“Jawbone cambia pelle e anima, molla tutto per bracciali e servizi medici”

Jawbone non sembra ancora pronta a gettare la spugna. Il produttore che ha originariamente iniziato con la produzione di cuffie, per poi passare agli altoparlanti e agli indossabili, sembra adesso voler navigare verso nuovi orizzonti. Mentre molti clienti si indignano per la totale mancanza di assistenza tecnica, la società potrebbe presto volgere l’attenzione verso i dispositivi clinici. Lo conferma la redazione di TechCrunch, secondo cui Jawbone si prepara a spostare, ancora una volta, le proprie attività. Questa volta passerebbe alla produzione di indossabili accompagnati da una serie di servizi clinici, destinati direttamente a medici e operatori del settore. A differenza della normale vendita al pubblico di smartband per il fitness, si tratterebbe questa volta di un giro d’affari con margini di guadagno ben superiori. Durante la sua “carriera” la società è riuscita a raccogliere 951 milioni di dollari in finanziamenti, da una lista di investitori che comprende Andreessen Horowitz, Sequoia, Kleiner Perkins, JP Morgan, Mayfield e Khosla. Purtroppo, però, gran parte dei fondi è stata letteralmente bruciata nel difficile palcoscenico degli indossabili. E così, una fonte vicina alla società riporta che Jawbone potrebbe voler cambiare rotta. Da un mercato fatto solo di hardware destinato direttamente ai consumatori, considerato troppo difficoltoso, si passerebbe a un modello di business rivolto alle interazioni tra benessere, salute ed elettronica di consumo: da un lato si produrrebbero ancora bracciali smart, ma dall’altro si venderebbero servizi ad operatori sanitari, trasformando le periferiche da polso in veri e propri strumenti clinici. Attualmente, però, le uniche certezze riguardano la completa assenza di assistenza ai clienti; basta infatti dare uno sguardo alle pagine social della società, per rendersi conto degli innumerevoli commenti negativi degli utenti: Un vero e proprio esercito di persone utilizza i post per esprimere assoluta frustrazione per la mancanza di risposte su prodotti difettosi, o anche su richieste di aiuto generiche. L’ultimo segno di vita della società fu affidato, nel giugno 2016, a una dichiarazione del CEO Hosain Rahman, che si lasciò andare a un generico “siamo ancora impegnati”. Dietro le quinte, inoltre, si è scoperto che Jawbone sta letteralmente svendendo alcune delle sue attività, in particolare quella facente capo agli altoparlanti Jambox, come riportato da BusinessInsider nel settembre 2016. Insomma la società è ancora operativa, in un modo o nell’altro e anche recandosi tra le pagine Amazon è possibile ancora acquistare diversi prodotti, come altoparlanti o indossabili per il fitness, anche se il potenziale acquirente non potrà sperare nell’assistenza clienti, né in futuri aggiornamenti per i dispositivi.

Questo articolo lo trovate su sito Macity

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