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marzo 1, 2019

“Insegnanti di sostegno: generalizzazione delle competenze o separazione delle carriere”

In un recente articolo S. Nocera è tornato a riflettere sul problema della continuità didattica, che non viene assicurata, di fatto, a molti alunni con disabilità. Secondo l’avv. Nocera, per contenere seriamente il corto circuito sulla continuità didattica degli alunni con disabilità, che permane inarrestabile, ben venga l’immissione in ruolo delle migliaia di attuali docenti specializzati precari; ma occorre augurarsi ancor di più che il Governo “del cambiamento” abbia il coraggio di rompere col passato e di varare definitivamente le nuove classi di concorso per il sostegno, con la loro separazione dalle carriere dei docenti curricolari. Nocera condivide, cioè, la necessità ravvisata da più parti, di promuovere la continuità didattica attraverso la stabilizzazione del personale precario. Auspica inoltre che i prossimi corsi di specializzazione, appena avviati, possano colmare, almeno in parte, la grande carenza di docenti specializzati. Interviene, tuttavia, in maniera radicale, sulle norme in vigore che consentono al docente di sostegno di chiedere passaggio su posto curricolare dopo cinque anni di servizio. Secondo Nocera, infatti, tale possibilità crea una continua turnazione che implica un costante vuoto di specializzati. In realtà, è doveroso precisare, non si tratta di competenze che scompaiono dalla scuola; restano invece al suo servizio nelle classi, con gli alunni, nelle difficoltà, pur se possedute da un docente che lavora su posto di tipo curriculare. Secondo Nocera è necessario creare quattro nuove classi di concorso per il sostegno, ciascuna per ogni grado di scuola. Non vi sarebbe rischio di affaticamento di tali docenti, perché essi non sono soli, ma sostengono i colleghi curricolari nella realizzazione della didattica inclusiva. Se poi questa indissolubile collaborazione non sempre avviene, ciò è dovuto prevalentemente alla mancanza di una sufficiente formazione iniziale e in servizio dei docenti curricolari sulle didattiche inclusive. Eppure, riteniamo di poter aggiungere, proprio i docenti che hanno lavorato come insegnanti di sostegno possiedono, evidentemente, tale formazione. In un successivo articolo ed in risposta alle argomentazioni di S. Nocera, è intervenuto anche M. Condidorio, della Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), il quale si è soffermato sull’etica professionale del docente per il sostegno, non conciliabile con l’immediato progetto di transitare su altra tipologia di posto: tutto ciò lascia sul campo fiumi di innocenti, alunni e studenti in condizioni di disabilità che, oltre al danno dell’abbandono, subiscono la frustrazione di una didattica incompiuta, frutto dell’assordante inerzia di uno Stato incapace di garantire certezze essenziali, potrei dire primarie, come quella, appunto, del diritto allo studio… Desidero sottolineare inoltre che il diritto di ottenere il trasferimento su cattedra comune è sacrosanto, certo; e tuttavia… risulta davvero una beffa per le centinaia di alunni e studenti che dall’oggi al domani si ritrovano senza alcun sostegno didattico degno di questo nome, finendo in pasto a un precariato incompetente… E allora credo sia proprio giunto il momento di motivare il Legislatore a legiferare in favore della separazione delle carriere, per cui ogni scelta sarà sostanziale e non in vista di un secondo fine, quello cioè di scegliere il sostegno come scorciatoia… Vorrei comprendere quali siano le ragioni che impedirebbero carriere separate, oltre a quella banale, secondo cui il docente non può essere incatenato al sostegno didattico per tutta la vita professionale. Una posizione durissima, dunque, forse ingenerosa nei confronti dei tanti docenti che lavorano con serietà e professionalità e che, tuttavia, traduce la grande esigenza, il diritto pieno dei ragazzi con disabilità ad avere continuità didattica. Si tratta, in verità, di problematiche note da tempo, accompagnate da un dibattito che prosegue negli anni e che presenta diversi pareri discordanti tra gli esperti. Ce ne siamo occupati già in passato e sempre abbiamo evidenziato alcune criticità, a cominciare dal rischio della delega al docente di sostegno. Ora, come allora, riteniamo che la direzione dovrebbe essere invece inversa e procedere verso la generalizzazione delle competenze. Piuttosto che separare i docenti e di loro compiti, il vero cambiamento sarebbe oggi, nella cultura dell’inclusione, avere finalmente il coraggio di specializzare tutti i docenti: tutti docenti di tutti, tutti alunni di tutti. I sogni a volte si avverano, se qualcuno ci crede.

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