Posts tagged ‘Disabili’

gennaio 10, 2018

“Assunzioni lavoratori disabili: gli obblighi per le aziende dal 1 gennaio 2018”

Lavoro e disabilità: torniamo a parlarne perché dal 1 gennaio 2018 è scattato l’obbligo, per aziende che occupano da 15 a 35 dipendenti, di assumere un lavoratore con disabilità, anche se non ci sono nuove assunzioni. Tale novità era stata annunciato per il 2017 ma poi fatta slittare a inizio del nuovo anno con il Milleproroghe 2017. Ricordiamo che l’obbligo di assumere lavoratori con disabilità è previsto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68; la differenza sostanziale rispetto a prima è che adesso non è più necessario che l’azienda che occupa almeno 35 lavoratori assuma un nuovo dipendente: l’obbligo scatta indipendentemente da questo, poiché basta che sia presente il requisito numerico dei dipendenti.

TEMPISTICHE –
Cambiano anche i tempi che l’azienda deve rispettare per mettersi in regola: se prima si poteva regolarizzare tale posizione ricorrendo alla presa in organico di un lavoratore con disabilità entro 12 mesi, tale periodo si riduce a 60 giorni. Entro due mesi, quindi, dal 1 gennaio 2018, le aziende che occupano almeno 15 dipendenti dovrà essere in regola, assumendo, entro il 2 marzo del 2018, un lavoratore disabile, in caso non l’abbia già fatto.

GLI OBBLIGHI PER LE AZIENDE – Ricordiamo che l’obbligo di coprire posizioni riservate a persone con disabilità scatta, per il datore di lavoro, a partire dal 15esimo lavoratore della sua azienda.
dai 15 ai 35 lavoratori l’azienda è obbligata ad assumere un lavoratore con disabilità
dai 36 ai 50 lavoratori l’azienda è obbligata ad assumere due lavoratori con disabilità
oltre 50 lavoratori: la quota del 7% deve essere riservata a lavoratori con disabilità
Nel calcolo il datore di lavoro deve considerare tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione, a parte alcune eccezioni, come i lavoratori da cooperative, i dirigenti ed altri casi specifici.

COME SI CALCOLA L’ORGANICO – Per calcolare l’organico valido ai fini di conteggiare quanti lavoratori disabili debba avere l’azienda che voglia essere in regola, si deve fare riferimento ad alcune regole. Qui citiamo alcuni casi, rimandando alla lettura completa della casistica per una più approfondita analisi dei singoli casi (alcuni dei quali qui).

Per quanto riguarda:
–   I lavoratori assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato parziale, essi  sono computati per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto che il computo delle unità lavorative fa riferimento all’orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore.
Nel computo le frazioni percentuali superiori allo 0,50 sono considerate unità.
In caso di lavoratori con contratto  a termine, il datore di lavoro deve fare riferimento all’arco temporale del periodo di attività previsto dal contratto di lavoro stipulato con ciascun lavoratore.  Il lavoratore occupato con contratto a tempo determinato superiore a sei mesi mesi dovrà essere computato come unità.
–    Anche i lavoratori licenziati per i quali sia stato adottato il provvedimento di revoca devono essere inclusi nella base di computo.
–    Per i datori di lavoro  che svolgono attività stagionale il periodo di durata del contratto si calcola
sulla base delle corrispondenti giornate lavorative effettivamente prestate nell’arco dell’anno solare, anche se non continuative.

Non vanno computati nella quota di calcolo:
–  gli apprendisti (articolo 7, comma 3, D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167edi articolo 7, comma 3, D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 167), fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo.
–  i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro (questo secondo l’articolo 3, comma 10, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 19 dicembre 1984, n. 863)
–  i lavoratori assunti con contratto di reinserimento (secondo l’articolo 20, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223)
–  i lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero
–  i lavoratori occupati con contratto di somministrazione. Essi non vanno calcolati né dall’utilizzatore (azienda ),  per effetto dell’art. 22, comma 5, del decreto legislativo 276/2003, né dall’agenzia di somministrazione (ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 68/99 così come modificato dall’art. 4, comma 27, lettera a) della L. 92/2012)
–  i lavoratori assunti con contratto a termine per sostituzione di lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro
–  il personale direttamente operante nei montaggi industriali o impiantistici e nelle relative opere di manutenzione “svolte in cantiere”. Per attività svolta “in cantiere” si fa espresso riferimento al concetto di cantiere fatto proprio dall’art. 89 del D.lgs n. 81/2008.

 SE CI SONO GIA’ LAVORATORI DISABILI  IN ORGANICO – I lavoratori che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia (art. 4 c. 4 l. 68/99) possono essere computati esclusivamente in ambito privatistico.
In considerazione soprattutto del fatto che, qualora per questi lavoratori non sia possibile l’assegnazione a mansioni equivalenti o inferiori nella stessa azienda, spetta al Servizio provinciale competente l’avviamento degli stessi presso un’altra azienda, individuando le attività compatibili con le residue capacità lavorative di essi.
Va ricordato inoltre che, se in una azienda è già in carico un lavoratore con capacità lavorativa superiore al 60%, anche se non fu assunto attraverso il collocamento obbligatorio, questo lavoratore va scorporato dalla base “imponibile”.  Inoltre, in caso di future scoperture, questo lavoratore si considererà a copertura della quota di riserva.

IL PROSPETTO INFORMATIVO DISABILI – L’azienda ha l’obbligo di produrre il Prospetto Informativo Disabili: un documento che va trasmesso telematicamente al servizio provinciale di competenza, dove si indica la situazione occupazionale dell’azienda – ovvero quanti lavoratori conta – per la verifica degli adempimenti rispetto all’assunzione di persone appartenenti alle categorie protette o disabili. Il mancato invio di tale prospetto fa scattare una multa pari a 635,11 euro, oltre 30,76 euro per ogni giorno di ritardo.

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gennaio 9, 2018

“Invalidità. Perché le pensioni di gennaio e febbraio 2018 saranno più basse”

Vi abbiamo dato conto una settimana fa dei nuovi importi pensioni di invalidità 2018, come da comunicazione dell’INPS, relativo all’aggiustamento cui sono sottoposte ogni anno questo genere di provvidenze.

I cittadini con diritto a pensione di invalidità, accompagnamento ecc, si sono visti in genere aumentare l’importo mensile di circa l’1,1%. Tuttavia, nel mese di gennaio (e in alcuni casi anche di febbraio) si troverà anche una trattenuta che va ad abbassare la cifra, indicata dalla formula: “differenza non imponibile prq 2015”.

Questa trattenuta si deve al conguaglio negativo di perequazione relativo all’anno 2015. Si tratta della percentuale di variazione delle rivalutazione delle pensioni dell’anno 2015. In pratica, lo scarto tra il tasso provvisorio che inizialmente era stato stato determinato in 0,3%, e quello tra il tasso effettivo, che è risultato invece dello 0,2%. La differenza è, appunto, quello 0,1% che ora viene trattenuto.
Questo recupero era stato rimandato di un anno dalla legge di Stabilità, e ora dalla legge L.19/2017, che l’ha differito al 1 gennaio 2018.

Il recupero è, quindi, pari allo 0,1% della pensione annua lorda e ne vedremo gli effetti con un addebito nella pensione di gennaio e febbraio 2018. Facciamo un esempio: se la pensione è di 500 Euro per 13 mensilità, la pensione annua lorda è di 6.500 Euro. Su questi 6.500 Euro viene calcolata una trattenuta dallo 0,1%, ovvero 6,50 euro trattenuti nei mesi di gennaio e febbraio.
La circolare specifica tra l’altro che fino ai 6 euro la trattenuta sarà interamente nel mese di gennaio, mentre per quelli superiori ai 6 euro si spalmerà nei mesi di gennaio e febbraio.

Questa la parte della circolare Inps (punto n.5) che lo illustra:

Recupero del conguaglio di perequazione dell’anno 2015    

Com’è noto, la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle prestazioni previdenziali e assistenziali per l’anno 2014 è stata determinata, dal 1° gennaio 2015, nella misura definitiva pari a +0,2%, a fronte della misura provvisoria dello 0,3%.
Pertanto, in sede di conguaglio di perequazione effettuato per il successivo anno 2016, il differenziale è risultato pari a -0,1.
Considerato l’indice di rivalutazione provvisoria fissato in misura pari a zero per l’anno 2016, la legge di stabilità 2016 ha differito al 2017 il recupero del conguaglio in argomento (art. 1, c. 288, della legge 28 dicembre 2015, n. 208).
Per la stessa motivazione, la legge n. 19/2017 ha ulteriormente differito al 1°gennaio 2018 il recupero del debito di perequazione riferito all’anno 2015 (art. 3, c. 3-sexies).
Per l’anno 2018, dato l’indice di rivalutazione provvisoria pari all’1,1% il differenziale di perequazione viene recuperato in sede di conguaglio per l’anno precedente, con le seguenti modalità:
•    in unica soluzione sulla mensilità di gennaio per gli importi fino a 6 euro;
•    in due rate di pari importo sulle mensilità di gennaio e febbraio per i conguagli di importo superiore a 6 euro.
Gli importi posti a recupero per ciascun soggetto sono consultabili nell’applicazione dedicata disponibile sul sito intranet dell’Istituto al seguente percorso:
“Assicurato pensionato”>” Servizi al pensionato>“ Procedure di gestione delle pensioni”>“Consultazione conguagli per perequazione 2015 sospesi”.

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gennaio 7, 2018

“Protesi e ausili tecnologici innovativi, ma «non disponibili» per i disabili”

Protesi e ortesi a tecnologia avanzata, software per comunicare, apparecchi acustici digitali, dispositivi per il telesoccorso, sensori e telecomandi per il controllo ambientale: sono ausili innovativi che possono facilitare la vita a chi ha una disabilità permanente o temporanea e ora, con i nuovi Lea, i Livelli essenziali di assistenza entrati in vigore lo scorso marzo, sono stati introdotti nel nomenclatore dell’assistenza protesica (allegato 5), ovvero l’elenco delle protesi e degli ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale dietro prescrizione del medico specialista. In realtà, a distanza di otto mesi, i nuovi dispositivi non sono ancora disponibili. Perché possano essere forniti dalle Asl, infatti, è necessario attendere la pubblicazione del Decreto ministeriale sulle tariffe da corrispondere agli erogatori per queste prestazioni. A ottobre il sottosegretario al Ministero della Salute, Davide Faraone, rispondendo a un’interrogazione in Commissione affari sociali alla Camera, ha detto che «saranno fruibili entro fine anno».

Le decisioni delle Regioni

«Fino a quando non si risolve il nodo delle tariffe, i nuovi ausili tecnologici esistono solo sulla carta — afferma Paolo Boldrini, past president della Simfer, Società italiana di medicina fisica e riabilitativa — . Nel frattempo le Regioni stanno procedendo in ordine sparso: nella maggior parte dei casi si continuano a dare gli ausili del vecchio nomenclatore, come prevedono le norme transitorie del DPCM sui Lea, in qualche Regione invece è possibile usufruire dei nuovi dispositivi (erogati extra Lea)». Una disparità tra Regioni che dovrebbe essere sanata proprio con l’inserimento degli ausili tecnologici nei nuovi Lea, ovvero le prestazioni che spettano a tutti i cittadini a prescindere dal luogo di residenza.

Diritti negati

«Ad oggi è un diritto ancora negato — chiosa Vincenzo Falabella, presidente di Fish, Federazione italiana per il superamento dell’handicap —. Inoltre, nel nuovo nomenclatore protesi e ausili continuano a essere considerati una compensazione della menomazione piuttosto che strumenti per esercitare il proprio diritto alla mobilità, alla comunicazione, a una vita il più possibile autonoma, come sancisce la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità». Eppure, secondo studi basati sull’evidenza scientifica, la tecnologia abbinata a programmi di riabilitazione consente alle persone con deficit sensoriali, motori e intellettivi di interagire con l’ambiente esterno e raggiungere livelli di autonomia che altrimenti non potrebbero raggiungere. Alcune di queste ricerche, presentate a Roma in una conferenza internazionale promossa dalla Lega del Filo d’Oro, sono state pubblicate di recente sul numero monografico dell’International Journal of Development Disabilities dedicato alle tecnologie assistive, cioè l’insieme di soluzioni tecnologiche che vanno da quelle più conosciute come apparecchi acustici e sedie a rotelle, ad altre più elaborate come microinterruttori, dispositivi di generazione di discorso, supporti di memoria, video e robot.

Qualità di vita migliore

«Le tecnologie assistive, comprese le applicazioni di smartphone o tablet, domotica e robotica, non sono state appositamente concepite per le persone con disabilità, in forme modificate e adattate per le specifiche necessità, possono diventare fondamentali anche per uscire dall’isolamento e avere una migliore qualità di vita — spiega Giulio Lancioni, docente di psicologia all’Università di Bari e direttore del Centro di ricerca della Lega del Filo d’Oro — . Gli studi hanno dimostrato che le tecnologie, per poter essere un vero interfaccia tra persone e ambiente e, quindi, favorire la loro autonomia, devono essere semplici, di facile utilizzo, dai costi contenuti e accessibili, senza inutili ostacoli burocratici».

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gennaio 3, 2018

“«Quella delibera non aiuta i disabili»”

rompe la continuità dello stesso e, di fatto, mette a rischio il diritto all’autodeterminazione di quei soggetti che oggi usufruiscono del finanziamento pagato con soldi della Regione». E’ durissima la presa di posizione dei consiglieri di minoranza contro la riforma delle linee guida sulla Vita Indipendente disposta dalla delibera 588 della Giunta comunale.

La prima ad aver dato voce alla protesta dei beneficiari di Asti è stata la consigliera Angela Quaglia che già a inizio dicembre aveva presentato un’interrogazione urgente sul caso. La stessa si era attivata dopo aver appreso che l’amministrazione aveva avvisato via mail i soggetti interessati dicendo loro che da gennaio il regolamento sulla Vita Indipendente sarebbe cambiato e anche le modalità per accedere al contributo. Modalità che i consiglieri di minoranza Quaglia (CambiAMO Asti), Luciano Sutera e Angela Motta (Partito Democratico), Giorgio Spata e Alessia Sapuppo (Movimento 5 Stelle), Beppe Rovera (Ambiente Asti) insieme a Beppe Passarino e Michele Anselmo (Uniti si può) hanno contestato in una conferenza stampa congiunta annunciando battaglia contro l’assessore ai servizi sociali Mariangela Cotto e contro il sindaco Rasero se la delibera non sarà ritirata e riscritta stralciando i vari passaggi che metterebbero a rischio la continuità del progetto e, in definitiva, la reale possibilità dei disabili motori di poter gestire la loro vita in maniera autonoma.

I punti contestati

La nuova delibera modifica i criteri di accesso ai contributi, fino ad oggi erogati annualmente e garantiti per tre anni, rendendoli mensili (da 200, 400 o 600 euro), con validità annuale e dopo opportuna valutazione del caso da parte di un’unità multidisciplinare dell’Asl e del Comune. Non solo. I fruitori del contributo, le associazioni che li rappresentano e gli stessi consiglieri di minoranza hanno confrontato, punto per punto, il vecchio e il nuovo regolamento scoprendo che alcune modifiche, apparentemente tecniche, farebbero la differenza tra garantire la vita indipendente al portatore di handicap e obbligarlo a rimanere confinato in casa. Perché i contributi erogati dalla Regione Piemonte, che l’assessore Cotto ha spiegato essere diminuiti nel corso degli anni, mentre la consigliera comunale e regionale Motta sostiene il contrario, che non ci siano stati tagli alla voce in bilancio, servono ai portatori di handicap motori per pagare un assistente che garantisca loro la mobilità da casa al luogo di lavoro garantendo all’aiutante lo stipendio previsto dalla legge, il versamento dei contributi e la tredicesima mensilità.

«Premettendo che le domande per accedere al contributo si possono presentare fino al 31 gennaio – spiega la consigliera Quaglia – e, nella migliore delle ipotesi, i destinatari potranno usufruire del contributo a partire da marzo, ci saranno almeno due mesi di scoperto nei quali i disabili non potranno pagare l’assistenza con buona pace della continuità del progetto». Ma non solo. Nel nuovo disciplinare del Comune ci sono state altre modifiche che hanno fatto infuriare i disabili: «Si passa dal garantire una “piena autonomia” a “un’accettabile autonomia”, – continuano i consiglieri – poi si prevedono i contributi ai disabili che “ricoprano incarichi dirigenziali all’interno di associazioni di volontariato con sede nel Comune di Asti, regolarmente iscritte ai relativi registri” anziché “a persone inserite in contesti sociali con rilevanza a favore di terzi”, quindi si erogano contributi “in base al progetto individualizzato” e si tolgono riferimenti temporali all’assistenza dei disabili privi di rete familiare, prima chiaramente indicati anche nella durata delle 24 ore, festivi compresi». Oltre a tutto questo, c’è un altro aspetto che ha messo i consiglieri dell’opposizione sul piede di guerra: l’erogazione del contributo commisurato non più solo sul reddito personale, ma sull’ISEE che tenga conto anche della pensione di invalidità e/o dell’indennità di accompagnamento.

«C’è una sentenza del Consiglio di Stato che parla chiaro: – aggiungono i consiglieri – le pensioni di invalidità e/o dell’assegno di accompagnamento non devono fare cumulo sull’ISEE mentre il regolamento del Comune di Asti le considera un reddito. Questo è inaccettabile».

Le richieste

Revoca immediata dei nuovi criteri di assegnazione dei contributi sulla Vita Indipendente, apertura di un tavolo di lavoro, insieme ai rappresentanti delle associazioni preposte, per identificare i nuovi parametri di accesso al contributo e un Consiglio comunale aperto «al fine di discutere i temi della disabilità nel suo complesso e delle azioni che l’Ente pubblico deve mettere in campo per garantire piena dignità e libertà di autodeterminazione alle persone portatrici di handicap» sono le richieste mosse dai consiglieri presenti in conferenza stampa ai quali si aggiungono i colleghi Maria Ferlisi e Giuseppe Dolce (PD) con Massimo Cerruti e Davide Giargia (M5S).

«Se l’assessore Cotto vuole puntare all’assistenzialismo e a fare l’elemosina ha commesso un grande errore – conclude la consigliera Quaglia – I progetti che già ci sono devono essere garantiti, poi è giusto aprire il bando a nuovi soggetti, ma quella delibera è un pasticcio e siamo pronti a dare battaglia nell’interesse dei disabili e dei loro diritti». di Riccardo Santagati.

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dicembre 18, 2017

“Treni disabili: come prenotare i servizi di assistenza della Sala Blu”

I servizi di assistenza di RFI della Sala Blu nelle stazioni ferroviarie rappresenta spesso e volentieri l’ancora di salvataggio per le persone con disabilità e a ridotta mobilità che vogliano viaggiare in treno in Italia: su questi servizi alla prova dei fatti abbiamo ospitato un paio di anni fa una bella testimonianza diretta  che ne racconta pro e contro. Nel frattempo non sappiamo quanto sia migliorata l’accessibilità delle stazioni ferroviarie italiane, anche se dovrebbero esserci alcune interessanti novità nel prossimo futuro, con l’annuncio di un investimento per eliminare le barriere architettoniche presenti nelle stazioni ferroviarie italiane.

nelle scorse settimane è stata annunciata una ulteriore novità che dovrebbe migliorare la vita dei cittadini con disabilità che viaggiano in treno: la possibilità di prenotare i servizi della sala Blu anche online. La novità riguarda una vasto numero di viaggiatori di tutte le società ferroviarie che operano sulle linee e nelle stazioni gestite da RFI: nel 2016 sono stati oltre 300mila i servizi di assistenza erogati dalle Sale Blu alle persone a ridotta mobilità. Nei primi nove mesi del 2017 quasi 240mila.

SALA BLU ONLINE – Attivo su salabluonline.rfi.it, Sala Blu on line è un sistema che consente di prenotare via web i servizi di assistenza per le persone con disabilità e a ridotta mobilità. La prenotazione deve essere fatta con un preavviso minimo di 24 ore. La nuova sezione – progettata secondo i criteri dell’accessibilità e dell’usabilità dei sistemi informatici – è stata preventivamente testata dalle principali associazioni di categoria e ha ricevuto la certificazione della Fondazione ASPHI Onlus, che promuove l’utilizzo delle tecnologie digitali a supporto delle persone con disabilità.
Registrando nel portale i propri dati anagrafici, esigenze di viaggio e contatti si potranno mantenere in memoria le proprie credenziali e accedere al servizio quando necessario.

SALE BLU E STAZIONI – Attraverso questo nuovo canale online si punta a far risparmiare tempo e fatica al viaggiatore che intenda usufruire dei servizi messi a disposizione nel circuito servito dalle Sale Blu, comprensivo di oltre 270 stazioni su tutto il territorio nazionale, che opera attraverso 14 centri presenti nelle principali stazioni italiane di Ancona, Bari, Bologna, Firenze Santa Maria Novella, Genova Principe, Messina Centrale, Napoli Centrale, Reggio Calabria, Roma Termini, Torino Porta Nuova, Trieste Centrale, Venezia Santa Lucia e Verona Porta Nuova.
Le sale Blu sono aperte tutti i giorni dalle 6:45 alle 21:30.

COME PRENOTARE I SERVIZI – Oltre alla nuova modalità online di prenotazione dei servizi di assistenza Sala Blu, rimangono attivi anche tutti gli altri canali preesistenti:
•    invio di una mail ad una delle 14 Sale Blu almeno 24 ore prima del servizio desiderato;
•    recarsi direttamente in una della 14 Sale Blu dalle ore 6:45 alle 21:30 tutti i giorni, festivi inclusi;
•    telefonare a una delle 14 Sale Blu dalle ore 6:45 alle 21:30 tutti i giorni, festivi inclusi, tramite:
o    numero verde gratuito 800 90 60 60  da telefono fisso;
o    numero  nazionale  a tariffazione ordinaria 02.32.32.32  da telefono fisso e mobile.

Si ricorda che per i viaggi internazionali le richieste di assistenza devono essere inoltrate tramitee-mail  alla Sala Blu di riferimento delle stazioni fermata dei treni internazionali prescelti oppure alla Sala Blu di Roma Termini (SalaBlu.ROMA@rfi.it) tramite fax al numero 00 39 06 47308579 almeno 48 ore prima del viaggio.

Per info sui servizi delle Sale Blu: www.rfi.it
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dicembre 7, 2017

“Inclusione scolastica: chi può avere copia di PDF, PEI e altri documenti? Chi può consultarli?”

L’inclusione scolastica è un processo molto articolato e riguarda aspetti personali e privati di grande rilievo. Per tale ragione, tutta la documentazione relativa agli alunni con disabilità dev’essere cusodita dalle istituzioni scolastiche con grande attenzione e con modalità che assicurino la tutela della privacy e la protezione dei dati sensibili riguardanti gli alunni.

Si tratta di documentazione eterogenea contenente informazioni sia di area medica e sanitaria che di tipo prettamente scolastico ed extrascolastico. L’individuazione dell’alunno con disabilità prevede infatti sia una certificazione in senso stretto che una Diagnosi Funzionale, che vengono consegnate dalle famiglie alle scuole e da cui parte la richiesta delle risorse aggiuntive di cui vi è necessità (docente per il sostegno, assistente ecc.). In base alle norme vigenti segue poi la stesura di un Profilo Dinamico Funzionale (PDF) e di un Piano Educativo Individualizzato (PEI). La documentazione si arricchisce poi dei verbali degli incontri, di eventuali relazioni di altri esperti e/o specialitsti, di informazioni su percorsi di terapia ecc. Si tratta quindi di molti documenti che si accumulano negli anni e che accompagnano l’alunno nel suo percorso scolastico.

Tale documentazione viene raccolta nel fascicolo personale dell’alunno e viene conservata presso gli uffici di segreteria delle scuole in condizione di sicurezza, in modo da tutelare il diritto alla riservatezza.
Proprio l’esigenza di proteggere informazioni molto importanti fa sorgere, però, a volte, delle situazioni abbastanza paradossali, di cui talvolta raccontano i genitori o i docenti. Non pochi genitori, ad esempio, riportano la difficoltà ad avere una copia dei documenti riguardanti i figli. Altrettanti docenti, poi, dichiarano di non aver accesso ai documenti riguardanti i loro alunni.
Entrambe le situazioni appaiono piuttosto sconcertanti. Com’è possibile che un genitore, nell’esercizio della patria potestà, non possa avere copia di documentazione riguardante i figli? Com’è possibile, parimenti, che un docente non possa prendere visione della documentazione su cui deve basare il percorso di inclusione scolastica? Tutto ciò appare ancora più sconcertanete se si considera che gli uni e gli altri sono non solo sottoscrittori, ma anche autori di alcuni di tali documenti.

La L. n. 104/92 e il DPR del 27/02/94 prevedono che alla Diagnosi Funzionale seguano un PDF e un PEI. Questi ultimi devono essere stilati dal Gruppo di Lavoro operativo per l’integrazione (GLHO). Il GLHO è formato dal dirigente scolastico, dal consiglio di classe, dai genitori dell’alunno con disabilità e dagli operatori delle ASL che seguono il minore, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico-pedagogico. In caso siano previsti, fanno parte del GLHO anche l’operatore socio-sanitaro che segue il percorso riabilitativo dell’alunno, l’assistente per l’autonomia e la comunicazione o il collaboratore scolastico incaricato dell’assistenza igienica. I soggetti che compongono il gruppo, dunque, stilano tutta la documentazione relativa al percorso scolastico dell’alunno e la sottoscrivono. Eppure può capirare che ad essi venga inibita la possibilità di accedere ai documenti da essi stessi redatti.

Che un genitore incontri difficoltà nel momento in cui ne chiede una copia appare del tutto irrazionale, nonchè incomprensibile. Allo stesso modo, aggiungiamo, appare incomprensibile che un docente possa incontrare difficoltà a prenderne visione.
Com’è possibile, ci chediamo, stilare un PDF senza aver consultato e studiato una Diagnosi Funzionale, senza che il GLHO si confronti su di essa? Come produrre un PEI senza conoscere una Diagnosi Funzionale o un PDF? In ultimo, quale dirigente scolastico o quale figura strumentale incaricata potrebbe prevedere qualcosa di così assurdo?
Eppure, da quanto possiamo leggere da più voci sui social network, pare che accada anche questo.

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dicembre 4, 2017

“RISPETTARE LE DIFFERENZE È FATTORE DI CRESCITA!”

Sui social del Miur la storia di Ricky e dei suoi compagni. Comprenderle, assimilarle e riproporle: sono queste le tre chiavi per imparare a rispettare le differenze secondo Ricky, il protagonista del video diffuso oggi dal Ministero dell’Istruzione in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità e nella cornice del Piano nazionale per l’educazione al rispetto lanciato lo scorso 27 ottobre dalla Ministra Valeria Fedeli.

Riccardo si è diplomato la scorsa estate a Roma. Non ha potuto frequentare la scuola, ma, grazie a un innovativo progetto di istruzione domiciliare dal titolo ‘A casa come a scuola’, ha potuto seguire le lezioni a domicilio insieme ai suoi compagni. Tutto è partito dall’insegnante di Lettere di Ricky. Il progetto è stato poi sostenuto dagli altri docenti, dai compagni di classe di Riccardo, che hanno accettato di fargli lezione a casa per tre ore alla settimana. “Un’esperienza di scuola inclusiva che ha aiutato e arricchito non solo Ricky, ma anche le sue amiche e i suoi amici. Ognuno di loro ha infatti potuto guardare al di là delle differenze, della disabilità, degli ostacoli e comprendere cosa vuol dire crescere nel rispetto di ciò che rende unico ciascun essere umano” spiega il Miur in una nota.
“Abbiamo scelto di raccontare questa storia in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità per arricchire di un nuovo tassello la nostra campagna #Rispettaledifferenze mostrando con chiarezza quanto rispettare l’altro, rintracciare la ricchezza nelle reciproche differenze – sottolinea la Ministra Valeria Fedeli – sia davvero un fattore di crescita per ciascuna e ciascuno. Ascoltare le testimonianze di Ricky, delle sue amiche e dei suoi amici ci consente poi di porre ancora una volta l’accento sul tema dell’inclusione scolastica. L’Italia ha in questo settore una legislazione avanzata che è un fiore all’occhiello. Bisogna fare sempre di più e sempre meglio – dichiara la ministra – per rispondere alle esigenze delle ragazze e dei ragazzi con disabilità. Anche per questo abbiamo appena attivato un Osservatorio che accompagnerà tutto il percorso di attuazione della legge 107, mettendo al centro l’interesse di alunne e alunni e le loro esigenze, aumentando il protagonismo delle famiglie nei processi di inclusione. Ma non dobbiamo mai dimenticare quanto la scuola italiana ogni giorno si impegni per offrire una risposta a oltre 234.000 studentesse e studenti con disabilità, anche grazie al supporto di più di 138.000 insegnanti di sostegno”.

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novembre 27, 2017

“AUMENTANO GLI ABUSI SUI BAMBINI, GLI ANZIANI E I DISABILI. COSA FARE?”

Parliamo sempre della legge della sopraffrazione come se esistesse solo in natura, ma… siamo davvero certi che riguardi solo gli animali? Basta guardare alla cronaca per vedere che non è così, anzi… tre delle categorie “preferite” nell’ambito di episodi sono rappresentate (ahinoi!) da bambini, persone anziane e/o disabili.

Questo accade soprattutto in luoghi di accudimento, dove è ovvio che i familiari non possano sostare 24 ore su 24, oppure per nulla (si veda la scuola); a questo proposito, e in tempi relativamente recenti, vi sono varie proposte: le telecamere ad esempio, che però potrebbero – a mio parere – essere manomesse da eventuali persone in malafede; l’aggravante di reato in struttura proposta dal ministro Beatrice Lorenzin ma – perlomeno ai tempi della pubblicazione delle fonti consultate, quindi circa un anno fa – ancora al vaglio del Senato. Si propone inoltre di aprire le strutture alle famiglie ed istituire parallelamente un albo degli educatori: ma vi è una proposta in particolare che, da persona coinvolta quale sono, mi vede totalmente concorde, e stiamo parlando di una maggiore domiciliarità – non a caso si parla più che altro della disabilità, in quest’ultima ipotesi. Anche io, infatti, come si evince dalle testimonianze raccolte, ritengo che la migliore prevenzione di questi episodi inqualificabili sia rappresentata dalla “vita pubblica”, una prevenzione efficace non solo contro le violenze di ogni tipo e grado, bensì anche da una prostrazione psicologica data dall’isolamento stesso, con o senza episodi violenti. Invece nulla. Praticamente ogni anno sentiamo parlare di operatori sospesi, maestre che picchiano gli alunni e quant’altro: sempre attraverso il web è possibile accedere ad una serie di dati statistici riguardanti l’argomento trattato in questo articolo, ad esempio la percentuale di popolazione anziana e disabile vittima di abusi è stimata tra il 4% ed il 6% e spesso ad opera dei familiari stessi. Se si sospetta un abuso, la prima cosa da fare è controllare lo stato fisico della persona (lesioni, malnutrizione, stato igienico eccetera) ma anche e soprattutto quello mentale, quindi prendere i dovuti provvedimenti ed infine cambiare operatore. Sul fronte dei più piccoli è interessante segnalare il comunicato stampa – anch’esso consultabile in rete – attraverso il quale il Moige (acronimo di Movimento Italiano Genitori ONLUS) si è costituito parte civile a seguito del processo a denuncia dei maltrattamenti perpetrati in un asilo di Milano. Ecco quindi un caso in cui l’associazionismo fa passi forti e concreti a difesa di situazioni a dir poco incresciose, e non si nasconde piuttosto dietro un’immagine di “perfezione” tanto (im)perfetta quanto spesso inesistente. Non si può e non si deve negare né il diritto all’istruzione, né all’autodeterminazione (perlomeno laddove le facoltà intellettive sono intatte, come nel mio caso, ad esempio) nè all’inserimento nel tessuto sociale in rapporto all’età, alle singole esigenze ed al tipo di disabilità quando è presente. Sarebbe di grande utilità un abbattimento delle tristemente onnipresenti barriere architettoniche che – ricordiamo – non intralciano solo il passaggio in sedia a rotelle, bensì anche quello dei passeggini e degli anziani più o meno autosufficienti. Dovrebbe diventare una lotta comune, e non solo propria delle persone con disabilità, anzi più precisamente di alcune persone con disabilità. Mai antico detto fu più appropriato de “L’unione fa la forza”, quella stessa forza che consente di reagire e di denunciare gli abusi e le violenze. Mai si dovrebbe sopraffare una persona che non solo non ha fatto nulla ma che, anche volendo, non può. I famigliari (esclusi ovviamente quando sono loro per primi gli autori delle violenze) non dovrebbero vivere nella paura di affidare i propri cari: la formazione di un bambino è importante, come è importante l’inserimento in società, il benessere psicofisico e la prevenzione della solitudine sociale. Io, in qualità di persona con disabilità “solo” (si fa per dire!) motoria, e pertanto nel pieno possesso delle mie facoltà intellettive, mi avvalgo di questo mio scritto per rivendicare il mio diritto a non avere paura. Paura soprattutto del “Dopo di noi”. Paura di invecchiare insomma, anche quando è ancora davvero molto presto per pensarci .

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novembre 20, 2017

“STOP ALL’ASSUNZIONE DI UN FAMIGLIARE PER ESSERE ASSISTITI”

Lo scorso anno, la Regione Lazio ha approvato la delibera n.233 “Servizi e interventi di assistenza alla persona”, che regolamenta e delega ai comuni l’erogazione dei sostegni economici per le spese relative all’assistenza domiciliare. Tra le varie norme, spicca un’importante novità.

Doveri e diritti

Infatti, la delibera riconosce come rimborsabili solo le spese derivanti dal contratto con l’assistente personale iscritto nell’apposito registro, escludendo il finanziamento delle spese derivanti da rapporti di lavoro realizzati con i familiari ed affini, come individuati all’articolo 433 del Codice civile (*).

Purtroppo, la nuova regolamentazione ha mandato in crisi tante famiglie: assistenti, come genitori, coniugi e altri stretti famigliari di persone disabili, sono rimasti all’improvviso senza lavoro. Ma oltre ai tanti disoccupati, la delibera ha creato un vuoto incolmabile: i disabili colpiti dal provvedimento, hanno perso infatti il loro insostituibile “assistente”, una figura da sempre al loro fianco.

Vita indipendente

Ma in Liguria esiste un realtà esattamente opposta: per garantire alle persone disabili la possibilità di una vita autonoma, la Regione ha recentemente concesso loro la possibilità di assumere anche un parente con fondi dell’amministrazione regionale. Sarà quindi possibile assumere un assistente familiare, fino al terzo grado di parentela, con contratto di collaborazione domestica, ma solo nel caso di persone con handicap che percepiscono l’indennità di accompagnamento.

Anche il comune di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, non è da meno: prevede l’erogazione di un contributo economico per l’assistenza domiciliare indiretta, fornita da un familiare per le persone disabili in situazione di particolare gravità. E ciò costituisce un intervento integrativo rispetto a qualsiasi altro intervento o servizio fornito dal comune.

In nome della legge

Ad avvalorare la posizione dei due enti locali, la legge 1403 del 31 dicembre 1971 (e conseguente circolare Inps n° 1255 del 19 Giugno 1972 parte 1° paragrafo 3), che nell’art.1, 3° comma disciplina l’obbligo assicurativo nel lavoro domestico anche in presenza dell’esistenza di vincoli di parentela o affinità tra le parti di un contratto di lavoro domestico. Quindi senza escludere il rapporto di lavoro ed il conseguente obbligo assicurativo.

In particolare, il lavoro domestico di un coniuge, pagato e assicurato con un contratto di lavoro, secondo la legge è possibile laddove sussistano disabilità rilevanti da parte del “datore di lavoro”: “Il coniuge è escluso dall’obbligo assicurativo”, così recita la legge,”in quanto le prestazioni offerte si presumono gratuite e dovute per affetto”. Infatti, l’articolo 143 del Codice civile, pone tra i doveri dei coniugi, quello della reciproca assistenza materiale e di collaborazione nell’interesse della famiglia, cosa incompatibile con un parallelo rapporto di lavoro domestico.

Tuttavia, ci sono delle eccezioni nei casi in cui il coniuge “datore di lavoro” fruisca dell’indennità di accompagnamento e sia:

  • grande invalido di guerra (civile e militare);
  • grande invalido per cause di servizio e del lavoro;
  • mutilato e invalido civile;
  • cieco civile.

Non ci sono vincoli invece per parenti e affini entro il terzo grado di parentela. Infatti, l’art. 1 del DPR 31.12.1971, n. 1403) così recita:L’esistenza di vincoli di parentela od affinità entro il terzo grado(*) tra datore di lavoro e lavoratore non esclude l’obbligo assicurativo se è provata l’esistenza del rapporto di lavoro”. Al momento dell’iscrizione, il rapporto di lavoro può essere auto-certificato, attraverso la dichiarazione di responsabilità presente nella denuncia di rapporto di lavoro domestico (circ. Inps n. 89/1989).

Questa legge mette in condizione i parenti e i coniugi di regolamentare il loro lavoro di assistenza, assicurandosi dei versamenti pensionistici e una retribuzione, rimborsabili dai comuni che prevedono il pagamento di un contributo in base a quanto previsto dalla legge 162 del ’98, per l’assistenza domiciliare indiretta.

Purtroppo, come visto, la delibera regionale ha imposto a tutti i comuni del Lazio lo stop al pagamento dell’assistenza indiretta fornita da coniugi e parenti. Ma in base ai riferimenti di legge citati e attraverso l’opera di un buon legale, un ricorso al TAR sarebbe sicuramente vincente. Solo così si potrebbero ripristinare, in tempi ragionevoli, i pagamenti delle spese di assistenza sostenute dalle persone disabili, anche se l’assistente domiciliare è un parente o il coniuge.

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novembre 16, 2017

“LA RECITA E IL BAMBINO AUTISTICO: L’ERRORE INACCETTABILE DELLA MAESTRA”

Dice Nicola Pasqualato: In Inghilterra un bimbo autistico maltrattato dalla maestra durante una recita. Perché molte maestre non ne vogliono sapere dell’autismo dei loro alunni? Semplice, perché non sono in grado di comprenderlo, si vergognano di chiedere aiuto.

Le recite scolastiche sono uno dei momenti più importanti per un genitore. Vedere il proprio figlio o figlia sul palco, attorno agli altri bambini e che si diverte non ha prezzo. Queste esperienze sono anche estremamente formative perché aiutano i bambini ad essere più sciolti e ad esibirsi davanti ad un pubblico di adulti, sconfiggendo la timidezza e sviluppando le relazioni sociali.

La recita di fine anno di Caleb doveva essere memorabile, e lo è stato, ma non nel modo che lui avrebbe voluto.

La madre, Amanda, ha raccontato una storia orribile, che potrebbe avere delle serie ripercussioni psicologiche sul bambino.

“Mio figlio Caleb è autistico e ha preso parte alla recita scolastica assieme a tutti i suoi compagi di classe. Caleb era davvero emozionato per l’evento, non faceva che preparare la sua parte e indossare il costume di scena. Era davvero bello vederlo così emozionato ed ero orgogliosa di lui mentre si esibiva. Era da parecchio tempo che non lo vedevo così felice, mi sono sentita pervadere da una sensazione di benessere indescrivibile.”

Purtroppo per Caleb, questa bella esperienza non ha un lieto fine.

“Cercherò di parlare senza agitarmi, esponendo soli i fatti, ma è molto difficile. Alla fine dell’esibizione ogni bambino doveva dire una frase al microfono. Niente di complicato, dei ringraziamenti. Mio figlio era l’ultimo e aspettava con impazienza il suo turno, ma mentre stava per parlare l’insegnante gli ha tolto il microfono dalla mano e si è allontanata. Ho visto la delusione dipingersi sulla faccia di mio figlio e non sapeva cosa fare. Non meritava questa umiliazione ed è scoppiato a piangere davanti a tutti, bambini e genitori. L’ho consolato e adesso il peggio è passato, ma Caleb è più riservato adesso. Ho paura che questo trauma possa avere conseguenze profonde. È solo un bambino ma è stato pesantemente umiliato e non capisce perché.”

Il fatto rimarchevole è stato documentato da un video, che ha fatto il giro della rete. Amanda ha raccolto moltissimi messaggi di solidarietà e tutti hanno criticato con toni più o meno accesi l’indifendibile comportamento dell’insegnante.

“Non capisco il suo comportamento, più ci penso e più è inqualificabile. Caleb avrebbe rovinato la scena facendo il verso del tacchino? Non era il modo migliore di comportarsi, ha danneggiato il bambino e non mi fermerò fino a quando non avrò delle spiegazioni.” […]

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