Posts tagged ‘disabilità’

maggio 26, 2017

“Nuovo Jobs Act per gli autonomi: novità anche per i lavoratori con disabilità”

E’ stato approvato in Senato nei giorni scorsi il Disegno di Legge sul lavoro autonomo (DDL 2233B), collegato alla riforma del lavoro (nota come Jobs Act). Il cosiddetto “Jobs Act degli autonomi”, composto da 22 articoli, ha introdotto alcune novità e riconoscimenti per la fascia di lavoratori autonomi (liberi professionisti che da tempo aspettavano di avere maggiori diritti), ma anche per i lavoratori dipendenti, introducendo il cosiddetto “lavoro agile” o “smartworking”. Ora il testo è diventato legge, ed è in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

ALCUNE NOVITA’ – Tra le novità generali:
–  la possibilità del lavoratore autonomo iscritto alla Gestione Separata dell’Inps di godere dei congedi parentali per un massimo di 6 mesi entro i primi 3 anni di vita del bambino
– la deducibilità totale delle spese di iscrizione a master e corsi di formazione o aggiornamento professionale, convegni e congressi oltre a tutte le altre spese relative, (soggiorno e viaggio) entro i 10.000 Euro

NOVITA’ PER LAVORATORI CON SM – AISM segnala alcune novità che interesseranno anche i lavoratori con disabilità e con patologie cronico- ingravescenti e degenerative, come la Sclerosi Multipla. AISM ha lavorato all’interno dell’Osservatorio sull’applicazione della Convenzione ONU e direttamente coi parlamentari impegnati nella Commissione Lavoro per inserire nel nuovo DdL tre importanti emendamenti che sono stati integralmente recepiti dal testo di legge, si legge nel sito dell’Associazione. Tre in particolare le novità da segnalare, che interesseranno i lavoratori autonomi:

1. ASSENZA PER MALATTIA – All’art. 7, comma 8, è specificato che i periodi di assenza dal lavoro dovuti a trattamenti terapeutici per gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti come la SM debbano essere equiparati alla degenza ospedaliera. Questo significa che il lavoratore con  gravi patologie cronico-degenerative ingravescenti, oncologiche o che comportino inabilità lavorativa temporanea del 100% potrà godere delle stesse tutele dei lavoratori ricoverati in ospedale (per quanto riguarda l’indennità della gestione separata Inps;), quando saranno assenti dal lavoro a causa della sua patologia.

2. SERVIZI DEI CENTRI PER L’IMPIEGO – Inoltre, fa sapere l’AISM, i lavoratori autonomi con SM e con patologie cronico-ingravescenti e degenerative potranno godere e dello stesso supporto che gli Uffici per il Collocamento mirato presso i Centri per l’Impiego offrono alle persone con disabilità che cercano un lavoro dipendente: “I Centri per l’impiego – chiarisce Paolo Bandiera,Direttore Affari Generali AISM  – sinora supportavano per l’inserimento lavorativo solo i lavoratori dipendenti, come indicato dalla Legge 68/1999; AISM ha voluto che d’ora in poi anche i lavoratori autonomi con disabilità possano fruire presso questi Centri delle consulenze utili a trovare accomodamenti ragionevoli e adeguamenti ergonomici del posto di lavoro, o per capire quale tipo di attività libero-imprenditoriale sia compatibile con la propria condizione attuale e futura”.

3. EQUIPARAZIONE DELLO SMART WORKING – Terza novità da segnalare, l’introduzione di una nuova modalità di lavoro, “agile”, ovvero lo “smart working”, che viene definito modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali azienda”. La persona che svolgerà il lavoro in questa modalità, avrà diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato nei confronti dei colleghi che svolgono le medesime mansioni.

Si tratta di una norma interessante, soprattutto considerando che il lavoro da remoto è spesso una (talvolta l’unica) forma di lavoro nel quale si impiegano le persone disabili che, a causa di difficoltà negli spostamenti ma anche di esigenze legate a piani terapeutici, devono ricorrere al lavoro da casa.
Inoltre, nel caso di un eventuale recesso dallo smart working, da parte del’azienda, il preavviso minimo deve essere di 90 giorni se il lavoratore è disabile (anziché 30):  tempo utile alla persona di riorganizzarsi nei tempi e modi di lavoro, cura e altre esigenze che debbano essere conciliati. Su questo, commenta ancora Bandiera, “al di là dell’applicazione specifica ottenuta, avere introdotto il riferimento alla disabilità in questa normativa è anzitutto una novità culturale importante. È la prima volta che il lavoro agile viene agganciato alla disabilità in un provvedimento di legge e questo amplia le possibilità reali di garantire il diritto al lavoro di tutte le persone con disabilità”.

Considerando inoltre quanto la possibilità di lavorare in modo “agile” sia così necessaria al lavoratore con disabilità, che deve conciliare esigenze di cura e lavoro, AISM fa sapere che sta anche portando avanti un confronto con l’Agenzia delle Entrate, rispetto ai nuovi indicatori di affidabilità che sostituiscono gli studi di settore nel determinare i livelli possibili di guadagno di un libero professionista. Rispetto a questo, l’Associazione chiede che lo Stato tenga conto di una patologia come la SM, riconoscendo la minore produttività legata alle esigenze di cura, le maggiori spese per  ausili, supporti e accomodamenti ragionevoli degli spazi di lavori, magari il bisogno di stipendiare un collaboratore di supporto per mansioni non compatibili con la propria patologia. “Stiamo dunque chiedendo all’Agenzia delle Entrate di individuare soluzioni che permettano di superare possibili presunzioni di incongruenza tra il reddito standard adottato come riferimento e la fatturazione effettiva, nel momento in cui ciascun contribuente documenti su base volontaria la propria condizione di disabilità e/o la propria patologia cronica e ingravescente”, dichiara Bandiera.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

maggio 18, 2017

“Cook «Apple crede nell’accessibilità, tutti possono usare i nostri prodotti, anche chi ha disabilità»”

In occasione del Global Accessibility Awareness Day, evento che ha l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di persone, invitandole a parlare e conoscere meglio il tema dell’accessibilità digitale (web, software, app per smartphone, ecc.) e gli utenti con differenti disabilità, il CEO di Apple Tim Cook ha incontrato tre YouTubers per parlare delle funzioni di accessibilità integrate in iOS e nei Mac. Ognuno dei singoli YouTubers che ha incontrato Cook nel campus Apple per un caffè, ha condiviso il filmato dell’incontro sul proprio canale. Le persone che hanno incontrato il CEO di Apple, sono: il filmaker ipovedente James Rath, il sostenitore dei non udenti e vlogger Rikki Poynter e l’attrice Tatiana Lee, nata con la malformazione genetica della colonna vertebrale nota come “spina bifida”. Come già in altre occasioni precedenti, Tim Cook ha spiegato quanto sia importante per Apple l’accessibilità e gli sforzi dell’azienda affinché computer e i dispositivi siano utilizzabili da tutti. «Apple si fonda sull’idea di offrire alle persone la possibilità di creare e fare cose che non potrebbero fare con altri strumenti» ha detto Cook in una delle interviste: «Abbiamo sempre visto l’accessibilità come un diritto e così come i diritti umani sono per tutti, vogliamo che i nostri prodotti siano accessibili da tutti. È un valore fondamentale per Apple. Non creiamo prodotti per un particolare gruppo di persone. Creiamo prodotti per tutti». “Crediamo fortemente che tutti abbiano diritto a pari opportunità e parità di accesso e dunque non guardiamo e non abbiamo mai guardato a questo dal punto di vista del ritorno di investimento”. «Non è questo quello che importa».

Questo articolo lo trovate su sito Macity

aprile 28, 2017

“Disabilità grave: vale la firma col puntatore oculare?”

Una persona immobilizzata nei movimenti, ma capace di intendere e di volere ha tutto il diritto di veder valere la sua firma, anche se fatta attraverso l’ausilio di strumenti dedicati a superare l’impedimento, come il puntatore oculare. E’ questo, in sostanza, il succo di una sentenza del tribunale di Venezia che ha riconosciuto la validità delle firma di un uomo che ricorre al puntatore oculare per comunicare. Lo rende noto Redattore Sociale, che riporta la notizia del Consiglio notarile di Milano, da tempo promotore di questo diritto per quelle persone, come quelle colpite da Sla in maniera grave che per comunicare, attraverso movimento degli occhi, quello che intendono esprimere, utilizzano lo strumento dell’eye tracking, a cui segue traduzione da parte di un sintetizzatore vocale. Il riconoscimento giuridico che arriva a questa forma di comunicazione si traduce, nel concreto,  nella possibilità, per le persone immobilizzate nei movimenti o dalle facoltà del linguaggio compromesse, di prendere parte a contrattazioni giuridiche e notarili, con firma dei relativi documenti, usando il puntatore oculare e senza bisogno di un interprete che esprima le sue volontà. Riporta Redattore Sociale il commento del  presidente del Consiglio notarile di Milano,  Arrigo Roveda: “La firma è un diritto per chiunque, limitato fisicamente, conservi una piena capacità intellettiva ed è un diritto che deve poter essere esercitato personalmente e senza deleghe.” Non si può, quindi, che salutare con entusiasmo questa sentenza, che tra l’altro tocca un argomento assai sensibile, e che apre a considerazioni su quanto si potrebbe fare (e ancora non si fa) per favorire la persona disabile nel disbrigo delle pratiche burocratiche, ad esempio rendendo il più accessibile possibile la firma elettronica, o alla possibilità di aprire anche ad altre forme (ad esempio multimediali e sonore) i contenuti da poter sottoscrivere. Ricordiamo che attualmente il Decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110 in materia di ammodernamento dell’Ordinamento del Notariato, prevede ad esempio l’obbligatorietà per il notaio, di redigere e rogare atti pubblici o autenticare scritture private anche in formato elettronico quando in presenza di un non vedente (col consenso di tutte le parti interessate).

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

aprile 25, 2017

“Free Wheels Onlus, Un convegno su Disabilità, esempi di normalità, amore e affettività alla Microsoft House”

Milano, 12 aprile 2017- Sì è svolto alla Microsft, un convegno su “Disabilità, esempi di normalità” e “Amore e affettività. Questa manifestazione organizzata da Pietro Scidurlo, fondatore di Free Wheels Onlus, ha accolto 7 magnifici relatori: Ferdinando Acerbi (atleta e allenatore paraolimpico equestre), Alessandro Bordini (nonostante sia non vedente a causa di un incidente, ha girato in sette anni 90 paesi da solo, in completa autonomia), Martina Gerosa (esperta nell’ambito dell’accessibilità e manager della cooperativa Accaparlante), Luca De Doris (storico archivista), Max Ulivieri (fondatore del progetto Diversamente Agibile) e Fabrizio Marta (Fondatore dell’associazione “Rotellando”). Moderatore dell’incontro è stato Claudio Arrigoni (Giornalista di RCS). “Nel secolo scorso si è transitati dalla cultura della disabilità a quella dell’integrazione e successivamente dell’inclusione. Ora l’obiettivo è entrare nella cultura delle abilità: guardare alle abilità delle persone, ognuna con la propria condizione e diversità. In questo modo, si valorizza la persona così come essa è e per quello che può esprimere, ognuno secondo la propria condizione, è risorsa per la comunità”. Cosi ha introdotto l’evento Claudio Arrigoni. Dalle parole ai fatti: Alessandro Bordini ha iniziato a raccontare che ha girato più di 90 paesi da solo ma in compagnia della gente toccando con mano la loro bontà e disponibilità durante i suoi viaggi. In un’epoca in cui viene solo messa in evidenza tanta violenza e cattiveria questo ultimo, ha dimostrato il contrario. A seguire Martina Gerosa (non udente) ha proiettato un video in cui diverse persone con differenti disabilità, sostenevano che la propria caratteristica intrinseca è un valore aggiunto e non deve essere vissuta come una tragedia personale. L’emblema del superamento dei limiti è stato ben rappresentato da Ferdinando Acerbi, campione equestre e mieloleso parziale il quale nel 2004, a causa di un incidente, ha dovuto stravolgere la sua vita. Oggi allena atleti paraolimpici equestri. A concludere questa prima sezione è intervenuto Luca De Doris, che ha proiettato un video di debutto per il festival del cinema, formato da un cast di soli attori sordi. Un reportage a seguire ha evidenziato che alla domanda:” che cosa fosse il cinema dei sordomuti”, l’opinione pubblica rispondesse: “dei film per i sordomuti con i sottotitoli”; erroneamente a ciò che si crede, questo genere cinematografico ha ampio seguito soprattutto all’estero. Purtroppo è evidente che non vengono fornite in Italia informazioni adeguate in merito. Nella seconda parte, ad affrontare il tema della sessualità sono intervenuti Max Ulivieri e Fabrizio Marta (Rotex): se il primo ha sottolineato l’importanza dell’istituzionalizzazione dell’assistente sessuale per i disabili gravi, il secondo ha parlato della sua condizione di vita da disabile omosessuale, di come è stata complicata da accettare e da gestire soprattutto da adolescente. Martina Genosa, in un commento conclusivo, ben riassume il pensiero condiviso da tutti i presenti al Convegno: “È rassicurante che tutti coloro che hanno partecipato a questo evento, sia sul palco che in platea, desiderano strutturare una società più aperta, rispettosa delle differenze, solidale, accessibile e inclusiva”.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

aprile 24, 2017

“Tecnologie per la disabilità: diventiamo tester di prodotti e ausili!”

“Siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione, e non la storia a creare noi”.  Il Professor Stephen Hawking, padre di questa frase, è fortemente convinto che la disuguaglianza fra gli esseri viventi sia il motore che spinge alla conoscenza sempre maggiore del nostro mondo. Compito della ricerca secondo Hawking è proprio quello di rompere i confini esplorando oltre il conosciuto, per donare speranze e seminare nuove forze che segnino il progredire di un’epoca. Ha anche affermato, in merito alla sua malattia: “La medicina non può curarmi ed io mi sono affidato alla tecnologia”. La stessa tecnologia che ogni tanto ci intimorisce, in quanto innovazione e territorio inesplorato fuori dalla comfort zone, aiuta le persone con disabilità a recuperare uno stile di vita vantaggioso e  soddisfacente.  Pensate ad esempio ad un drone che permetta ad una persona disabile di sedervisi sopra come fosse una sedia a rotelle: la sua fluttuazione (se non propriamente volo) permetterebbe di azzerare in un colpo qualsiasi problematica di barriere architettoniche. Tali innovazioni sono in fase di studio, non si tratta di immaginazione. I primi prototipi bussano timidamente alle nostre porte per aprire uno spiraglio di fiducia nel futuro: sta a noi coglierlo con curiosità ed interessarci in prima persona, magari portando la nostra personale impronta per far sì che possiamo contribuire alla crescita, perché questi diventino a tutti gli effetti ausili che aiutano le persone con disabilità. Si tende a pensare che questi pionieristici ausili abbiano prezzi esorbitanti, e spesso è vero, ma prima che vengano immessi sul mercato e brevettati subiscono una fase di prova nella quale si cerca di ottimizzare le prestazioni ed eliminare qualsiasi problema possa presentarsi (in gergo, beta testing). In pratica, si fa da “cavie” e si presta la propria persona per provare in anteprima qualcosa che è stato progettato per il miglioramento e il benessere. Sapete che ci si può proporre come beta testers per i nuovi ausili? Il procedimento è semplice: basta rendersi disponibili presso le case costruttrici o presso privati che sperimentano un’apertura verso nuovi progetti (spesso basta una e-mail) donando la nostra prestazione per eseguire delle prove. Ovviamente non è detto che ci chiamino accettando la nostra proposta, ma se non ci proviamo non ci riusciremo e resteremo con l’amaro in bocca di non aver tentato. La nostra esperienza affinché degli esperti possano costruire il miglior ausilio possibile, che semplifichi non solo la nostra vita ma quella dei tanti nella nostra condizione: un pensiero che approda alla formula “positività + fiducia + azione personale = VITA.” Non sarà un’ operazione degna delle equazioni di Hawking, ma fa la differenza.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

aprile 17, 2017

“Quinto convegno provinciale sui Bisogni Eucativi Speciali”

Il Centro Territoriale di Supporto alla Disabilità e alle Nuove Tecnologie della Provincia di Monza organizza il quinto convegno provinciale sui BES. Il Centro Territoriale di Supporto alla Disabilità e alle Nuove Tecnologie della Provincia di Monza e Brianza organizza il quinto convegno provinciale sui Bisogni Educativi Speciali degli alunni in concomitanza con il congresso nazionale del CNIS (Associazione per il Coordinamento Nazionale degli Insegnanti Specializzati e la ricerca sulle situazioni di Handicap) dal 21 al 22 aprile 2017. Il convegno del CTS si svolgerà nella mattina di Venerdì 21 e sarà aperto ai dirigenti e ai docenti degli Istituti scolastici del territorio. Si proseguirà con gli interventi e i workshop degli esperti del CNIS fino a sabato 22 aprile. Il convegno si terrà a Monza, presso l’Urban Centre di via Turati 8 , con il patrocinio del Comune di Monza. Ingresso gratuito previa iscrizione sul sito http://www.ctimonzabrianza.it La locandina: http://www.ledha.it/allegati/LED_t2_notizie_allegati/2304/ Fonte: http://personecondisabilita.it/page.asp?menu1=4¬izia=6360&page=1

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

aprile 13, 2017

“Quando un marciapiede accessibile, diventa inaccessibile”

E’ una segnalazione della Sig.ra Ilaria, ci auguriamo che possono prestare più attenzione chi opera, onde evitare difficoltà maggiori alle persone con difficoltà – Milano. Via Pola, angolo via Torquato Taramelli. Durante un banale intervento di manutenzione è sparita la “conchiglia” che permette alle persone in carrozzina di salire o scendere. Una piccola storia, emblematica però di quanta sia la strada da percorrere verso la piena accessibilità. Negli ultimi giorni, lungo il marciapiede che unisce queste due strade, ci sono state transenne e operai al lavoro: normale routine cittadina, che passa quasi inosservata. Se non fosse per un’improvvisa stonatura. In corrispondenza delle strisce pedonali è “sparita” la conchiglia che fino a pochi giorni fa permetteva alle persone in carrozzina, alle mamme con passeggino (e agli utenti della vicina postazione BikeMi) di salire e scendere comodamente dal marciapiede per attraversare via Pola. Non si tratta di una svista. Né possiamo considerarla una dimenticanza. Buona prassi e la normativa vigente in materia vorrebbero che gli interventi di manutenzione o di rifacimento del manto stradale, dei marciapiedi, delle strade o delle piazze siano un’occasione per migliorarne l’accessibilità. Ad esempio installando proprio quelle rampe e le cosiddette “conchiglie” che permettono alle persone con disabilità motoria (ma non solo) di salire e scendere dai marciapiedi. Mentre laddove si riscontra una buona situazione di accessibilità, questa dovrebbe essere mantenuta o ulteriormente migliorata. Sono episodi come questi che permettono di capire quanta sia ancora la strada da fare per ottenere una città che sia veramente “per tutti”. E non si tratta solo di una questione di centimetri. Rimettere mano al marciapiede sarà sicuramente possibile. Ma richiederà tempo, altri lavori, altre spese e altri piccoli disagi per i passanti che ogni giorno passano per quella strada. Quella che è mancata – qui come in tante altre situazioni – è la mancanza di attenzione in fase di progettazione e di realizzazione del lavoro. Segno che le (buone) leggi vigenti restano per molti ancora sulla carta e non sono mai state veramente interiorizzate da chi pensa agli spazi pubblici della città.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

aprile 10, 2017

“Alunni con disabilità, nuovi timori in vista del prossimo anno scolastico”

Nell’interesse di tutti gli alunni in particolare con disabilità, ci auguriamo che non si aspetti l’inizio del nuovo anno scolastico per non gravare le difficoltà ulteriori verso le famiglie interessate. – Regione Lombardia ha deciso di affidare ai Comuni il compito di attivare i servizi di assistenza e trasporto. Ma resta da sciogliere il nodo delle risorse economiche: servirebbero 28-30 milioni di euro. In vista del prossimo anno scolastico, Regione Lombardia ha scelto di affidare ai Comuni il compito di organizzare i servizi di trasporto, assistenza scolastica e assistenza alla comunicazione rivolti agli alunni e studenti con disabilità. La modifica è contenuta nella delibera di giunta X/6344 approvata a inizio settimana sulla “Legge di semplificazione 2017” che, per divenire operativa, deve essere approvata dal Consiglio Regionale. Regione Lombardia – quindi – intende mantenere solo la regia di questi servizi, attraverso delle linee guida che verranno elaborate in un secondo momento. Ma saranno i Comuni a dover gestire concretamente l’attivazione, l’organizzazione e la gestione dei servizi. “Le modifiche proposte – si legge nel testo – rispondono all’esigenza di porre in capo ai comuni, per ragioni di adeguatezza, di economicità e di buon andamento dell’azione amministrativa, la competenza a svolgere i servizi di trasporto e di assistenza per gli studenti disabili”. Una situazione che pone una serie di dubbi anche sull’inizio del prossimo anno scolastico. Resta aperta infatti la questione della copertura economica del servizio. A oggi, infatti, Regione Lombardia non ha previsto uno stanziamento proprio di risorse che vadano a integrare i circa 14 milioni di euro messi a disposizione dal Governo con la Legge di Stabilità 2016. “Si tratta di una cifra ampiamente insufficiente: per garantire la piena copertura del servizio servirebbero dai 28 ai 30 milioni di euro”, commenta Giovanni Merlo direttore di Ledha. I servizi di assistenza e trasporto per gli alunni e studenti con disabilità sono essenziali per garantire il diritto allo studio di circa 4.800 studenti nella nostra Regione. La scelta di affidare ai Comuni la gestione dei servizi di supporto alle scuole superiori era ampiamente attesa e condivisa dalle associazioni, mentre ci si attendeva un approfondimento rispetto a quale fosse l’ente a cui affidare e competenze per il supporto ai bambini e ragazzi con disabilità sensoriale, che sono pochi e richiedono in interventi specialistici, che non sempre i Comuni sembrano in grado di garantire. Ma al di là dell’affidamento delle competenze, è proprio la mancanza di finanziamenti dedicati che solleva molte perplessità e timori per il corretto avvio dell’anno scolastico: le eventuali carenze nei servizi, anche se connessi a effettive situazioni critiche dei bilanci comunali, non potranno che generare ulteriori disagi oltre a quelli di quest’anno e quindi rendere ancora necessario il ricorso alla Magistratura a tutela del diritto allo studio di tutti i bambini con disabilità.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliaAbili

aprile 9, 2017

“Dove fare vacanze accessibili in Italia: online la guida gratuita”

Sul turismo for all, come sapete, spendiamo spesso molte parole. Di solito su cosa ancora manca, perché purtroppo il nostro Paese vede l’ospitalità accessibile   ancora come un insieme di leggi da dover rispettare, e non come una prassi introiettata, un modus operandi che può portare benefici a tutti, ignorando in questo modo il fatto che di solito più accessibile e più ospitale significa più comodo e facile per tutti.

Ma in Italia non è impossibile fare una vacanza senza barriere! Nel nostro Paese esistono alberghi, hotel, campeggi, residence che sono attrezzati per rispondere ad esigenze di soggiorno e di viaggio particolari e specifiche. Il problema, di solito, è scovarli. Ci ha pensato, forte della sua lunga esperienza sul campo, il marchio di ospitalità accessibile Village For All, che da anni si occupa di monitorare l’accessibilità e l’ospitalità delle strutture turistiche del nostro Paese rispetto ai visitatori con disabilità.

Ora, dal lavoro di rilevazione e monitoraggio e raccolta info, è uscita la seconda guida (la prima è questa) che completa l’offerta di alberghi, hotel, case vacanze e simili che in Italia centromeridionale offrono strutture e servizi adeguate ai bisogni di chi abbia una disabilità o bisogni di vacanza particolari (si pensi ad una persona con allergie o intolleranze alimentari, ma anche ad un anziano o ad una famiglia con bambini piccoli). La nuovissima guida, scaricabile gratuitamente qui, raccoglie una serie di strutture accessibili del centro-sud Italia, andando a completare l’elenco delle strutture accessibili del nord,  già raccolte e pubblicate nella prima guida, uscita solo due mesi fa.

Particolarità di queste guide, il fatto che esse sono interattive. Significa che, una volta scaricate sul proprio pc, tablet o smartphone, possiamo accedere a contenuti multimediali con un semplice click, atterrando al sito della struttura, al collegamento mail per una richiesta informazioni, al navigatore già impostato con quella destinazione, ma anche a una utilissima scheda tecnica contenente tutti i dettagli (vedi planimetrie) raccolti in fase di rilevazione.
Il plus di questa guida, infatti, è quello di restituire una informazione differenziata, ovvero specifica rispetto ai diversi tipi di disabilità (in particolare motoria o sensoriale) e ai relativi bisogni. Nelle singole schede degli albrghi, quindi, si troveranno “valutazioni” sottoforma di stelle, in relazione ai singoli servizi utili alle diverse disabilità. Perché è possibile che un albergo sia estremamente attrezzato per un ospite in carrozzina, ma del tutto sprovvisto di accorgimenti per clienti ciechi, ad esempio. Ma ancora, che la mia carrozzina abbia dimensioni diverse rispetto ad un’altra, rendendo fondamentale la conoscenza a priori delle misure delle porte, per fare un esempio.
L’obiettivo di una organizzazione testuale di questo tipo, è quindi quello di fornire ai viaggiatori uno strumento che li aiuti a districarsi nell’offerta di strutture “genericamente accessibili”, trovando quella che fa esattamente al caso proprio.

Se invece siete albergatori o operatori turistici e volete attivarvi per rendere accessibile e ospitale per il maggior numero di clienti possibile il vostro albergo, hotel o residence, potete scaricare gratuitamente la guida operativa “La reception per tutti”, che vi aiuterà a valutare il grado di accessibilità della vostra struttura, e ad applicare qualche piccolo semplice accorgimento che può fare la differenza.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

aprile 2, 2017

“Convivenza assistita in appartamento, un modo per rendere concreto il Dopo di noi”

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Attuativo del Dopo di Noi, stiamo aspettando che il Governo valuti e approvi le proposte che le singole regioni hanno avanzato in merito a come utilizzeranno i fondi loro destinati per il Dopo di Noi.
Nell’attesa le famiglie non sono certo state a guardare e già da tempo hanno messo in atto iniziative che promuovessero l’autonomia e l’indipendenza dei loro figli per prepararli a quel momento, che si spera sempre arrivi il più tardi possibile, in cui il loro sostegno genitoriale non ci sarà più.

IL PROGETTO “A CASA MIA” – Un esempio di progetti di questo tipo è l’iniziativa “A casa mia”attiva a Mortara, in provincia di Pavia, già dal 2013.
L’idea è partita dalla Cooperativa Sociale COMENOI di Mortara (ente gestore Anffas) ed è stata approvata dal piano di zona del Comune di Mortara (PV) come intervento sperimentale di welfare innovativo ai sensi della legge regionale 3/2008 costituendo un esempio concreto di progetto sociale coerente con i contenuti della Legge 112/2016 (Legge sul “Dopo di Noi”).
Essa consiste nell’inserimento di persone con disabilità intellettiva ma anche motoria presso appartamenti messi a disposizione dalla cooperativa o dalle famiglie dei ragazzi stessi per educarli piano piano alla vita domestica in autonomia. I ragazzi non sono comunque soli perchè convivono con altri ragazzi disabili: la sfida dunque non è solo quella di imparare a cucinare, lavarsi i vestiti, fare le pulizie di casa ma anche imparare a relazionarsi con l’altro, a gestire un impegno in un gruppo, ad avere una rete di sostegno e amicizie che esuli dal contesto familiare.
In tutto questo, come angeli custodi, ci sono gli operatori, gli assistenti sociali, gli educatori e i familiari che, oggi, ancora vivi, li supportano nel costruire mattone dopo mattone il loro futuro.
A Mortara sono oggi attivi quattro appartamenti sostenuti da servizi e centri di aggregazione sociale per la promozione della domiciliarità e dell’inclusione sociale a fronte della ben più drastica e negativa alternativa del rientro in strutture di medie-grandi dimensioni.

AUTODETERMINAZIONE – Il primo traguardo da raggiungere è l’autodeterminazione della persona con disabilità, la sua libertà di scelta, la consapevolezza di decidere per sé con tutti i vantaggi e i rischi che questo può comportare.
Come recita l’art. 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, infatti, tutte le persone disabili devono avere la possibilità di scegliere (…) il proprio luogo di residenza e dove e con chi viveresenza essere obbligate a vivere in una particolare segregazione, obbligo cui spesso sono “sottoposte” soprattutto le persone che hanno maggiori difficoltà e che necessitano di un sostegno assiduo che diventa “ingombrante” per la loro autodeterminazione.
Nel progetto “A casa mia” sono i ragazzi disabili stessi a scegliere dove andare a vivere e con chi andare a vivere. Per realizzare questo progetto, infatti, si seguono delle direttive che tutelino il singolo e le sue volontà prestando sempre attenzione ai consigli dei familiari e degli esperti che seguono questi ragazzi.

L’EBOOK CON I CONSIGLI – Alla luce di questa esperienza, Anffas, in collaborazione con la Fondazione Onlus Dopo di Noi, ha redatto un ebook scaricabile gratuitamente e consultabile online che riassume le modalità di attuazione del progetto e nel contempo raccoglie utili consigli per tutti gli enti che vorranno intraprendere la strada della domiciliarità e dell’avviamento di progetti per la promozione della vita indipendente per i loro cittadini disabili.
Eccone alcuni:
• Costruire un dialogo con i genitori e i familiari della persona disabile per approntare insieme un graduale processo di distaccamento della persona disabile dall’ambito familiare (magari all’inizio bastano anche semplici forme temporanee di distacco per poi sperimentare via via prime forme di vita da soli o con-vivenza);
• Far interagire tra loro le persone disabili frequentanti i centri diurni parlando di questa tematica e cercando di capire quali sono le loro esigenze, se qualcuno è già propenso ad andare a vivere da solo e se ha qualche preferenza riguardo a possibili compagni di avventura. E’ importante riuscire a captare i loro segnali e ascoltare i loro bisogni perchè quelle che sono le loro volontà diventino realtà concrete;
• Ricercare l’appartamento in sinergia, seguendo i desideri della persona disabile con il sostegno dei familiari;
• Riprogettare e adattare l’abitazione ai bisogni delle persone che vanno ad abitarci dentro e non cercare di fare il contrario. La casa deve diventare l’espressione delle inclinazioni e dei gusti dei ragazzi disabili che la abitano;
• Ricercare e progettare i sostegni personali necessari per supportare la con-vivenza;
• Costruire un percorso di inserimento e re-inserimento sociale che consenta uno scambio proficuo tra persona disabile e comunità. In questo scambio a far da mediatore dovrà esserci la presenza costante e rassicurante della rete dei servizi diurni.

L’utilità di questi consigli è notevole, anche perchè di base si possono applicare anche ad altri interventi concreti di attuazione del Dopo Di Noi.

Questo articolo lo trovate su sito