marzo 6, 2019

“iPhone 7 Ricondizionato: il più amato e acquistato su TrenDevice. È il migliore per rapporto qualità-prezzo e con gli Sconti di oggi è ancora più conveniente!”

L’iPhone 7 è stato presentato a Settembre 2016 e, dopo poche settimane, era già disponibile ricondizionato sul sito TrenDevice. Fin da subito è stato proposto ad un prezzo vantaggioso pur garantendone l’affidabilità e il perfetto funzionamento, caratteristiche che contraddistinguono da sempre i dispositivi rigenerati dell’azienda italiana di refurbishment. Ed è proprio per questo motivo che su TrenDevice l’iPhone 7 ricondizionato, ad oggi, è stato scelto da oltre 12.000 clienti. Se vi state chiedendo perché ha avuto così tanto successo e, soprattutto, perché a distanza di oltre due anni è ancora oggi il più amato e acquistato sul sito TrenDevice, il motivo è presto detto: è il migliore iPhone ricondizionato per rapporto qualità-prezzo. Prima di entrare nel dettaglio delle caratteristiche tecniche che fanno dell’iPhone 7 lo smartphone ideale per coloro che vogliono risparmiare senza rinunciare alle prestazioni, vi consigliamo di non perdere questa straordinaria promozione su TrenDevice: fino all’11 Marzo tutti gli iPhone 7 sono scontati fino al -50% con prezzi a partire da soli 229,90€ per il 32 GB, da 269,90€ per il 128 GB e da 319,90€ per il 256 GB. Parliamo ora delle prestazioni dell’iPhone 7: la fotocamera è sicuramente la migliore singola montata su iPhone prima dell’arrivo di iPhone Xr. Forse solo con iPhone 7 Apple ha iniziato a fare sul serio con la fotocamera, comprendendo che era un elemento sul quale investire, e l’ha fatto, dotando questo modello di fotocamera da 12 megapixel, dotata di diaframma con apertura ƒ/1.8 e stabilizzazione ottica dell’immagine, per foto migliori anche in ambienti in ombra, con meno rumore e dettagli più nitidi. Il primo processore 4-core su iPhone ha visto protagonista proprio iPhone 7, migliorandone le prestazioni e i consumi rispetto al precedente iPhone 6s, al cui confronto la durata della batteria di 2 ore in più è senza dubbio un bel traguardo. Inoltre può vantare altri primati: è il primo iPhone ad aver detto addio al jack per le cuffie, così come il primo a ottenere il rating IP67 per resistenza a polvere e schizzi; il pulsante Home per la prima volta fa affidamento sul Taptic Engine passando quindi a digitale, da meccanico com’era nei modelli precedenti. Tutte le caratteristiche che abbiamo citato sono quelle che un iPhone 7 Ricondizionato di TrenDevice può vantare, al 100% della loro funzionalità, esattamente come un iPhone nuovo. Ma, rispetto a quest’ultimo, potete averlo ad un prezzo ridotto di oltre il 50% con gli sconti di questi giorni, partendo da soli 229,90€. Collegatevi al sito TrenDevice e scegliete il vostro iPhone 7 ricondizionato. Le offerte sono solo fino all’11 Marzo. Vi ricordiamo infine che su TrenDevice potete trovare una vasta scelta di iPhone ricondizionati ma, se non sapete quale iPhone comprare, TrenDevice ha realizzato la Guida Definitiva alla scelta dell’iPhone più adatto alle vostre esigenze, per aiutarvi a sceglierlo senza fatica. Nella guida si affrontano diverse tematiche come ad esempio quale iPhone conviene comprare nel 2019, se è migliore lo schermo grande o piccolo, e il confronto tra tutti i modelli in vendita sul sito TrenDevice: le caratteristiche tecniche, i pro e i contro, la durata della batteria, la scelta della capacità e del colore, e molto altro ancora. Insomma si tratta della Guida più completa su quale iPhone scegliere che potete trovare. TrenDevice nasce nel 2014 ma è già la soluzione n.1 per la compravendita di smartphone e tablet ricondizionati: oltre 3.730 recensioni certificate ed un indice di soddisfazione della clientela pari al 96%.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

Tag:
marzo 5, 2019

“Facebook, il numero di telefono non è solo per la sicurezza”

IL TWEET è molto chiaro: “Per anni Facebook ha sostenuto che aggiungere il proprio numero di telefono all’autenticazione a due fattori fosse solo per ragioni di sicurezza. Adesso quel numero può essere ricercato e non c’è modo di disabilitare la cosa”. Firmato Jeremy Burge, personaggio molto noto del web perché responsabile della piattaforma Emojipedia, punto di riferimento per l’universo delle emoji. Non di faccine parla però questa volta. Piuttosto, dell’ennesimo rischio per la riservatezza dei propri dati personali. In particolare, del numero di telefono.   Già lo scorso ottobre era venuto fuori che il social sfruttava i numeri degli utenti per scopi pubblicitari. Numeri che aveva ottenuto attraverso una pressione continua su di essi affinché li impostassero per procedere all’autenticazione a due fattori. La piattaforma aveva infine ammesso l’uso di questo tipo. Per esempio, un supermercato che raccogliesse numeri di telefono per il suo programma fedeltà ha la possibilità, qualora imposti campagne di questo tipo sul social di Mark Zuckerberg, di veicolare annunci pubblicitari al suo specifico pubblico incrociando i due database di numeri. Tutto molto semplice.   Adesso, secondo Burge e altri che hanno replicato alla sua denuncia – fra cui Zeynep Tufekci, sociologa, scrittrice, esperta di privacy dell’università della Carolina del Nord ed editorialista del NY Times – il numero di telefono può essere anche sfruttato per cercare un profilo. In un modo impossibile da disabilitare. “Non riesco più a mantenere privato il numero di telefono che ho fornito solo per ragioni di sicurezza a Facebook – ha twittato Tufekci – zero notifiche su questo fondamentale e rischioso cambiamento. Per anni ho consigliato ai dissidenti a rischio di usare l’autenticazione a due fattori su Facebook ma erano spaventati di farlo. Evidentemente a Facebook non interessa la loro sicurezza”.   Per fare ordine, la questione è la seguente. Semplice e problematica al contempo: mentre gli utenti possono certamente nascondere il proprio numero di telefono sul profilo, cioè non renderlo visibile agli amici, di fatto non è possibile eliminarlo del tutto all’interno delle funzionalità di ricerca. Chiunque, che abbia un profilo o meno, può dunque ricorrere al numero di telefono di cui eventualmente disponga per pescare il profilo giusto dallo sterminato database di oltre 2 miliardi di utenti del social blu. Facebook concede agli utenti la possibilità di far trovare il proprio profilo tramite il contatto telefonico di default a chiunque e, solo se si interviene nelle impostazioni della privacy, dagli amici degli amici o solo dagli amici. Per farlo occorre collegarsi a questa pagina e, appunto, stabilire chi possa individuarci attraverso il numero eventualmente fornito. Impossibile silenziare del tutto questa modalità di ricerca del proprio profilo.   Già, perché l’autenticazione a due fattori, procedura generalmente consigliata per proteggere meglio i propri profili digitali, non deve necessariamente passare dal numero telefonico. Il token o codice di verifica per aggiungere un passaggio di controllo prima di accedere al proprio account si può per esempio generare tramite applicazioni come Google Authenticator, Microsoft Authenticator, Duo Security, Authy, Last Pass e molte altre. Ovviamente è un po’ più complesso per la stragrande maggioranza degli utenti, che preferisce dunque ricorrere al classico codice inviato via sms sul proprio cellulare. Finendo col cedere un elemento in più a Menlo Park.   Un portavoce di Facebook, Jay Nancarrow, ha spiegato al sito TechCrunch che le impostazioni “non sono nulla di nuovo”. Aggiungendo che “si applicano a qualsiasi numero telefonico aggiunto al profilo e non riguardano specificamente alcuna funzionalità”. La pratica non sarebbe insomma legata alla faccenda dell’autenticazione a due fattori. Il che, se possibile, è anche peggio. Senza contare che, anche laddove il numero non fosse stato inserito per questioni di sicurezza, ci sono molti casi – ricorda proprio TechCrunch citando per esempio un’inchiesta del Telegraph di un paio di anni fa – di utenti che hanno visto associato e utilizzato il proprio numero, a prescindere dall’averlo mai inserito.

Questo articolo lo trovate su sito Repubblica.it

Tag:
marzo 5, 2019

“Apple ha comprato i brevetti di Lighthouse, defunta azienda di telecamere di sicurezza”

Apple ha acquisito una serie di brevetti in precedenza proprietà di Lighthouse AI, defunta azienda specializzata in telecamere domestiche di sicurezza. L’obiettivo della Mela non è probabilmente quello di entrare in questo settore ma espandere le potenzialità delle sue tecnologie di intelligenza artificiale dedicate all’identificazione automatica. Vari brevetti di Lighthouse sono legati alla sicurezza ma alcuni di questi hanno a che fare con la tecnologia di “depth-sensing”. Apple ha in precedenza registrato vari brevetti che grazie a un illuminatore e un sensore dedicato, consentono di misurare l’effettiva distanza di un oggetto. Tra i brevetti di Lighthouse che potrebbero avere attirato l’attenzione di Apple, due in particolare fanno esplicito riferimento al rilevamento di profondità e alla cattura di immagini video in condizioni di scarsa luminosità. Il portfolio brevetti in questione è stato acquisito a dicembre del 2018 ma la riassegnazione delle proprietà intellettuali, il cosiddetto trasferimento di diritti IP, è apparso solo a fine febbraio nel database del Patent and Trademark Office statunitense. Apple, scrive il sito IAM a sua volita citato da AppleInsider, ha acquisito i diritti di otto proprietà intellettuali, il brevetto n.ro. 9,396,400 (“Computer-vision based security system using a depth camera”), il n.ro. 9,965,612 (“Method and system for visual authentication”) e il n.ro 10,009,554 (“Method and system for using light emission by a depth-sensing camera to capture video images under low-light conditions). La Casa di Cupertino ha anche acquisito applicazioni attualmente in fase di riesame che hanno a che fare sempre con la percezione della profondità, un’interfaccia di monitoraggio e per la condivisione di un evento individuato dal sistema di monitoraggio, metodi nei cui credit appare il nome di Alexander Teichman, ex CEO di Lighthouse, accreditato come inventore dei vari brevetti e delle rispettive applicazioni. Lighthouse ha chiuso i battenti alla fine dello scorso anno non essendo riuscita con le sue telecamere di sicurezza a battersi in un mercato dominato da nomi quali Ring, Nest, Arlo e Wyze. Tra le peculiarità dei prodotti di questa azienda, il rilevamento 3D e un sistema di riconoscimento dei volti in grado di ricordare il padrone di casa, i familiari e visitatori abituali. Il rilevamento di profondità e il sistema di riconoscimento dei volti consentivano di inviare notifiche push in grado di allertare il proprietario di casa dell’arrivo di persone note o sconosciute, tenendo conto di “interferenze” quali ombre e del movimento di animali domestici. A dicembre dello scorso anno è circolata voce di Apple interessata ad un sensore 3D per la fotocamera frontale sviluppato da Sony, elemento che potrebbe essere sfruttato al posto della scansione a luce strutturata presente nella TrueDepth Camera di iPhone X e dispositivi seguenti. L’azienda giapponese, già fornitore di Apple, ha creato un hardware che sfrutta la tecnologia time of flight (ToF) per catturare le immagini in 3D generando mappe di profondità calcolando il tempo impiegato dagli impulsi laser o dalla luce laser modulata per rimbalzare sulla superficie di un oggetto. Anche in precedena erano circolate voci che riferivano dell’intenzione di Apple di adottare il sistema TOF. Una simile voce era emersa a giugno del 2017 evidenziando possibili applicazioni non solo per il riconoscimento dei volti ma anche nell’ambito della Realtà Aumentata.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

Tag:
marzo 4, 2019

“Microsoft termina gli indossabili per il fitness: stop a Microsoft Band da maggio”

Mentre Apple Watch continua a macinare record e successi, arriva a fine corsa Microsoft Band: la multinazionale di Redmond ha annunciato che i bracciali fitness saranno terminati a maggio, inclusi app e servizi cloud per la raccolta e la conservazione dei dati. Come già avvenuto per altri prodotti e piattaforme della società che non hanno riscosso il successo sperato, l’annuncio di Microsoft non arriva a sorpresa, anzi. La prima versione di Microsoft Band era infatti stata introdotta nel 2014 a cui è seguito nel 2015 il modello Microsoft Band 2, ma ormai già da diversi anni non sono stati lanciati nuovi modelli né aggiornamenti. Così l’abbandono dei dispositivi smart indossabili da parte di Microsoft era già avvenuto da anni. Con il recente annuncio del termine di Microsoft Band la multinazionale comunica che il 31 maggio verranno interrotti i servizi cloud e server per la raccolta e la conservazione dei dati degli utenti. Nello stesso giorno verranno anche rimosse le app Microsoft Band sia da App Store che da Google Play Store. La società avvisa inoltre che dopo questa data chi effettuerà un reset del bracciale non potrà più effettuare una nuova configurazione a partire da zero. Microsoft ha previsto anche il rimborso per alcuni utenti. Chi ancora utilizza attivamente Microsoft Band e ha salvato i propri dati tramite l’app Microsoft Band e la piattaforma Health Dashboard tra il primo dicembre 2018 e il primo marzo 2019, potrà richiedere un rimborso per il bracciale. La società rimborserà il prezzo completo del dispositivo: 79,99 dollari per Microsoft Band e 175 dollari per Microsoft Band 2. Gli stessi rimborsi potranno essere richiesti anche dagli utenti che dispongono di uno dei bracciali ancora coperto dalla garanzia. Si chiude così almeno per ora l’iniziativa di Redmond nel campo dei dispositivi indossabili per la salute e il fitness.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

Tag:
marzo 4, 2019

“La strana coppia Nucita – Mabellini trionfa al Castelletto Circuito”

Va alla strana coppia formata da Andrea Nucita in coppia con il navigatore d’eccezione Andrea Mabellini il 4° Motors Rally Show Pavia. Il siciliano al via con la Hyundai i20 R5 fornita da Bernini precede un’altra strana coppia quella formata da Piero Longhi e Alessandro Perico in gara con una Škoda Fabia R5. Solo 2″9 alla fine tra i due, dopo sei prove e 60 km di prove. Terza posizione per Jacopo Araldo in coppia con Lorena Boeri su Škoda Fabia R5, quarta piazza per Dario Messori mentre quinto chiude Massimo Brega entrambi i piloti su Škoda Fabia R5. Prima delle WRC quella di Franco Uzzeni (Hyundai i20 WRC) che chiude nono assoluto, mentre tra le due ruote motrici vittoria per Andrea Gonella e Sofia D’Ambrosio che chiudono 17` assoluti e primi di R2

Questo articolo lo trovate su sito Rallyssimo

Tag:
marzo 3, 2019

“I 10 anni della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità”

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità compie oggi 10 anni. La legge di ratifica del documento da parte dell’Italia è infatti la L. 3 marzo 2009, n. 18. Approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 a New York, la Convenzione rappresenta il testo di riferimento per tutte le normative e le politiche successive, volte a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, tanto da essere stata definita “il primo grande trattato sui diritti umani del XXI Secolo”. La Convenzione Onu sui diritti delle Persone con disabilità, infatti, non promuove nuovi diritti ma, con i suoi 50 articoli, afferma con forza la necessità che tutti i diritti umani e le libertà fondamentali siano pienamente goduti anche dalle persone con disabilità, alle quali va sempre garantito il rispetto dlela dignità. Il fine ultimo è la rimozione di tutti gli ostacoli, sia ambientali che culturali, alla piena uguaglianza. Fare oggi un’analisi di quanto la Convenzione Onu sui diritti dei disabili guidi le politiche attuali in Italia o di quanto, di contro, le sue prescrizioni rimangano lettera morta, non è cosa breve. Quello che però possiamo senz’altro evidenziare sono alcuni dei punti maggiormente prioritari per le politiche nostrane, affinchè quanto promosso dalla Convenzione si traduca in interventi concreti, a partire da: – politiche per la vita indipendente e le de-istuituzionalizzazione – politiche a sostegno dei caregiver familiari – revisione del riconoscimento di invalidità/handicap/disabilità – definizione delle tariffe del Nomenclatore Tariffario, per dare piena attuazione al diritto alla salute, abilitazione e riabilitazione – interventi migliorativi per la piena inclusione lavorativa delle persone con disabilità – accelerazione degli interventi in favore della mobilità e dell’autonomia delle persone disabili Molti e vari sarebbero ancora i punti da citare, ma siamo fiduciosi in una attenzione crescente a queste istanze. E poiché la consapevolezza dei propri diritti è il primo passo per pretenderli, invitiamo tutti a rileggere il documento della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, segnalandovi anche la versione tradotta in CAA (comunicazione aumentativa ed alternativa). La traduzione,  a cura di Simona Piera Franzino e Domenico Massano, si basa sulle “easy read versions” , utilizzando simboli ARASAAC. Si tratta di un sistema di simboli Open Source di proprietà della “Diputación General de Aragón” sotto licenza Creative Common, disponibile a tutti e tradotto in varie lingue tra cui l’italiano.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

marzo 1, 2019

“Insegnanti di sostegno: generalizzazione delle competenze o separazione delle carriere”

In un recente articolo S. Nocera è tornato a riflettere sul problema della continuità didattica, che non viene assicurata, di fatto, a molti alunni con disabilità. Secondo l’avv. Nocera, per contenere seriamente il corto circuito sulla continuità didattica degli alunni con disabilità, che permane inarrestabile, ben venga l’immissione in ruolo delle migliaia di attuali docenti specializzati precari; ma occorre augurarsi ancor di più che il Governo “del cambiamento” abbia il coraggio di rompere col passato e di varare definitivamente le nuove classi di concorso per il sostegno, con la loro separazione dalle carriere dei docenti curricolari. Nocera condivide, cioè, la necessità ravvisata da più parti, di promuovere la continuità didattica attraverso la stabilizzazione del personale precario. Auspica inoltre che i prossimi corsi di specializzazione, appena avviati, possano colmare, almeno in parte, la grande carenza di docenti specializzati. Interviene, tuttavia, in maniera radicale, sulle norme in vigore che consentono al docente di sostegno di chiedere passaggio su posto curricolare dopo cinque anni di servizio. Secondo Nocera, infatti, tale possibilità crea una continua turnazione che implica un costante vuoto di specializzati. In realtà, è doveroso precisare, non si tratta di competenze che scompaiono dalla scuola; restano invece al suo servizio nelle classi, con gli alunni, nelle difficoltà, pur se possedute da un docente che lavora su posto di tipo curriculare. Secondo Nocera è necessario creare quattro nuove classi di concorso per il sostegno, ciascuna per ogni grado di scuola. Non vi sarebbe rischio di affaticamento di tali docenti, perché essi non sono soli, ma sostengono i colleghi curricolari nella realizzazione della didattica inclusiva. Se poi questa indissolubile collaborazione non sempre avviene, ciò è dovuto prevalentemente alla mancanza di una sufficiente formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive. Eppure, riteniamo di poter aggiungere, proprio i docenti che hanno lavorato come insegnanti di sostegno possiedono, evidentemente, tale formazione. In un successivo articolo ed in risposta alle argomentazioni di S. Nocera, è intervenuto anche M. Condidorio, della Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), il quale si è soffermato sull’etica professionale del docente per il sostegno, non conciliabile con l’immediato progetto di transitare su altra tipologia di posto: tutto ciò lascia sul campo fiumi di innocenti, alunni e studenti in condizioni di disabilità che, oltre al danno dell’abbandono, subiscono la frustrazione di una didattica incompiuta, frutto dell’assordante inerzia di uno Stato incapace di garantire certezze essenziali, potrei dire primarie, come quella, appunto, del diritto allo studio… Desidero sottolineare inoltre che il diritto di ottenere il trasferimento su cattedra comune è sacrosanto, certo; e tuttavia… risulta davvero una beffa per le centinaia di alunni e studenti che dall’oggi al domani si ritrovano senza alcun sostegno didattico degno di questo nome, finendo in pasto a un precariato incompetente… E allora credo sia proprio giunto il momento di motivare il Legislatore a legiferare in favore della separazione delle carriere, per cui ogni scelta sarà sostanziale e non in vista di un secondo fine, quello cioè di scegliere il sostegno come scorciatoia… Vorrei comprendere quali siano le ragioni che impedirebbero carriere separate, oltre a quella banale, secondo cui il docente non può essere incatenato al sostegno didattico per tutta la vita professionale. Una posizione durissima, dunque, forse ingenerosa nei confronti dei tanti docenti che lavorano con serietà e professionalità e che, tuttavia, traduce la grande esigenza, il diritto pieno dei ragazzi con disabilità ad avere continuità didattica. Si tratta, in verità, di problematiche note da tempo, accompagnate da un dibattito che prosegue negli anni e che presenta diversi pareri discordanti tra gli esperti. Ce ne siamo occupati già in passato e sempre abbiamo evidenziato alcune criticità, a cominciare dal rischio della delega al docente di sostegno. Ora, come allora, riteniamo che la direzione dovrebbe essere invece inversa e procedere verso la generalizzazione delle competenze. Piuttosto che separare i docenti e di loro compiti, il vero cambiamento sarebbe oggi, nella cultura dell’inclusione, avere finalmente il coraggio di specializzare tutti i docenti: tutti docenti di tutti, tutti alunni di tutti. I sogni a volte si avverano, se qualcuno ci crede.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

Tag:
febbraio 27, 2019

“Axon 10 Pro, il primo smartphone 5G di ZTE al MWC 2019”

ZTE ha svelato il primo smartphone di punta 5G al Mobile World Congress di Barcellona: si chiama ZTE Axon 10 Pro ed è stato realizzato in collaborazione con i maggiori operatori globali come China Unicom, Elisa, Hutchison Drei Austria. Progettato con la più recente piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 855 insieme al modem Snapdragon DX50 5G e un AI Performance Engine, ZTE Axon 10 Pro supporta il sub-6G e offre agli utenti un’esperienza completamente nuova, per esperienze di video e gioco estremamente veloci. Gli ingegneri ZTE – ci racconta un portavoce dell’azienda presente in fiera – hanno affrontato una vasta gamma di difficoltà tecniche riguardanti le innovazioni 5G, come la compatibilità elettromagnetica, il design dell’antenna, il consumo energetico e la dissipazione del calore nel processo di sviluppo del prodotto di punta 5G. Ad esempio, ZTE ha utilizzato un modello corrispondente al consumo totale di energia e alla temperatura superficiale e ha migliorato con successo la dissipazione del calore applicando una tecnologia di raffreddamento a liquido e materiali termici compositi a cambiamento di fase. L’ultimo arrivato Axon 10 Pro implementa anche un design completamente auto-sviluppato e full-band dell’antenna, per ottenere una copertura completa di 2G/3G/4G/5G e prestazioni di sistema migliorate in modo significativo, con una riduzione delle interferenze del segnale. Questo dispositivo applica anche un’antenna per slot e un’architettura ad antenna regolabile per garantire il miglior segnale RF, identificando automaticamente gli scenari di utilizzo degli utenti. Adotta inoltre la soluzione Smart SAR per ridurre in modo intelligente le radiazioni elettromagnetiche e minimizzare i danni al corpo umano. Ecco la nostra galleria dallo stand ZTE sta facendo dei test sul nuovo terminale 5G, e collabora con i principali operatori in 8 paesi in tutto il mondo. Sarà disponibile in Europa e in Cina nella prima metà del 2019 ad un prezzo non ancora reso noto.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

Tag:
febbraio 27, 2019

“Salvo Campanella. Dopo anni sulla sedia a rotelle, adesso in piedi grazie ad un esoscheletro”

Salvo, 45 anni, è un volto noto, e non soltanto a Monreale. Una icona delle battaglie condotte a favore dei diritti dei diversamente abili, ma soprattutto un testimonial su come la vita possa offrire tante nuove opportunità e soddisfazioni per coloro che, per uno scherzo del destino, improvvisamente si trovano seduti in carrozzina. L’ultima volta ci eravamo incontrati per girare un servizio sulle barriere architettoniche presenti nella sua città, Monreale. Lui, percorrendo le vie sulla sua carrozzella, mostrava gli innumerevoli ostacoli presenti in paese che limitavano la sua possibilità di circolare, ma soprattutto sottolineava la principale causa di queste limitazioni, l’indifferenza o l’ignoranza delle persone. “La disabilità sta negli occhi di chi guarda” suole ripetere. Oggi lo incontro vicino casa sua, mentre si esercita e prende sempre più confidenza con il rewalk. È raggiante: “Adesso non devo più guardare le persone dal basso verso l’alto”. Quello psicologico è il primo dei vantaggi che mi comincia ad elencare tra quelli dovuti alla postura eretta che adesso riesce ad assumere. “Limitare l’uso della sedia a rotelle procura diversi benefici fisici. Migliora la circolazione sanguigna, aumenta il tono muscolare delle gambe, le articolazioni riprendono il normale movimento, si riduce sensibilmente l’osteoporosi, si evitano le piaghe da decubito, vengono agevolate le funzioni della vescica e dell’intestino, ricomincio ad usare il labirinto, che da seduto non serve”. Con l’esoscheletro Salvo ha ripreso a camminare dopo sei anni, da quando un incidente sul lavoro gli causò la lesione midollare alla 12esima vertebra e la paralisi agli arti inferiori. “Siamo ancora pochissimi in Italia ad utilizzarlo, ma non tutti ne traggono beneficio – ammette -. E dopo le prime prove alcuni disabili decidono di abbandonarlo”. Questo modello di “cammino terapeutico”, ha un’autonomia superiore alle due ore. È previsto che venga indossato sempre con l’ausilio di un assistente, il ”Caregiver”, appositamente addestrato per intervenire in caso di caduta, ma anche per coadiuvare chi lo utilizza durante la fase di seduta e di rialzata. Nicolò è stato con papà Salvo a Brescia per un training riabilitativo, durato 12 giorni, durante i quali hanno appreso come utilizzare il rewalk. Poi il training avanzato a Bologna per imparare le alzate, le sedute e le cadute. Adesso si esercitano giornalmente, a salire e scendere le scale, a percorrere piccole salite e discese. Lo terrà per tre mesi. Poi si ritornerà al centro INAIL dove, fatti alcuni esami e valutati con i medici i benefici dell’esoscheletro, gli verrà consegnato quello definitivo. “Su 10 disabili 8 si rinchiudono in casa, in uno stato depressivo. Io faccio parte dei restanti 2 che ci siamo riappropriarti della nostra vita”. Prima dell’incidente Salvo faceva parte della Marathon Monreale, una squadra podistica. Pochi mesi dopo la caduta ha cominciato ad allenarsi con la handbike, la bicicletta azionata con l’uso delle braccia. Ha creato un’associazione, “Il vento in faccia”, nella quale ha radunato altri handbikers e ha cominciato a prendere parte alle gare. “La mia speranza è che dal mio esempio anche altri disabili acquisiscano il desiderio di ricominciare a vivere una vita regolare. Perché si può”. Con il settore paralimpico della federazione ciclistica italiana, è impegnato ad organizzare a Palermo il 2 giugno una tappa del campionato. Nell’organizzazione partecipa attivamente la fondazione Villa delle Ginestre, con presidente Antonella Balistreri, e la ASD Salvatore Balistreri, con presidente Mario Balistreri. L’esoscheletro ha permesso a Salvo di affrancarsi per diverse ore al giorno dalla carrozzina. L’attuale tecnologia non gli permette ancora di sbarazzarsene del tutto. Ma per lui “Il mio prossimo obiettivo è partecipare alla Corri StraPapà, la passeggiata di 3 km che si terrà a Palermo il 24 marzo. Bisogna percorrerla in coppia, papà e figlio. Io andrò con Nicolò”.

Questo articolo lo trovate su sito DisabiliAbili

Tag:
febbraio 26, 2019

“Xiaomi MI Pro 300Mbps, in offerta il ripetitore wi-fi iper estendere la rete internet”

Xiaomi MI Pro 300Mbps è oggi in offerta ad un prezzo interessante: il gadget permette di estendere con facilità la propria rete internet di casa, per portarla laddove la sola copertura del proprio modem o router non è in grado di arrivare. Dal look minimale ed essenziale, tecnicamente si tratta di un range extender dotato di doppia antenna esterna ed in gradi di raggiungere la velocità di 300Mbps ed in grado di ampliare la rete 2,4 GHz della propria rete wireless. Il funzionamento e la configurazione sono molto rapidi e semplici: è sufficiente inserire direttamente lo Xiaomi MI Pro 300Mbps in una presa elettrica a portata del segnale già presenta in casa, attivare l’applicazione dedicata Mi Home e configurare con pochi tap il ripetitore per iniziare ad estendere la rete di casa. Il dispositivo supporta fino a 64 diversi gadget wireless connessi contemporaneamente ed è in grado di aggiornare il suo firmware in maniera automatica attraverso la connessione. Lo Xiaomi MI Pro 300Mbps è attualmente in offerta online al prezzo di circa 11 euro con spedizione gratuita inclusa cliccando su questo link diretto. La spina del dispositivo è la spina USA ma il venditore includerà nel prezzo un adattatore per la spina Europea. L’offerta è valida fino ad esaurimento scorte.

Questo articolo lo trovate su sito Macity