Posts tagged ‘Disabili’

novembre 14, 2018

“Dopo di noi e progetti di vita autonoma per persone disabili: cosa funziona e cosa no”

I progetti che entrano sotto il cappello del “Durante e Dopo di Noi sono percorsi che si pongono come obiettivo quello di facilitare l’uscita delle persona con disabilità dal nucleo familiare, a favore di una autonomia che possa riprodurre una condizione “domestica” fuori di casa, e soprattutto evitando l’istituzionalizzazione. Come funzionano questi percorsi? Rappresentano, per le famiglie, delle soluzioni su cui contare in modo sereno e definitivo per il proprio caro, o ci sono dei punti deboli, dei collegamenti che vengono a mancare, costituendo delle soluzioni intermedie che prevederanno comunque, prima o poi, ulteriori passaggi, magari non indolore per gli interessati? Cosa, eventualmente, è migliorabile in questi progetti?

Pubblichiamo, in merito, le riflessioni di una donna che racconta l’esperienza sua e della sua famiglia, rispetto al percorso intrapreso dalla sorella con Sindorme di Down.

Avevo bisogno di tempo per scrivere senza rancore, l’esperienza fatta in una casa di semi-autonomia per persone disabili. Questa mail non vuole essere una critica fine a se stessa, ma vuole essere una lucida riflessione su come dovrebbero funzionare questi servizi, visti ovviamente dalla parte di chi ne usufruisce, tralasciando quindi le questioni tecniche che lascio agli addetti ai lavori.

L’esperienza è iniziata più di cinque anni fa con la magnifica proposta del Comune di Milano sul “Dopo di Noi” intitolata “ProgettaMi” alla quale ho aderito, facendo partecipare mia sorella, persona con sindrome di Down affetta da varie patologie e con scarsa autonomia, ma con tantissima voglia di vivere in una comunità con persone coetanee.

Roberta frequentava già un Centro Diurno Disabili, gestito casualmente dalla stessa cooperativa che ha poi aperto una serie di appartamenti dedicati, tra cui quello dove mia sorella è stata poi inserita.
A seguito di ProgettaMi sia i miei genitori che Roberta stessa, erano pronti per affrontare una nuova esperienza di vita; molto facilitati nel distacco, considerato che l’appartamento era ubicato vicino alla casa familiare.

L’inserimento è stato semplice, senza complicazioni annesse e il percorso direi che è andato bene, fino a quando le condizioni sanitarie di Roberta si sono aggravate.
Ben conscia che mia sorella non avrebbe più potuto proseguire la sua vita in tale contestoperché bisognosa di cure e attenzioni che nessuno di noi, familiari e operatori della “casa”, avrebbero potuto più fornire.
Abbiamo così iniziato un nuovo percorso alla ricerca di una struttura più adeguata, con l’aiuto delle assistenti sociali del Comune di Milano (peraltro professionalmente validissime).
Cosa mi aspettavo di più? Mi aspettavo che quegli operatori che hanno accolto Roberta nel progetto ci accompagnassero fino alla fine del nuovo percorso, ma così non è stato, appena si sono conclusi i rapporti ….Puff, sono spariti! A differenza degli operatori del Centro Diurno da lei frequentato che ci hanno sostenuto e ancora ci sostengono (è proprio vero che i servizi li creano le persone!)

Solo questo, non mi sembra molto, ma quello che mi fa più pensare e che mi lascia perplessa, è che ancora oggi, con tutti gli sforzi e i buoni propositi, con le varie presentazioni che sembrano dipingere un quadro idilliaco su un futuro possibile per persone che sicuramente hanno poche chance di una vita quasi autonoma o comunque con la prospettiva illusoria di non dipendere più dal nucleo familiare d’origine, rimane sempre il problema che solo “ALCUNI FORTUNATI” riescono a perseguire questi obiettivi e quei “FORTUNATI” sono disabili che non hanno grossi problemi, per i più gravi rimane sempre la solita e unica alternativa, una struttura che li possa accogliere, una struttura che magari con molti sforzi cerca di assomigliare ad una Casa, ma che casa non è.

Ho dovuto quindi piegarmi alle vicissitudini e scegliere per Roberta una di queste strutture, da sola, con l’aiuto (per fortuna) degli operatori del Comune di cui non smetterò mai di tesserne le lodi e soprattutto senza l’aiuto di chi è stato parte della nostra famiglia per ben cinque anni.

Spero che questo “SFOGO” possa servire, a chi ne ha le competenze, per rivedere la progettazione di strutture dedicate che possano essere la vera alternativa per le persone più fragili.
Grazie per l’attenzione

Adalgisa Bianchi

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
novembre 12, 2018

“Barriere architettoniche in condominio: dove non arriva la legge ci vuole buon senso”

Torniamo a parlare di barriere architettoniche e accessibilità in condominio, prendendo spunto da due quesiti arrivati alla nostra rubrica esperto barriere architettoniche.
Si tratta di due domande che riguardano casi diversi ma che abbiamo deciso di raggruppare, per poter fare riferimento sicuramente alle norme, ma anche per ricordare come il  buon sensoe il senso civico non debbano  mancare, anche e soprattutto in queste questioni.
Vediamo di seguito i due casi affrontati.

QUESITO N.1
Per accedere al portone di casa mia (un condominio) ci sono tre scalini. Ho chiesto che mi venga installata una maniglia o un corrimano che mi permetta di salire o scendere. L’amministratore vuole addebitarmi la spesa. Ma non c’è un obbligo per il superamento delle barriere? Grazie

La risposta dell’esperto barriere architettoniche

In presenza di gradini condominiali dovrebbe essere già presente un corrimano – o similare – che agevoli l’utilizzo della scala a coloro che accedono allo stabile. Questo per una semplice questione di sicurezza, ma anche come previsto dal D.M. 236/89 che ha reso obbligatoria la presenza del corrimano all’interno degli edifici, costruiti dopo tale data.
CONTINUA A LEGGERE LA RISPOSTA ALLA RUBRICA

QUESITO N.2
Mia mamma, invalida al 100% e difficoltà a deambulare, usa un deambulatore a 4 ruote che normalmente lascia depositato nell’androne di accesso al condominio poiché con estrema difficoltà può accedere all’ascensore. L’amministratore del condominio scrive richiedendo che il deambulatore non sia più lasciato nell’androne in quanto contravviene al regolamento condominiale che prescrive che nessun oggetto possa essere lasciato nelle parti comuni. Trattandosi di persona disabile con difficoltà a inserire il deambulatore nell’ascensore è proprio cogente l’obbligo impartito dall’amministratore?

La risposta dell’esperto barriere architettoniche

La questione, purtroppo, considerando anche la peculiarità, richiede il parere di un avvocato. In quanto potrebbe presentare una potenziale contrapposizione fra quanto previsto delle normative vigenti e i regolamenti condominiali.
CONTINUA A LEGGERE LA RISPOSTA ALLA RUBRICA

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
novembre 5, 2018

“Carrozzine elettriche: studenti creano un nuovo joystick personalizzato con stampa 3d e app”

A Trieste è stato realizzato un nuovo joystick ergonomico personalizzato per facilitare le persone con disabilità motoria nella guida della propria carrozzina elettrica.  L’idea nasce dall’inventiva di un gruppo di studenti che frequentano il corso di Informatica Medica presso la Fondazione ITS Volta di Trieste, ed è stata poi concretizzata all’interno del Progetto ITS 4.0, promosso dal MIUR, in collaborazione con il dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e presentato alla recente Maker Faire di Roma.

STAMPA 3 D E APP – Il progetto SPE3D-APP (Supporti Personalizzabili ed Ergonomici in stampa 3D e di APP) –  così lo hanno chiamato gli studenti triestini – si compone di due prototipi in stampa 3D e due app, che sono stati progettati seguendo il processo del Design Thinking. Questa metodologia descrive le cinque fasi da seguire nella progettazione e realizzazione di un nuovo prodotto, mettendo al primo posto le esigenze delle persone che andranno ad utilizzare l’oggetto in questione, e seguendo gli step: empatizzare, definire il problema, ideare, realizzare un prototipo ed effettuare un test.

SISTEMI ERGONOMICI PER SPECIFICHE ESIGENZE – Come spiega Marco Simonetti, responsabile del progetto, l’idea nasce dall’osservazione che sul mercato non esistono sistemi ergonomici per il pilotaggio di carrozzine elettriche che riescano a rispondere alle esigenze di disabilità diverse tra loro.
Gli studenti si sono occupati dell’intero progetto, dal concept fino alla realizzazione finale,  seguiti da Diego Zabot, docente del Project Work, e dalla start-up innovativa R3place, che ha collaborato con la Fondazione ITS Volta di Trieste.
Fondamentale anche la collaborazione di Damiano Detela, un ragazzo di 29 anni con disabilità, che si è prestato a testare per primo sulla sua carrozzina le innovazioni proposte.

IL JOYSTICK – Gli studenti hanno progettato e realizzato i prototipi del joystick ergonomico e del supporto per lo smartphone, il quale va alloggiato sul dorso della mano dell’utente che guida la carrozzina: è infatti attraverso lo smartphone che vengono rilevate le specifiche misure. Questo è possibile sia grazie alla tecnologia nativamente presente nei moderni smartphone sia a  una specifica app realizzata, che consente di ricavare gli angoli di movimento del polso, ovvero flessione-estensione, adduzione-abduzione, pronazione-supinazione.
Una seconda app creata ad hoc consente invece di confrontare le traiettorie eseguite con il vecchio joystick rispetto al nuovo. Il risultato è un joystick disegnato esattamente sulla conformazione della mano dell’utente, così preciso da poter migliorare notevolmente le capacità di manovra del mezzo.

L’efficiacia di questo joystick su misura è stata confermata da Damiano, il tester che lo ha montato sulla sua carrozzina, riscontrandone una migliore capacità di gestione e guida, ma anche dai fisiatri che sono stati coinvolti nella verifica delle misure effettuate durante la fase di progettazione. In seguito al successo dimostrato, l’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste afferma di essere interessato a perfezionare i protocolli di sperimentazione del dispositivo su pazienti con patologie rare e disabilità in età evolutiva.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
ottobre 30, 2018

“Permessi Legge 104: quali commissioni fuori casa si possono fare per il parente disabile?”

Assistere un congiunto disabile non autosufficiente, lo sappiamo, è una attività che richiede moltissime energie. Per questo motivo, al fine di supportare la famiglia, vi è la possibilità, per il lavoratore dipendente, di usufruire di permessi per tre giorni al mese, previsti dalla Legge 104/92, che danno diritto a una assenza dal lavoro giustificata e retribuita.

Come dicevamo, naturalmente l’assenza dal lavoro deve essere giustificata da attività di assistenza che il lavoratore presta nei confronti del parente con handicap, da assistere. A questo punto si apre una questione molto importante, che mette a confronto sempre più spesso lavoratori e datori di lavoro: è necessario stare insieme alla persona da assistere durante tutto il tempo in cui si sta usufruendo dei permessi previsti dalla Legge 104? E’ possibile assentarsi o comunque dedicarsi anche ad altre attività?

Su questo si è già espressa la Cassazione (Cass. sent. n. 54712/16 del 23.12.16.), ribadendo che non è necessario stare 24 ore su 24 in presenza della persona da assistere: è infatti consentito anche ritagliarsi un breve spazio di tempo per provvedere  ai propri bisogni ed esigenze personali, anche se questo ovviamente non significa usare quei giorni come ferie.

Ma cosa succede se nei giorni di permesso il lavoratore viene visto dedicarsi ad attività apparentemente estranee all’assistenza del familiare, durante quello che dovrebbe essere il suo orario di lavoro? La cosa autorizza l’azienda al licenziamento? E’ questo il caso esaminato dalla Corte di Cassazione, che è tornata sulla questione. In questo caso, il lavoratore che usufruiva dei permessi di cui all’art. 33 , comma 3 della L. 104 del 1992 per assistere la madre e la sorella entrambe in condizione di handicap grave,  era stato visto fare la spesa, recarsi in posta e fermasi  a parlare con un amico, durante l’orario di lavoro, in cui stava usufruendo del permesso retribuito. Ebbene, la Cassazione ha rigettato il ricordo dell’azienda, dando ragione al lavoratore. Vediamo perchè.

COSA SI INTENDE PER ASSISTENZA
– Secondo la Corte di merito, l’assistenza prevista dalla disposizione in esame e a cui sono finalizzati i permessi non può essere intesa riduttivamente come mera assistenza personale al soggetto disabile presso la sua abitazione, ma deve necessariamente comprendere lo svolgimento di tutte le attività che il soggetto non sia in condizioni di compiere autonomamente. L’abuso quindi va a configurarsi solo quando il lavoratore utilizzi i permessi per fini diversi  dall’assistenza, da intendere in senso ampio, in favore del familiare.

FARE LA SPESA E ALTRE INCOMBENZE –  Rispetto al caso in oggetto, al lavoratore veniva contestato il fatto che si fosse recato a fare la spesa che, dopo una breve sosta, aveva portato a casa della madre. Nell’orario  di fruizione del permesso, il lavoratore si era inoltre recato allo sportello Postamat e poi dal tabaccaio. Infine, aveva incontrato un amico geometra per discutere di una perizia tecnica. Tutti questi tre comportamenti sono stati ritenuti dal Giudice come attività lecite, in quanto è stata ricostruita la loro riconducibilità a favore delle congiunte in situazione di handicap grave: la spesa era stata fatta per la madre, era stata poi verificata l’esistenza di libretti di risparmio postale intestati  a madre e sorella del lavoratore, e si è infine appurato che la discussione avuta dall’interessato col geometra riguardava una perizia tecnica che il professionista aveva redatto su richiesta dell’’interessato, per conto della madre, per problemi di infilitrazione nel suo appartamento.

QUANDO C’E’ ABUSO – Abbiamo visto quindi come, nel caso di specie, la Corte territoriale abbia escluso la finalizzazione a scopi personali delle ore di permesso di cui il lavoratore ha usufruito, avendo ricollegato, in base alle prove raccolte, le attività a specifici interessi ed utilità dei congiunti in tal modo assistiti.
Quando invece le attività non siano riconducibile a una forma, per così dire, indiretta, di assistenza, siamo in presnza di illecito e abuso dei permessi. In questo caso si configura l’ipotesi di:
–     abuso di diritto, poichè tale condotta si palesa nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione
dell’affidamento riposto nel dipendente,  ed integra,
–    un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

 

Tag:
ottobre 23, 2018

“Auser dona una carrozzina al centro socio-riabilitativo per disabili”

Grazie a questa nuova carrozzina in dotazione al centro, sarà possibile continuare a garantire per tutti la possibilità di uscire per passeggiate ed escursioni
I volontari del circolo Auser Volontariato di Fusignano hanno consegnato, nei giorni scorsi, una nuova carrozzina al Centro diurno Galassia. Il centro socioriabilitativo gestito dalla Cooperativa Sociale Il Cerchio accoglie ogni giorno disabili adulti, alcuni dei quali, anche per l’avanzare dell’età anagrafica cominciano a manifestare difficoltà di movimento, soprattutto per tragitti medio-lunghi. Grazie a questa nuova carrozzina in dotazione al centro, sarà possibile continuare a garantire per tutti la possibilità di uscire per passeggiate ed escursioni, oltre che ad avere un supporto interno importante in caso di necessità.“
I volontari di Auser Fusignano sono da sempre molto attenti alle esigenze del centro, dalla presenza quotidiana durante i pasti per apparecchiare, sparecchiare e lavare i piatti, agli aiuti per passeggiate e uscite, come quella al Cirque Bidon di quest’estate, fino a contributi concreti come il sollevatore, che era stato donato all’inizio dell’anno e ora la carrozzina. Nancy Masironi, coordinatrice del centro Galassia, si è detta molto soddisfatta di questa collaborazione: “Per fortuna che ci sono, perché altrimenti non riusciremmo ad ottenere tutte le cose che abbiamo ottenuto; l’occhio di riguardo che i volontari Auser hanno nei nostri confronti per noi è fondamentale”.“

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
ottobre 9, 2018

“Microcar per disabili: alta tecnologia in micro dimensioni”

Con il termine Minicar o Microcar per disabili (o anche micro-vettura o miniauto o vetturetta) si intende oggi solitamente un triciclo o un quadriciclo leggero, di norma con motore Diesel e con limiti di peso molto severi.

STORIA delle Microcar per disabili. Questo tipo di vetture ha in ogni caso radici piuttosto lontane e già dalla metà del XX secolo sono stati presentati vari progetti e messi in produzione vari modelli in tutta Europa.
Tra gli esempi quello della britannica Peel P50 (con 50 cm cubi di motore), considerata la macchina più piccola del mondo o quello italiano della Casalini con il Sulky degli anni settanta.
NORMATIVA ITALIANA per le Microcar per disabili
In Italia il codice della strada li assimila ai motoveicoli e in taluni casi ne consente la guida dai 14 anni in su, conseguendo semplicemente il patentino per i ciclomotori. I modelli più pesanti, che hanno anche una potenza maggiore, possono essere guidati da 16 anni in su con patente A1, ovvero quella per i motocicli da 125 cm³.
VANTAGGI delle Microcar per disabili. Secondo Massimo Nordio, amministratore delegato della filiale italiana della Toyota: “in queste microcar c’è qualcosa di geniale: in una città caotica come Roma una macchinina così compatta è la soluzione ideale. Soprattutto perché rende possibile entrare in centro e parcheggiare dove nessuna auto ci riuscirebbe.
Le microcar sono un’idea viaggiante, un’esemplificazione perfetta del concetto di dimensioni ridotte al minimo. Al punto che una volta, per far capire in modo immediato ai colleghi giapponesi perché in città stritolate dal traffico sono importantissime le macchine microscopiche, mi sono presentato a cena guidando una microcar: ha funzionato più di mille discorsi…”

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
settembre 27, 2018

“Non solo il web ma anche le app mobile dovranno essere accessibili”

Entra in vigore oggi, 26 settembre 2018, la cosiddetta “Riforma dell’attuazione della direttiva (UE) 2016/2102 relativa all’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici” (Decreto Legislativo n. 106 del 10 agosto 2018), che recepisce la direttiva europea che prevede l’obbligo di accessibilità per i siti web e le app mobile nonché ulteriori obblighi tra cui la pubblicazione della dichiarazione di accessibilità.

Il D.L. interviene a modificare la cosiddetta Legge Stanca (n.  4 del 9 gennaio 2004) e, oltre ad agire a livello terminologico sulla parola “disabili”, che diventa ovunque nel testo “con disabilità”, tutela e garantisce, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone con disabilità.

L’aggiornamento si concentra in particolare sull’ampliamento di questa tutela, affiancando alla tutela relativa all’accessibilità dei siti interne, anche quella da rispettare nelle app mobile, sempre più utilizzate non solo dai privati ma anche dalle P.A.

“Sono accessibili – si legge nel testo del Decreto – i servizi realizzati tramite sistemi informatici, inclusi i siti web e le applicazioni mobili, che presentano i seguenti requisiti: a) accessibilità al contenuto del servizio da parte dell’utente; b) fruibilità delle informazioni offerte […]”.

L’approvazione del D.L. giunge a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione della traduzione italiana delle Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web 2.1, che hanno sostituito la precedente versione “WCAG 2.0”, inserendo specifiche tecniche per l’accessibilità dei siti e delle applicazioni mobili.

La versione in lingua inglese delle WCAG 2.1 era stata pubblicata il 5 giugno scorso sotto forma di Raccomandazione dal W3C, l’organizzazione non governativa internazionale che ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web e che dunque, in ambito di accessibilità, ha sviluppato uno standard omonimo. C’è voluto poi qualche mese perché fossero diffuse le traduzioni nelle diverse lingue, in quanto queste sono state affidate a gruppi di esperti, con coordinatori designati direttamente dallo stesso W3C.

Le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti Web 2.1 sono un documento molto tecnico, utile prevalentemente agli sviluppatori di software, in cui sono spiegati nel dettaglio modalità e criteri da utilizzare per progettare e realizzare siti web e applicazioni mobili, che siano accessibili e usabili da tutti senza discriminazioni, anche da coloro che, per esigenze personali, utilizzino tecnologie assistive o configurazioni particolari.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
settembre 25, 2018

“Angelo: di nome è di fatto”

Fra queste 38.000 persone c’era anche Angelo 42 anni, un ragazzo che viveva con sua madre Rosa di 86 anni, voglio raccontarvi la loro storia… Ci troviamo a Conselve, un paese della provincia di Padova, era la notte tra l’11 e il 12 settembre dell’anno in corso, verso le 2,30 della notte. Mentre madre e figlio dormivano, un incendio accidentale, partito dal garage che si trovava al piano terra divampava al primo piano. Angelo, accortosi di quello che stava accadendo, riuscì a chiedere aiuto urlando, tanto che un vicino di casa RICORDA PERFETTAMENTE LA SUA VOCE. Fu proprio lui ad aiutarlo chiamando i soccorsi, che arrivarono in squadre da ben due zone: Padova con 3 automezzi, Piove di Sacco con una decina di operatori. I primi ad arrivare sul luogo sono stati i carabinieri, ma impotenti davanti ad un muro di fuoco, hanno dovuto attendere l’arrivo dei pompieri. Le operazioni di spegnimento sono iniziate dal piano terra (pare che a causare l’incendio, secondo la ricostruzione dei fatti siano state delle riserve di pellet). Mentre l’altra squadra, si è preoccupata di salire al primo piano, trovandosi davanti ad una scena tremenda, ma anche molto commovente… Le stanze invase dal fumo, causa della loro morte, arrivati in camera da letto la madre di Angelo, Rosa era già priva di vita, mentre suo figlio era ancora vivo ma le sue condizioni sono apparse subito molto gravi, tant’è che una volta arrivato in ospedale è deceduto. Anche i vigili del fuoco, insieme ai carabinieri hanno fatto dei rilevamenti all’interno della casa, dai quali si è scoperto, che Angelo non soltanto ha cercato di chiedere aiuto gridando, aprendo la finestra, ma pare che abbia cercato di trascinare fuori la madre ma purtroppo non ce l’ha fatta. I soccorritori, dicono di aver fatto tutto il possibile per salvare la vita ad entrambi, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Fra i soccorritori, c’è la storia del luogotenente Ferracane, amico di famiglia ma soprattutto di Angelo, rimasto anche lui leggermente intossicato nel tentativo di aiutare durante i soccorsi. Il completo spegnimento dell’incendio, è avvenuto solo all’alba, i vicini di casa non sanno darsi pace in quanto si sono sentiti impotenti davanti alla tragedia. Oltre a tutto il paese, un’altra persona che non riesce a perdonarsi, è l’altro figlio di mamma Rosa, che in quel momento si trovava fuori in vacanza, lui condivideva l’abitazione con sua madre e suo fratello. Angelo, frequentava sempre nel suo paese una cooperativa: Alambicco, la quale però ha preferito non rilasciare nessuna dichiarazione, in quanto ragazzi ed operatori sono rimasti fortemente scossi, ciò che riescono a dire è che ERA UN AMICO. Ed è questa la frase che ricorre per tutto il paese, nei confronti di madre e figlio. Questo articolo è stato tratto dal sito del giornale http://www.padovaoggi.it/ ; il 12 settembre 2018. Di solito sono i genitori a preoccuparsi di proteggere i figli, soprattutto se sono colpiti da una disabilità, ma questa storia ci dimostra che Angelo, nonostante le sue difficoltà si è comportato davvero da figlio responsabile e riconoscendo la difficoltà di sua madre, non l’ha voluta abbandonare al suo destino ed ha dato la sua vita per lei.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
settembre 4, 2018

“Cresce l’offerta di luoghi attrezzati per persone affette da infermità anche gravi”

Non si tratta solo di rimuovere le barriere architettoniche: anni di sensibilizzazione e di impegno stanno portando a estendere l’eliminazione degli ostacoli che impediscono a persone con handicap di godere della spiaggia e del mare durante il periodo estivo, e non solo. Ma ora c’è un passo in più da fare, ed è cosa che richiede ancor più sensibilità e determinazione. C’è infatti una categoria di disabili di particolare gravità o con attrezzature delicate e ingombranti che li accompagnano in ogni spostamento ai quali la mobilità più problematica ha negato sinora la possibilità di godersi una giornata al mare con la propria famiglia e insieme a chi li assiste. È questa la nuova frontiera verso la quale si sono orientati in questa estate, tra non pochi problemi ma con grande generosità, alcuni stabilimenti balneari, qualche amministrazione comunale, le associazioni attive accanto a pazienti con disabilità rilevanti o di complessa gestione al di fuori della propria casa o dell’istituzione specializzata. Non essere esclusi dal grande beneficio (sulla psiche e l’umore, e non solo per il corpo) di poter andare al mare d’estate è una conquista che va sostenuta con la fiducia di poter incoraggiare altri a seguire l’esempio di alcuni pionieri.

MARCHE
A Porto Potenza Picena il centro di riabilitazione offre terapie anche sulla sabbia

Vincenzo Varagona

L’accessibilità delle spiagge marchigiane alle persone con disabilità è generalmente abbastanza buona e per migliorarla la Regione ha stanziato pochi giorni fa altre, anche se modeste, risorse. L’esperienza leader é senza dubbio quella di Porto Potenza Picena, e non potrebbe essere altrimenti, perché è antistante l’Istituto di riabilitazione Santo Stefano, punto di riferimento nazionale nell’assistenza e terapia della disabilità. Caratteristica di questi spazi, è che diventano per tre mesi l’anno teatro di sedute di terapia per i pazienti. Coordinatrice per il ’Santo Stefano’ delle attività terapeutiche in spiaggia é Stefania Pepegna: la spiaggia, spiega, in estate diventa setting terapeutico, non solo per i pazienti dell’Istituto, ma anche per chi frequenta il day hospital e anche per quanti fruiscono dei servizi del Santo Stefano in regime extraospedaliero. “E’ naturale – precisa – che l’attività sia prettamente riabilitativa e rivolta innanzitutto agli interni con personale composto dai nostri fisioterapisti. Si tratta di un servizio che va ad integrare i più classici percorsi riabilitativi in ospedale. Nel caso dei pazienti dell’extraospedaliero, invece, l’attività è di carattere ludico-ricreativo ed è finalizzata alla stimolazione del benessere e alla condivisione di una situazione piacevole com’è quella di stare in spiaggia, all’ombra dei nostri gazebo, e di fare il bagno in mare”. Nelle ore del servizio, l’Istituto Santo Stefano prevede la presenza di tre operatori sanitari e la spiaggia è monitorata da un bagnino. In alcuni giorni della settimana i servizi sono fruiti anche da pazienti di altre due strutture, di Caccamo (Serrapetrona, Macerata) e Loreto). Qui a Porto Potenza Picena la ’sedia job’ non é una scoperta dell’ultim’ora: “la utilizziamo da quando é in produzione, conferma Pepegna, cioè da quasi vent’anni”. l momento questi spazi non sono aperti a esterni: “Non possiamo aprirla, spiega la responsabile, per ragioni di sicurezza e responsabilità dell’Istituto, ma anche anche di privacy. Questa spiaggia é sostanzialmente un clone estivo dei nostri reparti, e consente di arricchire la terapia con il valore aggiunto dell’acqua di mare. “Questa realtá è cresciuta con il tempo: trent’anni fa avevamo solo un bagnino per la sorveglianza, oggi in spiaggia ci sono veri e propri reparti attrezzati per il proseguimento delle terapie. Abbiamo uno dei mari più belli della costa, sempre pulito. I pazienti ne sono contenti, al punto che con una certa frequenza organizziamo in spiaggia anche momenti conviviali”.

 

ROMAGNA
Nella struttura del Ravennate che permette di fare il bagno ai malati con più limitazioni

Daniela Verlicchi

Per permettere a un disabile grave (per esempio ai malati di Sla, Sma e chi ha bisogno della ventilazione per vivere) di fare un bagno in mare, non basta la buona volontà di amici o parenti. Serve una passerella lunga fino al mare, lettighe o sedie a ruote speciali e il collegamento all’elettricità sulla spiaggia. Ecco perché non è semplice trovare stabilimenti in grado di offrire questa opportunità davvero a tutti. Ma è prezioso, per ritrovare quella normalità e spensieratezza che troppo spesso la malattia ruba a tutta la famiglia. A Punta Marina, nel comune di Ravenna, lo scorso 30 luglio, è stata inaugurata la prima struttura balneare in regione (e probabilmente in tutto il Nord-Est) pensata per permettere anche ai disabili più gravi, di trascorrere una giornata al mare e fare il bagno. La missione è chiara già dal nome del progetto, realizzato dall’associazione “Insieme a te” con il contributo di Comune e Regione: “Tutti al mare. Nessuno escluso”. Era il sogno di Dario Alvisi che ha perso la sua battaglia con la Sla lo scorso 2 aprile, che ora è stato realizzato da sua moglie, Debora Donati, le sue tre figlie e e dall’associazione nata attorno a lui. Saranno proprio i volontari dell’associazione quest’anno a gestire la struttura assicurando ogni giorno, dalle 9 alle 19, l’accesso al mare. Un servizio che è e rimarrà, spiega Debora, completamente gratuito. “Quando una persona è affetta da Sla – spiega – sembra tutto impossibile: uscire di casa, andare al mare e figuriamoci fare il bagno.Ora vogliamo regalare, qui a Punta Marina Terme, gli stessi momenti di gioia e normalità che abbiamo vissuto insieme a Dario a tante famiglie a cui spesso viene tolta ogni speranza”. E attorno a questo obiettivo, si sono riunite tantissime persone, amici e conoscenti di Dario ma non solo: “Mi sembra più presente che mai – racconta commossa Debora – attorno a noi c’è un’energia positiva che può essere soltanto sua”. La prima ospite di Tutti al mare è stata Letizia, una giovane malata di Sma, che non faceva il bagno da circa 3 anni; il secondo è stato Fabio Bazzocchi, che da diversi anni convive con la Sla. Anche per loro, come per Dario è stato molto più di un bagno, come è stato detto all’inaugurazione: la possibilità, per qualche ora, di tornare alla vita di prima, di “essere felici in mare, lasciando la disabilità sulla riva”. La struttura, in legno e pannelli, ruota attorno alla larga passerella che permette a tutti i tipi di sedie a ruote e lettighe di arrivare al mare, con vari supporti. A terra, invece, i disabili verranno accolti in ambienti realizzati in legno e tendaggi per offrire una maggiore privacy. Info: info@insiemeate.org, 3248255263. segue,

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
agosto 30, 2018

“Bonus legge 104: assegno disabili da 1900 euro, slitta la circolare Inps”

Il Testo Unico in materia di ‘caregivers familiari’ per coloro che assistono un familiare anziano o dei disabili prevede un bonus di 1900 euro. In particolare il beneficio è riservato a chi assiste familiari disabili o anziani con più di 80 anni. Il testo di legge è la sintesi di tre disegni di legge il cui comune obiettivo è di concedere agevolazioni per chi presta assistenza ad un familiare disabile. Sono moltissime le famiglie che trarranno vantaggi dall’applicazione della norma.

Cosa manca all’avvio della misura? Dovrà essere una circolare dell’Inps a chiarire i dettagli. Serve infatti specificare campi di applicazioni e requisiti di riferimento. Già da mesi sembra che manchi poco alla pubblicazione della circolare. Ma a distanza di tempo dai primi annunci ufficiosi non vi sono segnali ufficiali. E nel frattempo sono sempre di più i cittadini che si chiedono se e come potranno usufruire dell’agevolazione. La stessa circolare Inps di prossima pubblicazione dovrà contenere tutte le istruzioni operative.

Il bonus disabili di 1.900 euro dovrà essere erogato sotto forma di: contributo economico di 1.900 euro a titolo di rimborso spese per chi assiste un familiare over 80. Oppure con detrazione fiscale di 1900 euro; per chi assiste un familiare disabile di età pari o superiore a 80 anni, entro il terzo grado di parentela. Questa forma di detrazione si andrà a sommare alle altre agevolazioni e benefici in vigore per l’assistenza ai disabili e non autosufficienti. Per ottenere la detrazione il caregiver dovrà presentare lo stato di famiglia contenente il suo nome. Oltre a quello del soggetto assistito e l’I.S.E.E. inferiore a 25.000 euro.

Bonus legge 104: assegno disabili da 1900 euro, chi può fare richiesta

Per l’ottenimento del bonus può avanzare richiesta il familiare dell’assistito che è tenuto a presentare e conservare lo stato di famiglia contenente il nominativo dell’assistito, nonché l’Isee. Oltre al coniuge, può presentare richiesta anche parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso; convivente di fatto ai sensi della legge n. 76 del 20 maggio 2016; familiare o affine entro il secondo grado; familiare entro il terzo grado secondo singoli casi specificati.

SEGUI TERMOMETRO POLITICO SU FACEBOOK E TWITTER

PER RIMANERE AGGIORNATO ISCRIVITI AL FORUM

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag: