Archive for giugno 4th, 2019

giugno 4, 2019

“Il ‘dark mode’ arriva su iPhone, iTunes si fa in tre. Il Mac Pro super, anche nel prezzo”

Al via la conferenza degli sviluppatori di Apple, a San Jose’ in California, che si terrà fino al 7 giugno. Ha aperto il Ceo Tim Cook, dando il benvenuto agli sviluppatori presenti da diversi paesi del mondo, anche quelli intervenuti “per la prima volta”. L’app economy e i servizi sono sempre più importanti per l’azienda che deve fare i conti con il calo delle vendite degli iPhone, fino ad ora il suo ‘core business’.

Durante la presentazione però il titolo è calato a Wall Street, perdendo fino al 2,2%, sulla scia delle indiscrezioni dell’apertura di una possibile indagine antitrust del Dipartimento di Giustizia Usa, come per Google, Amazon e Facebook.

Apple Tv+ e i servizi in abbonamento

In apertura Tim Cook ha mostrato il trailer dello show tv di Ron Moore, dal titolo For All Man Kind, che sarà disponibile su Apple Tv+ a partire da quest’autunno. Sottolineando così l’importanza per la Mela della produzione di contenuti e dei servizi in abbonamento che passa anche per Apple News+ per l’editoria, Apple Arcade per i videogiochi e Apple Card la carta di credito che arriverà in estate. Tutti già annunciati negli scorsi mesi. E il sistema operativo tvOS ora supporta più utenti ognuno con il suo profilo, migliora l’integrazione con Apple Music e introduce il supporto ai controller di Xbox e PlayStation 4.

iOS13 arriva il ‘dark mode’

Sui dispositivi Apple arriva il ‘dark mode’, una modalità per visualizzare app e interfaccia in modo da non affaticare gli occhi e consumare meno batteria. A presentarlo Craig Federighi, a capo della divisione software di Cupertino. La nuova modalità arriverà con iOS13, il nuovo sistema per iPhone e iPad atteso in autunno. Diverse applicazioni dai Messaggi alle Note, dalle Foto alle Mappe, si tingeranno di nero. L’iOS 13 prenderà il posto dell’attuale versione iOS12 che – ha evidenziato Tim Cook – ha riscosso un tasso record di soddisfazione degli utenti, al 97%. Con il nuovo sistema operativo, lo sblocco col riconoscimento facciale (Face ID) sarà del 30% più rapido, come più veloce sarà il download e l’apertura delle app. Tra le altre novità dell’aggiornamento, l’assistente vocale Siriannuncerà i messaggi in arrivo. Apple mette mano anche alleMappe, l’app rivale di Google Maps. Tra le novità c’è “Look Around”, una funzione simile a Google Street View. La condivisione della posizione sarà nel totale rispetto della privacy, sottolinea dal palco Craig Federighi che non risparmia una stoccata al recente problema di tutela della privacy sulle Mappe di Google. Le nuove mappe della Mela arriveranno in tutti gli Stati Uniti entro la fine dell’anno, e in altri Paesi dal 2020. Su iPhone arrivano anche nuove Memoji, le emoji animate che possiamo creare, far muovere e parlare a nostra immagine e somiglianza. Le nuove Memoji si fanno “modaiole”, indossano rossetti, ombretti, piercing e accessori, dai cappelli agli orecchini, fino agli AirPods. Le Memoji diventano anche sticker, adesivi che entrano nella tastiera e possono essere usati in altre app. In tema di tutela dei dati personali e privacy le app non potranno usare Wi-fi e Bluetooth per localizzare l’utente. Per loggarsi, accanto ai noti tasti “registrati con Facebook” o con Google, è disponibile il “registrati con Apple”, che è “un modo semplice per registrarsi senza tracciamenti”; usando il Face ID “senza fornire nessuna informazione personale”, sottolinea Federighi.

iTunes si fa in tre

L’app iTunes va in pensione, fu lanciata nel 2003 per vendere canzoni e ora conta 50 milioni di brani e circa 100mila tra film e serie tv. Ora si divide in 3: Apple Music, Apple Podcast e Apple TV. La novità arriverà con l’aggiormento del sistema operativo MacOs che si chiamerà Catalina. L’applicazione, che fu presentata in pompa magna da Steve Jobs come modo semplice per comprare e possedere legalmente le canzoni, ha avuto un grande successo e ha contribuito a legalizzare il mercato della musica digitale, fino a quel momento vissuto nell’illegalità dello scambio di brani via Napster. Il mercato della musica digitale è però cambiato negli ultimi anni, con i servizi di streaming in abbonamento come Spotify e Apple Music che hanno cambiato le modalità di fruizione.

Siri, Foto e CarPlay

L’assistente vocale Siri sta imparando a parlare in modo meno meccanico e più naturale, ora legge i messaggi negli AirPods e consente di rispondere senza dover più dire “Hey Siri”. Siri ovviamente parla anche dall’HomePod, lo smart speaker targato Apple, che ora può essere personalizzato da ogni membro della famiglia. Siri è poi presente in auto con CarPlay, che è disponibile sul 90% della uto vendute in Usa e il 75% su scala globale. Novità anche nella Galleria Foto, con effetti luce nella modalità ritratto, autoplay automatico per i video e finalmente la rotazione degli stessi.

iPad si emancipa, ha il suo sistema operativo

L’iPad si emancipa dall’iPhone e ottiene un suo sistema operativo, l’iPad OS, che sui tablet della male sostituirà l’iOS. Una mossa che arriva ad accreditare l’iPad come strumento di lavoro, grazie a tastiera, su cui arrivano 30 scorciatoie, e al pennino, l’Apple Pencil, con la latenza che scende da 20 a 9 millisecondi. Nell’ottica di lavoro c’è la possibilità di fare lo split dello schermo con una visione multi-finestra, ad esempio per affiancare due documenti. iPad OS porta con se’ una grande novità, attesa da tempo: il supporto Usb, particolarmente utile per importare foto.

Mac Pro, il pc desktop professionale

Confermando le indiscrezioni, Apple lancia il Mac Pro, il computer desktop professionale. Macchina potente e costosa con nuovo processore Intel Xeon fino a 28 core, e memoria fino a un terabyte e mezzo. Il raffreddamento è affidato a tre ventilatori che – assicura Apple – sono silenziosi e consentono al computer di “lavorare a pieno ritmo in ogni momento”. Al Mac Pro, nella sua torretta di metallo dall’aspetto “a groviera”, si affianca un monitor Lcd da 32 pollici, con display Retina 6K dalla risoluzione di 6016 x 3284, polarizzato, con rivestimento anti-riflesso e più ampio del 40% rispetto al display 5K di iMac. Arriva in autunno, il prezzo parte da 5.999 dollari, mentre il Pro Display da 4.999 dollari, con lo stand 5.999.

Apple Watch, più indipendente da iPhone

Infine, novità anche per l’Apple Watch, a cui l’aggiornamento del sistema operativo concede maggiore autonomia dall’iPhone. L’orologio della Mela avrà un suo negozio di applicazioni, che funzioneranno in modo indipendente dallo smartphone. Sull’Apple Watch arrivano poi gli audiolibri e i memo vocali, insieme a nuove “watchfaces”. Per gli sportivi ci sono gli “activity trends”, che danno più informazioni per monitorare l’attività fisica. L’attenzione è anche alla salute delle orecchie: lo smartwatch ci avviserà se siamo in un luogo troppo rumoroso. Per il gentil sesso arriva il Cicle Tracking, per tenere nota del ciclo mestruale.

Questo articolo lo trovate su sito ANSA

 

giugno 4, 2019

“Il lavoro è un diritto costituzionale. Tranne per le persone disabili”

Come lo faccio senza pregiudicare la possibilità di avere il posto?”. Personalmente io scelgo di scrivere la mia percentuale di disabilità, chiarendo che comunque si tratta di un problema esclusivamente motorio, che non mi crea problemi negli spostamenti o nello svolgimento del mio lavoro. È terribile dover aggiungere questa postilla, che di fatto serve solo a tranquillizzare il selezionatore, ma è necessario farlo: in Italia l’idea di assumere un portatore di handicap spaventa ancora molti datori di lavoro. I dati Istat certificano che la disabilità continua ad avere un impatto consistente sull’esclusione dal mondo lavorativo: solo il 19,7% delle persone con disabilità nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni risultano occupate, meno di un soggetto su cinque, contro una media nazionale del 58,7%. Anche la quota degli inattivi raddoppia tra le persone con disabilità rispetto a quella osservata nell’intera popolazione, quasi il 70% contro circa il 31%. Questo accade nonostante l’esistenza da oltre vent’anni di una legislazione che disciplina  e protegge il diritto al lavoro per le persone disabili. Nel 2019 cade infatti il ventennale della legge 68/1999, un provvedimento innovativo per l’epoca, nato con intenti sicuramente nobili, ma anche con dei limiti evidenti.  Il primo articolo della norma chiarisce che la finalità del provvedimento è “la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato”. Per raggiungere questo obiettivo, la 68/199 prevede l’obbligo di assunzione delle persone con disabilità che, a seguito delle modifiche del 2018, è arrivato addirittura a essere di una persona disabile ogni quindici assunti. L’iniziativa nasconde però delle falle evidenti: prima di tutto non specifica in quale ruolo queste persone debbano essere inserite e, di conseguenza, la risorsa si trova spesso in un ruolo secondario o non all’altezza delle proprie competenze. Assegnare arbitrariamente a chi ha un handicap un ruolo marginale all’interno della realtà lavorativa è quasi una prassi, ancora più grave se si considera che spesso i soggetti con disabilità sono anche altamente qualificati. In Italia, infatti, sono molte le agevolazioni pubbliche elargite per permettere a chi ha un handicap di realizzarsi attraverso gli studi: basti pensare che una disabilità pari o superiore al 33% garantisce un esonero parziale o totale delle tasse universitarie in quasi tutti i maggiori atenei. Il paradosso insomma è che lo Stato spende per formare professionisti altamente qualificati che il mercato del lavoro rigetta con motivazioni sbagliate. Probabilmente furono quelle stesse motivazioni a provocare le proteste del 2018. Quando si decise di modificare la legge, che fino ad allora prevedeva l’obbligo di assunzione solo in caso di contemporanee nuove aggiunte all’organico, soprattutto i proprietari delle piccole imprese insorsero, trincerandosi dietro alla frase “ci dispiace per i disabili ma noi dobbiamo assumere chi ci garantisce il miglior risultato”. I provvedimenti attualmente in atto falliscono perché basati sul punto di vista di persone che non avevano né una disabilità né la necessaria familiarità con l’argomento. Garantire il lavoro a una persona con un problema è generalmente visto, ancora oggi, come un gesto di cui vantarsi, una buona azione di cui andare fiero. Andrebbe superata una volta per tutte questa concezione buonista: assumere un portatore di handicap non significa fargli un favore personale per godere di sgravi fiscali ed evitare multe, significa scegliere un essere umano uguale agli altri, per svolgere un’attività per cui ha le stesse competenze di un normodotato.  Questo ragionamento apparentemente intuitivo si scontra però con una realtà fatta di leggi che inquadrano il portatore di handicap come un soggetto da tutelare e proteggere. La persona con disabilità va valutata esclusivamente sulla base delle sue capacità e sulla reale compatibilità tra la sua condizione e le necessità dell’azienda in cui va a operare. Non si fa un favore neanche a lui se la propria assunzione viene vista unicamente come l’adempimento di un obbligo: il soggetto con difficoltà si aspetta e merita un trattamento alla pari con gli altri. L’approccio “protezionistico” nei confronti della disabilità si riflette nel lessico con cui vengono presentati i portatori di handicap: “categoria protetta” è una definizione odiosa quanto quella di “quota rosa” e non è un caso che spesso e volentieri gender gap e disability gap vadano a intrecciarsi, creando una società in cui al contempo avere una disabilità ed essere donna significa sostanzialmente rinunciare a qualunque ambizione per la carriera. Non si deve più vedere certe categorie come un qualcosa da proteggere, ma vanno creati gli strumenti perché le persone possano tutelarsi autonomamente contro ogni forma di discriminazione, per quanto possibile.[…] Ovviamente esistono delle ecc

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