“L’amore oltre la disabilità sono due ragazzi che perché no, proviamoci”

La positività e la gioia di vivere che esprimono gli occhi di Ilaria, studentessa torinese in carrozzina, quando parla del suo Stefano, ragazzo bresciano in carrozzina, è lo sguardo più bello che una persona innamorata possa ricevere. Un sorriso grande, delle piccole risate complici: oggi vi raccontiamo della storia d’amore tra Ilaria e Stefano. Lei che aspira alla professione di psicologa e Stefano, radioamatore con la sua webradio e telelavoratore (Ci ha raccontato del successo della sua Steradiodj qui).

È proprio grazie alla radio che si sono conosciuti: Ilaria quando ha ascoltato alla radio le riflessioni di Stefano i sulla disabilità si è commossa perchè pensava fossero uscite dalla sua bocca, dalla stessa anima.
Stefano ci racconta che quando lei gli ha scritto, non poteva crederci: qualcuno finalmente aveva raccolto il suo appello! Ma la differenza d’età li ha da subito fermati: lui trentenne, lei diciassettenne. All’inizio non poteva funzionare, ma poi qualcosa li ha spinti a dire perchè no, proviamoci. E qui Ilaria racconta che conoscendosi la differenza di età si è annullata, e che adesso vivono le giornate alla stessa maniera.
Avendo la stessa disabilità (una tetraparesi spastica, ndr), si sono sentiti meno diversi, più vicini,ma non per questo senza dubbi rispetto al loro futuro: sempre Ilaria ci racconta di essere riuscita a superare tante discriminazioni subite a scuola grazie al supporto di Stefano perchè lui sa in prima persona cosa significa vivere la disabilità. Ancora una volta scommettono sulla loro relazione dicendo perchè no, proviamoci. 

Ma vivere una relazione a distanza è davvero difficile: bisogna accontentarsi di uno schermo per esprimere al meglio un mi manchi, ti amo, ma quanto sei bella?. Ilaria e Stefano sono divisi da quasi 200 chilometri e per spostarsi hanno necessariamente bisogno di essere accompagnati dai rispettivi genitori, ma non possono farlo molto spesso, solo qualche volta al mese.  La sintonia creatasi tra le due famiglie facilita le cose, e quando i ragazzi si incontrano i genitori passano del tempo insieme – meglio così – aggiunge Stefano – così abbiamo un po’ di tempo per stare da soli!). I due non sono intenzionati a lasciarsi, il problema della distanza l’hanno messo in conto da subito e, come per tutto il resto si sono detti perchè no, proviamoci! 

Quando si parla di progetti, di convivenza e di futuro , Ilaria e Stefano hanno le idee chiare: parola d’ordine, autonomia. Alla domanda come vi vedete tra una decina di anni? Ilaria risponde di volere una famiglia tutta loro, pur consapevole delle difficoltà del caso: alla fin dei conti anche i normodotati hanno difficoltà per costruirsi una famiglia, è solo il numero dei problemi in piùnon la possibilità di risolverli! Compreranno degli ausili, si aiuteremo l’un l’altro finchè potranno ma, vorranno essere il più autonomi e indipendenti possibile, cercando di avere sempre meno bisogno dei loro genitori – che non smettono di ringraziare! –  o di qualsiasi assistente. Perchè no, proviamoci! 

Questa intervista mi porta a fare una piccola ma grande considerazione: a tutti i lettori che stanno leggendo e si sentono delusi, perchè proprio a tutti va bene ma a me no, voglio dirvi che molto spesso i limiti sono nella forza di volontà, nella paura di provare e di fallire. Sarà l’incoscienza della giovane età, ma Ilaria si è esposta, voleva incontrare quel ragazzo che ha visto in TV e l’ha fatto, Stefano ogni giorno accende la sua radio anche se non sa se ci sarà qualcuno ad ascoltarlo dall’altra parte dello schermo. Ciò che fa la differenza è la voglia anche di sbagliare, ma di volerci provare, rischiando di riuscirci!

L’ultima parola a loro:

Ilaria: È una luce nei giorni in cui mi alzo e penso che tutta la mia vita sia uno schifo, di non volerla vivere questa vita ingiusta: siamo uno l’ancora dell’altro. Voglio ringraziare Stefano perché ha portato luce nella mia vita, la vita è positiva e io la voglio vivere al tuo fianco.

Stefano: Voglio ringraziare Ilaria per quello che mi da, mi ha cambiato la vita.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

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