacy emerse dopo gli scandali sui dati condivisi con aziende esterne.
Lo afferma uno studio del Pew Research Center, secondo cui il 74% degli utenti ha preso qualche iniziativa per cautelarsi.
L’indagine è stata condotta su un campione di utenti sopra i 18 anni. Metà degli intervistati (il 54%) ha affermato di aver cambiato le impostazioni della privacy nell’anno precedente, quattro su dieci si sono presi una pausa dal social per almeno qualche settimana e il 26% ha dichiarato di aver disinstallato la app dal telefonino. Solo il 9% invece ha scaricato i propri dati dal social network, ma metà di chi l’ha fatto ha poi cancellato la app. “Ci sono delle differenze di età nei tassi di utenti che hanno preso queste iniziative – sottolineano gli autori -. E’ interessante notare che il 44% di quelli tra 18 e 29 anni hanno cancellato la app, quasi quattro volte quelli di 65 e oltre. Solo un terzo degli over 65 ha cambiato le impostazioni, mentre lo ha fatto il 64% dei più giovani”.

Questo articolo lo trovate su sito Ansa

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maggio 17, 2018

“Facebook, oltre 200 app hanno usato in modo improprio i dati degli utenti”

Facebook ha avviato un procedimento di indagine e audit sulle app di terze parti, un procedimento che dovrebbe evitare il ripetersi di quanto avvenuto con il clamoroso caso Cambridge Analytica. Ad aprile di quest’anno la numero 2 del social, Sherly Sandberg, ha riferito alla commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova che le app come quella usata da Cambridge Analytica per recuperare dati potrebbero essere molte.

Dall’aggiornamento sull’audit si apprende che finora sono 200 le app che sfruttano in modo “losco” Facebook per carpire informazioni sugli utenti. I Nomi delle app non sono stati indicati ma il social fa sapere che queste saranno bandite e gli utenti avvisati via mail, sulla falsariga di quanto avvenuto con Cambridge Analytica.

Mark Zuckerberg

“C’è molto altro lavoro da fare per cercare tutte le app che potrebbero avere usato in modo improprio i dati di Facebook e ci vorrà tempo” scrive in un comunicato Ume Archibong, Vice Presidente Product Partnerships. I prossimi passi che l’azienda dovrà compiere sono delicati.

Il tema è controverso e sapere che 200 (e forse più app) hanno sfruttato dati all’insaputa dell’utente, potrebbe significare per Zuckerberg un nuovo viaggio a Washington per spiegare l’accaduto. Dal punto di vista degli analisti, questi sembrano soddisfatti dai conti del primo trimestre del 2018 sopra le attese sia per gli utili sia per i ricavi. Il CEO del social ha cercato di tranquillizzare gli investitori dopo lo scandalo Cambridge Analytica sollevando dubbi sul modello di business e sull’uso dei dati dei propri utenti.

In una intervista il CEO di Apple Tim Cook aveva criticato Zuckerberg dicendo che non si sarebbe “mai ritrovato in questa situazione”. Critiche sono arrivate anche dal co-fondatore di WhatsApp (che ha invitato tutti a cancellarsi da FB), dal fondatore di tesla Elon Musk (che ha eliminato pagine con 2,5 milioni di fan dal social netwok) e altri ancora. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, non ha mai avuto un account sul social blu, ma su Twitter ha aderito alla campagna di cancellazione.

Questo articolo lo trovate su sito Macity
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aprile 18, 2018

“Accesso Facebook a 13-15 anni, più limiti senza il consenso dei genitori”

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha portato più di recente Zuckerberg innanzi al Congresso, Facebook inizia ad adottare maggiore trasparenza e nuovi accorgimenti su sicurezza e privacy degli utenti, in particolare dei minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni. Tra le ultime notizie diramate dalla società, quelle concernenti i limiti di accesso senza l’autorizzazione dei genitori.

In ottemperanza alle norme europee sulla privacy Gdpr, spiega Facebook, il social network riconosce l’importanza di fornire protezioni particolari agli adolescenti. Già in passato Facebook ha predisposto molte protezioni speciali per tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro ubicazione geografica. Ad esempio, le categorie di pubblicità per gli adolescenti sono più limitate, e anche il riconoscimento del volto è disattivato di default per i minori di 18 anni. Inoltre, già oggi, sono limitate le informazioni che vengono mostrate sui minori, non visibili ad esempio città natale o data del compleanaccesso facebook, foto logo facebook minoriSempre in ottemperanza alle direttive europee, i minori di età compresa tra i 13 e 15 anni, in alcuni paesi dell’Unione Europea, hanno la necessità di preventiva autorizzazione di un genitore o di un tutore per consentire alcune funzionalità, come vedere annunci basati sui dati provenienti da partner e altre info contenenti informazioni a sfondo religioso o politiche. I minori vedranno una versione meno personalizzata di Facebook, con condivisione ristretta di informazioni e meno annunci, almeno fino a quando non riceveranno il permesso di un genitore o di un tutore per utilizzare tutti gli aspetti di Facebook.

Queste restrizioni saranno applicate da Facebook anche qualora la legge non lo richieda espressamente, quindi anche in aree diverse da quelle in cui vigono le direttive della UE: ogni adolescente, per poter vedere gli annunci basati sui dati provenienti da partner terzi, o per aggiungere informazioni personali nei loro profili, dovranno godere delle autorizzazioni dei genitori. Entro la fine dell’anno, inoltre, il network introdurrà un nuovo centro globale di risorse on-line appositamente creato per gli adolescenti, con maggiori risposte alle domande più comuni sulla privacy.

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febbraio 14, 2018

“Facebook perde utenti tra gli under 25, i giovani preferiscono Snapchat”

Facebook e Snapchat da tempo si contendono nuovi utenti. Snapchat piace molto ai giovani e Facebook lo sa bene al punto che nel 2013 aveva tentato di comprare Snapchat.

Secondo una ricerca di eMarketer pubblicata il 12 febbraio, quest’anno meno della metà dei ragazzi americani tra i 12 e i 17 anni userà il social di Zuckerberg almeno una volta al mese. Facebook perderà 2 milioni di utenti con un’età inferiore ai 25 anni, al contrario Snapchat attirerà 1,9 milioni di persone intorno a quell’età. Facebook ha ad ogni modo dalla sua parte Instagram, social con il quale sarà in grado di attirare 1,6 milioni di utenti tra i 12 e i 24 anni.

Tra i fattori che limitano le persone molto giovani a iscriversi a Facebook, l’età: per aprire un profilo bisogna aver compiuto i 13 anni. Un limite che viene quasi aggirato perché sono i genitori dei ragazzi al di sotto di quella fascia di età, ad aprire un profilo per conto dei loro figli, un metodo che non è evidentemente gradito dai giovanissimi.

 

Utenti snapchat

Snapchat continua da tempo a innovarsi con nuove funzionalità, non tutte sempre gradite ma alcune effettivamente comode, separando le interazioni con gli amici dalle notizie provenienti dai media. Secondo Debra Aho Williamson, analista di eMarketer “Snapchat potrebbe registrare una crescita di utenti da parte di una fascia di età più elevata, giacché sta ridisegnando la propria piattaforma in modo da renderla più facile da usare”.

Resta da capire, ha spiegato ancora l’analista, “se gli utenti più giovani continueranno a considerare Snapchat attraente se sempre più genitori e nonni lo useranno. Il problema che ha ora Facebook”. Nonostante il calo di popolarità tra i pià giovani, Facebook nel 2018 sarà ancora il il social network più usato con 169,5 milioni di utenti statunitensi contro gli 86,5 milioni di utenti statunitensi di Snapchat.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

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novembre 22, 2017

“Facebook e la pubblicità razzista: dagli annunci immobiliari esclusi neri, ispanici, disabili”

SECONDO un’inchiesta di ProPublica Facebook continua a ospitare inserzioni e pubblicità di abitazioni e case che discriminano certi gruppi etnici o persone disabili. Lo scandalo era esploso esattamente un anno fa, nell’ottobre 2016, quando la testata statunitense aveva acquistato un’inserzione in quella specifica categoria di annunci immobiliari escludendo dal target prescelto per la visualizzazione neri, ispanici, disabili e asiatici. Oltre a essere eticamente scorretto, sia negli Stati Uniti che in molti altri mercati si tratta di un’azione contro la legge. Facebook aveva assicurato che avrebbe modificato la procedura lo scorso febbraio per risolvere la questione. Così, però, non è avvenuto.

Infatti ProPublica è tornata sull’argomento, riuscendo a ripetere senza problemi né ostacoli ciò che era stato fatto un anno fa. Cioè ad acquistare di nuovo una serie di pubblicità sulla piattaforma bloccando dalla visualizzazione categorie come utenti afroamericani, persone interessate in rampe per carrozzine, ebrei e utenti ispanofoni. La maggior parte degli annunci è stata approvata in pochi minuti, a parte uno che escludeva dal target persone “interessate all’Islam, all’Islam sunnita e sciita”. È stato comunque approvato dopo poco tempo.

La questione ricorda alla lontana lo scandalo in cui incappò mesi fa Airbnb, la piattaforma di affitto di stanze e abitazioni, per cui i proprietari rifiutavano di concedere l’alloggio a persone di colore, disabili oppure omosessuali. La compagnia partì allora all’attacco di quelle discriminazioni con una quantità di iniziative contro ogni genere di discriminazione. Ora ci casca anche Facebook – pure coinvolta appena due mesi fa in un’altra simile situazione legata ai post pubblicitari destinati agli antisemiti – che pure ha espresso le proprie scuse con una dichiarazione ufficiale di Ai Vora, vicepresidentessa del product management di Menlo Park: “Si è trattato di un fallimento nelle nostre procedure e siamo dispiaciuti di non aver mantenuto le promesse” ha spiegato la top manager del gruppo californiano.

Questo articolo lo trovate su sito La Repubblica

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luglio 11, 2017

“Usa, 2mila testate contro Google e FB: chiedono legge contro monopolio news”

Basta allo strapotere di Google e Facebook e all’utilizzo gratuito da parte loro di contenuti prodotti dalle redazioni. Questa la richiesta arrivata al Congresso Usa dalla News Media Alliance (Nma) – associazione che rappresenta oltre 2mila quotidiani negli Stati Uniti, tra cui “New York Times” e “Washington Post”. La proposta è quella di varare una legge antitrust per proteggere i giornali americani dai colossi del web. La tesi dell’associazione è che le leggi che impediscono ai media di lavorare insieme per contrattare accordi pubblicitari migliori con le piattaforme internet favoriscano i due colossi che continuano a controllare il mercato della pubblicità digitale e l’economia dell’informazione. Insieme infatti gestiscono il 60% della pubblicità digitale in America e il 50% a livello globale, mentre la pubblicità su carta è crollata di due terzi rispetto a 10 anni fa. E non è tutto: Nma sostiene che il dominio di Facebook e Google ha creato un sistema economico malato nel settore dei media e nella distribuzione di notizie, un sistema nel quale i benefici vanno tutti ai due colossi, mentre i lettori non arrivano più ad avere un collegamento diretto con i giornali. Per questo le 2mila testate avanzano richieste precise, innanzitutto quella di aumentare la distribuzione dei ricavi da pubblicità. Facebook, per esempio, ha aggiornato i termini per la spartizione degli introiti con Instant Articles, anche se per Nma non è abbastanza. Il gruppo chiede anche di creare un maggiore sostegno per un modello che preveda abbonamenti, magari con l’aiuto di Facebook e Google. Ci sono voci che Facebook stia lanciando una funzione mobile che permette di pagare gli articoli. La terza richiesta è legata a una maggiore condivisione dei dati raccolti dai due colossi con i giornali. Infine i quotidiani chiedono ai due colossi tech di dare maggiore visibilità ai marchi dei singoli giornali. Secondo una ricerca di Pew/Knight Foundation il 10% degli intervistati crede che la fonte dell’articolo sia Facebook, anche se è stato prodotto da altri. Questa azione da parte dell’Nma apre uno scenario inedito: è la prima azione concreta contro il duopolio Google-Facebook, mentre in Europa i due colossi sono già finiti nel mirino dell’autorità Ue.

Questo articolo lo trovate su sito Tgcom24

febbraio 17, 2017

“Su Facebook arrivano annunci di lavoro e ricerche di personale”

Le aziende di Stati Uniti e Canada potranno presto sfruttare una funzionalità di Facebook che permetterà di pubblicare annunci di lavoro per la ricerca di personale e potenziali candidati potranno individuare gli annunci da una specifica sezione del social. La nuova funzionalità sarà visibile gradualmente a sempre più utenti nel corso delle prossime settimane, sia dalle app per iOS e Android ma anche da chi sfrutta il social da un browser web. Facebook spiega che l’idea è consentire a piccole imprese di individuare più facilmente talenti di cui hanno bisogno. Dopo la pubblicazione di un’offerta di lavoro, gli interessati potenziali possono proporre la propria candidatura, contattare l’azienda su Facebook Messenger e fissare la data per un colloquio. Il social spiega che la funzione è stata già attivata in alcune zone degli Stati Uniti e, benché sia ancora nelle fasi iniziali, varie attività commerciali stanno già partecipando. “È stato grandioso perché è tutto molto semplice” dice Wendy Grahn, co-titolare della Lakeview Kitchen and Market di Chicago. “Sono bastati tre minuti per inserire le informazioni e preparare tutto. Qualcuno ha visto il post, abbiamo parlato ed era fatta”. Dal punto di vista di chi cerca lavoro, gli annunci sono visibili nel News Feed, nella sezione “Lavori” e visualizzati insieme agli altri post dell’attività commerciale di proprio interesse. Facendo click su “APPLY NOW (“Rispondi ora”) è possibile compilare automaticamente alcuni dei campi in base ai dati indicati nel proprio account Facebook. Prima dell’invio i candidati possono ovviamente rivedere le informazioni e modificare elementi vari.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

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