Posts tagged ‘disabilità’

ottobre 16, 2018

“Disabilità e alimentazione: quali sono i segnali di malnutrizione?”

Garantire, attraverso l’alimentazione, un corretto apporto di nutrienti al nostro organismo è cruciale, in particolare in quei momenti della nostra vita che coincidono con lo sviluppo del nostro corpo.
Lo è ancora di più per i bambini con disabilità e con Paralisi Cerebrale Infantile (una condizione permanente, non progressiva, caratterizzata da disordini del movimento e dello sviluppo, ndr). Per i piccoli con neurodisabilità, infatti, il rischio di malnutrizione è spesso elevato; e si tratta in genere di una malnutrizione per difetto, che vede tra le cause le difficoltà nell’assunzione, nella deglutizione e nell’assimilazione degli alimenti. In particolare nei bambini con Paralisi Cerebrale Infantile, la malnutrizione si riscontra in più della metà dei casi, e la disfagia colpisce nel 90% dei casi.

Tra le cause di una nutrizione non completa e corretta ci sono naturalmente anche (ma non solo) le difficoltà oggettive del bambino ad alimentarsi. Si pensi, ad esempio, al tempo che si impiega per ciascun pasto (che può prolungarei anche fino a 3-6 ore al giorno), ma anche alla presenza di tosse, di abbondanti secrezioni, alla presenza di gorgoglio respiratorio, di voce umida, o affaticamento respiratorio (fonte dei dati: www.giornalesigenp.it).

Per aiutare le famiglie a riconoscere e prevenire la malnutrizione dei loro figli con neurodisabilità, Fondazione Ariel, con il supporto di Nutricia, azienda attiva nel settore della nutrizione medica, ha inaugurato una serie di appuntamenti online nei quali il dottor Costantino De Giacomo, vice-presidente della SIGENP, specialista dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, affronterà il tema “La nutrizione del bambino con neurodisabilità”.
Come detto, il corso di formazione, che si rivolge in particolare ai genitori di bambini con Paralisi cerebrale infantile e disabilità neuromotorie, si svolgerà attraverso lezioni in rete con interventi video: vediamo qui i contenuti principali della lezione n.1.

COS’E’ LA MALNUTRIZIONE – Il dottor Costantino De Giacomo ricorda innanzitutto che “Lo stato nutrizionale è proprio l’equilibro delicato tra apporti e consumi che ogni individuo ha e che si esprime come una bilancia tra richieste di nutrienti e il loro utilizzo.  Se questa è la definizione di stato nutrizionale, ne deriva che la malnutrizione è uno squilibrio, che può essere sia nel senso del difetto dei macronutrienti o micronutrienti come deficit o carenze, ma anche nell’eccesso con perdita di peso o di massa magra muscolare i accumulo. Questo si ripercuote su qualsiasi individuo, ma soprattutto su un bambino che a differenza di un individuo ha anche un progetto particolare che lo caratterizza, che è la crescita.”

ALIMENTAZIONE E CRESCITA – “Ci sono due momenti fondamentali in cui la crescita è estremamente importante ed esponenziale, e sono il primo anno di vita, in cui il bambino dalla nascita al compimento dei 12 mesi triplica il peso corporeo e incrementa notevolmente la statura, e il periodo dello spurt, cioè della crescita adolescenziale. In questi due periodi il fabbisogno energetico e le richieste di proteine sono particolarmente elevati.”

LA NUTRIZIONE IN MALATTIA – “Lo stato nutrizionale ha delle richieste particolari in situazioni di malattia, soprattutto di malattie croniche o di malattie molto severe acutamente, e quindi tutti i tumori, le infezioni, le malattie infiammatorie in genere, i politraumi, le ustioni estese, impattano notevolmente sullo stato nutrizionale aumentando le richieste. Le malattie disabilitanti possono comportarsi in modo diverso perchè possono di base diminuire le richieste ma hanno spesso delle complicanze come le infezioni o come situazioni concomitanti, come le convulsioni o stati distonici che aumentano il fabbisogno energetico.

Le malattie impattano notevolmente sugli apporti perchè possono alterare notevolmente la capacità di assumere gli alimenti: possono alterare il transito (soprattutto la deglutizione) degli alimenti, mentre altre malattie digestive possono impattare sulla digestione e sull’assorbimento di nutrienti, oppure ci può essere una perdita eccessiva di alimento con il vomito o con la diarrea.”

Qui il video dell’intervento:

Per seguire anche i prossimi appuntamenti del corso online, basta collegarsi alla piattaforma di Fondazione Ariel a questo indirizzo

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settembre 21, 2018

“Paradrenalina, scacco alla disabilità con la forza delle emozioni”

Emozioni contro la disabilità. Adrenalina pura per far vivere un’esperienza unica e una giornata speciale a un gruppo di disabili e alle loro famiglie. E’ questo il senso di Paradrenalina, evento organizzato dall’Aero Club Fano in collaborazione con una serie di associazioni specializzate nell’assistenza a disabili fisici e mentali, che si terrà il prossimo 6 ottobre presso l’aeroporto di Fano Enzo e Walter Omiccioli. Oltre 10 aerei dell’Aero Club Fano porteranno in volo gli ospiti speciali, mentre grazie alla collaborazione con il Team RCM di Montefelcino, potranno provare anche il brivido della velocità a bordo di auto da drifting, guidate da piloti professionisti tra cui Graziano Rossi. E per i più determinati, ci sarà anche la possibilità di fare un salto con paracadute assistiti da un istruttore dell’Ali Marche Sky Dive Fano, centro d’eccellenza europeo di paracadutismo. E mentre si aspetta il proprio momento per volare o per correre in auto, si terranno dei laboratori di aerotecnica a cura della sezione Aeromodellisti dell’Aero Club Fano, che faranno anche delle dimostrazioni pratiche con modelli di altissimo valore. Una giornata speciale, dove le emozioni azzerano la differenza di condizione e si vive tutti insieme un’esperienza indimenticabile.

Programma Paradrenalina, sabato 6 ottobre 2018

Ore 8:30-9 arrivo e registrazione partecipanti
Ore 9:00 cerimonia di apertura e saluto delle autorità
Ore 9:30 inizio attività di volo, lancio para e drifting
Ore 10:30 inizio laboratori aeronautici e dimostrazioni con aeromodelli Ore 12:30 pausa pranzo
Ore 15:30 ripresa attività di volo, lancio para e drifting
Ore 16:30 inizio laboratori aeroanutici e dimostrazioni con aeromodelli Ore 17:30 fine attività, premiazioni e cerimonia di chiusura

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agosto 22, 2018

“Si può fare ironia e satira sulla disabilità?”

Si può scherzare sulla disabilità propria e altrui? Se sì, in quale misura? Se no, perchè? Fare dell’ironia è mancare di rispetto o trovare una leva per alleggerire situazioni altrimenti pesanti? E ancora, c’è un limite allo scherzo? Si può dire tutto? Ci sono regole da seguire in questo campo?
Noi lo abbiamo chiesto ai diretti interessati: a chi con la disabilità ci vive e la porta sulla propria pelle. Qui abbiamo raccolto alcuni messaggi di discussioni del nostro forum e da Facebook con le opinioni più diffuse in merito a satira con/verso chi ha una disabilità.

In generale, l’argomento viene visto di buon occhio:

“Non vedo niente di male,un po‘ di satirà ci vuole ogni tanto, però da non confondere con altro, altrimenti è la fine.”

“La satira…..
Io sono il primo a farne su me stesso.
Mi prendo in giro in un modo indegno..
Se qualcuno mi provoca “scherzosamente” gli dico: “SE mi alzo da qui su, (dalla sedia a rotelle) ti rincorro per tutto il salone e ti prendo a calci”… “

“Io ne faccio su me stesso.. ed è divertente vedere gli altri in difficoltà mentre ti prendi per il deretano..ahah”

“Chi è capace di autoitronizzare su di se.. ha una carriera circense.”

C’è chi dice che però tutto dipende dal modo in cui viene fatta:

“Generalmente non mi dà fastidio, poi possono esserci delle eccezioni ovviamente”

“Ciao, sono nuovo!
Anch’io ironizzo su tutto, ma sempre con rispetto. Faccio autoironia e mi diverto sopratutto a vedere l’effetto che fa negli sguardi della gente.
Comunque dipende pure da chi la fa e come viene fatta, poiché secondo me il confine fra ironia e presa in giro è sempre molto labile.
Giusto pochi giorni fa, sono andato a vedere per curiosità (solo per quello, vi giuro non condannatemi!) Aspirante Vedovo, dove vi è proprio una battuta sui disabili. Beh, è stata abbastanza carina, poiché si diceva che i disabili sono “intoccabili”. Non mi ha dato fastidio più di quanto me ne ha dato il film in sé. “

Sulla satira e su battute caustiche su persone disabili all’interno di prodotti tv „politicamente scorretti“ come alcuni cartoni animati (vedi i Griffin, ndr), c’è chi dice:

“Io non ho visto i cartoni ma sono per la satira in genere, se non è pesante o volgare. In tutte le cose c’è sempre un lato di cui ridere, nel senso che la vita stessa tante volte è uno scherzo. Cerchiamo di prenderla in ridere tutte le volte che possiamo e teniamoci su.”

Chi anche ne sottolinea l’utilità:

“A parte che è divertente, fare ironia su se stessi e sui “bipedi” è utile. I normodotati si sentono spesso in imbarazzo perchè non sanno come prenderci (a volte letteralmente) o temono di commettere delle gaffes. Se siamo noi stessi a fare battute, ecco che questo “timore reverenziale dello sciancrato” viene meno. Io ne ho fatto uno stile di vita e i commenti dei normodotati sul mio blog dimostrano che spesso è solo la non conoscenza a creare distanze. E quale modo migliore per conoscersi che con quattro risate?”

E c’è anche chi dice che la satira va bene su se stessi, ma è bene avere un particolare riguardo quando si tratta della disabilità altrui:

“Io ad ogni persona che incontro noto prima il suo carattere e poi vedo se è una persona scherzosa o sensibile, che sia abile o disabile io studio il carattere della persona prima di inziare a scherzare su queste tematiche…”

“Io di solito ironizzo parlando di me, degli altri non mi permetto”

Chi la prende un po’ con filosofia:

Sorridere delle proprie disgrazie significa ridimensionarle e poi mi considero una che ha avuto tanto dalla vita, anzi posso dire di averne vissuto due di vite e non è detto che questa sia peggio di quella precedente. Sarei molto felice se la mia storia fosse di aiuto per qualcuno, ho perso le gambe ma ho guadagnato in umanità e fiducia in me stessa […].”

Chi non vuole distinzioni tra disabili e non:

“Chi mi spiega perché si “deve” distinguere la satira sui diversamente abili da quella sui normodotati? La satira è satira… si offende chi non comprende il senso della satira stessa… non facciamone anche qui un motivo di diversità tra normodotati e non… altrimenti… “

C’è chi prendendosi in giro trova la forza per proteggersi:

Senza sarcasmo ed ironia non esisterei. Prendo costantemente in giro me stessa e con la stessa forza talvolta mi proteggo da ciò che mi offende. Ci vuole sicuramente tatto, ma ironizzare si può. (sto leggendo un libro a tal proposito)”

C’è anche chi ci racconta qualche episodio divertente, come questo nostro follower di Facebook:

“Beh su se stessi potrebbe sembrare più facile, mi ricordo che prima di un intervento toracico, l’anestesista controllava la pressione,i battiti e ad un certo punto iniziarono. Mi sentivo disorientato, confuso, l’anestesista mi contollò le pupille, la sx e poi la dx, e capii che si allarmò: “Ferma ferma tutto, la pupilla occhio dx non si dilata…ferma“, non lucido ma ancora sveglio dissi al dottore: tranquillo dottore è una PROTESI …e…tutto procedette per il meglio. “

Insomma, per concludere, forse è proprio vero, come dice un nostro utente, che “Saper sorridere delle proprie disgrazie è una delle strade che portano a star bene con se stessi.”

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agosto 13, 2018

“Disabilita o nuove abilità?”

Questo articolo è una mia riflessione, dopo aver letto, sentito e vissuto sulla mia pelle, che essere disabili significa inventarsi giorno per giorno, scoprendo dentro di noi nuove risorse.
Facciamo un po’ di storia… torniamo indietro torniamo indietro nel tempo siamo nell’Ottocento (Helen Keller) sordocieca fin dalla tenera età nata e cresciuta in Alabama. Grazie a Dio, essendo di famiglia benestante, ha potuto avere un’istruttrice, a sua volta ipovedente, che con grande impegno e testardaggine le ha insegnato un linguaggio. In questo modo le ha dato una chiave, per capire il MONDO, dei suoi punti deboli, ne ha fatto la sua FORZA. Da qui poi Anna, è diventata una persona immersa nella vita, quindi non più chiusa nel suo mondo senza rumori. Ha potuto conoscere gli intellettuali del suo TEMPO, ha fondato un’associazione che si occupa dei diritti civili per i disabili. Dalla sua storia, ne è nato un film: ANNA DEI MIRACOLI, consiglio di vederlo, non perché ci scappi la lacrima, ma ad esempio. Da allora è passato il tempo, ma ogni disabile, prima di combattere contro tutto e tutti per poter trovare la sua strada, deve lottare per superare quello che per il mondo è debolezza. Come Alex Zanardi, di cui tutti sappiamo la vicenda, o di Simona Atzori di cui io stessa vi ho parlato. Potevano soccombere al dolore ed invece no: sono rinati dalla debolezza e da lì hanno trovato il loro punto di forza. Per esempio il mio punto debole, che rinforzato, era la paura di guidare la mia carrozzina elettrica senza mio marito, o qualcun altro accanto perché avevo paura delle macchine e di andare in posti stretti per timore di urtare contro qualcosa. Un giorno all’improvviso scatta qualcosa dentro di me e mi sono detta ma perché se sono capaci gli altri ragazzi come me, o con delle patologie più complesse della mia, non dovrei essere capace io di guidare? Così un giorno decisi di uscire da sola, mentre mio marito era in palestra. Non immaginate la sensazione, che ho provato mentre passeggiavo da sola per la prima volta, mi sentivo libera, ed in quel momento ho capito di aver sconfitto una mia paura. Da allora, vado da sola ovunque ed ho anche imparato a guidare abbastanza bene, anche se c’è ancora da lavorare, ma sono sicura che andrà sempre meglio. La disabilità, è sempre stata una possibilità nella VITA, certo nessuno vorrebbe che gli toccasse… Ma se capita bisogna conoscersi bene, conoscere la propria FORZA E DEBOLEZZA, e farle bilanciare, perché ogni PERSONA, è in grado di trovare il proprio obiettivo. Questo è possibile, a patto che il disabile, non si nasconda, o si chiuda, perché se ciò accade nessuno può fare più nulla. I primi a volerlo dobbiamo essere proprio NOI disabili, solo così possiamo spingere alla società che vive e cambia con NOI a considerarsi pienamente integrati nel nostro tempo. E se così non fosse, combattere perché lo diventi, in modo che si POSSANO USARE LE NOSTRE DIVERSE ABILITÀ PER VIVERE AL MEGLIO.

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agosto 6, 2018

“Sesso e disabilità: storie di preconcetti”

Avere un sano appetito sessuale e una disabilità fisica non sono due cose che si escludono a vicenda, anzi. Eppure, troppe persone presumono che lo stato di diversamente abile precluda l’accesso al piacere o la capacità fisica di fare del sesso. Pregiudizi, leggende, credenze metropolitane: «I disabili hanno gli stessi impulsi e desideri dei normodotati – ci racconta Max Ulivieri, Project Manager sulla disabilità e fondatore del Comitato Lovegiver per l’assistenza sessuale in Italia, affetto da distrofia muscolare – Ho sempre lavorato come web designer e da appassionato di tecnologia e Internet, ho sempre sfruttato la Rete per promuovere i miei progetti: dapprima un sito dove parlavo di turismo accessibile, poi un blog dove ho cominciato a raccontare la mia vita, con le mie esperienze e difficoltà, anche a livello sessuale. Questo ha spronato anche altri ad aprirsi, a commentare, a raccontare la loro storia. Storie che ho raccolto in Loveability, un sito dove era ed è anche possibile fare nuove conoscenze, e che mi hanno dato lo spunto di approfondire e di scoprire che all’estero, per esempio in Svizzera, è presente da tempo la figura dell’assistente sessuale, ovvero una persona formata professionalmente, che aiuta il disabile a vivere a 360 gradi la propria dimensione sessuale, soprattutto da un punto di vista affettivo». Una figura che però in Italia ufficialmente non esiste e che non è regolamentata: «Nel 2014 il senatore Sergio Lo Giudice aveva proposto in Senato il disegno di legge 1442, per istituire ufficialmente questa professione, ma non è mai stata calendarizzato né discusso. Ma noi non ci siamo fermati: attraverso il Comitato che presiedo abbiamo dato il via a dei corsi di formazione per diventare assistente sessuale, o meglio OEAS, ovvero Operatore per l’Emotività, l’Affettività e la Sessualità. Ne abbiamo già formati 17 e il prossimo autunno ripartiremo con la seconda edizione». Per diventare assistente sessuale si segue un corso, quindi. «Innanzitutto, chi lo diventa non deve necessariamente aver studiato da infermiere o da ASA, chiunque può candidarsi, uomo o donna che sia. Vi è un test d’accesso, guidato da sessuologi e psicologi, perché uno dei requisiti fondamentali è che il candidato abbia una sessualità sana. Dopodiché, dopo una formazione teorica, è previsto anche un tirocinio all’interno delle associazioni che hanno aderito all’osservatorio. Alla fine, si ottiene un attestato privato che riconosce l’inquadratura come se fosse una professione vera e propria». E nel pratico, cosa fa? «L’operatore definito del “benessere sessuale” non concentra esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico”, ma promuove attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità. Perché uno dei nostri obiettivi è abbattere lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità». Molti associano quest’attività a un’illegale mercificazione del sesso. «Non è prostituzione, in quanto la prostituta ha come primo obiettivo quello di fidelizzare il cliente, mentre l’assistente sessuale, anche se dietro compenso, fa di tutto per emancipare il disabile, per aiutarlo a vivere serenamente la sua sessualità. In merito all’illegalità, sì, in Italia non vi sono ancora delle leggi che regolamentano questo ambito, ma era un grido d’aiuto che non potevo ignorare: in tutti questi anni ho raccolto migliaia e migliaia di richieste, non solo di disabili, ma anche di genitori costretti a masturbare i propri figli. Sono tanti anche i disabili che non sono d’accordo con questo percorso, perché pensano che invece che risolvere possa solo contribuire a ghettizzare ancora di più la categoria. Della serie: ma se quel ragazzo ha bisogno di un assistente sessuale per fare l’amore, allora come può approcciarsi nel modo giusto un normodotato? Eppure qualcosa andava fatto e questa è una soluzione». Uno dei modi possibili per sgomberare il campo da ogni tipo di pregiudizio, di stereotipo che troppo spesso aleggiano su questo argomento: «Il problema è che i media ci hanno propinato per anni e anni e anni un certo canone di bellezza, che nulla ha a che fare con la disabilità. Provate a pensarci, quando si parla di disabilità in tv? Quando si citano gli eroi sportivi o per le raccolte fondi. Se si cambiasse il modo di parlare della disabilità, si cambierebbe anche lo sguardo nei nostri confronti e si comincerebbe ad andare oltre i preconcetti, soprattutto in fatto di sesso».  (diFRANCESCA FAVOTTO)

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agosto 3, 2018

“Disability pride, l’appello di Marco Gentili: Accessibilità alle cure, alle città, al lavoro, al sesso e alla firma digitale”

C’è anche Associazione Luca Coscioni, la realtà che tutela la libertà civili al motto “Dal corpo del malato al cuore della politica”, tra i co organizzatori e i protagonisti del Disability Pride, l’orgoglio delle persone con disabilità riunito oggi a Roma in contemporanea con diverse città internazionali. E’ il momento di porre al centro delle questioni politiche anche i diritti dei disabili: tramite l’applicazione per smartphone “No Barriere“, l’Associazione Luca Coscioni riceve oltre due segnalazioni di barriere al giorno, trend in crescita nel 2018, che nasconde un sommerso di enorme entità. Tra le regioni maggiormente ostili alle esigenze dei disabili attualmente figurano Sicilia, Lazio, Puglia, Toscana e Campania. Ma questo rappresenta solo la punta di un iceberg enorme. Le esigenze delle persone con disabilità vanno oltre le barriere architettoniche e devono tornare al centro dell’agenda istituzionale, per questo Marco Gentili (co presidente di Associazione Luca Coscioni), politico malato di Sla, molto attivo nella difesa dei diritti delle persone con disabilità ha scelto il Disability day per rivolgere alla politica e alla società alcune richieste, evidenziando le attuali mancanze. “Cari cittadini, cari ministri del Governo, volete il cambiamento vero? Tutte le persone dovrebbero poter accedere alle cure, al lavoro, alla mobilità e a una vita indipendente, all’espressione e alla costruzione di una famiglia. Vi chiediamo di fare di più, dal dovere di garantire a tutti pari diritti, all’accessibilità delle città, fino al consentire l’espressione della volontà, e al fornire a tutti le protesi e gli strumenti necessari per condurre una vita indipendente. Ci sono diverse priorità, come l’attuazione dei PEBA e l’utilizzo della firma digitale e/o elettronica per chi non può firmare e anche per affermare diritti politici Gli fanno ecco l’avvocato Filomena Gallo e Marco Cappato, leader di Associazione Luca Coscioni: ‘I diritti delle persone con disabilità non creano problemi di maggioranza e opposizione, e sono “solo” una questione di volontà politica: il Governo ha intitolato un Ministero al tema, ha ora l’opportunità di concretizzare annunci e buoni propositi attraverso una riforma della sanità. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo condotto e vinto diverse battaglie, Non abbiamo intenzione di fermarci in vista dell’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario e dei Livelli essenziali di assistenza, l’uso della firma digitale e le lotte per la vita indipendente e per l’assistenza sessuale dei disabili.

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luglio 19, 2018

“In attesa che il Ministero della Famiglia e delle Disabilità inizi a lavorare, si tenta di intercettare le prime mosse del nuovo governo”

L’Italia ha finalmente un nuovo Esecutivo, e ciò che tutti attendono sono politiche che contribuiscano a dare ai cittadini ossigeno, giustizia e fiducia nel futuro. Come abbiamo visto, prima ancora della nascita del neo Governo a guida Conte, i partiti che sostengono il nuovo esecutivo (Lega e Movimento 5 Stelle) avevano messo nero su bianco alcuni intenti programmatici espressi nel cosiddetto “Contratto di Governo del cambiamento”: per quanto riguarda la disabilità si tratta di punti sui quali non solo la principale federazione italiana delle associazioni per la disabilità ha manifestato varie riserve, ma anche gli stessi esperti di disabilità si sono espressi con analisi che mettono in luce lacune e incongruenze. Tra le novità principali delle primissime ore del nuovo Governo c’è l’istituzione del nuovo Ministero per la Famiglia e le Disabilità, il cui reggente è il leghista Lorenzo Fontana, chiamato a gestire le questioni legate a questi ambiti. Anche sull’istituzione di questo nuovo dicastero i pareri sono contrastanti, ma si attende la sua operatività: ad esempio il presidente di Anffas, Roberto Speziale, sul nuovoministero ha dichiarato a Vita.it: “apparentemente lo possiamo leggere come finalizzato a una maggiore attenzione, ma se invece fosse una settorializzazione…”. Per quanto riguarda la disabilità, ricordiamo che in Italia, secondo le stime dell’Istat (che risalgono al 2013) sono circa 3,2 milioni gli italiani (con più di 6 anni) con almeno una limitazione funzionale. Di questi, 2 milioni e 500 mila sono anziani. Sono quindi particolarmente attese le politiche e gli interventi che le persone disabili italiane si aspettano da questo governo, e se da un lato è prematuro fare previsioni rispetto al suo operato dall’altro si tenta tuttavia di carpire i primi segnali di rotta. Lo ha fatto la FISH che ieri ha commentato in una nota le dichiarazioni di Alberto Brambilla, tecnico e politico di punta della Lega e già sottosegretario al Welfare in due Governi Berlusconi e poi Presidente del nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il Ministero del Lavoro (2008-2012), un nome in pole position per qualche sottosegretariato nel nuovo esecutivo se non addirittura, secondo alcuni, al vertice di INPS. La FISH commenta la lunga intervista di Brambilla rilasciata a La Repubblica di ieri nella quale veniva discussa la fattibilità della soppressione della Legge Fornero: Brambilla, riporta la FISH, ridimensiona (di molto rispetto ad altri analisti) le previsioni di spesa: basterebbero, a sua detta, 5 miliardi. Rimane comunque la sfida di dove recuperali e, contestualmente, di come garantire la copertura all’altro punto centrale nel “Contratto di Governo del cambiamento” e cioè il reddito di cittadinanza. Secondo Brambilla 1,5 miliardi possono essere recuperati con la soppressione dell’Ape Social, cioè quella formula di anticipazione della pensione riservata a pochissime categorie di lavoratori, e in numero già contingentato e con limiti anagrafici, fra i quali quelli che assistono familiari con gravi disabilità o che sono lavoratori con disabilità. Ma Brambilla – continua la FISH – propone anche un’altra ricetta (già sentita in passato) che riguarda l’assistenza: “Andrebbe unificato il corpo medico di INPS e INAIL perché vigili su invalidità e inabilità, togliendo il monitoraggio alle Regioni. Risparmiare il 4%, stanando i furbi, su una spesa da 112 miliardi annui non è fantascienza.” Precisa la FISH che Per inciso i 112 miliardi citati riguardano l’intera spesa pensionistica, mentre il 4% si dovrebbe recuperare solo dalle pensioni di invalidità civile (e sordità e cecità) e anche da quelle di invalidità per lavoro. La bizzarra unificazione del “corpo medico” di INPS e INAIL, secondo il Brambilla, dovrebbe “stanare i furbi”. Ancora per inciso: le Regioni da un pezzo non hanno più alcuna funzione di monitoraggio su quelle provvidenze. La stessa funzione concessoria delle provvidenze assistenziali è di fatto in capo a INPS da alcuni anni. Il commento della FISh a queste dichiarazioni è serafico: Si torna quindi a parlare di “furbi”, a riproporre logiche e ricette tipiche di altre stagioni, incentrate sul pregiudizio e lo stigma, sulla spesa improduttiva di tremontiana memoria. E ricette fallimentari: INPS e Ministero del Lavoro hanno sancito in modo definitivo che i 450.000 controlli condotti nel triennio 2013-2015 hanno riportato nelle casse dello Stato solamente 13,6 milioni di euro. Ma Brambilla mette le mani avanti anche sull’altro intento espresso dal citato Contratto – conclude la FISH – e cioè l’aumento delle pensioni di invalidità. Ancora una volta, prevale lo stigma e il condizionale: “Sarebbe altrettanto giusto raddoppiare le pensioni di invalidità. Ma quelle vere.” Nel complesso, leggendo l’intervista rimane la netta sensazione che la Lega, riprendendo linguaggi e proposte di epoca berlusconiana, stia di fatto dettando la linea al neoministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio, e a quello della Famiglia e della Disabilità, Lorenzo Fontana. Da entrambi ci si augura una presa di distanze da questo scenario tutt’altro che positivo. Queste le prime indiscrezioni su una serie di interventi che potranno interessare oltre tre milioni di cittadini con disabilità. Staremo a vedere.

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luglio 16, 2018

“Alzheimer, gli ostacoli nella diagnosi tempestiva”

In Italia, mediamente, il tempo di attesa per la diagnosi è di 1,6 anni (in Europa è di 2,1 anni). E in sei casi su dieci la persona non viene informata della sua malattia. In Europa un malato di Alzheimer deve aspettare in media 2,1 anni prima di ricevere la diagnosi corretta. Inoltre a un malato su quattro (il 25%) inizialmente viene diagnosticata un’altra malattia. Sono due degli elementi che emergono dal nuovo “European Carers’ Report 2018” presentato da Alzheimer Europe al Parlamento europeo nei giorni scorsi. Un rapporto che evidenzia quali siano in Europa, dal punto di vista dei familiari e dei care givers, i maggiori ostacoli a una diagnosi tempestiva delle persone con demenza. In Italia il tempo di attesa per la diagnosi è leggermente minore rispetto al dato europeo (1,6 anni), ma sale al 31% la percentuale di coloro a cui viene inizialmente diagnosticata una condizione medica diversa dalla demenza. Quasi la metà dei familiari (47% nel complesso e ben il 52,1% in Italia) credono che il tasso di diagnosi sarebbe risultato migliore se valutato più tempestivamente. Il Rapporto è stato redatto da Bob Woods -professore di Psicologia Clinica presso l’Università di Bangor (Galles, Regno Unito) e direttore del Dementia Services Development Centre Wales- sulla base dei sondaggi effettuati nel 2017 dai 5 Paesi che hanno raccolto l’esperienza di carer e familiari di persone con demenza nei loro territori. Nel complesso sono stati 1.409 i familiari, di cui 339 sono italiani. Tra i 5 Stati che hanno partecipato alla ricerca è infatti presente anche l’Italia, insieme a Scozia, Olanda, Repubblica Ceca e Finlandia: nazioni che rappresentano un campione significativo della situazione in Europa in merito al percorso diagnostico vissuto dalle persone con demenza e quindi ai tempi e alle modalità affrontate anche dai loro familiari. I dati più significativi riguardano la tempistica nell’individuazione della diagnosi e la sua comunicazione al malato. Significative differenze sono presenti tra i Paesi europei nella comunicazione della diagnosi alla persona con demenza: se il 59,3% dei carer italiani dichiara che la persona non è stata informata della malattia, la percentuale scende al 23,2% in Repubblica Ceca, all’8,2% nei Paesi Bassi, al 4,4% in Scozia e all’1,1% in Finlandia. “Una diagnosi tempestiva insieme al coinvolgimento del malato nelle decisioni che lo riguardano e all’ascolto delle sue esigenze sono fondamentali per combattere l’esclusione sociale e lo stigma, per assicurare dignità e migliorare la qualità di vita dell’intera famiglia coinvolta”, commenta Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia. In Italia anche le persone con demenza – che nel complesso si stimano in 1.241.000 – sono nella maggior parte dei casi donne (73,9%), tra i 75 e gli 84 anni (49,1%), e quasi la metà di loro vivono in casa con i loro familiari (46,4%) o con altri carer (28,7%), mentre sono pochi coloro che alloggiano presso residenze assistenziali (12,1%). Dalla ricerca emerge un preciso profilo del carer: in Italia nella maggior parte dei casi si tratta del figlio della persona malata (64,8%; solo nei Paesi Passi sono di più i mariti/mogli con un 53,7%) e di sesso femminile (80,3%). Anche negli altri quattro Stati europei considerati le donne carer corrispondono alla maggioranza (82,8%). Infine, il supporto post-diagnostico rimane un problema che accomuna tutti gli Stati: nel complesso la metà dei familiari richiede informazioni su come affrontare e convivere con la demenza e sui servizi disponibili sul territorio. In Italia si registra la maggiore insoddisfazione sulle informazioni ricevute. “L’impatto della demenza sulla famiglia del malato è pesante sia sul piano economico sia su quello emotivo”, precisa Mario Possenti, segretario generale della Federazione Alzheimer Italia, presente a Bruxelles. “Ogni giorno le centinaia di richieste di sostegno che arrivano alla nostra help line Pronto Alzheimer ci confermano che i familiari vivono ancora troppo nell’isolamento e nella poca informazione. Consapevoli che sia necessario attivare interventi e strumenti efficaci, continuiamo quindi a sviluppare il progetto nazionale delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza che possono far sentire comprese, rispettate, sostenute tutte le persone che vivono con la demenza”.

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luglio 9, 2018

“Poltroncine montascale “Dolce Vita” di Vimec: in due anni oltre 2.500 impianti”

Azienda leader nel settore dei montascale, servoscala, piattaforme elevatrici per carrozzine disabilie di soluzioni su misura per la mobilità delle persone e il superamento delle barriere architettoniche, Vimec è una realtà produttiva che sembra non conoscere crisi. Con i 2.500 impianti della poltroncina montascale “Dolce Vita” realizzati e installati in Italia nel giro di due anni, Vimec ha conseguito questo mese un risultato in linea con le più ottimistiche aspettative. E si tratta di un trend che non conosce soste: con 150 unità vendute, lo scorso mese di maggio ha fatto registrare un nuovo record assoluto.

RECORD PRODUTTIVO –Mantenendo questo ritmo –  spiega Michele Mingori, Sales manager Italia di VIMECnel 2018 la nostra produzione dovrebbe superare le ottomila unità complessive(cifra mai raggiunta prima), suddivise in ascensori per la casa, pedane inclinate, poltroncine montascale per anziani e trattorini con accompagnatore per persone con disabilità motorie: è un mercato che premia la professionalità dei nostri consulenti, che offrono un prodotto realizzato su misura per ogni scala e per le esigenze di chi lo utilizza”.

DELOCALIZAZIONE AL CONTRARIO – È un successo tutto italiano, quello di VIMEC: l’intera produzione è infatti concentrata nella sede di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, e il 75% dei fornitori sono nel raggio di 10 km: “La decisione di riportare in Italia, nel gennaio 2017, le linee produttive delocalizzate in Cinacommenta Mingori –  si è rivelata vincente, garantendoci il controllo totale di tutta la supply chain, a vantaggio della qualità e dell’efficienza”.

NUOVE ASSUNZIONI – Per rispondere al meglio alle richieste del mercato nazionale e di quelli esteri, soprattutto europei, interessati a un prodotto innovativo e performante per flessibilità e affidabilità, il lavoro in linea è stato organizzato su turni e sono state perfezionate nuove assunzioni: “Il nostro impegno, conclude Mingori, è quello di garantire la necessaria personalizzazione degli impianti, offrendo un servizio di alto profilo tecnico e di consulenza nel supportare le scelte dei nostri clienti”.

VIMEC NEL MONDO – Dal 1980 VIMEC produce ascensori per la casa, montascale e servoscale per edifici privati e pubblici. Con oltre 160 dipendenti e più di 110 mila impianti realizzati e installati in tutto il mondo, VIMEC è leader di mercato grazie all’ampia gamma di prodotti.
Ha filiali commerciali in Spagna, Francia, Gran Bretagna e Polonia, oltre a essere presente in Australia, Sud Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico. Gli stabilimenti produttivi VIMEC si estendono su oltre 35 mila mq. Nel 2017, VIMEC è stata acquistata dal Gruppo svedese Latour, che ha annunciato un piano di investimenti industriali a medio lungo termine.

Qui sotto, la nostra videointervista a Michele Mingori in occasione della recente Fiera Exposanità
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luglio 4, 2018

“Fontana: aiuti fiscali e sussidi alle famiglie. Incivile l’assegno di 280 euro mensili ai disabili”

Ciao Amici di Disabili Abili, oggi vi segnalo dichiarazioni del ministro Fontana inerente alla disabilità. Parole che fanno ben sperare per un ritocco verso l’alto della nostra pensione di invalidità. (per ora di assegno di accompagnamento non si parla). Finalmente qualcosa si comincia a muovere, ed è giusto riportarlo, un atto finalmente intelligente da parte di Fontana dopo le brutte ed insensate uscite contro le coppie Lesbiche ed Omosessuali. Felici che qualcuno si sia reso conto delle nostre Pensioni di invalidità da fame, attendiamo con ansia e trepidazioni conferme incoraggianti e passi concreti in questa direzione, Come promesso da persona sensata ed equilibrata quale mi ritengo essere, sono pronto anche a sottolineare le cose buone che vorrebbe attuare. Nel frattempo vi auguro buon proseguimento sul nostro sito ed a riscriverci davvero molto presto. Un abbraccio.

Simone

Secondo il ministro, “non servono interventi spot ma una programmazione strategica e interventi prolungati nel tempo: un sistema fiscale ‘family friendly’. Poi ribadisce il suo ‘no’ alla legalizzazione delle drogheLa bassa natalità “è una sfida difficilissima, una vera emergenza”, dice il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che in un’intervista al QN spiega la sua idea per “garantire alle coppie la libertà di poter desiderare un figlio senza preoccupazioni”. Secondo Fontana, “non servono interventi spot ma una programmazione strategica e interventi prolungati nel tempo: un sistema fiscale ‘family friendly’, una drastica semplificazione tributaria, una rete di sostegno ai genitori, la valorizzazione dei consultori, un rafFontana parla anche di droga e tossicodipendenze, ribadisce il suo no alla legalizzazione e propone: “Chi viene scoperto a consumare droga potrebbe andare a rendersi utile nelle comunità di recupero”. Il ministro infine afferma che va fatto di più per i disabili e definisce “incivile l’assegno di 280 euro mensili: prima le persone, poi i bilanci”.

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