Posts tagged ‘Disabili’

novembre 20, 2017

“STOP ALL’ASSUNZIONE DI UN FAMIGLIARE PER ESSERE ASSISTITI”

Lo scorso anno, la Regione Lazio ha approvato la delibera n.233 “Servizi e interventi di assistenza alla persona”, che regolamenta e delega ai comuni l’erogazione dei sostegni economici per le spese relative all’assistenza domiciliare. Tra le varie norme, spicca un’importante novità.

Doveri e diritti

Infatti, la delibera riconosce come rimborsabili solo le spese derivanti dal contratto con l’assistente personale iscritto nell’apposito registro, escludendo il finanziamento delle spese derivanti da rapporti di lavoro realizzati con i familiari ed affini, come individuati all’articolo 433 del Codice civile (*).

Purtroppo, la nuova regolamentazione ha mandato in crisi tante famiglie: assistenti, come genitori, coniugi e altri stretti famigliari di persone disabili, sono rimasti all’improvviso senza lavoro. Ma oltre ai tanti disoccupati, la delibera ha creato un vuoto incolmabile: i disabili colpiti dal provvedimento, hanno perso infatti il loro insostituibile “assistente”, una figura da sempre al loro fianco.

Vita indipendente

Ma in Liguria esiste un realtà esattamente opposta: per garantire alle persone disabili la possibilità di una vita autonoma, la Regione ha recentemente concesso loro la possibilità di assumere anche un parente con fondi dell’amministrazione regionale. Sarà quindi possibile assumere un assistente familiare, fino al terzo grado di parentela, con contratto di collaborazione domestica, ma solo nel caso di persone con handicap che percepiscono l’indennità di accompagnamento.

Anche il comune di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, non è da meno: prevede l’erogazione di un contributo economico per l’assistenza domiciliare indiretta, fornita da un familiare per le persone disabili in situazione di particolare gravità. E ciò costituisce un intervento integrativo rispetto a qualsiasi altro intervento o servizio fornito dal comune.

In nome della legge

Ad avvalorare la posizione dei due enti locali, la legge 1403 del 31 dicembre 1971 (e conseguente circolare Inps n° 1255 del 19 Giugno 1972 parte 1° paragrafo 3), che nell’art.1, 3° comma disciplina l’obbligo assicurativo nel lavoro domestico anche in presenza dell’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico. Quindi senza escludere il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo.

In particolare, il lavoro domestico di un coniuge, pagato e assicurato con un contratto di lavoro, secondo la legge è possibile laddove sussistano disabilità rilevanti da parte del “datore di lavoro”: “Il coniuge è escluso dall’obbligo assicurativo”, così recita la legge,”in quanto le prestazioni offerte si presumono gratuite e dovute per affetto”. Infatti, l’articolo 143 del Codice civile, pone tra i doveri dei coniugi, quello della reciproca assistenza materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia, cosa incompatibile con un parallelo rapporto di lavoro domestico.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni nei casi in cui il coniuge “datore di lavoro” fruisca dell’indennità di accompagnamento e sia:

  • grande invalido di guerra (civile e militare);
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilato e invalido civile;
  • cieco civile.

Non ci sono vincoli invece per parenti e affini entro il terzo grado di parentela. Infatti, l’art. 1 del DPR 31.12.1971, n. 1403) così recita:L’esistenza di vincoli di parentela od affinità entro il terzo grado(*) tra datore di lavoro e lavoratore non esclude l’obbligo assicurativo se è provata l’esistenza del rapporto di lavoro”. Al momento dell’iscrizione, il rapporto di lavoro può essere auto-certificato, attraverso la dichiarazione di responsabilità presente nella denuncia di rapporto di lavoro domestico (circ. Inps n. 89/1989).

Questa legge mette in condizione i parenti e i coniugi di regolamentare il loro lavoro di assistenza, assicurandosi dei versamenti pensionistici e una retribuzione, rimborsabili dai comuni che prevedono il pagamento di un contributo in base a quanto previsto dalla legge 162 del ’98, per l’assistenza domiciliare indiretta.

Purtroppo, come visto, la delibera regionale ha imposto a tutti i comuni del Lazio lo stop al pagamento dell’assistenza indiretta fornita da coniugi e parenti. Ma in base ai riferimenti di legge citati e attraverso l’opera di un buon legale, un ricorso al TAR sarebbe sicuramente vincente. Solo così si potrebbero ripristinare, in tempi ragionevoli, i pagamenti delle spese di assistenza sostenute dalle persone disabili, anche se l’assistente domiciliare è un parente o il coniuge.

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novembre 16, 2017

“LA RECITA E IL BAMBINO AUTISTICO: L’ERRORE INACCETTABILE DELLA MAESTRA”

Dice Nicola Pasqualato: In Inghilterra un bimbo autistico maltrattato dalla maestra durante una recita. Perché molte maestre non ne vogliono sapere dell’autismo dei loro alunni? Semplice, perché non sono in grado di comprenderlo, si vergognano di chiedere aiuto.

Le recite scolastiche sono uno dei momenti più importanti per un genitore. Vedere il proprio figlio o figlia sul palco, attorno agli altri bambini e che si diverte non ha prezzo. Queste esperienze sono anche estremamente formative perché aiutano i bambini ad essere più sciolti e ad esibirsi davanti ad un pubblico di adulti, sconfiggendo la timidezza e sviluppando le relazioni sociali.

La recita di fine anno di Caleb doveva essere memorabile, e lo è stato, ma non nel modo che lui avrebbe voluto.

La madre, Amanda, ha raccontato una storia orribile, che potrebbe avere delle serie ripercussioni psicologiche sul bambino.

“Mio figlio Caleb è autistico e ha preso parte alla recita scolastica assieme a tutti i suoi compagi di classe. Caleb era davvero emozionato per l’evento, non faceva che preparare la sua parte e indossare il costume di scena. Era davvero bello vederlo così emozionato ed ero orgogliosa di lui mentre si esibiva. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così felice, mi sono sentita pervadere da una sensazione di benessere indescrivibile.”

Purtroppo per Caleb, questa bella esperienza non ha un lieto fine.

“Cercherò di parlare senza agitarmi, esponendo soli i fatti, ma è molto difficile. Alla fine dell’esibizione ogni bambino doveva dire una frase al microfono. Niente di complicato, dei ringraziamenti. Mio figlio era l’ultimo e aspettava con impazienza il suo turno, ma mentre stava per parlare l’insegnante gli ha tolto il microfono dalla mano e si è allontanata. Ho visto la delusione dipingersi sulla faccia di mio figlio e non sapeva cosa fare. Non meritava questa umiliazione ed è scoppiato a piangere davanti a tutti, bambini e genitori. L’ho consolato e adesso il peggio è passato, ma Caleb è più riservato adesso. Ho paura che questo trauma possa avere conseguenze profonde. È solo un bambino ma è stato pesantemente umiliato e non capisce perché.”

Il fatto rimarchevole è stato documentato da un video, che ha fatto il giro della rete. Amanda ha raccolto moltissimi messaggi di solidarietà e tutti hanno criticato con toni più o meno accesi l’indifendibile comportamento dell’insegnante.

“Non capisco il suo comportamento, più ci penso e più è inqualificabile. Caleb avrebbe rovinato la scena facendo il verso del tacchino? Non era il modo migliore di comportarsi, ha danneggiato il bambino e non mi fermerò fino a quando non avrò delle spiegazioni.” […]

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novembre 15, 2017

“LA BATTAGLIA DEI DISABILI OLTRE LE BARRIERE E GLI ‘ARRESTI DOMICILIARI’”

Un caro saluto a voi amici del Blog, quello che vi balzerà all’ attenzione leggendo questo articolo che oggi vi propongo, è che l’idea innovativa dell’ associazione Liberi di Fare, è quella di dare finalmente alla persona disabile la possibilità di scegliere; come, quando e dove essere assistito; un modo di pensare che già in molti paesi europei hanno attuato e che forse finalmente anche qui si comincia a prendere in considerazione; un percorso ancora molto lungo, ma l’input FINALMENTE e’ arrivato. Nei prossimi mesi, nei prossimi anni, ci renderemo conto in prima persona se questa cosa avrà buon esito o meno; personalmente, mi auguro trovi un consenso unanime tra di noi, perchè chi è in grado e consapevole delle proprie azioni è giusto che scelga la vita autonoma, nel senso che venga assistito a livello domiciliare.

Gli istituti preposti, è giusto che ci siano, ma solo come supporto ed assistenza per i casi gravi a livello intelettivo e che non hanno piu’ famiglia. Con questo vi saluto augurandomi che siate d’accordo col mio pensiero, a riscriverci presto un abbraccio affettuoso a tutti voi.

Simone

Il movimento ‘Liberi di fare’ in piazza per l’indipendenza e assistenza delle persone non autosufficienti. Sensibilizzare alle necessità di persone disabili non autosufficienti e all’importanza di una vita indipendente: queste le motivazioni della manifestazione che si è svolta a Ferrara nel pomeriggio di sabato 4 novembre alle 15 alle 16 in piazza Municipale. L’appuntamento è legato al movimento ‘#liberi di fare’ nato a livello nazionale dall’idea di due sorelle disabili di Senigallia, Maria Chiara ed Elena.

“È stata predisposta un’area in cui ci saranno sedie a rotelle, bastoni per ciechi, senza persone – specifica Carlos Dana, portavoce del Comitato ferrarese area disabili -: ausili di persone che non avendo una specifica assistenza non possono essere presenti, e uno striscione con scritto ‘Verrei ma non posso’ per spiegare la loro situazione. La nostra non è una richiesta di nuovi fondi, ma di utilizzare in maniera idonea alle necessità della persona quelli già stanziati”. Fulcro del movimento ‘Liberi di fare’ è l’idea di vita indipendente, che non vuol dire necessariamente la vita per conto proprio o la sola autonomia, ma la possibilità per le persone disabili di scegliere per ciò che le riguarda e l’assunzione di responsabilità di ogni loro volere e azione.

“Quando si parla di disabilità si pensa subito alle barriere architettoniche – racconta Cecilia Sorpilli – ma non mi cambia molto sapere che nella mia città non ci sono barriere architettoniche se, non avendo nessuno che mi alza dal letto, mi lava e mi veste, non posso uscire di casa”. Proprio questo è il significato degli ausili senza persone sulla piazza: molti disabili non autosufficienti vivono una situazione di ‘arresti domiciliari’, senza poter fare tutte le cose che richiedono un aiuto per superare un limite funzionale. I fondi, come spiegano gli organizzatori, vanno alle case di cura o ai servizi in cui è l’ente fornitore a decidere tempi e modi dell’assistenza, mentre il movimento vorrebbe incoraggiare l’erogazione alla persona della somma destinata alla sua assistenza, in modo da attuare interventi mirati secondo le specifiche esigenze. ( di Lucia Bianchini )

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novembre 5, 2017

“Dai robot agli umani, la tecnologia al servizio della disabilità è a Handimatica”

Tecnologia fa rima con disabilità. E quando questo accade, attraverso ausili, prodotti, app e soluzioni, il futuro si realizza, apportando di fatto miglioramenti che possono cambiare la vita delle persone. Come avevamo avuto modo di anticiparvi, a  questo futuro non così distante è dedicata l’undicesima edizione di HANDImatica,  la mostra-convegno di Fondazione ASPHIdedicata alle tecnologie digitali al servizio della disabilità, in programma a Bologna dal 30 novembre al 2 dicembre prossimi. Obiettivo, accendere i riflettori su un mondo che, se nell’infanzia ed in età scolastica riesce ad ottenere attenzione e “cura”, in età adulta pare dissolversi, con percentuali bassissime di impiego e scarsa capacità di inserimento sociale.

COSA TROVERETE A HANDIMATICA – Negli spazi dell’Istituto di Istruzione Superiore Aldini Valeriani di Bologna, che ospita la manifestazione, troveranno spazio le numerose aziende, i produttori e distributori specializzati che presenteranno le ultime novità tecnologiche, così come il ricco programma di eventi, tra convegni, seminari e laboratori. HANDImatica o si rivolge alle persone con disabilità e alle loro famiglie, al personale scolastico (dirigenti ed intero corpo docente), agli operatori sociali e sanitari, responsabili di strutture per anziani, mondo del lavoro e della ricerca universitaria, istituzioni, ma anche a tutti quanti siano interessati a conoscere come le tecnologie possano incidere positivamente sulla qualità di vita, indipendenza e inclusione.

I TEMI DI HANDIMATICA – Tre le macro-aree tematiche in cui si declinano gli appuntamenti di HANDImatica, dai convegni ai seminari ai laboratori pratici: “Inclusione Scolastica”, con l’ampio focus sulla didattica e l’insegnamento;
Inclusione Lavorativa” che include gli appuntamenti dedicati al disability management;
Inclusione Sociale”, per tutto ciò che concerne il mondo degli anziani e delle persone non autosufficienti.

ROBOT E DISABILITA’ – Il convegno di apertura (giovedì 30 novembre, ore 10) affronta il tema dell’Inclusione nell’era della robotica. Si tratta di un argomento di centrale interesse per Fondazione Asphi, che all’inizio dell’anno scolastico 2017-18 ha introdotto alle Aldini Valeriani-Sirani, grazie ad un accordo con la scuola, TjBot, ideato dagli ingegneri IBM, il primo robot progettato per interagire in classe con insegnanti e studenti per affiancarli e stimolarli nell’apprendimento: un esperimento didattico unico nel suo genere, anche perché saranno gli stessi studenti della scuola bolognese a costruire e programmare nei prossimi mesi i “fratelli” del robot-compagno di classe, con l’aiuto degli insegnanti e delle stampanti 3D in dotazione nei laboratori dell’istituto.

Il tema della robotica è al centro di diversi incontri: dalla robotica utilizzata per migliorare le capacità di relazione e linguaggio degli studenti con disabilità cognitive, fino all’autismo, a come i robot possono facilitare il supporto e l’empowerment delle persone con disabilità nel mondo del lavoro. E ancora l’utilizzo della realtà aumentata a scuola, della quale sarà possibile fare esperienza pratica nei laboratori, le innovazioni tecnologiche a supporto delle disabilità nate dal basso, sviluppate da start up o dalle stesse scuole e famiglie, l’utilizzo del digitale nella terza etàper bisogni emergenti quali il mantenimento di una longevità attiva, la gestione della fragilità e non-autosufficienza.

Proprio per porre l’accento sulla crescente importanza dei robots, la cui rapida e pervasiva diffusione sul mercato ha reso l’uso delle loro applicazioni una parte non trascurabile delle nostre azioni quotidiane, HANDImatica ha lanciato una Call for Robots, allo scopo di raccogliere soluzioni progettate per la disabilità: un’apposita commissione selezionerà le proposte ricevute, che saranno presentate durante la manifestazione in un’area dedicata.

TECNOLOGIE PER L’AUTONOMIA – Altro tema centrale per Fondazione Asphi è l’autonomia delle persone con disabilità: ecco allora presentate ad HANDImatica le novità nell’ambito dell’accessibilità bancaria, o gli strumenti sviluppati da alcuni Centri Riabilitativi della Regione Emilia Romagna per incentivare l’autonomia, dai computer touch ai sensori di movimento alle tastiere facilitate.

TECNOLOGIE PER LA SCUOLA – Ci sarà una riflessione sul presente ed il futuro della scuola: se l’orizzonte è quello di una scuola inclusiva, in grado di cogliere differenze e bisogni speciali e valorizzare le specifiche competenze, assieme alle conoscenze, è necessaria una riorganizzazione degli spazi educativi alla luce di una nuova flessibilità e di rinnovati strumenti di apprendimento e di valutazione. Ecco perché i momenti laboratoriali daranno spazio ad esperienze (come quella della flipped classroom) in cui l’interazione tra studenti e insegnanti attraverso l’uso della tecnologia vuole superare la consueta interazione passiva per stimolare un apprendimento attivo e coinvolgente.

Handimatica è realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, la supervisione scientifica dell’Università di Bologna ed il patrocinio di FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, e FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità.

Per info:
www.handimatica.com
HANDImatica 2017 – Tecnologie digitali per una società inclusiva
30 novembre – 2 dicembre 2017
ITI Aldini Valeriani Sirani, via Sario Bassanelli, 9, Bologna

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novembre 2, 2017

“Disabili, la felicità di una mamma: Dopo 11 mesi mio figlio Ivan è tornato a scuola”

Riceviamo e pubblichiamo Non mi sembra ancora vero! Mi sembra un sogno vedere Ivan, mio figlio felice di nuovo con i suoi compagni a scuola! Non mi sembra vero, ma la realtà è che mio figlio, studente disabile “combattente”, oggi è tornato finalmente a scuola. Stamattina si è svegliato molto emozionato alla notizia che stava per venire il pullmino a prenderlo e che sarebbe andato dai suoi compagni, che non si sarebbe più “annoiato”, per la gioia e l’emozione ha vomitato, sentiva freddo ma era felice… ma arrivato a scuola dove ha ritrovato l’abbraccio e il sorriso dei suoi compagni, Ivan stringendo la sua Assistente specializzata, Daniela, ha voluto mandare delle foto a tutti gli Assistenti igienico-personale dello Slai Cobas per il sindacato di classe che in tutti questi mesi hanno sostenuto attivamente la nostra battaglia e con cui abbiamo lottato insieme dicendo loro “siete contenti di vedermi di nuovo a scuola???”. La gioia di mio figlio arriva dopo quasi 11 mesi di lotta continua insieme ad altri genitori e assistenti igienico-personale tenaci, determinati che si battono con coraggio per una battaglia di civiltà di cui sono fiera di farne parte… la gioia di mio figlio viene dopo tanti momenti duri, piazze, incontri, tante parole al vento dei politici, promesse su promesse… ma quello che ha contato è la lotta! E Ivan è stato sempre con me, con gli assistenti in piazza a manifestare, a scioperare per un diritto che le istituzioni hanno tentato di toglierli. Mio figlio è tornato a scuola finalmente! Ma ci sono altri ragazzi e ragazze disabili che ancora a scuola non rientrano perchè manca ancora il trasporto, soprattutto nei paesini, e le istituzioni in modo sempre più vergognoso hanno lasciato fuori anche una parte di assistenti specializzati, per cui il sindacato a cui mi sono unita si sta battendo. Mio figlio è tornato a scuola, abbiamo vinto un punto!, Ma la mia battaglia non è finita: come genitore mi sento in dovere di lottare ancora per gli altri ragazzi che non vanno a scuola con le altre madri e padri che avranno bisogno, mi sento in dovere di lottare perchè il diritto allo studio e ad una vita dignitosa di ragazzi come mio figlio che non hanno nessuna colpa per essere nati disabili sia garantito sempre! E’ una lotta collettiva che continuerò a fare con gli Assistenti igienico-personale e con tutti coloro che vorranno sostenerci. Rosalia Tripi – madre in lotta di Ivan studente disabile Potrebbe interessarti: http://www.palermotoday.it/cronaca/ivan-disabile-torna-scuola-dopo-11-mesi.html Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/PalermoToday/115632155195201

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ottobre 30, 2017

“Legge 104 e licenziabilità di chi assiste un familiare disabile”

Una recente sentenza della Corte di Cassazione  sul licenziamento di un lavoratore che usufruiva dei permessi previsti dalla Legge 104/92per assistere un familiare con handicap grave

Nell’ambito di permessi lavorativi da Legge 104/1992 previsti per chi deve prendersi cura ed assistere un familiare con disabilità, sorgono non di rado di rado dei contenziosi tra lavoratore e datore di lavoro.

La legge, infatti, è volta a tutelare il lavoratore – per il cui tramite si realizza il primario diritto all’assistenza del familiare cui sia stato riconosciuto l’handicap grave  -ma anche la controparte dell’azienda. Alcune sentenze in merito hanno infatti ricordato i casi in cui è legittimo licenziare chi assiste un familiare disabile  ma anche quelli in cui i diritti del lavoratore prevalgono sulla burocrazia.

Torniamo sulla questione, alla luce di una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha ribadito come il fulcro intorno al quale ruotano i permessi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92  sia la persona con handicap e i suoi diritti, che possono imporre limitazioni al potere del datore di lavoro, ad esempio in ambito di trasferimento di sede.

IL LAVORATORE TRASFERITO E LICENZIATO – Il caso è quello di un lavoratore beneficiario delle disposizioni previste dalla Legge 104/1992 in quanto familiare convivente di una persona con handicap grave che abbisogna di assistenza. Il lavoratore in questione era stato trasferito senza il suo consenso da una sede ad un’altra che distava pochi chilometri sia dalla prima che dalla sua abitazione, ed era stato adibito a mansioni equivalenti (presso la mensa di un carcere). Di fronte alla comunicazione del trasferimento di sede, il lavoratore non aveva però prestato il suo consenso, e non si era successivamente presentato al lavoro presso la nuova sede. A fronte di quella che la sua ditta aveva ritenuto una assenza ingiustificata, il lavoratore era stato licenziato.

IL RICORSO AL TRIBUNALE – Contro questo licenziamento, che aveva ritenuto illegittimo, il lavoratore era quindi ricorso al tribunale di Napoli, il quale aveva rigettato la sua istanza. Stesso giudizio era stato emesso anche in secondo grado, dalla corte d’Appello di Napoli, ritenendo legittimo il licenziamento. Fino alla sentenza della Corte di Cassazione (la n. 24015 depositata il 12 ottobre 2017) che ribalta invece il giudizio.

LA TUTELA DELLA PERSONA CON DISABILITA’ – La Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, riportando la decisione alla funzione originaria della Legge 104/92,  e  in particolare al principio sancito dall’art.33, comma 5. La Cassazione ha ricordato come la tutela della persona con disabilità passi anche attraverso l’assistenza del familiare, per consentirgli un adeguato livello di sviluppo ed inserimento nel tessuto sociale: “la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta di trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati – alla luce dell’art. 3, secondo comma, Cost., e della Carta di Nizza che, al capo 3 – rubricato Uguaglianza – riconosce e rispetta i diritti dei disabili di beneficiare di misure intese a garantire l’autonomia, l’inserimento sociale e la partecipazione alla vita della comunità (art. 26) e al capo 4 – rubricato Solidarietà – tratta della protezione della salute, per la quale si afferma che nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche ed attività dell’Unione è garantito un alto livello di protezione della salute umana”.

La Corte poi si riferisce anche alla Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge n. 18 del 2009 dall’Italia (C. Cost. n. 275 del 2016) e dall’Unione Europea con decisione n. 2010/48/CE (Cass. 12911/2017, 25379/2016, 2210/2016).

Inoltre la sentenza ricorda che l’efficacia della tutela della persona con disabilità si realizza anche mediante la regolamentazione del contratto di lavoro in cui è parte il familiare della persona tutelata, in quanto il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore è in funzione del diritto del congiunto con disabilità alle condizioni di assistenza.
Infine la Cassazione ricorda che il lavoratore non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra “se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”. Il datore di lavoro ha pertanto anche questo onere probatorio.

LA PREVALENZA DELLE ESIGENZE DI ASSISTENZA – In definitiva, la Corte dichiara che, stante il necessario bilanciamento di interessi e di diritti tanto del lavoratore quanto del datore di lavoro, aventi ciascuno copertura costituzionale, dovranno essere valorizzate le esigenze di assistenza e di cura del familiare disabile del lavoratore, occorrendo salvaguardare condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui la persona con disabilità si trova inserita ed evitando riflessi pregiudizievoli dal trasferimento del congiunto ogni volta che le esigenze tecniche, organizzative e produttive non risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte (Cass. 25379/2016, 9201/2012).
E’ su questo punto – ovvero sulla non verifica da parte della Corte territoriale delle eventuali ripercussioni assistenziali di questo trasferimento sull’assistenza della persona disabile, e soprattutto sulle effettive ragioni organizzative  produttive dell’azienda, che la cassazione ha rigettatola decisione della Corte d’Appello di Napoli, dando di fatto ragione al lavoratore licenziato.

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ottobre 25, 2017

“Moshe Feldenkrais rendere l’impossibile, il possibile facile, il facile piacevole.”

Le filosofie di altri a volte possono aiutare noi disabili ad essere migliori Il piacere di muoversi e la libertà di essere, di esistere. Questo metodo a mio parere aiuta a stare meglio. Mi sono imbattuta in un’insegnante di questo metodo ed ho immediatamente pensato di presentarlo a voi di disabiliabili.net come è ovvio che sia quando qualcosa può essere utile per la famiglia. Cerco di spiegarvi cosa sia questa ginnastica per quanto l’ho compresa io e se per caso sono imprecisa scusatemi. Il metodo Feldenkrais possiamo definirlo come un metodo di apprendimento basato sulla naturale integrazione fra movimento, sensazione, tradotte in sentimento ed in pensiero. Mi spiego meglio: il metodo ci aiuta a comprendere noi stessi e la percezione del nostro corpo e delle sue eventuali limitazioni e disabilità attraverso il corpo stesso ed il suo movimento. Questa nuova forma di pensiero e di valutazione dei nostri orizzonti, principalmente si basa sul miglioramento della postura, limitando così dolori alle articolazioni ed alla schiena. La nostra situazione di disabili è quasi sempre di dolore quindi questo metodo potrebbe se ben eseguito, restituire una postura diversa e magari migliorativa della qualità della nostra vita e riduttiva dei dolori attraversi dei semplici esercizi fisici che attivano anche degli esercizi mentali. Ascoltando sempre di più se stessi ed il proprio corpo si ottengono anche dei benefici migliorativi anche a livello di fiducia, di chiarezza e di elasticità mentale attuando anche una migliore integrazione sociale. Il grande vantaggio di questo metodo è che si possa attuare sia se disabili che normodotati giovani o anziani magri o grassi, vecchi o giovani. Difende contro lo stress e fortifica l’animo, aumenta la flessibilità la coordinazione e la totale percezione di se stessi e dei propri bisogni. Scendendo nello specifico l’insegnante coordina il gruppo attraverso una serie di movimenti non abitudinari, poco usuali che permettono a chi li pratica di eseguire dei gesti mai eseguiti e migliora l’immaginazione e la totale percezione di sè.. Gli strumenti che si utilizzano sono molto semplici, il calore della mano, la pressione della schiena, l’inarcamento della schiena, lo spostamento del bacino in avanti ed indietro, eseguendo una dolce manipolazione del corpo tale da attivare nel sistema nervoso centrale delle sensazioni specifiche, migliorative del sistema motorio. Alcuni sostengono che persino le forme più lievi di spasticità muscolare possano essere aiutate a elevare ed ampliare i movimenti, estendendo l’ampiezza dei movimenti e permettendo il coordinamento motorio ed accrescendo l’elasticità e l’efficienza di tutto il sistema muscolare.Gli esercizi si compiono vestiti con abiti comodi, tute o pantaloni morbidi che lascino libero il corpo di eseguire i movimenti segnalati dall’insegnante nella totale libertà. Normalmente conviene portarsi delle coperte perchè si potrebbe provare oltre alla sensazione di diminuzione della tensione muscolare una gradevole sensazione di aumento della respirazione e di una sensazione di freddo liberatorio. Quindi tale metodo aiuterebbe chi soffre di tensioni articolari, stress, dolori cervicali, ipertensione, dolore alla schiena, a chi soffre d’insonnia, insomma potrebbe far bene a tutti. Di sicuro male non può fare, io ci provo e voi?

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ottobre 19, 2017

“DETRAZIONI IRPEF SULL‘ACQUISTO DI AUSILI PER DISABILI. “

Non è mai semplice riprendere il controllo della propria quotidianità quando questa viene turbata da un’improvvisa malattia invalidante. Ci possono volere mesi o addirittura anni per ritrovare un equilibrio, sia dal punto di vista psicologico che pratico. Con questo articolo intendiamo essere di supporto a tutte le persone e le famiglie che stanno affrontando assieme una disabilità, che hanno superato i momenti più difficili e che ora desiderano maggiori informazioni su qualche aspetto puramente burocratico e fiscale.

Oggi parleremo delle detrazioni Irpef e delle agevolazioni fiscali che lo Stato Italiano riserva ai propri cittadini per l’acquisto di ausili per disabili, da quelli utili alla movimentazione, a quelli che facilitano la vita sociale.

ASCENSORI, CARROZZINE E MONTASCALE

Quando il periodo della Dichiarazione dei Redditi si avvicina, non dimenticare di raccogliere tutta la documentazione necessaria per usufruire delle agevolazioni previste per l’acquisto di carrozzine, l’installazione di ascensori e dei nuovi modelli di montascale: fatture d’acquisto e certificato di invalidità. Puoi usufruirne anche se non sei tu la persona disabile, ma semplicemente il famigliare che si occupa della sua assistenza.

Tutti i modelli di sedia a rotelle sono acquistabili con IVA agevolata al 4%, previa esibizione del certificato di invalidità in fase di acquisto. Al momento della Dichiarazione dei Redditi avrai, invece, una detrazione del 19% dall’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche).

Per quanto riguarda l’acquisto e l’installazione di ascensori, montacarichi o montascale, avrai sempre l’IVA al 4% in fase d’acquisto, mentre per la detrazione avrai la possibilità di scegliere fra quella già citata del 19% e quella ordinaria del 36%, relativa al costo sostenuto per la sola manodopera. Le due detrazioni non sono fruibili contemporaneamente. Quella del 19% può, però, eventualmente essere applicata sull’eventuale costo eccedente la parte già agevolata dalla detrazione del 36%.

La detrazione del 36% può essere applicata non solo all’installazione degli ausili citati, ma anche a tutte le opere di ristrutturazione e atte all’abbattimento delle barriere architettoniche, in casa, negli uffici e nelle attività commerciali.

AUSILI INFORMATICI E TECNICI

La detrazione fiscale del 19% si applica all’acquisto di ausili e mezzi specifici per favorire la deambulazione, l’accompagnamento, il sollevamento e la locomozione delle persone disabili. Ma si applica anche alle spese sostenute per l’acquisto di dispositivi informatici e tecnici utili a favorire l’integrazione e l’autosufficienza delle persone con handicap, come previsto dalla Legge 104/92. Fra questi rientrano:

  • gli apparecchi acustici e tutti gli strumenti che facilitano l’audizione alle persone che soffrono di sordità completa o parziale, siano essi impiantati nell’organismo, indossati o tenuti in mano
  • l’acquisto di un cane guida e di speciali veicoli per le persone non vedenti (per un importo massimo di 18.075,99 euro)
  • le protesi che sopperiscono agli arti mancanti
  • gli ausili necessari ad affrontare dei malfunzionamenti fisici e funzionali permanenti, come i teli impermeabili per il letto, i pannoloni, i letti e materassi (ortopedici, antidecubito, terapeutici)

Oltre alla detrazione del 19%, anche per questi articoli è possibile avere l’IVA agevolata. IVA al 4% anche per l’acquisto di speciali prodotti editorialispecifici per le persone ipovedenti e non vedenti.

VEICOLI

Le condizioni per beneficiare della detrazione Irpef del 19% hanno a che fare con la spesa massima sostenuta per l’acquisto del veicolo, che non può essere superiore ai 18.075,99, con il fatto che il mezzo debba essere usato in forma quasi esclusiva dal portatore di handicap e con quello che non possa essere acquistato nuovamente prima di 4 anni (pena il pagamento della differenza fra l’Irpef calcolato senza detrazione e quello dichiarato dopo l’applicazione della stessa). Fra i mezzi agevolabili ricordiamo: le autovetture, i veicoli per il trasporto promiscuo, tutti i veicoli specifici per disabili, gli autocaravan, le motocarrozzette e i motoveicoli speciali. La detrazione del 19% spetta anche a titolo di rimborso per le sole spese di straordinaria manutenzione del mezzo. Non sono, invece, inclusi nella detrazione gli interventi necessari per adattare il veicolo alle necessità del disabile.

Oltre ad usufruire della detrazione del 19% su questa spesa, la persona disabile gode di IVA agevolata al 4%, dell’esenzione dal pagamento del bollo e dell’imposta di trascrizione.

Clicca qui se desideri avere maggiori informazioni su queste e su tutte le agevolazioni previste per le persone con handicap o per il famigliare che offre assistenza.

Per concludere vogliamo ricordarti un’opportunità speciale. In quest’articolo abbiamo parlato della detrazione del 36% e l’abbiamo definita “ordinaria”. Saltuariamente, infatti, questa percentuale viene modificata e portata fino al 50%. Attualmente, ad esempio, potrai detrarre in questa misura le spese relative all’installazione di ausili per disabili e alle spese di manodopera sostenute per l’abbattimento delle barriere architettoniche, presso la tua abitazione, ufficio o attività commerciale. Ma, attenzione, si tratta di un’opportunità valida solo ed esclusivamente fino al 31 dicembre 2017. Dopo questa data la detrazione tornerà a essere ordinaria e pari al 36%. Approfitta ora per effettuare i tuoi acquisti!

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ottobre 17, 2017

“Approvata in Italia in tempi record la prima terapia contro l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA)”

Una nuova importante notizia per le persone con SMA (Atrofia Muscolare Spinale), malattia neuromuscolare genetica che colpisce prevalentemente i bambini, causa di gravi di disabilità quando non di morte (rappresenta la prima causa genetica di mortalità infantile): poiché i dati clinici hanno dimostrato risultati significativi, sarà disponibile per tutti i malati italiani la prima terapia al mondo esistente. Il nuovo farmaco, già disponibile in alcuni paesi europei, oltre che in USA e in Giappone, era stato distribuito nei mesi scorsi  in Italia in via compassionevole a circa 130 bambini colpiti dalla forma più grave di Sma, quella di Tipo 1. Ora, grazie all’approvazione da parte dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) sarà a disposizione di tutti i malati italiani. Il nuovo farmaco (nusinersen) costituisce il primo trattamento per questa malattia approvato in Italia ed è stato esaminato nell’ambito del percorso di approvazione accelerata dell’Agenzia Italiana del Farmaco, mirato ad accelerare l’accesso ai farmaci che curano le malattie gravi o pericolose per la vita e, in generale, rispondono a bisogni clinici non soddisfatti. I dati degli studi clinici hanno evidenziato risultati significativi in termini di aumento della sopravvivenza nei bambini con Sma (La diminuzione della mortalità è stata registrata fino al 47%).  e di raggiungimento di importanti tappe motorie dello sviluppo, come il controllo della testa, la posizione seduta, il gattonamento e il cammino. Con l’approvazione da parte dell’AIFA, il farmaco sarà ora disponibile per tutti i pazienti italiani colpiti da Sma. “È tempo di festeggiare. L’approvazione italiana di nusinersen segna l’inizio di una nuova era per tutte le famiglie che lottano contro la Sma. I risultati clinici ci fanno ritenere che con il nuovo farmaco, associato a una corretta gestione della malattia, la storia naturale della Sma non sarà più la stessa – ha dichiaro Daniela Lauro, presidente nazionale di Famiglie SMA, che aggiunge: “I tempi rapidi della distribuzione del farmaco non hanno uguali in Europa e l’Italia rappresenta un caso di eccellenza nel mondo”. Anche la storia che ha portato a questa decisione è da raccontare: ha spiegato all’Ansa Eugenio Mercuri, dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile al Policlinico Universitario Gemelli di Roma che i dati osservati negli studi sono stati fin da subito molto promettenti, tanto che per la prima volta si è deciso di interrompere gli studi prima del loro completamento, per permettere a chi si trovava nel gruppo placebo di ricevere il trattamento. L’approvazione italiana apre la strada alla definizione di nuovi standard di cura, la cui applicazione richiederà la messa in campo di risorse per la formazione dei centri che somministreranno la terapia, precisano gli specialisti.  Addirittura, la nuova terapia potrebbe davvero aprire a nuovissimi scenari di trattamento, poiché dai risultati osservati si è visto come bambini presintomatici trattati precocemente con il farmaco abbiano visto una drastica riduzione nella comparsa dei sintomi della patologia.

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ottobre 6, 2017

“ABILITY DAY all’insegna dello Sport paralimpico per superare il concetto del limite.”

Domenica 15 ottobre in Piazza Trento e Trieste a Monza, la Fondazione Alessio Tavecchio Onlus, in collaborazione con numerosi partner allestirà il “Village ABILITY DAY”, dove le diverse attività paralimpiche saranno le protagoniste. Lo scopo di questa giornata è quello di attraversare e abbattere il concetto del limite che, solitamente, è insito nella mente di ciascuno di noi. Sicuramente dare a tutti i partecipanti la possibilità di provare a salire sull’handbikes, giocare a showdown (ping pong per non vedenti), ping pong in carrozzina, giocare a basket in carrozzina, tirare di scherma e vogare sul simulatore di canoa sfidando un atleta paralimpico, costituisce una mossa vincente in tal senso. D’altronde: forza, abilità, determinazione, passione e perseveranza, rappresentano le caratteristiche principali per praticare qualsiasi tipo di sport, a prescindere che si abbia una disabilità o meno. A tal proposito il presidente della Fondazione Alessio Tavecchio, nonché organizzatore dell’intera iniziativa, afferma:” Oltre a partecipare alle diverse attività paralimpiche possibili, la Fondazione, che io rappresento, ha organizzato parallelamente la “5K ABILITY RUN”, una corsa ad andatura libera di 5 km e 2,5 km a cui potranno partecipare: grandi, piccini e persone disabili su un percorso che si snoda tra le strade del centro di Monza. È evidente che in un contesto ludico come questo, l’inclusione sociale all’insegna dello Sport, rappresenta una grandissima occasione per far riflettere, senza perdere il sorriso e la curiosità di scoprire che molte false credenze, legate al mondo della disabilità, sono dettate dal pregiudizio di chi a tale realtà non ha mai avuto occasione di avvicinarsi. D’altronde oggigiorno, sono sempre più in voga proprio le campagne di sensibilizzazione mediatica a chiamare in causa diversi campioni paralimpici in qualità di testimonial dell’intera categoria di cui sono immagine e somiglianza. Attraverso tale sistema oltre a diffondere il concetto del “saper guardare oltre il limite della disabilità, si desidera dimostrare (con i fatti e non solo con le parole) che in realtà ogni deficit di cui si è portatori deve essere percepito e introiettato come un’opportunità per esplorare il mondo da un’altra angolazione: è con uno spirito simile che gli atleti paraolipici del calibro di: Alessio Tavecchio, Paolo Cecchetto, Florinda Trombetta e Maurizio Nanin, hanno deciso di prender parte al “Village Ability Day”; in tal modo sarà possibile, ancora una volta, dar prova che nulla è impossibile (o quasi).

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