Posts tagged ‘Disabili’

maggio 22, 2018

“Verona. La «grande sfida» dei commessi disabili”

Ciao amici di Disabili Abili, oggi vi parlo del progetto “Commessi Disabili”, l’’obbiettivo di questa sfida è mettere la persona disabile al centro; per dimostrare le sue capacità al pubblico, ma in particolar modo far superare alle persone il pregiudizio verso di loro e farli guardare al di là della loro problematica; un progetto ambizioso e direi molto utile per noi, che subiamo quotidianamente pregiudizi ma anche ai “Normodotati” perché finalmente possano aprire gli occhi e credetemi, c’è ancora tanta gente che purtroppo tende a essere iperprotettiva e precludere a noi di sviluppare qualsiasi tipo di capacità o esperienza,  ve lo dico per esperienza diretta con piu’ persone. Questo aspetto però è solo il primo dei problemi, il secondo non viene neppure menzionato, cioè il lavoro; il commesso è una potenziale professione, perché questo tipo di iniziativa non può essere allargata ad eventuale corso di formazione o tirocinio lavorativo? Chi ha la possibilità dovrebbe sempre provare a prendere in considerazione questo aspetto, invece purtroppo fa piu’ comodo sfruttare il disabile qualche ora gratis….. personalmente lo considero un progetto sviluppato solo a metà mi auguro che in futuro si valuti anche l’ipotesi di far tenere un progetto lavorativo visto che il commesso è una mansione lavorativa! Alla prossima!

Simone

Di Luca Bortoli

Si chiama «Anch’io sono capace, negozi senza barriere» l’iniziativa che aiuta a dialogare con persone con disabilità. Protagonisti oltre 350 tra giovani e adulti. Quale sensazione provereste se stamattina entrando in un negozio di una delle più rinomate vie dello shopping italiano trovereste un ragazzo con disabilità a servirvi? Curiosità, spaesamento, un minimo di imbarazzo, forse. Ma se la cosa si ripete al secondo, terzo e quarto esercizio commerciale, diventa ‘normale’. È ciò che accade a Verona nella centralissima via Mazzini, che da piazza delle Erbe conduce all’Arena dove si chiude la decima edizione di ‘Anch’io sono capace!! Negozi senza barriere’. Merito della onlus La Grande sfida che per il 2018 ha scelto come slogan ‘Abitare il limite’ che nel tempo ha portato questa esperienza in 75 comuni della provincia scaligera (solo quest’anno Peschiera del Garda, Bussolengo, Cerea, Villafranca e Caldiero). «Inserimento, integrazione, inclusione… tutte belle parole, ma rischiano di rimanere vuote se prima non c’è un incontro reale, personale, emozionale – interviene il presidente Roberto Nicolis – Da qui l’idea di una grande rete per creare nel tempo un’alternativa ai centri diurni per persone con disabilità». La Grande sfida ha messo insieme Asl, associazioni di categoria, innumerevoli istituti scolastici di ogni ordine e grado, parrocchie: 480 enti ogni anno. Ne sono scaturiti centinaia di incontri e di relazioni. Solo quest’anno sono 350 le persone con disabilità rese protagoniste. «Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale radicale – riprende Nicolis – Questi ragazzi sono potentissimi umanizzatori della società, basta solo entrarci in contatto. E su ‘Abitare il limite’ hanno moltissimo da insegnare: hanno imparato ad accogliere fin dal primo giorno i loro limiti più invalicabili».

«Lo scambio è meraviglioso – confida Cinzia Annighini che ha una gioielleria in via Oberdan e aderisce da otto anni all’iniziativa – Molti di loro sono abilitati al lavoro: da noi escono dalla campana di vetro in cui li confiniamo, crescono e si confrontano». «Nessuno dei miei clienti, per lo più turisti stranieri, fa caso alla disabilità di Davide che mi aiuta in questi giorni – racconta Emilia Geronzi, titolare di un banco frutta in piazza delle Erbe – Averlo con me è speciale perché mette il cuore in quello che fa». E lo stesso capita alla libreria Paoline di via Stella, dove i ragazzi vengono presentati ai clienti e sfruttano le loro capacità. Ma ‘Abitare il limite’, che si è aperto il 25 aprile per proseguire fino al 9 giugno, non è affatto tutto qui. Ci sono i progetti con le scuole, e c’è anche La Grande sfida on tour che domani tocca Belfiore (dopo Peschiera del Garda e Cerea) e prevede un pomeriggio di giochi in piazza, la messa in parrocchia e la sera uno spettacolo in palestra. E poi c’è ‘International’ che il 26 e 27 maggio porterà sport e ‘giochi di disabilità’ in piazza Bra a Verona, mentre sabato 2 giugno, festa della Repubblica, prenderà vita ‘Incontrarti’, 11° Festival internazionale di artisti di strada con diverse abilità pronto ad abbracciare tutto il centro storico della città nonché Mostra di opere d’arte nelle vetrine dei negozi e degli esercizi pubblici, che si tiene per il terzo anno consecutivo. Obiettivi per il futuro? «Rendere ordinaria l’esperienza: magari un giorno alla settimana in negozio, superando le rigidità normative. E poi condividere questo format – conclude Roberto Nicolis – Tutti possono superare l’idea che chi è fragile, scartato, sofferente rappresenti la domanda di un servizio. E se invece rappresentasse l’offerta di senso, di occasione, di partecipazione, di speranza?».

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Annunci
Tag:
aprile 30, 2018

“Difesa dei diritti dei disabili e dei familiari, presidio di civiltà davanti palazzo”

E’ quanto dicono un gruppo un gruppo di associazioni umbre con oltre 500 iscritti che si occupano delle tutela dei diritti delle persone non autosufficienti e familiari caregiver. Si è tenuto oggi pomeriggio nellaSala Partecipazione di Palazzo Cesaroni un incontro tra l’Assessore alla Salute, Coesione sociale e Welfare Luca Barberini, i membri della Terza Commissione Consiliare Permanente e numerose Associazioni umbre in difesa dei diritti dei disabili e dei familiari caregiver.

Le associazioni intendono confrontarsi con le Istituzioni in merito agli interventi di assistenza domiciliare in forma indiretta. Le associazioni chiedono una riorganizzazione degli interventi (assegni di cura, assegni di sollievo, assegni badante) volta ad eliminare discriminazioni e liste di attesa.

Un presidio di civiltà per costruire concrete speranze per le tante, troppe famiglie interessate. Oggi pomeriggio davanti la sede del consiglio regionale le associazioni hanno manifestato on tanto di cartelli. Eccone alcuni: “Ho diritto di scegliere chi mi pulisce il culo!, Vogliamo l’assistenza domiciliare indiretta! Non vogliamo le Coop! Gli assistenti li scegliamo noi! Non si vendono i disabili pe run pugno di voti. Basta Coop”

«Molto spesso – hanno detto – le famiglie si trovano ad affrontare da sole situazioni complicate e di difficile gestione. Come associazione abbiamo riscontrato grandi differenze di disponibilità, sia di servizi che di interventi nell’ambito della stessa regione».

Chiedono l’applicazione della legge 328 dei 2000 in riferimento ai progetto individuale ed alla presa in carico globale.

Leggi anche: Autonomia delle persone con disabilità, pronti a partire 126 progetti in Umbria

Per quel che riguarda la ASL 2, nonostante i confronti 6 le sollecitazioni attuate negli ultimi anni: «Non siamo ancora riusciti ad ottenere i piani terapeutico riabilitativi che sono alla base del progetto individuale sia per minori che per adulti con disabilità, quindi ci chiediamo su quali basi vengono definiti gli interventi. Manca purtroppo la personalizzazione».

Mancano risorse:«Nel servizio di neuro psichiatria infantile della ASL 2, mancano risorse specialistiche fondamentali quali psicomotricisti, psicologi cognitivo comportamentali, terapisti occupazionali al fine di garantire una reale presa in carico multidisciplinare. Inoltre la carenza di personale crea lunghe liste di attesa che non permettono interventi completi ed esaustivi, limitati nel tempo e fatti solo nella primissima fascia di eta (circa 7 anni ).

Manca un modello organizzativo e una struttura sanitaria per minori con disabilita da attivare nelle situazioni di emergenza:«Attualmente ci risulta che i minori vengano mandati fuori regione lontano dal proprio nucleo famigliare, con costi altissimi (circa 9000 €). Dopo i 18 anni non ci sono figure mediche specialistiche che possono seguire le persone con disabilita: l’unico riferimento è ad oggi I’assistente sociale e per gli autistici il CSM si rifiuta di farsene carico.

Queste le tante e infinite problematiche manifestate oggi:«Poniamo alla vostra attenzione le seguenti riflessioni che ci hanno permesso di individuare alcune criticità per il cui superamento poniamo delle precise richieste. Hanno spiegato. Emerge una marcata incongruenza tra il budget complessivo stanziato, circa 2 milioni e 388 mila euro (quota che ricomprende le risorse attualmente individuate per i progetti più 120.000 euro per il consulente alla pari) e il numero di progetti finanziati. Appare inusuale e incomprensibile la previsioni di durate temporali differenti da progetto a progetto, si parla di periodi variabili fino ad un massimo di 18 mesi, tutto ciò comporta un palese trattamento di favore a vantaggio di alcuni e a discapito di altri. Nel resto di Italia i progetti hanno una durata e un finanziamento di 12 mesi. Sono previsti 126 progetti ai quali dovrebbero essere teoricamente assegnati ciascuno circa 18.000 euro. Chiediamo che 11 budget complessivo di 2 milioni e 388 euro venga assegnato a progetti che abbiamo tutti una durata standard di 12 mesi, con rivalutazione alla scadenza del periodo».

Carenza nei centri semi residenziali:«Mancano alcune figure tecniche come psicologi, educatori, coordinatori e psichiatri; inoltre non ci sono neanche infermieri professionali. Ci chiediamo chi interviene nel caso in cui uno dei ragazzi che frequenta il centro ha una crisi? Chi somministra i farmaci agli utenti dei centri diurni? In caso di assistenza domiciliare, gli operatori possono/sono autorizzati a somministrare farmaci?»

L’autismo un altro problema che non va sottovalutato:«Per quel che riguarda l’autismo la situazione sta degenerando, perché, a fronte di un aumento esponenziale dei casi, non vengono garantite le terapie appropriate, nonostante la nostra Regione nel 2012 con la delibera di Giunta 399 abbia fornito la linea di indirizzo per la diagnosi precoce e la presa in carico multi professionale dei soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico. Ad oggi non è possibile avere operatori ABA e più in generale metodologie di intervento ad evidenza scientifica. Mancano centri di riferimento territoriali, fondamentali per garantire una reale presa in carico a un progetto riabilitativo personalizzato».[….]protesta2

E’ quanto dicono un gruppo un gruppo di associazioni umbre con oltre 500 iscritti che si occupano delle tutela dei diritti delle persone non autosufficienti e familiari caregiver. Si è tenuto oggi pomeriggio nellaSala Partecipazione di Palazzo Cesaroni un incontro tra l’Assessore alla Salute, Coesione sociale e Welfare Luca Barberini, i membri della Terza Commissione Consiliare Permanente e numerose Associazioni umbre in difesa dei diritti dei disabili e dei familiari caregiver.

Le associazioni intendono confrontarsi con le Istituzioni in merito agli interventi di assistenza domiciliare in forma indiretta. Le associazioni chiedono una riorganizzazione degli interventi (assegni di cura, assegni di sollievo, assegni badante) volta ad eliminare discriminazioni e liste di attesa.

Un presidio di civiltà per costruire concrete speranze per le tante, troppe famiglie interessate. Oggi pomeriggio davanti la sede del consiglio regionale le associazioni hanno manifestato on tanto di cartelli. Eccone alcuni: “Ho diritto di scegliere chi mi pulisce il culo!, Vogliamo l’assistenza domiciliare indiretta! Non vogliamo le Coop! Gli assistenti li scegliamo noi! Non si vendono i disabili pe run pugno di voti. Basta Coop”

«Molto spesso – hanno detto – le famiglie si trovano ad affrontare da sole situazioni complicate e di difficile gestione. Come associazione abbiamo riscontrato grandi differenze di disponibilità, sia di servizi che di interventi nell’ambito della stessa regione».

Chiedono l’applicazione della legge 328 dei 2000 in riferimento ai progetto individuale ed alla presa in carico globale.

Leggi anche: Autonomia delle persone con disabilità, pronti a partire 126 progetti in Umbria

Per quel che riguarda la ASL 2, nonostante i confronti 6 le sollecitazioni attuate negli ultimi anni: «Non siamo ancora riusciti ad ottenere i piani terapeutico riabilitativi che sono alla base del progetto individuale sia per minori che per adulti con disabilità, quindi ci chiediamo su quali basi vengono definiti gli interventi. Manca purtroppo la personalizzazione».

Mancano risorse:«Nel servizio di neuro psichiatria infantile della ASL 2, mancano risorse specialistiche fondamentali quali psicomotricisti, psicologi cognitivo comportamentali, terapisti occupazionali al fine di garantire una reale presa in carico multidisciplinare. Inoltre la carenza di personale crea lunghe liste di attesa che non permettono interventi completi ed esaustivi, limitati nel tempo e fatti solo nella primissima fascia di eta (circa 7 anni ).

Manca un modello organizzativo e una struttura sanitaria per minori con disabilita da attivare nelle situazioni di emergenza:«Attualmente ci risulta che i minori vengano mandati fuori regione lontano dal proprio nucleo famigliare, con costi altissimi (circa 9000 €). Dopo i 18 anni non ci sono figure mediche specialistiche che possono seguire le persone con disabilita: l’unico riferimento è ad oggi I’assistente sociale e per gli autistici il CSM si rifiuta di farsene carico.

Queste le tante e infinite problematiche manifestate oggi:«Poniamo alla vostra attenzione le seguenti riflessioni che ci hanno permesso di individuare alcune criticità per il cui superamento poniamo delle precise richieste. Hanno spiegato. Emerge una marcata incongruenza tra il budget complessivo stanziato, circa 2 milioni e 388 mila euro (quota che ricomprende le risorse attualmente individuate per i progetti più 120.000 euro per il consulente alla pari) e il numero di progetti finanziati. Appare inusuale e incomprensibile la previsioni di durate temporali differenti da progetto a progetto, si parla di periodi variabili fino ad un massimo di 18 mesi, tutto ciò comporta un palese trattamento di favore a vantaggio di alcuni e a discapito di altri. Nel resto di Italia i progetti hanno una durata e un finanziamento di 12 mesi. Sono previsti 126 progetti ai quali dovrebbero essere teoricamente assegnati ciascuno circa 18.000 euro. Chiediamo che 11 budget complessivo di 2 milioni e 388 euro venga assegnato a progetti che abbiamo tutti una durata standard di 12 mesi, con rivalutazione alla scadenza del periodo».

Carenza nei centri semi residenziali:«Mancano alcune figure tecniche come psicologi, educatori, coordinatori e psichiatri; inoltre non ci sono neanche infermieri professionali. Ci chiediamo chi interviene nel caso in cui uno dei ragazzi che frequenta il centro ha una crisi? Chi somministra i farmaci agli utenti dei centri diurni? In caso di assistenza domiciliare, gli operatori possono/sono autorizzati a somministrare farmaci?»

L’autismo un altro problema che non va sottovalutato:«Per quel che riguarda l’autismo la situazione sta degenerando, perché, a fronte di un aumento esponenziale dei casi, non vengono garantite le terapie appropriate, nonostante la nostra Regione nel 2012 con la delibera di Giunta 399 abbia fornito la linea di indirizzo per la diagnosi precoce e la presa in carico multi professionale dei soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico. Ad oggi non è possibile avere operatori ABA e più in generale metodologie di intervento ad evidenza scientifica. Mancano centri di riferimento territoriali, fondamentali per garantire una reale presa in carico a un progetto riabilitativo personalizzato».[….]protesta2

E’ quanto dicono un gruppo un gruppo di associazioni umbre con oltre 500 iscritti che si occupano delle tutela dei diritti delle persone non autosufficienti e familiari caregiver. Si è tenuto oggi pomeriggio nellaSala Partecipazione di Palazzo Cesaroni un incontro tra l’Assessore alla Salute, Coesione sociale e Welfare Luca Barberini, i membri della Terza Commissione Consiliare Permanente e numerose Associazioni umbre in difesa dei diritti dei disabili e dei familiari caregiver.

Le associazioni intendono confrontarsi con le Istituzioni in merito agli interventi di assistenza domiciliare in forma indiretta. Le associazioni chiedono una riorganizzazione degli interventi (assegni di cura, assegni di sollievo, assegni badante) volta ad eliminare discriminazioni e liste di attesa.

Un presidio di civiltà per costruire concrete speranze per le tante, troppe famiglie interessate. Oggi pomeriggio davanti la sede del consiglio regionale le associazioni hanno manifestato on tanto di cartelli. Eccone alcuni: “Ho diritto di scegliere chi mi pulisce il culo!, Vogliamo l’assistenza domiciliare indiretta! Non vogliamo le Coop! Gli assistenti li scegliamo noi! Non si vendono i disabili pe run pugno di voti. Basta Coop”

«Molto spesso – hanno detto – le famiglie si trovano ad affrontare da sole situazioni complicate e di difficile gestione. Come associazione abbiamo riscontrato grandi differenze di disponibilità, sia di servizi che di interventi nell’ambito della stessa regione».

Chiedono l’applicazione della legge 328 dei 2000 in riferimento ai progetto individuale ed alla presa in carico globale.

Leggi anche: Autonomia delle persone con disabilità, pronti a partire 126 progetti in Umbria

Per quel che riguarda la ASL 2, nonostante i confronti 6 le sollecitazioni attuate negli ultimi anni: «Non siamo ancora riusciti ad ottenere i piani terapeutico riabilitativi che sono alla base del progetto individuale sia per minori che per adulti con disabilità, quindi ci chiediamo su quali basi vengono definiti gli interventi. Manca purtroppo la personalizzazione».

Mancano risorse:«Nel servizio di neuro psichiatria infantile della ASL 2, mancano risorse specialistiche fondamentali quali psicomotricisti, psicologi cognitivo comportamentali, terapisti occupazionali al fine di garantire una reale presa in carico multidisciplinare. Inoltre la carenza di personale crea lunghe liste di attesa che non permettono interventi completi ed esaustivi, limitati nel tempo e fatti solo nella primissima fascia di eta (circa 7 anni ).

Manca un modello organizzativo e una struttura sanitaria per minori con disabilita da attivare nelle situazioni di emergenza:«Attualmente ci risulta che i minori vengano mandati fuori regione lontano dal proprio nucleo famigliare, con costi altissimi (circa 9000 €). Dopo i 18 anni non ci sono figure mediche specialistiche che possono seguire le persone con disabilita: l’unico riferimento è ad oggi I’assistente sociale e per gli autistici il CSM si rifiuta di farsene carico.

Queste le tante e infinite problematiche manifestate oggi:«Poniamo alla vostra attenzione le seguenti riflessioni che ci hanno permesso di individuare alcune criticità per il cui superamento poniamo delle precise richieste. Hanno spiegato. Emerge una marcata incongruenza tra il budget complessivo stanziato, circa 2 milioni e 388 mila euro (quota che ricomprende le risorse attualmente individuate per i progetti più 120.000 euro per il consulente alla pari) e il numero di progetti finanziati. Appare inusuale e incomprensibile la previsioni di durate temporali differenti da progetto a progetto, si parla di periodi variabili fino ad un massimo di 18 mesi, tutto ciò comporta un palese trattamento di favore a vantaggio di alcuni e a discapito di altri. Nel resto di Italia i progetti hanno una durata e un finanziamento di 12 mesi. Sono previsti 126 progetti ai quali dovrebbero essere teoricamente assegnati ciascuno circa 18.000 euro. Chiediamo che 11 budget complessivo di 2 milioni e 388 euro venga assegnato a progetti che abbiamo tutti una durata standard di 12 mesi, con rivalutazione alla scadenza del periodo».

Carenza nei centri semi residenziali:«Mancano alcune figure tecniche come psicologi, educatori, coordinatori e psichiatri; inoltre non ci sono neanche infermieri professionali. Ci chiediamo chi interviene nel caso in cui uno dei ragazzi che frequenta il centro ha una crisi? Chi somministra i farmaci agli utenti dei centri diurni? In caso di assistenza domiciliare, gli operatori possono/sono autorizzati a somministrare farmaci?»

L’autismo un altro problema che non va sottovalutato:«Per quel che riguarda l’autismo la situazione sta degenerando, perché, a fronte di un aumento esponenziale dei casi, non vengono garantite le terapie appropriate, nonostante la nostra Regione nel 2012 con la delibera di Giunta 399 abbia fornito la linea di indirizzo per la diagnosi precoce e la presa in carico multi professionale dei soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico. Ad oggi non è possibile avere operatori ABA e più in generale metodologie di intervento ad evidenza scientifica. Mancano centri di riferimento territoriali, fondamentali per garantire una reale presa in carico a un progetto riabilitativo personalizzato».[….]protesta2

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
aprile 23, 2018

“Disabilità: Non siamo speciali, speciali…sono le pizze!”

Costanza Orbaiz è una donna di trent’anni, originaria di Martìnez, Buenos Aires. Maestra e psicopedagogista, sta dedicando la sua vita all’insegnamento e all’aiuto di bambini con disabilità, tra i quali alcuni che hanno una storia di vita simile alla sua. Costanza stessa, infatti, è una donna con disabilità: a seguito di due arresti respiratori avvenuti nel giro di un giorno dopo la sua nascita, le lesioni al cervello hanno compromesso il funzionamento del suo apparato motorio.“Paralisi cerebrale, hanno detto i medici. In quel momento, nessuno sapeva cosa sarei stata in grado di fare, però una cosa era sicura: qualunque cosa avessi fatto, l’avrei fatta in modo diverso.
Ed è proprio la diversità lo spunto che ha dato a Costanza la spinta a vivere la sua vita appieno, contando sul fatto che fare le cose in modo diverso non è un limite, ma uno stimolo a cercare una via unica e originale di indirizzare la propria vita.
Interessante ed ispirante dunque il modo in cui ci invita ad approcciarci alla disabilità, nel quale si riflette la sua esperienza personale e il suo esempio. Ne ha parlato in un TEDx svoltosi a Rìo de la Plata, di cui riportiamo qui alcuni stralci e una parte di video alla fine.

DISABILITA’ E VITA A SCUOLA – Per quanto riguarda la sua infanzia, Costanza racconta delle sue esperienze a scuola e di come abbia trovato sia insegnanti pronti a supportarla e aiutarla che altri che, forse per mancanza di preparazione, invece non sapevano bene come rapportarsi con lei: “Durante la scuola primaria, molti insegnanti mi hanno aiutata. Loro erano in grado di vedere tutti i risultati che avrei potuto raggiungere. Naturalmente c’erano altre persone che credevano che non avrei mai finito la scuola primaria o la secondaria. L’università era fuori discussione. Altri preferivano che io fossi in fondo alla classe perchè sembrava che non sapessero cosa fare con me. Non erano preparati. Nessuno è preparato; la disabilità non ti manda un messaggio su Whatsapp dicendoti: “Preparati, sarò lì tra 5 minuti.”. Comunque sia, il modo migliore per farsi trovare pronti èvalorizzando la diversità come parte della vita di tutti i giorni, valorizzando ogni studente, ogni persona, per ciò che è in grado di fare.

“GIOCARE” LA PROPRIA DIVERSITA’ – Degli anni della sua infanzia ci parla anche dei momenti di gioco e del suo tempo libero: “Dopo la scuola, i bambini hanno calcio, lezioni di danza o hockey. Invece i bambini con una disabilità hanno le terapie. Lunghe ore, diversi volti, diverse prospettive. E quando ero una bambina, questo si rifletteva nei miei giochi. Sì, le mie bambole avevano le terapie. Quando giocavo con un’amica, lei mi diceva: “Che strano, io sto giocando a portarle al parco e tu le porti sempre in un posto dove fanno una cosa che si chiama chinesiologia?”. Quello che vivi da bambina lascia un segno su di te. Per questo è così importante che quelli tra di noi che lavorano con i bambini sappiano come trattarli; più di ogni altra cosa, sono bambini.

IL PROGETTO “DESDE ADENDRO” – Lo sguardo alla persona e alle sue esigenze come tale continua anche nel momento in cui Costanza ci parla del suo progetto Desde Adendro, che letteralmente significa “dall’interno”: “Dopo essermi laureata, ho fondato Desde Adentro, un progetto nel quale ho trasmesso il mio approccio alla disabilità. Perchè studiare di una gamba storta non è lo stesso che vivere ogni giorno con una gamba storta”.
L’obiettivo è proprio quello di far entrare le persone nei panni di chi vive la disabilità come una cosa quotidiana e normale, oltre che far capire a chi lavora con persone disabili che non può mancare uno sguardo alla persona che hanno davanti e alle sue esigenze: “Sembra che le stesse formule vengano ripetute per casi che sono già molto diversi. Per esempio: “Paralisi cerebrale: rafforza il busto, stimola la camminata, metti delle stecche, fai degli interventi chirurgici”, un pizzico di sale e uno di pepe. E la persona? Hanno pensato a lei? Sanno come vive con le sue difficoltà? Conoscono i suoi desideri e le sue paure? Se si tratta di un bambino, rispettano il suo momento di gioco così necessario per la sua crescita? Le risposte ci faranno sapere di cosa hanno bisogno le persone per essere se stesse. E qui le divisioni con cui classifichiamo le diagnosi sarebbero troppo limitate, perchè una persona è sempre molto di più di una diagnosi.

IL MESSAGGIO FINALE –Sembra che la disabilità sia uno specchio in cui nessuno si vuole riflettere. Quanto ero una bambina, un giorno una suora mi si avvicinò, mi guardò e mi disse: “Spero che un giorno tu possa guarire.”. Io la guardai e senza esitazione le risposi: “Ma io sono già guarita!”. Sì,  perchè in ogni caso la “cura” è stata imparare a convivere con la mia condizione.”
Alla fine, un consiglio e una nota d’ironia: “Quello che bisogna fare è semplice; rendere più facile quello che è difficile. Non siamo dei “poveretti”, non siamo angioletti. Non siamo speciali, speciali…sono le pizze!”.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fyeaction%2Fvideos%2F1223892124421448%2F&show_text=0&width=476

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
aprile 16, 2018

“Le voci del cinema italiano donano le parole a chi non può più parlare”

Abbiamo già avuto modo di parlavi del progetto Una parola per Nemo: una iniziativa che aiuta a dare voce alle persone che, a causa di una malattia, non riescono più a parlare.  Ora il progetto diventa ancora più importante, grazie a una importante adesione: quella dei doppiatori italiani.

In occasione della Giornata mondiale della voce, in programma il prossimo 16 aprile, Pino Insegno chiama a raccolta il mondo del doppiaggio italiano per adottare la campagna#unaparolapernemo del Centro Clinico NeMO, centro multidisciplinare ad alta specializzazione per il trattamento delle malattie neuromuscolari. Le voci dei grandi attori stranieri e dei cartoni animati registreranno un vero e proprio archivio di frasi e messaggi che potranno sostituire la voce metallica sintetizzata dei comunicatori elettronici, utilizzati delle persone che hanno perso la voce a causa della malattia. Con questa nuova iniziativa continua l’impegno del Centro Clinico NeMO, iniziato qualche mese fa e che ha invitato tutti a donare una parola, registrandola attraverso una App dedicata: a oggi sono migliaia le parole pervenute, che vanno dai saluti, dai messaggi d’amore, ai nomi di alcune squadre di calcio e, persino, ad alcune parolacce.

I messaggi registrati ogni volta da ciascun doppiatore saranno circa 3.600, si avvicineranno il più possibile ai bisogni e alle esigenze delle persone che vivono l’esperienza della malattia ma coglieranno anche gli usi, i costumi e i modi di dire più significativi che appartengono alla lingua italiana. Non solo, ogni paziente coinvolto potrà scegliere quei messaggi che sono più rappresentativi della sua personalità e dei suoi interessi: per esempio potrà far registrare i nomi dei propri cari o le affermazioni e le esclamazioni “tipiche e uniche” che lo contraddistinguono. Questo significa che ogni doppiatore professionista farà una vera e propria “adozione” nel tempo del processo di personalizzazione della banca della voce destinata ad ogni paziente.
Questa nuova fase della campagna si svilupperà nei prossimi mesi e i risultati verranno presentati in occasione del Gran Premio Internazionale del Doppiaggio 2018, in programma il prossimo novembre a Roma.

Alberto Fontana, presidente del Centro Clinico NeMO, sottolinea: “La voce è parte fondamentale dell’identità di ognuno di noi e perderla compromette profondamente il benessere psicologico della persona. Per questa ragione ringrazio di cuore Pino Insegno: il suo impegno e quello di tutti i doppiatori che parteciperanno al progetto è una risposta importante al messaggio che abbiamo lanciato con la campagna #unaparolapernemo. Grazie ai doppiatori, le persone costrette dalla malattia ad utilizzare un comunicatore elettronico potranno contare sulla voce di professionisti, capaci di farci emozionare tante volte da spettatori. Speriamo siano tante le persone che seguano il loro esempio, così da completare il prima possibile il vocabolario delle parole.

Pino Insegno, attore e doppiatore, spiega: “Ho sempre amato prestare la mia voce per raccontare grandi storie attraverso i corpi di altri attori. Grazie al progetto del centro clinico NeMO, potrò regalare la mia voce a chi l’ha persa a causa della malattia, per dargli la possibilità di tornare a comunicare con le persone care e, in fondo, a raccontare nuovamente una storia: la propria“.

Le parole di #unaparolapernemo
“Ciao”, “buona giornata”, “ti voglio bene”, “speranza”, “mamma” ma anche “calcio”, “rigore”, “gol”, “allitterazione”, “camaleonte” e “gazpacho”: le parole che gli italiani in questi mesi hanno voluto donare al Centro Clinico NeMO sono le più diverse, da quelle più intime e affettuose a quelle legate alle proprie passioni, a iniziare dalla “fede” calcistica. E c’è anche chi ha registrato qualche parolaccia, come ad esempio il classico “Vaffa…”: perché anche quello fa parte della quotidianità dei malati, come capita a tutti.
La categoria di vocaboli più nutrita è quella che raccoglie le espressioni di saluto e le esclamazioni (36,7%), seguita dalle parole legate a sentimenti ed emozioni (26,9%), da quelle di uso comune e dai nomi propri (19,7%), a quelle che esprimono bisogni affettivi e concreti(abbracciami, ho fame, ho sete – 10%), fino a quelle legate al cibo e alla tavola e dai verbi di uso più frequente.

La campagna #unaparolapernemo
E’ ancora possibile contribuire a questo progetto di raccolta delle voci, scaricando la App NeMO-MY VOICE e registrando una semplice parola, che verrà inviata dall’App stessa in un vocabolario posto nel cloud: un archivio della voce che supporterà tutte le attività del Centro Clinico NeMO legate alla messa a punto del progetto “Banca della Voce”.
La App NeMO-MY VOICE può essere scaricata da App Store e Google play.

La campagna #unaparolapernemo è realizzata con la collaborazione della Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport Onlus, impegnata da anni nel sostenere la ricerca scientifica sulla SLA e da sempre al fianco del Centro Clinico NeMO e gode del patrocinio di AISLA Onlus, l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, punto di riferimento da oltre trent’anni per l’assistenza delle persone con SLA e tra i Soci Fondatori del Centro Clinico NeMO.Questo articolo lo trovate su sito

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
aprile 3, 2018

“Legge 104 e part time. Quanti giorni di permesso si hanno per assistere un familiare disabile?”

Come sappiamo, la legge prevede la possibilità, per i lavoratori parenti di persone con attestazione di handicap grave (art. 3 comma 3 della Legge 104/92) la possibilità di fruire di tre giorni di permesso mensile per assistere il familiare congiunto. Ma come ci si deve regaolare se il lavoratore fa un part time? Vanno ridotti? La Corte di Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’appello di Trento,  sul caso di una lavoratrice impiegata presso Poste Italiane ad orario ridotto, ha ribadito che un lavoratore dipendente che assiste un familiare con handicap grave ha diritto di 3 giorni di permesso legge 104/92, anche nel caso di part-time verticale.  MA andiamo per ordine.

I PERMESSI EX. L’104/92 – L’art 33 della Legge n 104/1992 riconosce al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste un congiunto con handicap in situazione di gravità (coniuge, parente o affine entro il secondo grado, o entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti) il diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

IL CASO DELLA DIPENDENTE PART TIME – Stante quindi la norma, la questione che si poneva era se la dipendente, poiché impiegata con un orario di part time verticale (dalle 8.30 alle 14.30 dal lunedì al giovedì), avesse diritto ad usufruire di tutti e tre i giorni, come chi è lavoratore a tempo pieno, o se quiesti dovessero essere rimodulati, ovvero ridotti da due a tre. Nel caso della donna, il datore di lavoro aveva effettuato questo ripoporzionamento: al che lei era ricorso al tribunale che, in mancanza di una norma espressa, si era rifatto al principio di non discriminazione contenuto nell’art. 4 del dgsl n.61/2000.

LA MANCANZA DI UNA ESPRESSA NORMATIVA – E’ proprio quella mancanza di una chiara normativa del part time esplicitamente per questa voce ad aver dato spazio alle diverse possibilità interpretative.
L’art 4 del dlgs n 61/2000 (Testo unico sul part-time), dopo aver sancito al primo comma il principio di non discriminazione in base al quale il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a pieno, alla lettera a) individua “i diritti “del lavoratore con orario part-time, e  alla lettera b) esamina ” i trattamenti “economici, che possono essere riproporzionati. In particolare alla:
lettera a) elenca “i diritti” del lavoratore a tempo parziale ed “in particolare ” stabilisce che deve beneficiare della medesima retribuzione oraria, del medesimo periodo di prova e di ferie annuali , della medesima durata del periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità , del periodo di conservazione del posto di lavoro a fronte di malattia, dei diritti sindacali, ivi compresi quelli di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni.
lettera b) stabilisce che “il trattamento del lavoratore a tempo parziale sia riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa” in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa; l’importo della retribuzione feriale; l’importo dei trattamenti economici per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternita’. La lettera a) individua , dunque, “i diritti “del lavoratore con orario part-time ,mentre la successiva lettera b) esamina ” i trattamenti “economici . Questi ultimi possono essere riproporzionati .

LA SENTENZA – Su queste basi, in assenza di specifica disciplina, (poiché né la lettera a né la lettera b menzionano i permessi in esame), la Cassazione ha quindi ritenuto che sia necessario, sul fronte interpretativo, rifarsi quindi alle esigenze di tutela del soggetto con handicap, che sono la base dei permessi mensili retribuiti di cui all’art. 33, comma 3, della Legge 104/92. La Cassazione ricorda infatti come tali permessi  – così come evidenziato dalla Corte cost. nella sentenza n. 213 del 2016 – siano uno strumento di politica socioassistenziale basato sul riconoscimento della cura alle persone con handicap in situazione di gravità prestata dai congiunti e sulla valorizzazione delle relazioni di solidarietà interpersonale ed intergenerazionale. Aggiunge la Cassazione che la tutela della salute psico-fisica del disabile, costituente la finalità perseguita dalla legge n. 104 del 1992, postula anche l’adozione di interventi economici integrativi di sostegno alle famiglie «il cui ruolo resta fondamentale nella cura e nell’assistenza dei soggetti portatori di handicap» (sentenze n. 203 del 2013; n. 19 del 2009; n. 158 del 2007 e n. 233 del 2005). In questa prospettiva la ratio legis dell’istituto in esame consiste nel favorire l’assistenza alla persona affetta da handicap grave in ambito familiare. “…Risulta, pertanto, evidente che l’interesse primario cui è preposta la norma in questione – come già affermato da questa Corte con riferimento al congedo straordinario di cui all’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001 – è quello di «assicurare in via prioritaria la continuità nelle cure o l’assistenza del disabile che si realizzino in ambito familiare, indipendentemente dall’età e dalla condizione di figlio dell’assistito» (sentenze n. 19 del 2009 e n. 158 del 2007)” ( Corte cost. n. 213 del 2016) .

Inoltre la Cassazione ha escluso che la fruizione dei permessi in oggetto costituisca unirragionevole sacrificio per la parte datoriale. La Corte precisa, in definitiva, che se la prestazione di lavoro part time verticale è  articolata sulla base di un orario settimanale per un numero di giornate superiore al 50% dell’orario ordinario fulltime, si ha diritto alla integrale fruizione dei permessi in oggetto.
Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
marzo 28, 2018

“Rimini: ragazzi disabili al lavoro per la stagione estiva, accordo tra Confesercenti e sindacati”

I ragazzi disabili del territorio riminese potranno lavorare per le stagioni estive 2018 e 2019 negli stabilimenti balneari e pubblici esercizi della riviera romagnola con un regolare contratto di lavoro: è il frutto dell’accordo sottoscritto da Confesercenti, Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e UILTUCS Emilia-Romagna, l’accordo intende favorire la formazione e l’occupazione delle persone socialmente fragili, quale condizione per un percorso di vita autonoma e indipendente. Le imprese stagionali possono offrire un contesto ideale sia per capacità di assorbimento, sia per il tipo di mansioni che si possono conciliare con diverse forme di disabilità.

In favore delle imprese che provvederanno ad assumere, con contratto a tempo determinato di almeno 2 mesi, un lavoratore con disabilità nelle stagioni 2018 e/o 2019, verrà erogato un incentivo economico da parte di EBTER (l’Ente Bilaterale regionale del commercio e del turismo) per stagione e a lavoratore pari a 500 euro, quale rimborso per l’attività di addestramento e di tutoraggio da parte di un lavoratore senior.

Le persone che potranno essere coinvolte nel progetto (l’obiettivo è inserirne almeno 20 nel primo anno) sono quelle con una percentuale di disabilità superiore al 46% affidate e segnalate dai soggetti pubblici e privati del territorio (associazioni e onlus) che si occupano di sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

Le imprese interessate sono quelle che applicano integralmente i CCNL Confesercenti del Turismo e del Terziario, compresa la parte obbligatoria, l’eventuale contrattazione territoriale/aziendale, che risultino in regola con i versamenti previsti dai CCNL e dallo Statuto fin dalla stagione precedente e che siano esenti dagli obblighi previsti dalle normative vigenti in materia di assunzione di lavoratori disabili.

“L’idea di questa iniziativa è nata a Rimini, ed è un esempio virtuoso che speriamo sia colto anche da altre località sulla costa – afferma Marco Pasi di Confesercenti Emilia-Romagna -. E’ un germoglio sbocciato qui in collaborazione con le Onlus del territorio e dimostra che l’inserimento di persone disabili in azienda è un valore sia sociale, sia per il lavoro. Ne è l’esempio il progetto Marina C’entrorealizzato lo scorso anno sulla spiaggia. L’accordo biennale è aperto a tutte le imprese stagionali: partiamo quest’anno confidando che nel 2019 si possa estendere ulteriormente”.

“L’accordo siglato – affermano i responsabili di Filcams-CGIL Mario Forte, Fisascat-CISL Gianluca Bagnolini e UILTUCS Claudia Lugaresi – rientra nella strategia più generale che ha caratterizzato in questi anni l’attività della bilateralità verso la prestazione di servizi e sussidi in favore delle esigenze specifiche dei lavoratori, non tralasciando però la ricerca di nuove occasioni di lavoro e promuovendo comportamenti responsabili da parte delle aziende, con interventi anche socialmente rilevanti attraverso un insieme combinato di politiche attive del lavoro, con interventi concordati in materia di formazione, sostegno al reddito e monitoraggio sull’efficacia delle proprie iniziative sul mercato del lavoro.”

L’intervento si aggiunge, infine, a quanto già previsto nell’accordo sottoscritto dalle parti il 5 maggio 2017, per la realizzazione di interventi in materia di formazione, qualificazione professionale e assistenza sanitaria in favore dei lavoratori assunti nelle imprese a carattere stagionale e che prevede il contributo di EBTER per attività formative in favore dei lavoratori stagionali a cui venga prolungato il rapporto di lavoro di almeno una settimana e che è già stato sperimentato con successo nella stagione passata nel territorio di Rimini.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
marzo 19, 2018

“Vacanze in Italia e all’estero gratis per i pensionati: come fare con l’Inps”

L’Inps mette a disposizione dei pensionati, dei loro coniugi e dei loro figli disabili circa 4mila contributi per permettere loro di usufruire di una vacanza estiva in Italia o all’estero coprendo in gran parte o totalmente le spese relative a viaggio, vitto e alloggio. Come funziona il bando Estate INPSieme Senior, chi può accedere e come presentare domanda.

L’Inps ha pubblicato ilbando di concorso Estate INPSiseme Senior 2018 con il quale si permette ai pensionati italiani di soggiornare gratuitamente (o a spese ridotte) in località marine, termali, montane o culturali in Italia e all’estero nei mesi di luglio, agosto e settembre del 2018. Si tratta di un bando di concorso annuale per circa 4mila tra pensionati, loro coniugi e figli disabili conviventi. L’unica condizione per l’accesso di coniugi e figli disabili è che rientrino nella stessa dichiarazione Isee del pensionato. I soggiorni possono durare otto giorni e sette notti o 15 giorni e 14 notti: criterio che vale sia per l’Italia che per l’estero. Durante il viaggio è obbligatoria la frequenza di almeno un corso a scelta tra: arte culinaria, arte, informativa, attività motorie, attività ludico/ricreative, ballo. L’obiettivo di questi soggiorni è di permettere al pensionato di partecipare a percorsi per la valorizzazione e la conservazione dell’autosufficienza e ai soggetti non autosufficienti di socializzare.

Chi può fare domanda e come. Il bando si rivolge a: pensionati iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, coniugi e figli conviventi disabili; pensionati utenti della gestione dipendenti pubblici, coniugi e figli conviventi disabili; pensionati della gestione fondo ex IPOST, coniugi e figli conviventi disabili. La domanda può essere presentata a partire dalle ore 12 dell’8 marzo fino alle ore 12 del 26 marzo 2018. La possibilità di partecipare al soggiorno dipende dalle graduatorie elaborate sulla base degli indicatori Isee. Per compilare la domanda è necessario essere iscritti alla banca dati Inps ed essere il richiedente della prestazione. Per procedere con la richiesta è necessario avere il pin dispositivo rilasciato dall’istituto di previdenza per accedere ai servizi del portale. La domanda va presentata per via telematica. Entro il 16 aprile verranno pubblicate le quattro graduatorie (diverse in base alla durata del soggiorno e alla tipologia di richiedente). Entro il 14 maggio i richiedenti vincitori devono procedere con la presentazione dei documenti richiesti. Lo scorrimento della graduatorie avviene in un’unica data, fissata per il 21 maggio.

Il contributo per i soggiorni. L’Inps prevede un contributo a totale o parziale copertura del costo di un soggiorno sia in Italia che all’estero. Il pacchetto di viaggio viene organizzato da soggetti esterni che operano nel settore turistico: tour operator e agenzie di viaggio. I contributi comprendono le spese di viaggio, l’alloggio nelle strutture turistiche, il vitto e anche eventuali ulteriori spese dovute a gite, escursioni e attività di tipo ludico o sportivo. Il contributo viene erogato in rapporto all’indicatore Isee del nucleo familiare del richiedente. Per redditi inferiori a 8mila euro di Isee viene prevista la copertura del costo di soggiorno al 100%. Tra gli 8mila e i 16mila l’euro la copertura è del 95% e così via sulla base di fasce che vanno di 8mila euro e con percentuali che diminuiscono di volta in volta del 5%. In caso di reddito superiore ai 72mila euro viene corrisposto un contributo del 60% del soggiorno. L’importo massimo del contributo è di 800 euro per i soggiorni di otto giorni e di 1.400 euro per quelli di 15.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
marzo 16, 2018

“Prime gare dalle Paralimpiadi…e altro”

Con la Discesa Libera sono iniziati gli impegni agonistici di Davide Bendotti alle Paralimpiadi di Pyonchang: con il tempo di 1’34”69, alla media di 89 km/h, l’atleta azzurro si è piazzato al 21esimo posto peraltro secondo nella sua categoria (amputati) con distacchi abbastanza limitati. Nel Super Gigante invece Davide Bendotti si è classificato al 28esimo posto assoluto. L’atleta scalvino è partito molto bene con un primo intermedio molto interessante, poi a causa del vento e della neve primaverile che non gradisce molto, Davide si è un po’ scomposto ed ha chiuso in 28esima posizione. Un po’ deluso dalla prestazione l’atleta della Polisportiva, era convinto di ottenere un risultato migliore. Ora lo Slalom Gigante e lo Speciale.

Cristian Toninelliha invece disputato la 20 km in tecnica classica e ha terminato in 17esima posizione con qualche problema tecnico che lo ha penalizzato e rallentato. Toninelli, intervistato dalla RAI, era comunque abbastanza soddisfatto e felice dell’esperienza unica che sta vivendo. Nei prossimi giorni la gara sprint e la 10 km a Tecnica Classica.

– Giuseppe Romeleha partecipato a Brescia ai Campionati Italiani assoluti invernali di nuoto: l’atleta di Pisogne ha gareggiato nei 100 dorso e 400 stile libero con i seguenti risultati: nei 100 dorso Romele si è classificato primo nella sua classe e quarto assoluto mentre nei 400 stile libero primo di classe e terzo assoluto. Ora l’atleta della Polisportiva è atteso domenica 18 marzo da una gara a Bergamo in vasca corta.

Per ulteriori informazioni si può contattare il presidente della Polisportiva Disabili Valcamonica Gigliola Frassa (334.6797762

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili
Tag:
marzo 14, 2018

“Siamo handicappati no cretini”

Accesa discussione su Facebook tra l’assessore alla Famiglia e ai Servizi sociali Mariella Ippolito e un gruppo di attivisti per i diritti dei disabiliche hanno dato vita alla Pagina “Siamo handicappati no cretini”. L’argomento su cui si scatena il dibattito è il decreto di liquidazione delle somme per i disabili, selezionando come idonee 10.180 domande. “Un atto dovuto di gestione – scrivono i gestori della pagina – seppur emanato con gravissimo ritardo e i soldi erano impegnati già da diversi mesi. La firma è del dirigente generale, e non dell’assessore, come previsto dalla normativa vigente. Non si riesce a capire da dove sia uscita la falsa notizia che l’assessora Ippolito, in continua campagna elettorale fino al 4 marzo scorso, abbia firmato alcunché”.

Il post è molto commentato, l’assessore interviene direttamente e si difende – “Io non attacco nessuno. Mi piacerebbe che ci fosse chiarezza”, dice – ma le polemiche e le critiche sono molte e aspre. In particolare, si alzano i toni con una attivista del Movimento 5 stelle di Caltanissetta, Nina Schirmenti, impegnata nella lotta per i diritti dei disabili. Quest’ultima accusa l’assessore: “Lo sapete perché nei suoi post ci sono soltanto complimenti? Sono quelli commissionati dai suoi fedelissimi”, e posta una foto tratta dal profilo della Ippolito. L’esponente del governo Musumeci a quel punto si difende: “La invito a non spulciare nel mio profilo privato di Fb dove ho anche foto personali. La ringrazio e La saluto”.

Salvo poi fare la stessa cosa, guardare nel profilo privato di Nina Schirmenti, e commentare così riferendosi a una foto dell’attivista: “Inoltre, condivido la libertà delle foto su Fb, anche se dove la legge non vieta il buongusto impedisce. E giusto per ridere sarebbe carino che si mettesse a dieta e per eleganza evitasse foto in bikini (consiglio da farmacista)”. (di Maria Teresa Camarda)

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
marzo 12, 2018

Record di Nazioni e di donne per il 19° Torneo Alpi del Mare”

Il salone delle conferenze dell’Hotel Lovera di Cuneo anche quest’anno ha ospitato la consueta conferenza stampa di presentazione del Torneo wheelchair tour, giunto alla 19ma edizione.

A presentare questa edizione dei record il coordinatore generale della P.a.s.s.o. Remo Merlo, con il nuovo assessore allo Sport del comune di Cuneo la dottoressa Cristina Clerico, il delegato provinciale del CONI Point di Cuneo la signora Claudia Martin, e il Direttore del Torneo Paolo Ponzio.

La dottoressa Clerico ha portato i saluti del sindaco di Cuneo Federico Borgna, ponendo l’accento sul fatto che il torneo di tennis in carrozzina è un appuntamento importante per la Città data l’internazionalità dell’evento sportivo. Inoltre l’amministrazione cuneese si è sempre prodigata per le pari opportunità che vede nello sport per le persone cin disabilità una sintesi perfetta.

La Signora Martin in rappresentanza del CONI ha sottolineato la rilevanza dell’evento sportivo, fiore all’occhiello degli sport regionali.

Numerosi i rappresentati delle istituzioni locali che hanno fatto pervenire il sostegno alla manifestazione come il Prefetto di Cuneo, l’INAIL, Camera di Commercio, Fondazione CRC, e tantissimi che l’hanno dimostrato con la loro presenza come Giancarlo Bandiera consigliere regionale della Federtennis, Enzo Lotti per il Panathlon Club di Cuneo, Federico Gonnella assistente Giudice Arbitro, i volontari della CRI e protezione civile.

 

Il Direttore del Torneo Paolo Ponzio ha messo in risalto il fatto di come anche quest’anno il torneo del tennis in carrozzina sia ad altissimo livello e annovera tra i tennisti presenti dal 13° al 59° del Ranking mondiale, tra i quali tanti atleti Paralimpici di livello mondiale.

 

Malgrado alcune defezioni a causa di problemi di salute, conclude Remo Merlo e aver dovuto non accettare i tennisti della Georgia perché in sovrannumero, fa onore e piacere ospitare gli atleti dell’Argentina e della Bulgaria, Olanda e Svizzera e da tante altre nazioni

Non resta che aspettarvi numerosissimi dal 15 al 18 Marzo presso i campi da tennis al coperto di Cuneo.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag: