“ISEE disabili, critiche all’emendamento”

Ancora terremoto sul tema ISEE e disabilità. A seguito delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno dichiarato illegittimo inserire nel computo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente anche le provvidenze assistenziali legate alla disabilità, si attendeva che il Governo intervenisse per adeguarne le regole. Peraltro, nel frattempo, sono state messe in campo procedure per richiedere la contestazione e ricalcolo del proprio ISEE. Nella seduta del 3 maggioscorso della Commissione Istruzione del Senato, infine, il Governo ha presentato un emendamento che adegua l’ISEE per risolvere questa questione. Si tratta però di un provvedimento che non incontra il favore né delle associazioni né delle famiglie.  Vediamo cosa prevede.

COSA CAMBIA –  L’emendamento in oggetto è il 2.0.400 il quale, in sostanza, prevede, come imposto dal Consiglio di Stato, l’esclusione dal computo dell’ISEE di tutte le provvidenze assistenziali legate alla disabilità. Ma non è tutto. Vengono infatti cancellate anche tutte le franchigie e la possibilità di detrarre le spese assistenziali o di ricovero in struttura. Al loro posto viene introdotta una maggiorazione della scala di equivalenza pari a 0,50 indipendentemente dalla gravità della disabilità, riportando la situazione al precedente Indicatore (1998).

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO – Questo il testo completo dell’emendamento:
(ISEE dei nuclei familiari con componenti con disabilità)

1. Nelle more dell’adozione delle modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 5 dicembre 2013, n. 159, conseguenti alle sentenze del Consiglio di Stato, sez. IV, n. 00841, 00842 e 00838 del 2016, nel calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare che ha tra i suoi componenti persone con disabilità o non autosufficienti, come definite dall’Allegato 3 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, anche ai fini del riconoscimento di prestazioni scolastiche agevolate sono apportate le seguenti modificazioni:

a) sono esclusi dal reddito disponibile di cui all’articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini IRPEF;

b) in luogo di quanto previsto dall’articolo 4, comma 4, lettere b), c) e d), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, è applicata la maggiorazione dello 0,5 al parametro della scala di equivalenza di cui all’allegato I del predetto decreto n. 159 del 2013 per ogni componente con disabilità media, grave o non autosufficiente.

2. I trattamenti di cui al comma 1, lettera a), percepiti per ragioni diverse dalla condizione di disabilità, restano inclusi nel reddito disponibile di cui all’articolo 5 del decreto-legge n. 201 del 2011. Gli enti erogatori di tali trattamenti, anche con riferimento a prestazioni per il diritto allo studio universitario, ai fini dell’accertamento dei requisiti per il mantenimento del trattamento stesso, sottraggono dal valore dell’ISEE l’ammontare del trattamento percepito dal beneficiano eventualmente valorizzato nell’ISEE medesimo, rapportato al corrispondente parametro della scala di equivalenza.

3. Gli enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate emanano entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto gli atti anche normativi necessari all’erogazione delle nuove prestazioni in conformità con le disposizioni del presente decreto, nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati, salve, fino a tale data, le prestazioni sociali agevolate in corso di erogazione sulla base delle disposizioni previgenti.

4. L’efficacia delle disposizioni di cui ai commi i e 2 cessa a far data dal quarantacinquesimo giorno successivo alla pubblicazione delle disposizioni di approvazione del nuovo modello di dichiarazione sostitutiva unica concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’ISEE, attuative delle modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159, di cui al medesimo comma 1.

5. Dall’attuazione del presente articolo, per gli effetti stimati sul numero dei beneficiari delle prestazioni che costituiscono diritti soggettivi, deriva un maggior onere per il bilancio dello Stato a decorrere dal 2016 pari a 300.000 euro annui con riferimento all’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, di cui all’articolo 65 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e pari a 700.000 euro annui con riferimento all’assegno di maternità di base, di cui all’articolo 74, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, per complessivi 1 milione di euro annui, a cui si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo nazionale per le politiche sociali, di cui all’articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328.

6. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti derivanti dal presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

LE REAZIONI – Come detto, le reazioni a questa proposta sono di forte perplessità. La Fish parla distrumento né selettivo né equoBocciatura totale anche da parte di Maria Simona Bellini, del gruppo Stop al Nuovo Isee, che sulla pagina Facebook del gruppo  scrive: “Il Governo ha ben nascosto dentro una norma assolutamente estranea la modifica dell’ISEE e lo ha fatto in modo inaccettabile e nuovamente discriminatorio. Ho quindi inviato richiesta urgente di audizione alla Commissione del Senato che sta chiudendo in questi giorni il provvedimento. Vorrei invitare tutte le Associazioni a cui sta a cuore la condizione delle persone con disabilità a fare altrettanto per bloccare questa nuova e gravissima iniquità prima di costringerci ad un nuovo ricorso. Vi sarei veramente grata per il vostro aiuto nel coinvolgere le Associazioni con le quali siete in contatto”.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

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