Posts tagged ‘FaceBook’

settembre 27, 2019

“Dossier Project Voldemort, così Facebook ha copiato ShapChat”

Negli anni Facebook non è stato troppo sottile nel duplicare le funzionalità di Snapchat nel tentativo di restare al passo con le novità offerte dal concorrente. Snap non è stata di certo a guardare e continua a concentrarsi sull’aggiunta di nuove feature per la propria piattaforma. Adesso, fonti del Wall Street Journal rivelano che la società dietro Snapchat abbia documentato le presunte mosse anticoncorrenziali di Facebook in una raccolta di file soprannominata “Project Voldemort”. Il nome dato al dossier non è a caso, considerando che Snap vede in Facebook una sorta di “cattivo” antagonista del buon Harry Potter. Molte delle funzioni copiate sono piuttosto esplicite e palesi, come le Storie, mentre altre malefatte sono oggettive, come impedire agli utenti di collegarsi ai profili di Snapchat. Non è solo questo, però, quel che si leggerebbe nel dossier, dove Snap rivelerebbe anche le intenzioni di Facebook di sopprimere ed evitare sulla propria piattaforma i contenuti relativi a Snapchat. Secondo quanto riferito, i dirigenti di Snap hanno affermato che Instagram bloccava le ricerche di contenuti relativi a Snapchat, inclusi hashtag e filtri #snapchat. Inoltre, questi stessi contenuti, non sarebbero stati visibili nella sezione Esplora di Instagram. I contatti del WSJ hanno anche affermato che Mark Zuckerberg fece pressione su Evan Spiegel di Snap per “forzare” un’acquisizione ad un prezzo prestabilito o di trattare con Facebook la copia delle funzionalità di Snapchat. Tattica, peraltro, che secondo le fonti potrebbe essere stata usata contro Dennis Crowley di Foursquare. Inoltre, secondo il dossier Project Voldemort,  per consentire ad Instagram di bandire formalmente i collegamenti Snapchat, la piattaforma minacciò gli influencer di perdere il loro status verificato se avessero condiviso quei collegamenti. Qualunque cosa Facebook abbia fatto, potrebbe avere motivo di preoccuparsi per quanto potrebbe emergere dal dossier. Si ritiene che Facebook sia sotto controllo FTC per le sue mosse anticoncorrenziali, inclusa l’acquisizione di aspiranti rivali e l’uso della tecnologia Onavo per raccogliere dati di utilizzo di Snapchat. Tra questo e la vasta rassegna della concorrenza tecnologica del Dipartimento di Giustizia, Voldemort potrebbe fornire agli investigatori un comodo riassunto delle presunte malefatte del social. Un portavoce di Facebook ha difeso le pratiche dell’azienda, sostenendo che la decisione di “costruire e replicare” sulle caratteristiche dei rivali ha aiutato la concorrenza, e che la tecnologia Onavo era simile ad altri strumenti di ricerca di mercato. Tuttavia, i regolatori antitrust potrebbero non vedere le cose in questo modo, ed è del tutto possibile che la documentazione di Snap possa portare a nuove multe per  Facebook o addirittura revocare alcuni dei suoi acquisti passati.

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settembre 24, 2019

“Facebook ha comprato CTRL-labs, startup specializzata nel monitoraggio neurale”

Facebook ha comprato per una cifra non nota (presumibilmente variabile dai 500 milioni a 1 miliardo di dollari), CTRL-labs, una startup che si è fatta notare per la creazione di software che consente alle persone di controllare un avatar digitale usando solo il pensiero. Bloomberg riferisce che CTRL-labs esiste da quattro anni, ha sede a New York, vanta decine di dipendenti e negli ultimi anni ha ottenuto apporti di capitale da investitori grazie al venture capital. L’azienda ha realizzato un braccialetto che l’utente può indossare al polso e consente di monitorare l’attività neuronale, individuando attività che consentono di capire a cosa l’utente stia pensando, anche quando questo fisicamente rimane fermo. L’attività neuronale viene tradotta in movimenti su uno schermo digitale. La società di Zuckerberg potrebbe sfruttare il know-how di CTRL-labs in abbinamento a tecnologie di realtà aumentata (AR) e realtà virtuale (VR), settori nei quali l’azienda è da tempo impegnata. Andrew Bosworth, vice-presidente della divisione che si occupa di AR e VR, ha annunciato l’acquisizione con un post sul social. La startup farà parte dei Facebook Reality Labs, i laboratori in precedenza noti come Oculus Research. Bosworth afferma che l’obiettivo è “promuovere questa tecnologia su larga scala” realizzando a breve dei prodotti per i consumatori. L’accessorio creato da CTRL-labs non legge la mente o elabora impulsi neurali ma individua impulsi elettrici da fibre muscolari in modo simile a quanto possibile con i sensori EMG (elettromiografia) e relativi bracciali che già da tempo consentono di controllare computer e smartphone collegati tramite Bluetooth con i soli gesti e con un ritardo appena percettibile. CTRL-lab spiega di avere compiuto progressi nel misurare le cellule del tessuto muscolare e in pratica, rispetto ad altre soluzioni, non è necessario muovere il braccio per muovere elementi sullo schermo: basta solo pensare di volerlo fare. Bosworth riferisce ancora che la prospettiva del progetto era la creazione di un bracciale che consentisse alle persone di controllare dispositivi come una naturale estensione del movimento: “Neuroni nel midollo spinale possono inviare segnali elettrici ai muscoli della mano per comunicare cosa muovere, fare click con un mouse o premere un pulsante. Il bracciale decodifica questi segnali traducendoli in segnali digitali che un dispositivo è in grado di interpretare, offrendo la possibilità di controllare la vostra vita digitale. Cattura le vostre intenzioni permettendo, ad esempio, di condividere una foto con un amico con dei movimenti impercettibili o semplicemente comprendendo che si vuole farlo”. Facebook da tempo è interessata a progetti che mirano alla “lettura del pensiero”. Ad agosto di quest’anno un team di ricercatori dell’Università della California di San Francisco (finanziati dal social) ha riferito di successi con un dispositivo in grado di tradurre in tempo reale i segnali elettrici cerebrali, ascoltando e rispondendo a domande, trascrivendo il tutto in diagrammi. Utilizzando dei segnali letti con elettrodi, gli autori della ricerca sono stati in grado di monitorare l’attività cerebrale di tre pazienti epilettici sottoposti ad alcuni test clinici, distinguendo i segnali associati all’ascolto dagli impulsi elettrici legati alle risposte verbale. Pochi giorni addietro, Facebook ha reso noto di avere trovato nuovi modi per sfruttare l’intelligenza artificiale e l’ultima novità si chiama Fashion++, un programma che consente ad una IA di diventare esperta di moda.

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giugno 25, 2019

“Facebook, dal 2016 le interazioni con le fake news sono dimezzate”

Sappiamo di dover risolvere problemi come l’hate speech e la disinformazione soprattutto nelle elezioni politiche, ma ci siamo impegnati con i fact checkers, nel controllo degli annunci pubblicitari elettorali e questo lavoro ha avuto un impatto. Dal 2016 le interazioni con le notizie false sono dimezzate e il 65% del linguaggio d’odio è stato rimosso rispetto al 24% di due anni fa. Abbiamo ancora del lavoro da fare, lanceremo nuovi strumenti”. Lo ha detto Sheryl Sandberg, numero due di Facebook, a Roma per inaugurare il laboratorio del social per le competenze digitali.

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Mag 24, 2019

“Facebook ha rimosso oltre 2 miliardi di profili falsi nel primo trimestre dell’anno”

Facebook riferisce di avere rimosso 2,19 miliardi di profili falsi nel primo trimestre del 2019. I numeri sono riportati nel terzo rapporto aziendale noto come Community Standards Enforcement Report. Stando a quanto riportato in questo rapporto, Facebook ha bannato 1.2 miliari di account fake nell’ultimo trimestre del 2018. I numeri sono più che raddoppiati nel trimestre successivo, riferendo che sono statti rimossi anche più di sette milioni di post con contenuti che incitano all’odio (i cosiddetti “hate speech”). Sia per quanto riguarda i profili, sia per il numero di post eliminati, si tratta di numeri da record per la storia del social. Guy Rosen, Vice President Integrity di Facebook, riferisce che secondo l’azienda il 5% di utenti attivi mensilmente lo fa con account fake. “La quantità di account per i quali prendiamo provvedimenti è cresciuta per via di attacchi automatizzati da parte di malintenzionati che cercano di creare grandi quantità di account contemporaneamente”. Nel report si evidenziano violazioni alle regole del social come su temi quali: nudità, sesso, bullismo, vessazioni, pedopornogrfafia, sfruttamento sessuale di minori, account falsi, discorsi di incitamento all’odio, vendita di prodotti, spam, propaganda terroristica, violenza e contenuti grafici inadatti. Secondo Rosen, ora Facebook è in grado di individuare in modo proattivo il 95% dei contenuti per i quali ritiene necessario intervenire per quanto riguarda sei delle aree prima indicate. La percentuale è del 65% per quanto riguarda post contenenti incitamento all’odio, in aumento del 24% rispetto allo scorso anno. Nel solo primo trimestre del 2019 Facebook ha rimosso un totale di 4 milioni di post con “hate speech”. Facebook ha compiuto negli ultimi periodi numerosi passi falsi. Lo scandalo Cambridge Analytica è solo la punta dell’iceberg di tante, troppe problematiche collegate al social. Il CEO ha promesso più controlli e sicurezza ma c’è anche chi, come, Chris Hughes – la persona che aiutò Mark Zuckerberg a creare quello che poi è diventato il social network più grande al mondo – è convinto che il gruppo Facebook vada smantellato, perché diventato troppo potente e pericoloso.

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marzo 5, 2019

“Facebook, il numero di telefono non è solo per la sicurezza”

IL TWEET è molto chiaro: “Per anni Facebook ha sostenuto che aggiungere il proprio numero di telefono all’autenticazione a due fattori fosse solo per ragioni di sicurezza. Adesso quel numero può essere ricercato e non c’è modo di disabilitare la cosa”. Firmato Jeremy Burge, personaggio molto noto del web perché responsabile della piattaforma Emojipedia, punto di riferimento per l’universo delle emoji. Non di faccine parla però questa volta. Piuttosto, dell’ennesimo rischio per la riservatezza dei propri dati personali. In particolare, del numero di telefono.   Già lo scorso ottobre era venuto fuori che il social sfruttava i numeri degli utenti per scopi pubblicitari. Numeri che aveva ottenuto attraverso una pressione continua su di essi affinché li impostassero per procedere all’autenticazione a due fattori. La piattaforma aveva infine ammesso l’uso di questo tipo. Per esempio, un supermercato che raccogliesse numeri di telefono per il suo programma fedeltà ha la possibilità, qualora imposti campagne di questo tipo sul social di Mark Zuckerberg, di veicolare annunci pubblicitari al suo specifico pubblico incrociando i due database di numeri. Tutto molto semplice.   Adesso, secondo Burge e altri che hanno replicato alla sua denuncia – fra cui Zeynep Tufekci, sociologa, scrittrice, esperta di privacy dell’università della Carolina del Nord ed editorialista del NY Times – il numero di telefono può essere anche sfruttato per cercare un profilo. In un modo impossibile da disabilitare. “Non riesco più a mantenere privato il numero di telefono che ho fornito solo per ragioni di sicurezza a Facebook – ha twittato Tufekci – zero notifiche su questo fondamentale e rischioso cambiamento. Per anni ho consigliato ai dissidenti a rischio di usare l’autenticazione a due fattori su Facebook ma erano spaventati di farlo. Evidentemente a Facebook non interessa la loro sicurezza”.   Per fare ordine, la questione è la seguente. Semplice e problematica al contempo: mentre gli utenti possono certamente nascondere il proprio numero di telefono sul profilo, cioè non renderlo visibile agli amici, di fatto non è possibile eliminarlo del tutto all’interno delle funzionalità di ricerca. Chiunque, che abbia un profilo o meno, può dunque ricorrere al numero di telefono di cui eventualmente disponga per pescare il profilo giusto dallo sterminato database di oltre 2 miliardi di utenti del social blu. Facebook concede agli utenti la possibilità di far trovare il proprio profilo tramite il contatto telefonico di default a chiunque e, solo se si interviene nelle impostazioni della privacy, dagli amici degli amici o solo dagli amici. Per farlo occorre collegarsi a questa pagina e, appunto, stabilire chi possa individuarci attraverso il numero eventualmente fornito. Impossibile silenziare del tutto questa modalità di ricerca del proprio profilo.   Già, perché l’autenticazione a due fattori, procedura generalmente consigliata per proteggere meglio i propri profili digitali, non deve necessariamente passare dal numero telefonico. Il token o codice di verifica per aggiungere un passaggio di controllo prima di accedere al proprio account si può per esempio generare tramite applicazioni come Google Authenticator, Microsoft Authenticator, Duo Security, Authy, Last Pass e molte altre. Ovviamente è un po’ più complesso per la stragrande maggioranza degli utenti, che preferisce dunque ricorrere al classico codice inviato via sms sul proprio cellulare. Finendo col cedere un elemento in più a Menlo Park.   Un portavoce di Facebook, Jay Nancarrow, ha spiegato al sito TechCrunch che le impostazioni “non sono nulla di nuovo”. Aggiungendo che “si applicano a qualsiasi numero telefonico aggiunto al profilo e non riguardano specificamente alcuna funzionalità”. La pratica non sarebbe insomma legata alla faccenda dell’autenticazione a due fattori. Il che, se possibile, è anche peggio. Senza contare che, anche laddove il numero non fosse stato inserito per questioni di sicurezza, ci sono molti casi – ricorda proprio TechCrunch citando per esempio un’inchiesta del Telegraph di un paio di anni fa – di utenti che hanno visto associato e utilizzato il proprio numero, a prescindere dall’averlo mai inserito.

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febbraio 15, 2019

“Scandalo Cambridge Analytica, Facebook rischia negli Usa multa miliardaria”

Facebook rischia una multa miliardaria negli Usa per lo scandalo dell’ormai fallita Cambridge Analytica con la quale avrebbe condiviso i dati privati di 87 milioni di utenti e per altri casi di violazione della privacy. Lo scrive il Washington Post segnalando che il social media sta patteggiando con l’autorità statunitense Federal Trade Commission (Ftc) e che non è stato ancora trovato un accordo sull’entità della multa. L’intesa contemplerà anche cambiamenti obbligatori nel business della società di Mark Zuckerberg. La multa più grande mai inflitta fino ad ora dalla Ftc per violazione della privacy ha riguardato Google nel 2012, pari a 22,5 milioni di dollari.

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gennaio 16, 2019

“Europe, da FB stretta su spot elettorali – Internet e Social”

Facebook introdurrà regole più severe per l’inserzione di pubblicità politiche sul social nei Paesi in cui nel 2019 si terranno elezioni importanti. A Unione europea, India, Nigeria e Ucraina saranno estese le norme sugli spot elettorali che sono state messe a punto per evitare interferenze nel voto. Lo scrive sul suo sito l’agenzia Reuters che ha intervistato due manager della compagnia californiana.     A partire da oggi in Nigeria, dove il 16 febbraio si terranno le elezioni presidenziali, solo le persone che dimostrano di risiedere nel Paese potranno pubblicare inserzioni elettorali.     Stessa cosa da febbraio in Ucraina, che andrà alle urne il 31 marzo. In India, al voto in primavera, gli spot elettorali e i loro acquirenti saranno inseriti in un archivio online consultabile che sarà conservato per sette anni.     Anche in Ue, in vista del voto di maggio, saranno adottate misure volte a garantire la trasparenza e l’acquisto di spot da parte di persone ed enti legittimati a farlo.     Le nuove politiche di Facebook sono un effetto del Russiagate, cioè dell’inchiesta sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca a fine 2016. L’inchiesta ha dimostrato l’esistenza di una fabbrica russa di troll che ha pubblicato spot elettorali su Facebook, Twitter e Google per orientale il voto americano.

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settembre 6, 2018

“Fuga da Facebook, negli Usa 25% utenti cancella l’app”

Negli Usa un quarto degli utilizzatori di Facebook ha rimosso la app dal telefono nell’ultimo anno, una percentuale che sale al 44% tra i più giovani, un fenomeno spinto dalle preoccupazioni sulla privacy emerse dopo gli scandali sui dati condivisi con aziende esterne.
Lo afferma uno studio del Pew Research Center, secondo cui il 74% degli utenti ha preso qualche iniziativa per cautelarsi.
L’indagine è stata condotta su un campione di utenti sopra i 18 anni. Metà degli intervistati (il 54%) ha affermato di aver cambiato le impostazioni della privacy nell’anno precedente, quattro su dieci si sono presi una pausa dal social per almeno qualche settimana e il 26% ha dichiarato di aver disinstallato la app dal telefonino. Solo il 9% invece ha scaricato i propri dati dal social network, ma metà di chi l’ha fatto ha poi cancellato la app. “Ci sono delle differenze di età nei tassi di utenti che hanno preso queste iniziative – sottolineano gli autori -. E’ interessante notare che il 44% di quelli tra 18 e 29 anni hanno cancellato la app, quasi quattro volte quelli di 65 e oltre. Solo un terzo degli over 65 ha cambiato le impostazioni, mentre lo ha fatto il 64% dei più giovani”.

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Mag 17, 2018

“Facebook, oltre 200 app hanno usato in modo improprio i dati degli utenti”

Facebook ha avviato un procedimento di indagine e audit sulle app di terze parti, un procedimento che dovrebbe evitare il ripetersi di quanto avvenuto con il clamoroso caso Cambridge Analytica. Ad aprile di quest’anno la numero 2 del social, Sherly Sandberg, ha riferito alla commissaria Ue alla giustizia Vera Jourova che le app come quella usata da Cambridge Analytica per recuperare dati potrebbero essere molte.

Dall’aggiornamento sull’audit si apprende che finora sono 200 le app che sfruttano in modo “losco” Facebook per carpire informazioni sugli utenti. I Nomi delle app non sono stati indicati ma il social fa sapere che queste saranno bandite e gli utenti avvisati via mail, sulla falsariga di quanto avvenuto con Cambridge Analytica.

Mark Zuckerberg

“C’è molto altro lavoro da fare per cercare tutte le app che potrebbero avere usato in modo improprio i dati di Facebook e ci vorrà tempo” scrive in un comunicato Ume Archibong, Vice Presidente Product Partnerships. I prossimi passi che l’azienda dovrà compiere sono delicati.

Il tema è controverso e sapere che 200 (e forse più app) hanno sfruttato dati all’insaputa dell’utente, potrebbe significare per Zuckerberg un nuovo viaggio a Washington per spiegare l’accaduto. Dal punto di vista degli analisti, questi sembrano soddisfatti dai conti del primo trimestre del 2018 sopra le attese sia per gli utili sia per i ricavi. Il CEO del social ha cercato di tranquillizzare gli investitori dopo lo scandalo Cambridge Analytica sollevando dubbi sul modello di business e sull’uso dei dati dei propri utenti.

In una intervista il CEO di Apple Tim Cook aveva criticato Zuckerberg dicendo che non si sarebbe “mai ritrovato in questa situazione”. Critiche sono arrivate anche dal co-fondatore di WhatsApp (che ha invitato tutti a cancellarsi da FB), dal fondatore di tesla Elon Musk (che ha eliminato pagine con 2,5 milioni di fan dal social netwok) e altri ancora. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, non ha mai avuto un account sul social blu, ma su Twitter ha aderito alla campagna di cancellazione.

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aprile 18, 2018

“Accesso Facebook a 13-15 anni, più limiti senza il consenso dei genitori”

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, che ha portato più di recente Zuckerberg innanzi al Congresso, Facebook inizia ad adottare maggiore trasparenza e nuovi accorgimenti su sicurezza e privacy degli utenti, in particolare dei minori di età compresa tra i 13 e i 15 anni. Tra le ultime notizie diramate dalla società, quelle concernenti i limiti di accesso senza l’autorizzazione dei genitori.

In ottemperanza alle norme europee sulla privacy Gdpr, spiega Facebook, il social network riconosce l’importanza di fornire protezioni particolari agli adolescenti. Già in passato Facebook ha predisposto molte protezioni speciali per tutti i ragazzi, indipendentemente dalla loro ubicazione geografica. Ad esempio, le categorie di pubblicità per gli adolescenti sono più limitate, e anche il riconoscimento del volto è disattivato di default per i minori di 18 anni. Inoltre, già oggi, sono limitate le informazioni che vengono mostrate sui minori, non visibili ad esempio città natale o data del compleanaccesso facebook, foto logo facebook minoriSempre in ottemperanza alle direttive europee, i minori di età compresa tra i 13 e 15 anni, in alcuni paesi dell’Unione Europea, hanno la necessità di preventiva autorizzazione di un genitore o di un tutore per consentire alcune funzionalità, come vedere annunci basati sui dati provenienti da partner e altre info contenenti informazioni a sfondo religioso o politiche. I minori vedranno una versione meno personalizzata di Facebook, con condivisione ristretta di informazioni e meno annunci, almeno fino a quando non riceveranno il permesso di un genitore o di un tutore per utilizzare tutti gli aspetti di Facebook.

Queste restrizioni saranno applicate da Facebook anche qualora la legge non lo richieda espressamente, quindi anche in aree diverse da quelle in cui vigono le direttive della UE: ogni adolescente, per poter vedere gli annunci basati sui dati provenienti da partner terzi, o per aggiungere informazioni personali nei loro profili, dovranno godere delle autorizzazioni dei genitori. Entro la fine dell’anno, inoltre, il network introdurrà un nuovo centro globale di risorse on-line appositamente creato per gli adolescenti, con maggiori risposte alle domande più comuni sulla privacy.

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