luglio 13, 2018

“Ecco come potrebbero essere iPad Pro 11” e Apple Watch 4: le foto”

Se ieri avete letto il nostro articolo contenente tutte le supposizioni annunciate da Kuo riguardo i prossimi dispositivi Apple, oggi potete dare uno sguardo concreto a due dei prodotti più attesi grazie ad una serie di nuovi rendering.

Le immagini sono sostanzialmente una rappresentazione di tutte le caratteristiche preannunciate che riguardano il prossimo iPad Pro con schermo da 11 pollici e la nuova Series 4 di Apple Watch che, per la prima volta sullo smartwatch di Cupertino, dovrebbe montare un display più ampio.

Ecco come potrebbero essere iPad Pro 11” e Apple Watch 4: le foto

Gli attuali modelli con cassa da 38mm e 42mm hanno infatti uno schermo circondato da un’ampia cornice che, nella prossima generazione, dovrebbe essere sensibilmente ridotta. Nello specifico avranno uno schermo da 1.57’’ e 1.78’’, con angoli arrotondati che emulano quelli del display di iPhone X e accompagnati da una tecnologia tale da mantenere invariate le dimensioni fisiche della cassa rispetto alle precedenti generazioni.

Un piccolo cambiamento che dovrebbe di fatto migliorare significativamente l’usabilità dell’orologio, in grado di mostrare più dettagli e numeri più grandi per i quadranti proprio grazie alla maggiore superficie, che ridurrebbe perciò anche il numero di giri della Corona Digitale durante la lettura di lunghi testi.

Per quanto riguarda iPad Pro sappiamo invece che il prossimo modello dovrebbe avere uno schermo da 11’’ al fianco di una rinnovata versione da 12.9’’, entrambi pronti per abbandonare il tasto Home e il Touch ID in favore dell’implementazione di Face ID sulla scia di quanto fatto a settembre su iPhone con il nuovo modello X.

Anche qui le immagini pubblicate nelle scorse ore sono eloquenti: grazie a cornici più sottili iPad Pro da 12.9’’ dovrebbe riuscire a mantenere lo stesso display in un corpo però più piccolo mentre il modello da 11’’ dovrebbe avere all’incirca le stesse dimensioni dell’attuale iPad Pro da 10.5’’. Secondo la fonte, nonostante la presenza di Face ID, con iPad Apple dovrebbe riuscire ad evitare di avere una “tacca” sul display per i sensori utilizzando cornici leggermente più spesse.

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luglio 13, 2018

“Gli speaker di Sonos ora sono compatibili con Airplay 2”

Dopo il rilascio dell’aggiornamento di macOS 10.13.6 e iTunes 12.8 che rende i Mac compatibili con Airplay 2 e iOS 10.4 su iOS il cerchio si completa e Sonos si aggiunge ad Apple diventando il primo tra i produttori indipendenti ad aggiornare il firmware dei propri speaker per funzionare con la tecnologia multi-stanza di Cupertino.

AirPlay 2 permette agli utenti iOS e mac di selezionare gli speaker su cui si vuol riprodurre la musica grazie al supporto del multi-room.

Siri è integrato in Airplay 2 ad un livello superiore rispetto ad Airplay visto che è possibile chiedere all’assistente vocale di riprodurre la musica su un altoparlante specifico.

Gli speaker di Sonos ora sono compatibili con Airplay 2

Airplay 2 è inoltre più integrato con Homekit ed è possibile fermare o riprendere la riproduzione su Homepod o uno speaker compatibile Airplay 2 anche direttamente dall’applicazione “Casa”.

 AirPlay 2 will funzionerà sulla nuova soundbar Sonos Beam presentata in Italia negli scorsi giorni, Sonos One, su Sonos Playbase, e sulla seconda generazione degli speaker Sonos Play:5.

Gli speaker di Sonos ora sono compatibili con Airplay 2

L’aggiornamento però coinvolge anche altri modelli visto che si possono raggruppare con uno dei modelli compatibili citati sopra e farli lavorare in sincrono con Airplay 2.

Ma non è tutto: visto che, almeno in alcuni paesi (e presto in Italia) Sonos One e Sonos Beam sono compatibili con l’assistente vocale di Amazon, Alexa, è possibile chiedere ad Alexa in “concorrenza” con Siri, di gestire la riproduzione di un brano e di interrogare lo speaker sull’esecuzione e l’esecutore.

Oltre a questo, avendo a disposizione un iPhone, la riproduzione dei brani non sarà riservata ad Apple Music come accade con l’uso di uno speaker singolo come HomePod ma, parimenti allo speaker Apple si potrà usare uno speaker Sonos per la riproduzione multistanza di una traccia di Spotify o di un altro servizio sullo speaker che preferiamo.

Gli speaker di Sonos ora sono compatibili con Airplay 2

Gli speaker saranno in grado anche di fornire la colonna sonora al filmato o al film che state guardando su Youtube e Netflix sincronizzandosi perfettamente con quanto vedete sullo schermo di iPhone, iPad o Mac.

Qui sotto trovate prezzo di riferimento online oer i modelli di Sonos aggiornabili ad Airplay 2. I prodotti Sonos sono diffusissimi anche negli Apple Premium Reseller italiani.

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luglio 12, 2018

“Combatterò perché i disabili non siano più invisibili”

Erika Defendi, la mamma bergamasca che ha avuto il coraggio di denunciare i bulli, si mette a nudo: «Ho cresciuto un figlio disabile da sola, ma oggi sono felice». Poi si rivolge alle vittime di bullismo: «Smettetela di stare in silenzio»

Basta un istante per creare una vita. Ma ci vuole pazienza, dedizione ed amore per allevarla. E anche una buona dose di coraggio. Soprattutto se, a 19 anni, quando la strada da percorrere è ancora lunga e la mente è ancora impegnata a sognare, si presenta una sfida più dura del previsto. «Il suo bambino è disabile». Se l’è sentito dire così, Erika Defendi, la mamma bergamasca recentemente balzata agli onori delle cronache per aver dato libero sfogo alle sue emozioni, dopo aver assistito ad un episodio di bullismo ai danni del figlio. «Sapere di dover crescere da sola un bambino disabile è stata una doccia fredda. Avevo una relazione da poco tempo e, quando sono rimasta incinta, non pensavo nemmeno lontanamente di diventare mamma. Ho comunque deciso di non tirarmi indietro, anche quando ho capito che quella sfida sarebbe stata forse più grande di me». Così hanno preso il via infinite giornate in ospedale, alla ricerca di una diagnosi precisa: «Mio figlio è nato prematuro e, fino al compimento del secondo anno di età, non ho saputo con certezza che danno avesse riportato. Ho vissuto momenti di angoscia, dentro e fuori dagli ospedali, alla ricerca della verità». Una verità che voleva ad ogni costo e che, in un modo o nell’altro, si meritava. Finché, un giorno, la realtà si è presentata senza mezzi termini: «Suo figlio è affetto da diplegia spastica, avrà una deambulazione diversa».Un andamento particolare, una forza disarmante ed un sorriso sempre pronto. Lui è il bambino che Erika ha cresciuto: «Dal momento in cui è venuto al mondo, mi ha donato una grande forza. Crescendo, poi, mi ha insegnato a fronteggiare le difficoltà, guardando sempre il lato positivo della vita». Anche quando sentiva su di sé il peso degli sguardi curiosi e compassionevoli degli sconosciuti o la stanchezza per una giornata trascorsa in ospedale, Erika, non ha mai mollato. Perché non era sola. Con lei c’era suo figlio.

«È sempre stato un bambino curioso ed intelligente. Non potrà giocare a calcio, ma con lui si può parlare davvero di tutto» racconta. «Sogna di diplomarsi e di laurearsi e sono certa che ce la farà». Oggi ne è convinta Erika, dopo che, per anni, ha atteso, tra una visita e l’altra, che suo figlio camminasse come gli altri bambini della sua età: «Quando era più piccolo, soffrivo nel vedere i suoi coetanei correre e camminare normalmente, mentre lui ancora non sgambettava. Oggi, invece, ho capito che è pieno di potenzialità nascoste, che gli consentono di rispondere all’ignoranza con un sorriso». Ha cominciato a camminare all’età di 6 anni, ma questo non ha fermato il suo desiderio di sapere: «Quando aveva 4 anni, passava le giornate a guardare i documentari, oggi legge continuamente e non si arrende mai». Non si arrende mai. Neanche di fronte alla cattiveria e alla superficialità di chi è pronto a giudicare dall’aspetto fisico. E a riderne di gusto: «Qualche giorno fa, stavamo passeggiando in centro a Bergamo per andare a prendere un gelato insieme, quando due ragazzine che camminavano dietro di noi hanno cominciato a bestemmiare e ad imitare la camminata di mio figlio. Vedendole ho reagito bruscamente, ma lui mi ha fermata: “Mamma perché urli? Le persone ignoranti vanno ignorate, io faccio sempre così”. In quell’istante ho incrociato il suo sguardo: i suoi bellissimi occhi azzurri erano vuoti. Mi sono ripetuta che non avrei più voluto vederli così, quindi ho deciso di scrivere quella lunga lettera che poi ho pubblicato su Facebook per parlare al cuore di tutti». E, Erika al cuore di tutti ci è proprio arrivata. Il post in breve tempo è divenuto virale e lei è diventata il simbolo di una battaglia senza fine: «Voglio combattere affinché episodi del genere non succedano più. I disabili devono smetterla di essere invisibili». «I bulli non sono supereroi. Non possono essere supereroi coloro che deridono, picchiano, distruggono». Se lo ripete continuamente Erika da quel dannato pomeriggio, nel quale ha visto passare di nuovo la sua vita come un treno davanti ai suoi occhi: «In quegli istanti mi sono sentita persa ed arrabbiata al tempo stesso. Ho passato anni a lottare perché mio figlio camminasse e vivesse una vita normale, non è giusto che venga deriso per come si muove. È ora di smetterla». Poi parla ai bulli: «Il vostro desiderio di protagonismo non vi porterà lontano. Per essere ricordati è necessario compiere delle buone azioni». Tace un attimo, prende fiato e rivolge un appello anche alle vittime: «Abbiate il coraggio di denunciare, nascondersi non serve a nulla». Convinta che sia necessario un importante mutamento culturale, Erika non si arrende: «La mia battaglia è appena cominciata, ma so di non essere sola. Mi auguro che la scuola in futuro preveda nei piani di studio esperienze di volontariato, che consentano ai giovani di entrare in contatto diretto con la sofferenza ed acquisire maggiore sensibilità. Perché la scuola deve preparare alla vita». Nell’attesa che qualcosa cambi, però suo figlio ha dato un insegnamento importante: per essere grandi non è necessario essere adulti. Basta vivere con coraggio. Proprio come lui e la sua mamma.

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luglio 12, 2018

“Nikon Coolpix P1000, l’unica compatta che può fotografare la Luna”

È lo zoom il punto forte della Nikon Coolpix P1000, nuova aggiunta alla popolare gamma di compatte della casa giapponese. Un mega zoom: la Nikon Coolpix P1000 è dotata di uno zoom ottico 125x, che offre un’estensione equivalente 24-3.000 mm. Un’estensione da record: il produttore la indica come l’unica fotocamera della sua categoria a raggiungere tali valori di zoom.

Inutile sottolineare come una tale caratteristica faciliti le riprese naturalistiche e di soggetti molto distanti. Senza contare che il Dynamic Fine Zoom 250x estende ulteriormente la portata dell’obiettivo fino al valore ragguardevole di 6.000mm. Però, in questo caso l’ulteriore estensione dello zoom avviene per via digitale.

Nikon Coolpix P1000Con uno zoom di questo tipo i fotografi possono catturare soggetti che avevano magari finora considerato irraggiungibili. Come ad esempio la luna, e non solo per dire. La Nikon Coolpix P1000 riesce infatti a fotografare i crateri sulla luna.

Non solo zoom, per la Nikon Coolpix P1000

Lo zoom è il fattore che caratterizza maggiormente la nuova fotocamera, ma non è l’unico degno di nota. Un altro elemento che caratterizza il potente obiettivo Nikkor della Coolpix P1000 è la sua luminosità pari a f/2.8. Questo consente di ottenere ottimi risultati anche in condizioni di scarsa illuminazione. La fotocamera supporta inoltre il formato RAW. Ciò permette  ai fotografi di sviluppare al meglio le foto nel loro software d’elaborazione immagini preferito. Né viene trascurato il comparto video: la Nikon Coolpix P1000 è in grado di registrare sequenze video 4K/UHD.

Nikon Coolpix P1000La Coolpix P1000 si basa su un sensore di immagine da 16 MP e sul processore di elaborazione Expeed. È dotata del sistema di stabilizzazione ottica Nikon VR a doppio rilevamento, per la riduzione delle vibrazioni. Il monitor LCD da 3,2 pollici con 921k punti può essere inclinato e orientato in quasi tutte le direzioni. La connettività SnapBridge consente di sincronizzare le foto con un device iOS o Android durante le riprese. Questo sistema abilita il trasferimento immediato e automatico delle immagini, così come l’uso dello smartphone per scattare a distanza.

Nikon Coolpix P1000Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del produttore.

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luglio 11, 2018

“iPhone 9 LCD avrà bordi dimezzati grazie al nuovo chip 0.3t LED di retro illuminazione”

iPhone 9 LCD, il modello economico avrà un’altra carta da giocare contro i modelli top OLED: oltre ad avere Face ID infatti offrirà uno schermo più grande anche grazie a una notevole riduzione di bordi e cornici resa possibile da nuovi chip 0.3t LED per la retro illuminazione.

Fino a oggi infatti i terminali con schermi LCD hanno impiegato una retro illuminazione con chip 0.4t LED che richiede un bordo inferiore di 4 – 4,5mm, invece con il nuovo chip 0.3t LED è possibile ridurre questo bordo fino a dimezzarlo a solo 2 – 2,5mm.
Come velocizzare il Multitasking su iPhone e iPad

Questa tecnologia alletta i costruttori di terminali perché permette di rendere ancora competitivi gli schermi LCD rispetto ai più costosi OLED che permettono però di realizzare dispositivi praticamente senza cornici o quasi.Come spesso accade per le nuove tecnologie, anche i chip 0.3t LED sono più difficili da costruire rispetto a quelli di generazione precedente 0.4t LED, come segnala DigiTimes. Ma la giapponese Nichia risulta avvantaggiata perché ha già avviato le prime produzioni di prova nella prima metà di quest’anno per soddisfare gli ordinativi dei costruttori cinesi e giapponesi destinati ai propri terminali di punta.
iphone 9 lcd foto confronto tra gli iPhone 2018 mockupPer Apple si prevede che la produzione di prova di iPhone 9 LCD inizierà a luglio, per passare a volumi contenuti in agosto e poi a settembre a pieno regime. Per questa ragione si stima che quasi l’intera capacità produttiva di chip 0.3t LED di Nichia nella seconda metà di quest’anno sarà dedicata a soddisfare la domanda di Cupertino.

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luglio 11, 2018

“Microsoft Surface Go, il concorrente di iPad parte da 399 dollari”

Microsoft ha annunciato Surface Go, dispositivo dal costo contenuto rispetto al Surface Pro con display da 10″ e Windows 10 Home (Modalità S – con il browser Edge di default e utilizzabile con le app del Microsoft Sotore). I pre-ordini partono oggi e il dispositivo sarà distribuito a partire dal 2 agosto.

Il prodotto sembra dal punto di vista del design una versione ridotta del Surface Pro; integra schermo con proporzioni 3:2 e risoluzione di 1800×1200 pixel, con angolo di 165°, fotocamera frontale con meccanismo di riconoscimento facciale, connettore Surface Connect per la ricarica e connessione a dock desktop. Microsoft ha anche integrato una porta USB-C 3.1 utilizzabile per la ricarica o inviare dati e l’output video a un dispositivo esterno, jack per cuffia e lettore MicroSD.

Microsoft Surface Go

Lo spessore è di 8.3 mm e il peso di 0,52Kg (leggermente più pesante dell’iPad). Il PixelSense Display supporta la Surface Pen opzionale (4096 livelli di pressione e bassa latenza) per prendere appunti o acquisire schermate. Il produttore evidenzia che in modalità verticale lo schermo è in grado di effettuare il rendering delle pagine mostrandole “nelle dimensioni tipiche di molti testi scolastici”; in orizzontale può affiancare due pagine “come se si tenesse in mano un blocco note”, un evidente riferimento al target delle scuole sul quale probabilmente Microsoft intende puntare.

La cover opzionale (disponibile in quattro colori con prezzi da 99$ a 129$) permette di collegare una tastiera. Microsoft afferma che la Surface Go Signature Type Cover offre l’esperienza di una tastiera di classe laptop grazie al tradizionale meccanismo a forbice e 1mm di movimento dei tasti. Il trackpad supporta gesture fino a cinque dita ed è anche possibile collegare il nuovo Surface Mobile Mouse (34.99$) Bluetooth e con due pulsanti disponibile nelle colorazioni “silver”, “red” e “blue” corrispondenti a quelle della cover tastiera e della penna.

Microsoft Surface Go

Per quanto riguarda l’hardware è sfruttato il Pentium Gold 4415Y, in configurazioni con 4 o 8GB di RAM e 64 di unità di storage eMMC o 128GB SSD. Il processore è un dual-core di settima generazione, scelto a detta di Microsoft per bilanciare performance, durata della batteria e proprietà termiche che consentono di creare un prodotto sottile e fanless (senza ventole). Il produttore afferma che Surface Go offre autonomia di nove ore. Entro la fine dell’anno sarà presentata una variante da 256GB e modem LTE che consentirà di sfruttare la connettività di rete anche in mobilità.

Per quanto riguarda i prezzi, Surface Go nella versione con 4GB di RAM, 64GB SSD e WiFi costa negli USA 399 dollati; la variante con 8GB di RAM, SSD 128Gb e WiFi costa 549$. La Surface Go Type Cover colore nero è venduta 99 dollari, la variante Alcantara di colore rosso, nero o blu è venduta 129 dollari; il Surface Mobile Mouse è venduto 34.99 dollari, la Surface Pen è venduta 99 dollari, prezzo in linea con Apple Pencil.

L’Italia è inclusa tra le prime nazioni nelle quali sarà disponibile il prodotto ma nel momento in cui scriviamo, non conosciamo ancora i prezzi per il nostro Paese. Oltre che USA e Italia, Surface Go è da oggi disponibile per i pre-ordini in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Francia, Germania, Austria, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svizzera, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia, Polonia, Portogallo e Spagna. Nelle prossime settimane, Surface Go sarà disponibile per i pre-ordini in Giappone, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Malesia, Tailandia, Hong Kong e Cina.

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luglio 10, 2018

“Con AirPlus la ricarica wireless AirPods è servita”

Apple ha intenzione di rilasciare a breve una nuova custodia Airpods con ricarica wireless. Non c’è bisogno di attendere: AirPlus è una nuova custodia protettiva che aggiunge la ricarica senza filo agli auricolari Apple. E costa davvero pochissimo.

Attualmente presentato su Kickstarter, il nuovo case di ricarica funge da cover protettiva per la custodia AirPods esistente, aggiungendo di fatto la ricarica wireless. E’ possibile acquistarla facendo un’offerta di circa 15 dollari, con le prime spedizioni previste per la fine del mese. Si tratta di una soluzione che potrebbe accontentare i più impazienti, che attendono da tempo il prossimo case AirPods con ricarica Qi ufficiale, che probabilmente arriverà sul mercato accanto ad AirPower.

Con AirPlus la custodia AirPods si ricarica wirelss

AirPlus non è solo progettato per aggiungere ricarica wireless Qi agli AirPods, ma funziona anche come ulteriore custodia protettiva, così da ammortizzare eventuali cadute, o evitare graffi, accumulo di polvere e fornire maggiore resistenza all’acqua.

Con AirPlus la custodia AirPods si ricarica wirelss

E’ sottile, appena 2,5 millimetri, ragion per la quale non aggiungerà molto spessore al case originale AirPods. E’ disponibile in sei varianti di colore, così da abbinarlo al meglio al proprio modello di iPhone, scegliendo tra bianco, nero, rosso, grigio, oro rosa, e blu.

Il case presenta un pulsante di pairing e un indicatore LED in modo da poter controllare lo stato di carica, mentre nella confezione è disponibile anche un cinturino che permette di tenere saldamente la custodia di AirPods, evitando di perderla.

Con AirPlus la custodia AirPods si ricarica wirelss

A livello di velocità di ricarica, AirPlus permetterà di ricaricare gli auricolari nella stessa quantità di tempo che si impiega utilizzando il cavo; si tratta di una buona notizia, considerando che il costo della periferica è davvero irrisorio. Al momento, infatti, effettuando un’offerta su Kickstarte la si potrà acquistare per circa 15 dollari. Il prezzo raddoppierà acquistandola successivamente, allo scadere della promozione.

Per prendere visione del progetto e fare un’offerta il link Kickstarter da seguire è il seguente.

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luglio 10, 2018

“Arlo di Netgear diventerà un marchio indipendente quotato in Borsa”

 è un marchio di Netgear dedicato alla sicurezza domestica, settore che si è rivelato un buon affare per la multinazionale statunitense specializzata in soluzioni di networking per l’utente finale e le piccole imprese. Le sue videocamere di sicurezza HD senza fili sono apprezzate per le esigenze di sicurezza all’esterno e all’interno e a febbraio di quest’anno Netgear ha avviato una procedura di “scorporo”, uno spin-off per far nascere un nuovo soggetto di diritto, possibile grazie all’approvazione unanime del consiglio di amministrazione e che ha portato all’annunciato piano per l’IPO (initial public offering), il percorso verso la quotazione in borsa.

L’offerta pubblica di vendita è una modalità che consente alle società di raccogliere capitali e agli azionisti di monetizzare le quote. Alla Securities and Exchange Commission, l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori (analogo alla nostra Consob), è stato presentato il modulo S-1 e in pratica vuol dire che siamo molto vicini all’IPO. L’azienda ha chiesto il nome “ARLO” come simbolo da mostrare nel Ticker della New York Stock Exchange.

ArloAl momento, scrive TechCrunch, non sono state determinate le azioni sul mercato e la portata. All’inizio dell’anno si era vociferato di un’offerta iniziale di titoli inferiore al 20% delle azioni di Arlo, offrendole agli investitori interessati. BofA Merrill Lynch, Deutsche Bank Securities e Guggenheim Securities guida i book-running managers dell’offerta; Raymond James, Cowen e Imperial Capital starebbero agendo in qualità di joint book-running managers dell’offerta.

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luglio 9, 2018

“Poltroncine montascale “Dolce Vita” di Vimec: in due anni oltre 2.500 impianti”

Azienda leader nel settore dei montascale, servoscala, piattaforme elevatrici per carrozzine disabilie di soluzioni su misura per la mobilità delle persone e il superamento delle barriere architettoniche, Vimec è una realtà produttiva che sembra non conoscere crisi. Con i 2.500 impianti della poltroncina montascale “Dolce Vita” realizzati e installati in Italia nel giro di due anni, Vimec ha conseguito questo mese un risultato in linea con le più ottimistiche aspettative. E si tratta di un trend che non conosce soste: con 150 unità vendute, lo scorso mese di maggio ha fatto registrare un nuovo record assoluto.

RECORD PRODUTTIVO –Mantenendo questo ritmo –  spiega Michele Mingori, Sales manager Italia di VIMECnel 2018 la nostra produzione dovrebbe superare le ottomila unità complessive(cifra mai raggiunta prima), suddivise in ascensori per la casa, pedane inclinate, poltroncine montascale per anziani e trattorini con accompagnatore per persone con disabilità motorie: è un mercato che premia la professionalità dei nostri consulenti, che offrono un prodotto realizzato su misura per ogni scala e per le esigenze di chi lo utilizza”.

DELOCALIZAZIONE AL CONTRARIO – È un successo tutto italiano, quello di VIMEC: l’intera produzione è infatti concentrata nella sede di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia, e il 75% dei fornitori sono nel raggio di 10 km: “La decisione di riportare in Italia, nel gennaio 2017, le linee produttive delocalizzate in Cinacommenta Mingori –  si è rivelata vincente, garantendoci il controllo totale di tutta la supply chain, a vantaggio della qualità e dell’efficienza”.

NUOVE ASSUNZIONI – Per rispondere al meglio alle richieste del mercato nazionale e di quelli esteri, soprattutto europei, interessati a un prodotto innovativo e performante per flessibilità e affidabilità, il lavoro in linea è stato organizzato su turni e sono state perfezionate nuove assunzioni: “Il nostro impegno, conclude Mingori, è quello di garantire la necessaria personalizzazione degli impianti, offrendo un servizio di alto profilo tecnico e di consulenza nel supportare le scelte dei nostri clienti”.

VIMEC NEL MONDO – Dal 1980 VIMEC produce ascensori per la casa, montascale e servoscale per edifici privati e pubblici. Con oltre 160 dipendenti e più di 110 mila impianti realizzati e installati in tutto il mondo, VIMEC è leader di mercato grazie all’ampia gamma di prodotti.
Ha filiali commerciali in Spagna, Francia, Gran Bretagna e Polonia, oltre a essere presente in Australia, Sud Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico. Gli stabilimenti produttivi VIMEC si estendono su oltre 35 mila mq. Nel 2017, VIMEC è stata acquistata dal Gruppo svedese Latour, che ha annunciato un piano di investimenti industriali a medio lungo termine.

Qui sotto, la nostra videointervista a Michele Mingori in occasione della recente Fiera Exposanità
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luglio 9, 2018

“Se il vostro Mac mini è lento, ecco come velocizzarlo”

Il Mac mini è lento? Non dovrebbe stupire troppo. Apple da oltre tre anni e mezzo non aggiorna questa macchina e un computer così vecchio, e con specifiche che già al momento del lancio erano da considerare come vicine alla obsolescenza (vedere il disco a piatti magnetici con velocità di solo 5400 rpm), è ovvio che nella configurazione base non sia un fulmine. Nell’attesa dei più volte promessi aggiornamenti,  come il Mac modulare di cui si parla di tempo, vediamo che cosa si può fare per migliorare le prestazioni.

Due le possibili migliorie a basso costo

Sono due le sostanziali migliorie che è possibile apportare al Mac mini: espandere la memoria RAM e sostituire il disco rigido con una più veloce unità SSD. Il tipo e la quantità di memoria supportata dal Mac mini dipendono dal modello in vostro possesso. Con i sistemi operativi più recenti basta andare sul menu Mela, scegliere “Informazioni su questo Mac” e fare click su “Memoria”. La finestra mostrata mostra la quantità di RAM attualmente installa, indica anche quanti slot sono presenti nella macchina, il tipo di memoria da usare per espandere il Mac e mostra un link con le istruzioni di aggiornamento della memoria RAM.

Mac mini lento, meglio più memoria

I Mac mini metà 2012, il Mac mini metà 2011, e Mac mini metà 2010 possono arrivare a 16GB di memoria RAM.

Il Mac mini inizio 2009/fine 2009 può arrivare a 8GB di RAM; il Mac mini metà 2007 a 4GB di RAM. Il vecchissimo Mac mini 1,1 (fine 2006) arriva massimo a 2GB di memoria RAM. Gli attuali Mac mini fine 2014 con CPU Intel Core i5 dual-core a 1,4GHz, processore Core i5 dual core a 2,6GHz, Core i7 dual core a 3,0Ghz, Core i5 dual-core a 2.8GHz e Core i7 dual-core 3Ghz, hanno la memoria integrata e questa NON può essere aggiornata (era possibile farla solo al momento dell’acquisto).

Per prestazioni ottimali, è bene non utilizzare insieme moduli di memoria di capacità diversa e installare sempre due moduli di memoria identici:Una coppia da 2, 4 o 8 GB per Mac mini fine 2012 o una coppia da 1, 2 o 4 GB per Mac mini metà 2010 e Mac mini metà 2011.

Quale memoria RAM per i Mac mini metà 2012?

Questo modello può arrivare a 16GB installando nei due slot interni due moduli da 8GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC3-12800 DDR3L 1600MHz SO-DIMM 204 Pin CL1B. Su Amazon trovate kit da 4GB (modulo singolo), 8GB (due moduli da 4GB cadauno) e 16GB (due moduli da 8GB cadauno) e singoli moduli da 8GB.

Quale memoria per i Mac mini metà 2011?

Questo modello può arrivare a 16GB installando nei due slot interni due moduli da 8GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC3-12800 DDR3L 1600MHz SO-DIMM 204 Pin CL11 . Su Amazon trovate kit da 4GB (modulo singolo), 8GB (due moduli da 4GB cadauno) e 16GB (due moduli da 8GB cadauno) e singoli moduli da 8GB.

Quale memoria per i Mac mini metà 2010?

Questo modello può arrivare a 16GB installando nei due slot interni due moduli da 8GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC-8500 DDR3 1066MHz SO-DIMM 204 Pin, senza buffer, nessuna parità. Su Amazon trovate kit da 4GB (moduo singolo), 8GB (singolo modulo), 8GB (due moduli da 4GB cadauno) e 16GB (due moduli da 8GB cadauno) e singoli moduli da 8GB totali.

Quale memoria per i Mac mini inizio 2009/fine 2009?

Questo modello può arrivare a 8GBGB installando nei due slot interni due moduli da 4GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC-8500 DDR3 1066MHz SO-DIMM 204 Pin, senza buffer, nessuna parità. Su Amazon trovate kit da 4GB (un singolo modulo da 4GB) e 8GB(due moduli da 4GB cadauno).

Quale memoria per i Mac mini metà 2007?

Questo modello può arrivare a 4GB installando nei due slot interni un singolo modulo o due moduli da 2GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC2-5300 DDR2 667MHz SO-DIMM 200 Pin, senza buffer, nessuna parità. Su Amazon trovate kit da 2GB (singolo modulo), 2GB (due moduli da 1GB cadauno) e 4GB (due moduli da 2GB cadauno).

Quale memoria per i Mac mini inizio 2006?

Questo modello può arrivare a 2GBGB installando nei due slot interni due moduli da 1GB cadauno. Le specifiche per la memoria RAM adatta a questo modello sono: PC2-5300 DDR2 667MHz SO-DIMM 200 Pin. Su Amazon trovate kit da 1GB e 2GB.

Come si installa la RAM nei Mac mini metà 2010, metà 2011 e fine 2012

1 – Prima di tutto è fondamentale spegnere il Mac mini e rimuovere il cavo di alimentazione. Non installate la memoria mentre il Mac mini è collegato.

2 – Rimozione del coperchio. A computer spento, scollegate tutti i cavi, compreso quello di alimentazione. Appoggiate il Mac mini capovolto su un panno o un asciugamano morbido, quindi ruotate il coperchio inferiore in senso antiorario in posizione di sblocco.

Montare RAM nel Mac mini lento

3 – Esercitate una pressione sul coperchio per far scattare il lato opposto verso l’alto, quindi rimuovete il coperchio.

Come installare la RAM nel mac mini

4 – Rimuovere i moduli originari. Allargate delicatamente le clip situate alle estremità del modulo di memoria (quanto basta per consentire al bordo libero di fuoriuscire).

Mettere la RAM nel Mac mini

5 – Estraete il modulo di memoria dall’alloggiamento.

Espandere la RAM nel mac mini

6 – Ripetete l’operazione per rimuovere il secondo modulo nella parte inferiore.

7 – Ora bisogna installare i nuovi moduli. Basta premere con cautela il bordo dentellato del nuovo modulo di memoria nello slot inferiore, tenendo il bordo opposto leggermente sollevato.

Inserire la RAM nel mac mini

 

8 – Spingere verso il basso sul bordo sollevato fino a quando la clip non scatta in posizione.

RAM per il Mac mini

9 – Ripetete per installare il modulo di memoria nella parte superiore.

10 –  Rimontate la copertura inferiore utilizzando i puntini di allineamento per collocarla in posizione di sblocco. Non collegare il cavo di alimentazione e non accendere il Mac mini finché non avrete sostituito il coperchio inferiore. Non utilizzare il Mac mini se il coperchio non si trova al suo posto.

Rimontare Mac mini

 

11 – Ruotate il coperchio in senso orario per bloccarlo in posizione.

Aumentare la RAM nel Mac mini

12 – Collegate nuovamente il cavo di alimentazione e tutti gli altri cavi precedentemente scollegati.

Come verificare il funzionamento della RAM?

Per verificare che il computer riconosca la nuova memoria bisogna avviare il computer; quando viene visualizzata la Scrivania di macOS, basta selezionare il menu Mela  (),dalla barra dei menu in alto a sinistra, quindi scegliere “Informazioni su questo Mac”. La memoria totale include la quantità di memoria fornita in origine con il computer e quella che è stata aggiunta oppure, in caso di sostituzione, la capacità della nuova memoria.

Memoria Mac mini

Se la memoria non è corretta o sento dei suoni all’avvio?

Se la memoria indicata non è corretta o il Mac mini emette ripetutamente tre suoni, è possibile che siano presenti problemi con il riconoscimento di un modulo di memoria. In casi del genere, bisogna spegnere il Mac mini, verificare le specifiche del modulo confrontandole con i requisiti indicati in precedenza, quindi ripetere le istruzioni di installazione della memoria per assicurarsi che i moduli siano installati correttamente. Se il problema persiste, bisogna rimuovere la memoria e mettersi in contatto con il fornitore della memoria stessa (i moduli potrebbero essere difettosi).

Esiste un modo per testare la memoria RAM?

Sì. Si può fare in vari modi, usando ad esempio i diagnostici offerti da Apple o utility dedicate. Abbiamo dedicato a questo argomento un articolo ad hoc che trovate qui.

Unità SSD per i Mac Mini

Tutti i Mac mini possono essere aggiornati con velocità unità SSD giacché sfruttano per l’archiviazione la connessione SATA. Il Mac mini 1,1 e il Mac mini 2,1 (metà 2007) integra un’interfaccia Serial ATA da 1.5 Gb/s; il Mac mini 3,1 (inizio 2009/Fine 2009) e il Mac mini 4,1 (metà 2010) integrano interfaccia Serial ATA da 3 Gb/s; il Mac mini da 5,1 in poi (metà 2011 e seguenti) integrano interfaccia Serial ATA da 6 Gb/s. Mac. Gli SSD, come spieghiamo in un dettagliatissimo articolo che affronta ogni aspetto del funzionamento e dei vantaggi degli SSD, ma anche nella nostra categoria con la raccolta di tutte le notizie sugli SSD, sono in grado di garantire un significativo aumento di prestazioni grazie all’assenza di parti in movimento e alla tecnologia totalmente digitali. In particolare sui Mac mini da metà 2010 in poi, l’incremento di velocità che è possibile ottenere installando un’unità SSD al posto del disco rigido di serie, è notevole.

Come si sostituisce il disco rigido con un’unità SSD nei Mac Mini?

Dipende dal modello. A questo indirizzo trovate le istruzioni dettagliate per l’iMac Mac mini Intel Core 2 Duo di prima generazione; qui le istruzioni per Mac mini Metà 2010; qui le istruzioni per i Mac mini Metà 2011; qui per i Mac mini fine 2012.

Altre migliorie

Se il vostro Mac mini è di vecchia generazione non offre la possibilità di sfruttare connessioni WiFi veloci 802.11ac o il Bluetooth di ultima generazione 4.0 LE (Low Energy). Potete ad ogni modo sfruttare dei dongle USB (esempio questo per la WiFI o questo per il Bluetooth 4), facilmente reperibili su Amazon e altri siti di e-commerce (verificate sempre la compatibilità con la versione di macOS installata sul vostro sistema).

Scheda grafiche esterne su Mac Mini

Sui Mac mini con porta Thunderbolt è possibile usare le eGPU (schede video esterne), sfruttando box dedicati come questi grazie al quale è possibile usare schede video PCIe di Nvdia e AMD. Si tratta di soluzioni costose, non ufficialmente supportate dalle versioni più recenti del sistema operativo (bisogna mettere le mani sul Terminale e installare dei driver), adatte più che altro agli smanettoni che amano sperimentare con queste configurazioni (qui, un esempio).

Questo articolo lo trovate su sito Macity
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