“Disabilità, comunicazione e turismo: parliamo di quello che funziona!”

Se provassimo a fare, molto empiricamente, una statistica degli articoli giornalistici che parlano di turismo accessibile nel nostro Paese, finiremmo col trovarci in mano tante storie di diritti negati, e poco altro. Ma è davvero così negativa la situazione in Italia? Non sarà piuttosto che fa più notizia l’indignazione, lo scandalo, il così non va? E non si contribuirà in questo modo, di conseguenza, a  perpetrare in modo indiretto un’idea di eccezionalità di pratiche che invece, per fortuna, in Italia esistono e sono fruttuose per tutti – sia in termini economici che di inclusione?

Ebbene, una leva che mira a invertire questa tendenza della stampa generalista abituata a presentare il turismo accessibile come un dovere sociale verso i “più deboli” e a dar più spazio alle cattive notizie rispetto a quelle positive è il Premio “Turismi Accessibili – Giornalisti, Comunicatori e Pubblicitari superano le barriere. Indetto dalla Onlus  Diritti Diretti,  si rivolge a giornalisti, pubblicitari, esperti di media o comunicazione, agenzie o uffici stampa, enti pubblici o privati che abbiano realizzato un’opera informativa che abbia consentito a tutti di poter conoscere le buone pratiche di turismo accessibile in Italia. C’è tempo fino al 5 aprile 2017 per inviare la propria candidatura.

simona petacciaMa a che punto è la comunicazione sul turismo e sui turismi? Per capirlo ho fatto qualche domanda a Simona Petaccia, presidente di Diritti Diretti, che è giornalista specializzata in attività di informazione/comunicazione delle imprese pubbliche e private (www.simonapetaccia.it), si occupa di turismo accessibile (www.dirittidiretti.it) e si propone come consulente per enti pubblici, aziende, associazioni ecc. che vogliono aprire le loro attività a tutti.

La prima domanda, scontata forse ma la più importante: perchè un premio per chi comunica il turismo accessibile, e non per chi lo fa?
In realtà, al nostro premio nazionale “TURISMI ACCESSIBILI – Giornalisti, Comunicatori e Pubblicitari superano le barriere” possono partecipare gratuitamente giornalisti, pubblicitari e comunicatori, ma anche enti, aziende, istituzioni culturali, associazioni ecc. che gli hanno affidato iniziative d’informazione e di comunicazione legate all’accessibilità. Rivolgere l’attenzione sul modo in cui il turismo accessibile è comunicato ha, comunque, un preciso scopo: premiare chi sa far capir che l’accessibilità riguarda tutti i viaggiatori e tutti gli abitanti.

A parte per la stampa specializzata – e mi riferisco al settore disabilità, per lo più – capita spesso che il tema del turismo accessibile sia trattato dall’informazione generalista in modo o sensazionalistico, o sottendendo quest’idea di “concessione” alle persone con disabilità. quando riusciremo ad uscire da questa visione, e con quali strumenti?
Credo che gli strumenti più utili siano la comunicazione professionale e la valorizzazione delle positività. Ecco perché il nostro premio non evidenzia le mancanze, ma dà visibilità alle buone pratiche del turismo accessibile. E lo fa rivolgendosi a chi produce l’informazione e la comunicazione. Sembra, però, che l’incapacità di valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema dell’informazione. Di conseguenza, per attrarre l’attenzione del pubblico e “fare traffico”, si usa il sensazionalistico con lo scopo di suscitare stupore o scalpore. Poi, non avendo cognizione delle sue potenzialità socio-economiche, la stampa generalista presenta il turismo accessibile come un dovere sociale verso i “più deboli” e tende a dar più spazio alle cattive notizie rispetto a quelle positive. Assistiamo così al propagarsi di notizie su papà che si lamentano perché i figli sono spaventati dai troppi bambini “diversi” nel loro villaggio, su turisti che abbandonano una struttura alberghiera perché infastiditi dal fatto che il direttore non li avesse avvertiti della presenza di persone in carrozzina ecc. A cavalcare quest’onda, però, concorrono anche le legittime denunce indirizzate ai media: docente che non può raggiungere la scuola dove insegna perché i bus sono inaccessibili; ragazza cieca cacciata dal ristorante perché il suo cane guida non può entrare; blogger che lancia una campagna mediatica sui social network per protestare ironicamente sul fatto che non può trovare l’amore perché i treni non gli permettono l’accesso e quindi la libertà personale. Per rimediare a questa confusione non bastano manifesti per le buone pratiche o appelli al buon senso, ma servono operazioni culturali che contribuiscano a costruire consapevolezza sul mercato di riferimento e formazione per gli addetti ai lavori: giornalisti, comunicatori e pubblicitari, ma anche operatori del settore e mondo dell’associazionismo.

A questo proposito, troveresti utile quindi una formazione specifica, per i colleghi giornalisti, considerando anche che la categoria professionale è tenuta, da un triennio, alla formazione professionale continua?
Sicuramente sì, a patto che i formatori siano professionisti della comunicazione e dell’informazione specializzati nel settore del turismo accessibile. Il rischio da evitare è, infatti, il coinvolgimento di esperti e imprenditori del settore che si propongono di insegnare al fine di pubblicizzare la propria attività, direttamente o indirettamente.

Se volessimo sintetizzarli in una sorta di ricetta, per te quali sono gli ingredienti di una corretta comunicazione sul turismo accessibile?
La ricetta migliore ha un solo ingrediente, la “Qualità”. In essa, infatti, sono racchiuse tante altre parole magiche: identità territoriale, sostenibilità, sicurezza, bellezza, accoglienza ecc. Il concetto è semplice: la qualità pone alla base le persone, tutte le persone. Alla base della comunicazione su un prodotto e/o un servizio turistico, quindi, deve esserci la volontà di trasformare la diffidenza, il “timore reverenziale” e la pietà verso alcune categorie di persone in interesse reale, passione comune e partecipazione sentita.

Anche in presenza di esempi di progettazione universale riusciti, cosa manca a tuo avviso per far crollare l’idea – e mi riferisco qui al lettore e al fruitore di informazioni – che il turismo sia a comparti stagni, ovvero “per disabili”, “per anziani”, ecc?
Non è un caso che usiamo “Turismi” e non “Turismo” nel titolo del nostro premio. Abbiamo, infatti, scelto il plurale per sottolineare che oggi non si vende più un prodotto turistico, ma un’esperienza. Pertanto, è antiquato considerare a sé stante ogni problematica o eccellenza nelle varie tipologie di turismo: balneare, montano, eno-gastronomico, accessibile, termale, culturale, scolastico, religioso, congressuale ecc. Ogni turista, infatti, vive quasi tutte queste esperienze in ognuna delle sue vacanze. Diritti Diretti crede quindi che soltanto grazie a professionisti della comunicazione che sappiano stuzzicare un’ospitalità per tutti i turisti si possa fare il tanto invocato “salto di qualità”. La comunicazione del turismo accessibile non può più essere improvvisata da chi ha tanta solidarietà e poca competenza, perché il risultato sarebbe quello attuale: l’equivalenza tra turismo accessibile e risposta socio-sanitaria per persone con disabilità.

Tu che ti occupi della tematica, e hai inoltre ideato il premio, sei testimone del fatto che in italia ci sono diversi progetti belli e interessanti sul fronte dell’ospitalità e della progettazione per tutti. qualcuno in particolare che ti ha colpito?
Diritti Diretti progetta, insegna e comunica il turismo accessibile dal 2008. Di conseguenza, conosciamo i maggiori operatori del settore, molti dei quali personalmente. Per evitare qualsiasi tipo di favoritismo, nell’ideare il premio, ho scelto quindi la giuria popolare per assegnare il premio in denaro che offriamo all’opera vincitrice. Diritti Diretti conferisce, invece, una targa simbolicaall’opera che ritiene più meritevole. La prima edizione ha, però, fatto coincidere i gusti del pubblico con i nostri e i due riconoscimenti se li è aggiudicati la stessa opera. Sono stata contenta nel veder vincere un ragazzo del quale non sapevo nulla, neanche la città in cui abitava… poiché non era un campo obbligatorio nel modulo d’iscrizione. Vorrei essere valutata così quando partecipo a un concorso… per il lavoro che presento e soltanto per quello. “Un mondo per tutti? Dipende da te!”, è questo il motto che Diritti Diretti racconta e… realizza.

Lanciamoci in una previsione: quando smetteremo di dire “turismo accessibile”, perché sarà solo “turismo”?
Potremmo farlo soltanto quando coloro che realizzano il turismo accessibile smetteranno di coltivare il proprio orticello e inizieranno a pensare che possiamo essere più forti se facciamo sistema. Il turismo, tutto il turismo, vive ormai nella stagione della “Shareability”, cioè: abilità nel saper condividere. Soltanto condividendo idee e risorse, si può quindi raggiungere il nostro obiettivo comune: far capire a manager pubblici e privati che l’accessibilità può migliorare un territorio e la sua offerta turistico-culturale, con notevoli progressi sulla vivibilità delle persone che lo visitano e lo abitano, oltre che con importanti profitti per il mondo delle imprese.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

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