Posts tagged ‘Disabili’

ottobre 4, 2019

“La robotica per tornare a camminare con una lesione midollare: l’esoscheletro Hal arriva in Italia”

La robotica è una delle strade che la ricerca sta percorrendo con l’obiettivo, un giorno, di restituire la capacitò di camminare alle persone con lesione del midollo spinale. Altre linee di intervento vedono, contemporaneamente, sperimentazioni farmacologiche per tentare la rigenerazione del tessuto nervoso danneggiato dalla lesione midollare e tecniche di elettrostimolazione per riattivare i circuiti neurali alla base del movimento: l’obiettivo comune è quello di tornare a camminare. Sul fronte della robotica indossabile, su cui si investe in particolare in Europa, Giappone, Stati Uniti e Israele, molto si è fatto e si sta facendo: attualmente gli esoscheletri sono in grado di far raggiungere la posizione verticale e compiere, in alcuni casi, piccoli passi, alle persone in carrozzina. A questi strumenti e alle loro applicazioni mediche  è dedicato “The Italian Forum on Medical HAL 2019”, organizzato presso l’IRCCS Don Gnocchi di Firenze, sabato prossimo 5 ottobre, alle ore 15.00 (via di Scandicci 269, ingresso libero). In questa occasione ci sarà anche “Hal”, esoscheletro di produzione giapponese, presente con il sui ideatore, il Prof. Yoshiyuki Sankai, Docente alla Graduate School of Systems & Information Engineering dell’Università di Tsukuba e Direttore e Amministratore Delegato di Cyberdyne, lo spin-off che ha portato alla realizzazione di Hal. Tra gli aspetti più peculiari di questo esoscheletro, che potranno essere analizzati nel corso dell’evento, c’è la sua capacità d’interpretare le intenzioni di movimento della persona che lo indossa. La trasformazione di questi robot indossabili, da “impalcature” che muovono la persona a tecnologie che si muovono insieme alla persona, è infatti l’ultima frontiera di un lungo cammino di ricerca e sviluppo iniziato negli anni ’60. La Fondazione Don Gnocchi è da alcuni anni  impegnata nella sperimentazione multicentrica di esoscheletri di produzione italiana, realizzati dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

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settembre 26, 2019

“Il surreale dell’assistenza in Italia: il familiare abbandonato assiste il disabile h24 ma tranquilli dopo gli si riconosce che si è ammalato!!!”

Carissimi lettori oggi vorrei affrontare con voi un tema che interessa e riguarda molti disabili e le stesse famiglie. Come fa un disabile grave con la misera tutela che riceve dallo stato (se la riceve poi) ad avere un sostegno h 24 se i costi per l’ assistenza privata non corrispondono  e sono maggiori alle entrate ricevute per sopravvivere? Perché lo stato non struttura una modalità per supportare il disabile nelle ore della giornata? Per carità non si chiede tutta la giornata,   ma offrire un modo di avere assistenza fisica e psicologica che non faccia sentire il disabile solo e abbandonato a se stesso o peggio ancora un soprammobile o inutile? Perchè non strutturare un’ assistenza sanitaria  in parte pubblica? Purtroppo oggi lo Stato Italiano è indifferente ai disabili in cui la famiglia non può assumere un badante ed è costretta ad essere un caregiver 24h su 24h per non parlare di chi su una famiglia non puo’ contare per mille motivi anche perché spesso deve annullare la propria esistenza. Ma state sereni si preferisce lasciare ammalare il familiare anzichè tutelarlo prima, state tranquilli però perchè poi gli riconosce la sua patologia da stress!!!. Un familiare che assiste h 24 un disabile è sottoposto a stress intenso e prolungato, che incide sulla sua qualità di vita e sulla salute fisica e mentale. Addirittura L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto la Sindrome da Burnot come condizione medica patologica, però il riconoscimento ufficiale sarà effettivo da gennaio 2022 in quanto è stata inserita nell’undicesima revisione dell’elenco internazionale delle malattie riconosciute a livello mondiale. Conosciuta  con il nome di  stress da lavoro, questa sindrome è una tipologia di disagio psicofisico che colpisce coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto.L’esaurimento nasce e si sviluppa quando la persona è sottoposta ad eventi stressanti sul proprio luogo di lavoro. E’ uno stress emotivo cronico caratterizzato da diverse condizioni simili alla depressione: sensazione di perdita del significato della propria mansione, ridotta produttività, tendenza a considerazione le persone come oggetti.  Non vi sembra assurdo che venga riconosciuta una patologia conseguente allo stress che un familiare deve affrontare per assistere un familiare h 24 perché lo stato è assente  però si preferisce che il familiare si ammali e alla fine gli si riconosca che si è ammalato di una patologia per l’esagerato stress subito senza aiutarlo prima? Senza strutturare qualcosa prima che eviti che il familiare stesso si trasformi in persona malata? Sembra surreale perché cosi come è strutturata l’ assistenza finisce che anche il familiare, che è un essere umano solo e senza aiuti, finisce a non essere autonomo e dopo chi l’ aiuterà questa famiglia? Giusto il cielo! Tutelate voi stessi contattando tutte le associazioni sul vostro territorio per essere aiutati, fate presente il vostro disagio alle vostre asl di competenza, al vostro comune, agli assistenti sociali e alle stesse associazioni. Insomma non rimanete fermi a guardare! Nessuno tanto lo farà al posto vostro. Il Ministero ha emanato un decreto per la sicurezza dei pazienti e degli operatori ; ma la sicurezza della famiglia con disabili gravi dove è? Si parla sempre di fondi mancanti, ( anche se si potrebbe parlare di menti logiche mancanti); non illudiamoci i fondi ci sono eccome: bisognerebbe solo approfondire come vengono utilizzati ( per non dire sprecati) ma la domanda è sempre la stessa chi controlla il controllore? Non vado oltre perchè l’immagine di questo articolo parla da sola. Cliccando qui un approfondimento scientifico sulla sindrome di burnot per informare tutti quei familiari che sono abbandonati a se stessi dallo stato insieme al  proprio figlio/a.

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settembre 23, 2019

“Scuola, disabilità e sostegno: un sondaggio per le famiglie sulla reale inclusione scolastica”

Come abbiamo avuto modo di raccontarvi, la scuola è appena iniziata ma la situazione che si presenta per gli alunni e gli studenti con disabilità   non è delle migliori: in tutta Italia si segnalano disagi e ritardi (dall’assegnazione dell’insegnante di sostegno al trasporto scolastico inattivo) che rendono difficoltoso iniziare l’anno scolastico al pari del compagni. Si registrano, peraltro, anche casi limite nei quali viene chiesto alle famiglie di non mandare a scuola i figli con disabilità, per mancanza di servizi o docenti idonei a garantire l’adeguato svolgimento delle attività scolastiche. Per meglio monitorare la situazione ed avere un quadro della reale condizione vissuta dalle famiglie con figli disabili in età scolare, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si rivolge direttamente alle famiglie degli studenti con disabilità: con il supporto tecnico di ANGSA (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), ha predisposto un sondaggio anonimo, online, composto da 11 domande, riguardanti la reale inclusione scolastica. Alle famiglie vengono quindi chieste, tra le altre, informazioni riguardo: – alla continuità della presenza dell’insegnante di sostegno, – alla reale copertura delle ore di sostegno assicurate dalla legge – al grado di specializzazione dell’insegnate di sostegno. I dati e le informazioni raccolte saranno utili non tanto (o non solo ) a fini statistici, ma utili nei confronti e nelle doverose rivendicazioni di queste settimane verso il Ministero competente, precisa la FISH. L’appello, quindi, è quello a partecipare e diffondere il sondaggio il più possibile. Questo il link per partecipare.

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settembre 12, 2019

“Il Codacons a difendere le persone disabili”

Essere una persona disabile, avere un problema serio e non temporaneo di deambulazione, avere problemi di natura fisica, avere problemi di natura genetica, avere problemi di natura neurologica o psichica è una triste condizione sia per la persona che ne soffre, ma anche per i propri parenti o amici o più in generale per quelli che decidono di prendersene cura. Oggi le ricerche stanno facendo tanto, ci sono cure, supporti che possono in qualche modo alleviare e fare in modo che tutte queste persone siano un pò più indipendenti e tenute maggiormente in considerazione, ma purtroppo la strada è ancora lunga, soprattutto se si tiene conto e quando si parla di rapporti con le persone. Chi ha una determinata disabilità deve affrontare oltre ai problemi quotidiani, anche i problemi interpersonali: famiglie, amici, altre persone (colleghi, datori di lavoro, vicini…) e l’abbandono che ne consegue. Chi ha una determinata disabilità è spesso lasciato solo, istituzioni comprese e paradossalmente se chi ha determinate disabilità vive disagi economici e sociali, aumenta di pari passo il fenomeno dei finti invalidi. E siamo perciò sempre alle solite: se una persona conosce qualcuno che conta, ha aiuti, in caso contrario la sua condizione peggiora. Non c’è lavoro, ma le tasse e le bollette si devono pagare lo stesso, le medicine e le cure sono tante e le entrate sono poche. Quello che però è spesso un problema che viene considerato meno rispetto a tutto questo sono appunto i rapporti o la mancanza di rapporti con le persone o (anche) la scarsa attenzione e la cattiveria (cattiveria!) delle persone nei riguardi di chi è disabile. E’ vero oggi ad esempio nelle scuole ci sono programmi specifici per bambini disabili sia di natura fisica che soprattutto di natura neurologica. Sono più seguiti, ma tutto ciò ancora non basta. E’ pur vero che non puoi cambiare la natura delle persone all’improvviso, soprattutto se questi sono già formati, però qualcosa si può e si deve fare. Se una persona è diventata disabile, indipendentemente da quando o come sia successo, bisogna ugualmente accettare la condizione, anche se per molti può essere e risulta difficile e spesso un problema. Tutto questo perchè accade? Credo che sia un problema di come si appare alla gente. Purtroppo viviamo in una società dove l’apparire e i valori… non importanti assumono un fondamentale rilievo, considerazione ed influenza. Se non fai parte del gruppo e non sei o la pensi come quel gruppo sei tagliato fuori; la non accettazione è una delle cause principali di tutte quelle violenza verbali, psicologiche e fisiche che subiscono le persone con disabilità. Persone disabili che essendo più deboli ed indifesi finiscono inevitabilmente col subire: è facile, troppo facile prendersela con chi non può difendersi.  E’ tutto ciò una chiara manifestazione di inciviltà? paesi, nazioni ritenute civili (sempre dal gruppo che decide cosa è civile e chi) che si comportano da incivili? Probabile, sicuramente c’è poca attenzione. Il disabile disturba, è spesso ritenuto una rottura di scatole e serve solo e spesso per prendere voti. Ma purtroppo sono tantissime le violenze. Basta vedere su internet o leggere o vedere i telegiornali e possiamo capire quanti abusi, vessazioni e soprusi di varia natura che le persone disabili subiscono (per non considerare ovviamente tutte quelle persone che la passano liscia e che non vengono accusate). Così per tentare di supportare queste continue segnalazioni, il Codacons ha deciso di tutelare e difendere maggiormente i diritti delle persone con disabilità, cosa che dovrebbe invece essere naturale a molti. Penso che non sia piacevole, per nessuno, subire violenze! Il Codacons perciò per supportare la categoria dei disabili, ha iniziato col diffidare il Comune di Roma per le numerose buche che sono purtroppo presenti in molte strade della nostra capitale, elencando tutta una serie di difficoltà che le persone con disabilità motorie devono affrontare quando devono spostarsi per le strade cittadine.  Questo è un primo passo nella speranza che non sia isolato, ma che venga sempre più supportato, perchè non possono esserci cittadini di categoria A e di categoria B, dove questi ultimi, oltre a tutti i problemi di natura fisica, economica e neurologica, sono costretti ad affrontare e a subire soprusi di ogni tipo e a venire calpestati i propri diritti e soprattutto la propria dignità. Per questo motivo il Codacons ha chiesto ai cittadini di segnalare qualsiasi comportamento o episodi negativo nei confronti delle persone con disabilità sia diretto che indiretto, sia subito che visto ed è per questo motivo che ho voluto scrivere questo articolo, nella speranza che quanti di voi che dovessero leggere questo articolo e hanno o vedono episodi di qualsiasi tipo di violenza nei confronti di disabili lo denunciano senza timore, perchè tutti siamo cittadini con gli stessi diritti, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche.

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settembre 2, 2019

“Ponte di solidarietà tra Campania e Sicilia per portare il piccolo Luigi al mare”

Luigi Hanthony Noha ha una malattia genetica rara dal nome complesso: la Pelizaeus-Merzbacher (PMD), una leucodistrofia legata all’X, caratterizzata da una ipomielinizzazione del sistema nervoso centrale (SNC), cioè da una scarsa produzione di mielina, la sostanza che ricopre gli assoni dei neuroni.. Inoltre,  la pelle del piccolo è letteralmente aggredita da una psoriasi guttata. “Per un anno – racconta la mamma Mariella – abbiamo fatto una terapia cortisonica con scarsi risultati. La dermatologa mi aveva detto che il bambino aveva bisogno di sole e mare per migliorare la sua situazione, anche a livello respiratorio. Se fosse stato possibile avrebbe dovuto essere esposto al sole persino di notte”. Ma per il piccolo Luigi e la sua famiglia, con i loro sette anni e mezzo di battaglie e sacrifici quotidiani, a Messina il mare e il sole sembrano essere un miraggio, mancando le attrezzature e l’assistenza adatte a poterne fruire. SERVIZI SEMPRE PIU’ RIDOTTI – L’impossibilità di andare al mare è solo l’ultimo di una serie interminabile di difficoltà che la famiglia ha dovuto e continua a dover affrontare per dare a Luigi una vita normale. “Negli anni – continua Mariella – abbiamo visto ridurre significativamente i servizi per mancanza di fondi. Ad esempio, all’inizio Luigi aveva un educatore che veniva a casa tutti i giorni e per lui quest’interazione era preziosa. Oggi non è più possibile. Luigi, poi, riesce ad andare a scuola a singhiozzo: avrebbe diritto al servizio di accompagnamento scolastico, ma spesso per un insieme di fattori, è costretto a rimanere a casa. Noi viviamo in un monolocale e ci sono le scale: dovremmo cambiare casa ma per ora non è possibile. Quando può, mio marito lo carica in spalla, per fargli superare le scale, e lo porta a scuola”. A Luigi viene riconosciuta un’ora di fisioterapia per cinque giorni, ma troppo spesso il suo tempo si trasforma in una somma di momenti “vuoti”, abitati solo dalla famiglia che profonde molti sforzi per assisterlo e sostenerlo. DALLA SICILIA ALLA LOMBARDIA PER LE CURE – “Io – evidenzia Mariella – sono malata a mia volta, anche se riesco a deambulare ancora, ma sono sempre stanca e convivo con dolori cronici. Per sottoporre Luigi agli esami ed ai controlli necessari, dato che purtroppo non c’è una cura, né chirurgica né genica, e fino a poco tempo fa non c’era neanche una diagnosi, anzi il rischio di diagnosi errata in questo caso è altissimo, fino ad adesso siamo riusciti ad andare fino ad un centro di riferimento per le malattie neurodegenerative situato a Lecco. Paradossalmente, infatti, spostarsi in altre zone della Sicilia è molto più difficile ed oneroso”. IL DIRITTO DI VEDERE IL MARE – Per il piccolo Luigi, nonostante abiti in una regione con splendide spiagge, e nonostante sia fondamentale per la sua salute così fragile, il mare resta precluso. Finchè un ponte di solidarietà a unire idealmente Sicilia e Calabria non viene gettato: è grazie all’interessamento delle associazioni che la situazione si sblocca. Ad intervenire è, in primis, l’AIALD, l’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia. La sua presidente, Valentina Fasano, sa bene come si senta Mariella: l’associazione, infatti, è nata dalla vicenda di Francesco, il suo compagno, e dalle vicissitudini patite, motore che l’ha spinta a creare una realtà che facesse da collegamento tra le famiglie e il mondo della ricerca, della medicina e  dell’assistenza territoriale. IL PONTE DI SOLIDARIETA’ – Grazie all’AIALD e all’ELA (l’Associazione Europea contro le Leucodistrofie, ndr), l’appello viene lanciato, ed a rispondere è la sezione territoriale della U.I.L.D.M. di Arzano – Ischia e Procida presieduta da Salvatore Leonardo con la vicepresidenza di Raffaele Brischetto, che racconta: “Di fronte alla situazione del piccolo Luigi abbiamo lanciato un appello, tramite un giornale siciliano, per l’acquisto di una sedia JOB in loco, ma di fronte al silenzio, abbiamo provveduto a fornirne una in prestito, nella versione a due ruote, che era in dotazione  ad un lido attrezzato di Ischia, e l’abbiamo prontamente spedita”. Luigi ha quindi potuto finalmente godere del mare a Messina, dove anche un altro ragazzo con disabilità ha avuto la possibilità di usare la stessa sedia JOB.  Un plauso quindi alle associazioni che instancabilmente, in tantissime parti d’Italia lavorano per raggiungere tanti piccoli grandi obiettivi, come quello di poter fare andare un bambino al mare. Ma l’impegno volontaristico e la solidarietà non possono bastare: i diritti siano resi esigibili per tutti!

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agosto 29, 2019

“Pinerolo, anziana lascia 200 mila euro in eredità a 69 famiglie con figli disabili”

Prima di morire Olga Ghirardi, un’anziana residente a Pinerolo, nel Torinese, aveva lasciato delle indicazioni chiare su come utilizzare la sua eredità. Nello specifico, ha chiesto che 200 mila euro andassero a famiglie della sua città che avessero figli affetti da handicap. Il Comune ha pubblicato un bando e sono arrivate 75 richieste. Ne sono state accolte 69, che dunque avranno un piccolo-grande aiuto economico per migliorare le vite dei loro ragazzi disabili, ciechi o autistici. Il Comune ricorderà la benefattrice con una cerimonia pubblica che si terrà il 16 settembre, momento in cui ufficialmente saranno consegnati i benefici alle 69 famiglie

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agosto 21, 2019

“disabilità poesia ed amore”

Osservo la mia gamba ed il mio braccio e scorgo un impercettibile contrazione che evidenzia un muscolo che c’era e che ora non c’è più ma, c’è stato. Guardo il mio corpo, fisso la mia mano aperta, quasi un ragno con le zampe rivolte al cielo, un elemento perfetto di questa natura malvagia. Muovo lentamente le dita ed ad una ad una, l’enorme forma della macchina umana mi spinge ad osservare ancor più attentamente tanta meraviglia. Il mio pensiero attiva le sinapsi del cervello che elaborano i messaggi da inviare ai muscoli ed ogni cosa conquista il suo percorso e la sua utilità. Mi sembra impossibile che solo col pensiero il mio corpo risponda, più o meno in verità, ai comandi ma, risponda. Che perfezione, che ingegneria senza pari. Il cervello comanda un mondo dove ogni elemento segue un giusto ordine ed una corretta logica. Poi ci siamo noi, macchine imperfette e perfette nello stesso tempo. Poi ci siamo noi cavalli di razza che corrono ogni giorno gare importanti per conquistarsi una vita migliore. Fiori profumati dai colori sgargianti che si flettono al vento della vita e dell’amore senza mai lamentarsi per i dolori o per le menomazioni. Noi disabili a cui la vita presto ha insegnato che tutto è più difficile ma proprio per questo più bello. Noi che lottiamo per ottenere anche solo dei piccoli risultati ma che una volta ottenuti, non lasciamo più. Noi giganti dalle gambe di argilla ma dal cuore grande, noi angeli dalle ali leggermente bruciacchiate ma dal sorriso e dal cuore fiero. Nuvole che si muovono nel cielo della vita a volte con la velocità del vento, a volte più lentamente seguendo i ritmi dei nostri problemi ma sempre, con quello sguardo puntato verso il futuro e verso la meta. A volte le cose non ci vanno come vorremmo, a volte il dolore ci blocca e la gamba non vuole seguire l’input del cervello ma diamine vorremo mica fermarci per questo? Noi non smettiamo mai di lottare, non siamo certo superuomini o superdonne, siamo solamente anime forti che vogliono vivere, sopravvivere amare ed essere amate. Noi che vogliamo l’amore quello che fa battere il cuore, quello che unisce due carrozzine suggellando il patto d’amore eterno, superando tabù, limiti ed ostacoli. La gioia di una stretta di mano, la forza travolgente di una carezza e di uno sguardo innamorato, l’enfasi di una danza d’amore giocata magari con ritmi diversi e con movimenti obbligati ma con altrettanta forza e passione vissuta, fino alla gioia suprema. Amiamo e siamo amati, viviamo e siamo ricambiati. L’ emozione del corteggiamento, l’enfasi dei sorrisi, i battiti accelerati dal semplice piacere di vedersi e di mischiare la propria passione a quello dell’amato o dell’amata. Certo, innegabilmente non potremo ambire l’onore delle passerelle di moda, stereotipi fra l’altro di una bellezza che magari nemmeno ci piace, frutto di perversione di forme e di gusti. Noi, piccoli mondi perfetti nella nostra imperfezione siamo vivi, siamo uniti e meno soli su di un pianeta di formiche che muovendosi tanto velocemente si perde la gioia di osservare il mondo come facciamo noi. Noi che per cause di forza maggiore usiamo dei montaggi con inserito lo slow (lento) ma che grazie a questo impedimento, riusciamo a gustarci fino in fondo ciò che ci succede intorno. Certo disabilità non fa rima con gioia e con vittoria ma sicuramente fa rima con vita, con poesia e con amore. Noi macchine imperfette frutto d’amore perfetto, noi eroi normali di una vita in salita. Noi che non ci fermiamo mai o che perlomeno ci proviamo sempre, a superare i nostri limiti. Noi, Disabili per forza, eroi per scelta. Paola Maria Bevilacqua

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agosto 19, 2019

“Provo a volare ma”

Buongiorno lettori di disabiliabili.net come state? Io mi sono svegliata preda di voglia di “bilanci” della vita. Probabilmente sarà l’estate e le vacanze che tutti si stanno vivendo allegramente mentre io, in silenzio e mestamente, preparo casse per l’ennesimo trasloco. L’estate sta finendo canta la famosa canzone dei Righeira, invece l’estate è ancora nel suo “clou” fra grigliate e bagni in piscina, fra balli e feste di mirabolante portata. Però sappiamo che ogni medaglia ha due facce e nessuno parla mai della vecchietta che non ha da mangiare e non ha la forza di recarsi al supermercato per colpa del gran caldo, oppure della disabile in sovrappeso che vive relegata sul balconcino della fattiscente casa popolare della vecchia Milano di Baggio, poichè non essendoci l’ascensore, lei vive fra le sue 4 mura. Non voglio raccontare solo tristezze che diavolo, ma vogliamo parlare di Paris Hilton e della nuova casetta fatta costruire dal design all’ultimo grido con decine di stanze e con piscina per i suoi cagnetti e per il nuovo chihuahua appena adottato, del valore di euro 8.000, alla morte del suo più famoso Tinkerbell. Ora una si domanda ma con un patrimonio della ricca ereditiera stimato in circa 100 milioni di dollari, la modella, imprenditrice, cantante, attrice e stilista americana non si rende conto che anziani, disabili e poveri hanno o meglio avrebbero bisogno, di lei e del suo aiuto? Non voglio demonizzare nessuno, ci mancherebbe, ho fatto questo nome solo perchè in comune abbiamo la passione per gli animali, non certo il patrimonio e perchè comunque, lei sbandiera la sua vita sui social in ogni momento ed in ogni foto. Quindi mi sento libera di manifestare il mio pensiero. L’estate mi fa riflettere e penso che anche a voi faccia sorgere in mente brutti pensieri. Osservo la mia gamba che deambula come in un balletto di un cigno un pochino sgraziato, guardo il mio braccio che si muove per carità, ho detto si muove ma la forza residua è veramente limitata. La mano, poi, di lei che dire? Mi brucio spesso perchè non ho la percezione del calore, del dolore o della capacità di chiudere trattenendo gli oggetti. Ti lamenti direte voi? Sei in piedi, cammini, vivi da sola e guidi macchina e moto ma, credetemi non è tutto oro ciò che luccica. La protesi che ho in zona cervicale estesa da c3 a c7, collocata in due tentativi chirurgici dato che il primo non era riuscito, mi procura enormi dolori e mi limita nelle posizioni. Ho vissuto momenti drammatici ma anche esaltanti e pieni di successi sportivi però ripenso con calma agli anni spensierati della gioventù e del liceo. Ciò che mi dispiace è che nessuno quando sei ragazzo ti insegni a fare tesoro delle tue esperienze, ti insegni a goderti ogni giorno come fosse l’ultimo, ti insegni a vivere senza falsi tormenti dovuti all’inesperienza di vita.  Proprio vero: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane. Non voglio demonizzare i miei ed i vostri genitori ma forse, se invece di guardare che non ci mettessimo gonne troppo corte e non ci truccassimo come una Mata Hari in cerca di conquista, se e dico solo se, anche a loro avessero insegnato a fare i genitori, i loro genitori, non ci sarebbero tutti questi giovani spiantati, demoralizzati, sballati dalle droghe e dagli eccessi di alcool e di ogni perdizione. Ma come ben sappiamo l’uomo è un essere perfettibile ma non perfetto e quindi, errori e stranezze di ogni epoca hanno creato malcontento e gioventù bruciate. Non ci esimiamo nemmeno noi disabili che a caccia di vita chiediamo sempre e comunque a gran voce diritti senza mai ricordarci che anche noi abbiamo dei doveri e non siamo scevri da limiti morali. Vogliamo parlare delle atlete delle Nazionali Paralimpiche che firmano autografi come star di Hollywood, che guadagnano cifre esorbitanti, dimenticandosi di noi poveri disabili, normali nella nostra anormalità fisica. Tutto è sbagliato ma tutto è vero. Tutti noi proviamo a volare e poi se troviamo la corrente giusta ci lasciamo librare nel cielo fregandocene di chi è rimasto a terra. Volete farcene una colpa? Io forse egoisticamente, dico a gran voce no, provo a volare ma non ci riesco perchè la vita mi zavorra a terra sempre più mentre la mia mente vola libera sempre e comunque quindi amici miei se come me, state soffrendo in una casa calda e solitaria volate con la mente, libratevi nell’infinito con la vostra mente. Nessuno potrà mai dirci che sbagliamo, nessuno potrà mai farci notare che stiamo sbagliando. Una grande ricchezza l’abbiamo, tutti noi abbiamo la nostra mente che ci può far volare liberamente ovunque e comunque da tutti. Sono libera e volo alta nel cielo, amici disabili se volete venire con me, armatevi solo di sogni e di voglia di vivere io ci sono… siete pronti? Si volaaa.

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agosto 14, 2019

“Il mare, il sogno di Luca reso possibile grazie agli amici di Soncino”

SONCINO (CR) – Fare un bagno al mare per andare oltre la malattia: un sogno che si realizza per il 48enne soncinese Luca Reali, malato di Sla che grazie al buon cuore di numerosi volontari di Soncino e dell’associazione Insieme a te ora si trova a Ravenna dove fino a sabato trascorrerà alcuni giorni in riva all’Adriatico. Un gesto semplice ma di grande impatto emotivo per il 48enne, reso possibile anche grazie alla sensibilità mostrata dall’intero borgo. «La moglie di Luca, Claudia Biondelli, ci ha espresso questo desiderio – racconta l’amicaSonia Adamo, anch’essa soncinese – e quindi insieme ad altri cittadini del borgo abbiamo iniziato a documentarci su come fosse possibile realizzare questo sogno. E dopo aver instaurato un legame con l’associazione Insieme a te di Faenza abbiamo organizzato il viaggio: i volontari della Croce Verde di Soncino si sono proposti di accompagnare Luca in ambulanza. Nulla è stato lasciato al caso tanto che insieme lui durante il viaggio c’era anche il medico di Soncino e volontario Michele Brevi». Il sogno di poter fare un bagno al mare è solo l’ultimo atto di generosità nei confronti del 48enne dopo che proprio in questi giorni associazioni e cittadini del borgo sono scesi in campo per regalargli una nuova bicicletta medica. Attrezzatura utilizzata proprio durante il soggiorno a Punta Marina (Ravenna), dove l’associazione di volontariato Insieme a te ha inaugurato una spiaggia completamente dedicata a disabili anche gravi, come i malati di Sla.

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agosto 12, 2019

“Dove posso parcheggiare con il contrassegno disabili: tutte le regole”

A maggior ragione in prossimità delle vacanze ci sembra utile tornare parlare di contrassegno auto disabili, per tutti coloro che si sposteranno in macchina per le ferie. Si tratta comunque di informazioni importanti per tutti, per muoversi più consapevoli dei propri diritti, ed evitare di incappare in multe  e contravvenzioni. Completiamo le informazioni che abbiamo raccolto recentemente nelle FAQ pass disabili con un articolo dove vediamo dove si può parcheggiare col contrassegno disabili. Di seguito, il regolamento riportato dalle schede dell’ACI.   Il contrassegno consente ai veicoli al servizio della persona disabile di parcheggiare (sosta): • negli appositi spazi riservati nei parcheggi pubblici, ad eccezione degli stalli di parcheggio personalizzati (cioè riservati al veicolo al servizio di un singolo titolare di contrassegno disabili); • nelle aree di parcheggio a tempo determinato, senza limitazioni di orario e senza esposizione del disco orario, ove previsto (art. 188, c. 3, CdS); • nei parcheggi a pagamento (delimitati dalle cosiddette strisce blu), gratuitamente, quando gli spazi riservati risultino già occupati, se espressamente stabilito dal Comune; • nelle zone a traffico limitato (Ztl) o nelle zone a sosta limitata (Zsl), senza limiti di orario, quando è autorizzato l’accesso anche a una sola categoria di veicoli adibiti a servizi di trasporto e pubblica utilità (art. 11 D.P.R. 503/1996); • nelle zone a traffico controllato (Ztc) (art. 11 D.P.R. 503/1996); o nelle aree pedonali urbane (Apu), quando è autorizzato l’accesso anche a una sola categoria di veicoli adibiti a servizi di trasporto e pubblica utilità (art. 11 D.P.R. 503/1996); • in caso di blocco, sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse e per esigenze di carattere militare oppure quando siano previsti obblighi e divieti, temporanei o permanenti, anti-inquinamento, come le domeniche ecologiche o la circolazione per targhe alterne (artt. 188 CdS e 381 Regolamento di esecuzione del CdS, art. 11 D.P.R. 503/1996); • nelle zone di divieto o limitazione di sosta, purché il parcheggio non costituisca intralcio alla circolazione. Il contrassegno disabili non autorizza alla sosta nei luoghi dove le principali norme di comportamento lo vietano, vale a dire dove reca intralcio o pericolo per la circolazione. Non è quindi consentita nei seguenti casi:  dove vige il divieto di sosta con rimozione forzata;  dove vige il divieto di fermata;  in corrispondenza di: passo carrabile, attraversamenti pedonali e ciclabili, ponti, dossi, cavalcavia, strettoie, passaggi a livello, gallerie, segnaletica verticale occultandone la vista, aree di fermata bus, corsie di scorrimento dei mezzi di trasporto pubblico;  in corrispondenza o in prossimità delle intersezioni;  in seconda fila, sui marciapiedi, sulle piste ciclabili, contro il senso di marcia;  nelle aree riservate ai mezzi di soccorso e di polizia;  negli spazi per i mezzi pubblici o nelle aree riservate al carico / scarico delle merci; negli spazi di parcheggio personalizzati (ad personam) cioè riservati a un singolo titolare di concessione con apposita segnaletica che riporta il numero dell’autorizzazione;  nelle zone a traffico limitato (Ztl), quando non è autorizzato l’accesso anche a una sola categoria di veicoli adibiti a servizi di trasporto e pubblica utilità;  nelle aree pedonali urbane (Apu), quando non è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli adibiti a servizi di trasporto e pubblica utilità.

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