maggio 6, 2021

“Google Woolaroo salva lingue e dialetti in estinzione”

Woolaroo è un tool di Google per preservare lingue che stanno scomparendo L’australiano Yugambeh Museum Language & Heritage Research Centre ha collaborato con Google Arts and Culture – una piattaforma utile a musei, fondazioni e imprese culturali – per sviluppare Woolaroo, uno strumento Open Source utilizzabile da smartphone che sfrutta l’intelligenza artificiale e che ha l’obiettivo di salvaguardare le lingue in pericolo. Creato usando Google Translate e Cloud Vision (un particolare tipo di API che permette agli sviluppatori di analizzare il contenuto delle immagini, sfruttando modelli di machine learning già consolidati e in continua evoluzione), lo strumento di Google sfrutta l’apprendimento automatico e il riconoscimento delle immagini permettendo di scattare una foto a un oggetto e ottenere in tempo reale il nome di quest’ultimo nella lingua autoctona. Se vengono individuati più oggetti nella foto, gli utenti possono scorrere i vari elementi e selezionare la traduzione che desiderano. «Vista l’importanza della lingua aborigena per la cultura australiana, abbiamo un incentivo per memorizzare ciò che conosciamo ma anche cooscere nuove parole che membri della nostra comunità usano con il mondo che si evolve e con nuove tecnologie che prima non avevamo» spiega Yugambeh Museum, CEO del Yugambeh Museum. Oltre alle traduzioni, Google Woolaroo è stato pensato per incoraggiare singole persone e comunità a contribuire con nuove parole e registrazioni audio per comprendere  la pronuncia. «Fondamentale per le comunità indigene è la possibilità di aggiungere, modificare e cancellare voci in autonomia, permettendo di aggiungere nuove parole e frasi che vengono in mente». Tra le lingue supportate da Woolaroo ci sono Yugambeh (lingua aborigena parlata nel Queensland e nel Nuovo Galles del sud), il creolo francese della Louisiana, il grecanico parlato in vari comuni della Calabria (varie zone della provincia di  Reggio Calabria), il Māori, la lingua berbera Tamazight, siciliano, Yang Zhuang (parlato nella parte sud-occidentale del Guangx, Cina), il Rapa Nui (una lingua polinesiana parlata in Cile, sull’Isola di Pasqua) e lo Yiddish (una lingua germanica occidentale parlata dagli ebrei aschenaziti).

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maggio 5, 2021

“Non solo Apple, Epic prende il 40% per giochi terze parti”

Fortnite espulso da App Store, Epic Games querela AppleNel controinterrogatorio da parte dell’avvocato di Apple a Tim Sweeney CEO di Epic Games, il dirigente ha ammesso di preferire iPhone per la maggiore attenzione a sicurezza e privacy rispetto ad Android, e ha anche confermato che la sua società trattiene una percentuale del 40% del fatturato quando pubblica giochi di altri sviluppatori. Due dichiarazioni, ma non sono le uniche, che sembrano compromettere non poco le accuse che Epic Games rivolge ad Apple, cioè quelle di essere un giadino chiuso, di richiedere commissioni esose e in ultima istanza di operare di fatto in un regime di monopolio. L’avvocato di Apple Richard Doren ha sottolineato che gli utenti iOS possono giocare anche con utenti di altre piattaforme hardware, mentre in una mail Sweeney lamentava che Sony non lo permetteva, una funzione che il colosso giapponese ha abilitato solo nel 2018. Tim Sweeney, CEO di Epic Games. Foto: Wikipedia Allo stesso modo Apple permette ai giocatori iOS di usare la moneta virtuale di Epic, anche se acquistata su altre piattaforme, mentre Sony che è anche un investitore in Epic non lo permette, come riporta Bloomberg. Interrogato su entrambe le questioni, Sweeney di Epic ha confermato che Sony non ha mai autorizzato l’uso della moneta virtuale cross platform pur avendo abilitato le partite multiplayer con utenti di altre piattaforme. L’avvocato di Apple ha poi chiesto a Sweeney come mai usa iPhone invece di Android, sottolineando che le regole di App Store sono state studiate per proteggere i consumatori da malware e minacce di sicurezza. Per Apple sicurezza e privacy sono «Fattori di differenziazione fondamentali» ha dichiarato Doren domandando «Personalmente preferisce usare iPhone perché l’approccio di Apple alla protezione della sua privacy è superiore a quello di Google?». «Questo è uno dei motivi» ha risposto il CEO di Epic Games. Nel controinterrogatorio Sweeney ha confermato che Epic Games trattiene una commissione del 40% quando pubblica giochi di altri sviluppatori, precisando però la differenza con App Store, perché un editore di software sostiene più costi, incluso il finanziamento dello sviluppo e il marketing. Infine l’avvocato di Apple ha dichiarato che poco prima che Epic facesse causa ad Apple aveva richiesto a Cupertino un contratto speciale che le permettesse di usare il suo sistema di pagamenti aggirando le tariffe di App Store. Alla domanda dell’avvocato «Avrebbe accettato un accordo con Apple solo per Epic e non per altri sviluppatori?. Il dirigente ha ammesso che lo avrebbe fatto. Una dichiarazione che indebolisce la creazione e partecipazione alla coalizione per l’equità delle app insieme ad altri sviluppatori, che sembra così una scelta secondaria e obbligata per Epic creata per i propri scopi, cavalcando il malcontento di alcuni. Tutti gli sviluppi del processo Apple contro Epic Games per il caso Fortnite sono disponibili da questa pagina.

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maggio 5, 2021

“Sempre connessi anche in bici coi tre nuovi accessori Celly ProBike”

Bozza automaticaCelly ha presentato tre nuove soluzioni per la mobilità: si chiamano WEATHERBIKE, SPEAKERBIKE e POWERBIKE e si adattano sia per chi ha bisogno di usare lo smartphone durante l’attività sportiva in bicicletta, sia per chi non vuole rinunciare alla comodità offerta dalla tecnologia nelle passeggiate quando ha del tempo libero a disposizione. Il marchio italiano di accessori per smartphone del gruppo Esprinet ha pensato a tre accessori che ben si accostano al periodo primaverile e all’estate che abbiamo ormai alle porte, utili non solo perché permettono di accogliere lo smartphone fissandolo sul manubrio della bicicletta ma perché mettono a disposizione alcune funzioni accessorie come ad esempio un vano porta-oggetti, un powerbank e una torcia, che si rivelano particolarmente utili anche quando lo smartphone non è in uso. Ad esempio WEATHERBIKE, in vendita a 34,99 euro, è una custodia che si aggancia al telaio della bicicletta pensata per proteggere lo smartphone dalla pioggia e al contempo grazie alla finestra trasparente consente di interagire con lo schermo senza doverlo estrarre dalla tasca, per usarlo quindi come navigatore satellitare. Permette anche di sbloccare il telefono tramite FaceID e presenta un ampio spazio interno per poter accogliere oggetti di piccole e medie dimensioni come chiavi, portafogli e auricolari. Si aggancia al telaio della bicicletta garantisce una presa salda del supporto. Di questa serie fa parte anche SPEAKERBIKE (49,99 euro), uno speaker wireless per bici o monopattini elettrici con triplice funzione: si aggancia al manubrio della bicicletta e grazie alla batteria incorporata da 3.600 mAh può sia ricaricare uno smartphone, sia alimentare il LED frontale che l’altoparlante da 5 Watt, in modo da funzionare contemporaneamente da powerbank per il cellulare, torcia per illuminare il manto stradale e speaker per amplificare le musica dello smartphone tramite collegamento Bluetooth. Il terzo e ultimo prodotto presentato da Celly si chiama POWERBIKE: al prezzo di 34,99 euro si acquista un supporto universale per bici e monopattini elettrici che consente di fissare lo smartphone sul manubrio e al contempo trasportare una batteria d’emergenza da 5.000 mAh, inclusa in confezione, con cui ricaricare il telefono sia durante gli spostamenti sia al termine della passeggiata, sfilando la powerbank dal supporto, che per altro presenta due porte USB ed è quindi capace di ricaricare fino a due telefoni contemporaneamente.

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maggio 4, 2021

“Da Bang & Olufsen gli altoparlanti da oltre 14 mila dollari”

Da Bang & Olufsen gli altoparlanti da oltre 14 mila dollariBang & Olufsen è un’azienda nota per l’eccezionale design dei suoi prodotti audio e per il prezzo non certamente a buon mercato. Anche la linea Beoplay dell’azienda, che dovrebbe essere più economica, tende a inclinarsi verso la fascia più alta della gamma. Il trend non sembra poter cambiare a breve, ed anzi il costruttore danese è tornato con un nuovo set di altoparlanti: Beolab 28. Costeranno oltre 14 mila dollari. Come già visibile in foto, Beolab 28 non assomiglia di certo alla tipica coppia di altoparlanti. Ha un design a colonna e woofer integrati nella base degli altoparlanti, che possono essere regolati per essere montati su una parete, o stare in piedi sul pavimento come altoparlanti a torre. Gli altoparlanti sono dotati di un sensore di prossimità integrato che illuminerà i controlli ogni qual volta rileva la presenza utente nelle vicinanze. A proposito di controlli, ci sono anche quattro pulsanti preimpostati incorporati in grado di lanciare playlist di Spotify, stazioni radio e altro ancora. Ogni unità altoparlante è dotata di tre driver da 3 pollici impilati verticalmente insieme a un tweeter da 1 pollice e un woofer da 6,5 ​​pollici nella parte inferiore. Gli altoparlanti dispongono anche di varie opzioni di connettività wireless, come Apple AirPlay 2, Chromecast, Spotify Connect, Wi-Fi e Bluetooth. C’è anche una porta Ethernet, Powerlink, insieme a line-in e ingresso ottico. Il Beolab 28 sarà anche offerto in una varietà di finiture, come l’argento naturale, il nero antracite o l’alluminio in tonalità bronzo. Ci sono anche diversi rivestimenti che vanno dal tessuto a maglia al legno massello. Ovviamente, ciascuna di queste configurazioni avrà un prezzo differente. Come ci si aspetterebbe da un set di altoparlanti Bang & Olufsen, Beolab 28 non è economico e ha un prezzo a partire da 14.750 dollari. Per tutte le notizie riguardanti il mondo di B&O vi rimandiamo direttamente a questo indirizzo.

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maggio 4, 2021

“Prendersela con i disabili è da vigliacchi: tre papà chiedono aiuto a Fedez per veicolare il messaggio”

"Prendersela con i disabili è da vigliacchi": tre papà chiedono aiuto a Fedez per veicolare il messaggioTre papà di ragazzi autistici hanno realizzato un video per spiegare come essere violenti e spavaldi con persone più deboli sia da vigliacchi, chiedendo contestalmente aiuto al celebre cantante e influncer Fedez per veicolare tale messaggio. Il video si apre con un episodio che tocca i tre papà profondamente nella loro esperienza: a Roma una bambina disabile di 13 anni è stata brutalmente picchiata da un branco di coetanei. Mentre alcuni agivano, altri riprendevano e postavano sui social l’episodio, incuranti delle urla strazianti della vittima indifesa. Paradossalmente è accaduto il 2 aprile, giornata in cui tutto il mondo parlava di autismo. “Serve una rieducazione – spiega Elio, uno dei tre papà –. Bisogna spiegare ai ragazzi che per essere fighi devono essere talmente bravi da conoscere questi coetanei che hanno dei mezzi in meno e stargli accanto, diventando loro amici e facendo in modo che conducano una vita migliore. Non bisogna riempirli di pugni. Bisogna parlare, ma senza essere troppo comprensivi: non ce la faccio a esserlo con dieci bulletti che riempiono di botte una persona grande quanto vuoi, all’apparenza aggressiva quanto vuoi, ma che non riesce a difendersi. Se non li educano i genitori, vanno educati da qualcun altro”. “Dovremmo trovare dei testimonial – aggiunge Mimmo Pesce, altro papà autore del video –, degli opinion leader che in qualche maniera riescono a entrare in sintonia con questi ragazzi”. E prosegue il terzo papà, Gianluca Nicoletti: “Dovrebbe crearsi una categoria di influencer che possano fare quello che fanno tutti, ma che perlomeno siano sensibili a dare questa fetta di messaggio: se te la prendi con uno più debole, sei un vigliacco, non un figo. Se lo dicessero Fedez e la Ferragni, il fenomeno ritornerebbe improvvisamente indietro. Se Fedez spendesse una parola per dire che chi se la prende con una persona disabile è un vigliacco, la cosa passerebbe, ne sono sicuro”.

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maggio 3, 2021

“Rally Piancavallo, vittoria dello sloveno Avbelj”

Avbelj-Andrejka-2emmephotorace-1Non era mai successo. Prima vittoria di un equipaggio straniero al Rally Piancavallo. Dopo oltre 40 anni di storia, a interrompere il dominio degli italiani è stato l’equipaggio sloveno composto da Bostian Avbelj e Damijan Andreajka, su Skoda Fabia R5 (2emmephotorace), con il tempo totale di 48’56”4. Sconfitta di misura per il comasco Alessandro Re su Volkswagen Polo, protagonista di un duello sul filo dei secondi e capace di passare al comando due volte dopo la prova speciale di Clauzetto. Ma lo sloveno Avbelj ha rimontato nei due passaggi sul Monte Rest e nell’ultima di Clauzetto, quando il divario era di solo mezzo secondo, ha piazzato il colpo finale, staccando il rivale di 8”4 per presentarsi in trionfo a Maniago. Non è andato oltre il terzo posto il varesino Simone Miele su Citroen Ds3 Wrc (foto Fabio Tonizzo), che godeva dei favori di pronostici. Nel finale ha alzato il piede per non rischiare inutilmente, ma il distacco di 28”3 è stato determinato anche ha il sapore della bocciatura, ma a complicare la sua corsa sono state errate scelte di assetto. Un Rally Piancavallo bagnato fradicio, duro e selettivo secondo tradizione. Ieri una prima tappa bersagliata dal maltempo, con annullamento dei due passaggi di Barcis-Piancavallo per la gara internazionale. Oggi tantissimi i ritiri provocati da uscite di strada a causa dell’asfalto viscido, nessun incidente di rilievo per gli equipaggi, ma frequenti le interruzioni decise dalla direzione di gara per consentire di liberare la strada e rimettere in sicurezza la competizione (Canisela Foto, Monte Rest). Pordenonesi protagonisti assoluti nel Rally Storico. Dopo che ieri Andrea De Luna su Opel Corsa Gsi aveva firmato il miglior tempo sull’unica prova speciale di “Pian delle More”, stamane Maurizio Finati su Lancia Rally 037 alla prima di Clauzetto era passato al comando con 8”4 su Michele Doretto su Honda Civic (foto Fabio Tonizzo) e 20” su De Luna. Poi nel primo assalto al “Monte Rest” il graffio di Doretto, De Luna a 11”6 e Finati a 13”2, passato secondo nella generale. Di nuovo su Clauzetto, ritiro di Finati e Doretto che allunga su De Luna. Il secondo passaggio su “Monte Rest” e il terzo su Clauzetto hanno suggellato il trionfo di Doretto in 51’10”9 con De Luna a 18”7 e terzo, a 2’19”6, Pietro Tirone (Porsche 911). Increduli, ma raggianti Alessandro Prosdocimo e Marsha Zanet primi nella gara nazionale con una Skoda Fabia R5 in 49’30”20 (foto Carmelo Capone). Corsa falcidiata dai ritiri, anche di Nicola Cescutti che ha sbattuto nell’ultima di Clauzetto dando il via libera al driver pordenonese per quella che è la sua prima vittoria assoluta. Sul podio Luca Veronesi su Volkswagen Polo R5 staccato di soli 2”5 e terzo Matteo Bearzi a 22”2 con la sua intramontabile Renault Clio Williams, autore del miglior tempo nel crono finale. Nel complesso un’edizione oltremodo complicata dal maltempo, ma che ha riscosso comunque pareri favorevoli dagli addetti ai lavori sull’organizzazione del Rally Piancavallo, curata con passione straordinaria da Knife Racing Maniago su mandato dell’Aci Pordenone.

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aprile 30, 2021

“Niente più cane-robot Spot per la polizia di New York”

Bozza automaticaI poliziotti del New York City Police Department non avranno più il cane-robot al loro fianco. Il contratto di locazione che il più grande dipartimento di polizia cittadino degli Stati Uniti d’America aveva stretto con la Boston Dynamics è stato annullato il 22 aprile, appena prima del rinnovo che, al costo di 94.000 dollari, avrebbe permesso alle forze dell’ordine di assicurare l’ordine e reprimere il crimine all’interno della città di New York con l’aiuto di Spot, un automa dalle sembianze canine che fino a quel momento li aveva accompagnati per le strade della città. Questo robot quadrupede come dicevamo è stato realizzato dalla Boston Dynamics, una società di ingegneria e robotica che è stata acquisita da Google nel 2013. Meglio conosciuto come “BigDog”, è stato inizialmente progettato per l’esercito statunitense con il finanziamento del DARPA, e per il DI-Guy, un software molto realistico per la simulazione umana: lo scorso anno, nella fase più critica dell’emergenza pandemica, è stato largamente impiegato anche dagli operatori sanitari del Brigham and Women’s Hospital per il triage in remoto, permettondo così all’ospedale di valutare caso per caso senza entrarci fisicamente in contatto. Quello che viene più diffusamente considerato il primo dipartimento di polizia “moderno” americano lo ha messo al fianco delle forze dell’ordine per più di un anno, schierandolo in diverse scene del crimine e in alcune situazioni in cui erano presenti degli ostaggi. Tuttavia le numerose critiche ricevute dai cittadini hanno fatto propendere il dipartimento per l’abbandono del compagno robot: residenti e politici hanno infatti preso di mira quello che la polizia chiamava “Digidog” «usandolo impropriamente per alimentare le discussioni riguardanti la razza e la sorveglianza». Lo ha spiegato il vice commissario del NYPD per l’intelligence e l’antiterrorismo John Miller ai microfoni del New York Times, confermando che il contratto di locazione è stato annullato. Le forze dell’ordine continueranno a testarlo fino alla scadenza del contratto, prevista per agosto, e poi restituiranno i robot alla Boston Dynamics. «Molte persone hanno sollevato le loro preoccupazioni per quanto riguarda la privacy» ha commentato Bill Neidhardt, portavoce del sindaco Bill de Blasio. «Sono contento che Digidog sia stato tolto dalle fila della polizia: è una macchina inquietante, alienante e trasmette un messaggio chiaramente sbagliato».

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aprile 29, 2021

“Telegram, a maggio arrivano le videochiamate di gruppo”

Telegram denuncia Apple all’antitrust dell’Unione Europea   Da maggio gli utenti Telegram potranno sfruttare le videochiamate di gruppo. Il CEO dell’azienda, Pavel Durov, ha riferito che lo strumento in questione includerà le tipiche funzionalità delle app di videoconferenza quali la cancellazione del rumore di fondo, la possibilità di condividere lo schermo, e supporto per macchine desktop, telefoni e tablet. Tra i vantaggi delle videochiamate di gruppo con Telegram, le consuete caratteristiche del software per la protezione degli utenti. La sicurezza è uno dei punti cardine del servizio, con la crittografia end-to-end pensata per impedire eventuali intromissioni esterne, funzioni più specifiche come le chat segrete, i file che si autodistruggono, le password di accesso e così via e altre caratteristiche che da sempre tengono in conto la privacy. Telegram supporta già le videochiamate, alla stregua di come è possibile fare su servizi come Facebook Messenger, WhatsApp, Skype, Zoom e altri, una funzione diventata ancora più importante dallo scorso anno per via della pandemia da coronavirus e la necessità per moli utenti di comunicare faccia a faccia. Le videochiamate di gruppo, faranno concorrenza alla funzionalità disponibile su iPhone, iPad e iPod touch (con FaceTime) e servizi quali Zoom, WhatsApp, Messenger Rooms, ecc. Nata nel 2013, l’app di messaggistica Telegram ha avuto un enorme successo nel corso del tempo e oggi vanta più di 400milioni di utenti mensili e circa 1.5milioni di nuove iscrizioni al giorno. È a quanto pare l’applicazione più scaricata in oltre 20 Paesi del mondo, un successo dovuto anche alla costante evoluzione (gli sviluppatori integrano sempre nuove caratteristiche, copiate con mesi e anni di ritardo dai concorrenti). Tra le ultime funzioni integrate in Telegram, le Chat vocali programmate (la possibilit di programmare una chat vocale con una data e un’ora precisa, invece di crearne una sul momento) e nuove funzioni per i pagamenti, con la possi ilità per gli acquirenti di aggiungere una mancia ogni volta che fanno un acquisto “per mostrare un po’ di affetto ai loro artisti, negozi o fattorini preferiti”. Durov nel blog aziendale non ha mancato di lanciare una frecciatina alla concorrenza: “Esistono già tante app sicure o funzionali, ma nessuna garantisce ancora entrambe le cose” (probabile riferimento a WhatsApp, Messenger, ma forse anche a Zoom e Houseparty).

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aprile 28, 2021

“Il sabato nero di Neuville in Croazia”

  Non può che esserci delusione in casa Hyundai per l’esito del Rally di Crozia. Un rally iniziato alla grande grazie a un frizzante Thierry Neuville che sin da subito era sembrato in stato di grazia. Un venerdì chiuso da leader dal belga con 7.7″ di vantaggio su Ogier e +8″ sull’altra Toyota del veloce Evans. Tutto però vanificato in quella maledetta mattinata di sabato: una scelta di gomme differente dai rivali della casa nipponica, un mix incrociato tra gomme soft e dure che però non ha pagato. Ma cosa non ha funzionato esattamente? Hyundai aveva deciso di replicare quella che era stata la strategia di partenza. Una strategia che in effetti si era rivelata azzeccata venerdì mattina mentre nel pomeriggio con le Pirelli dure Neuville aveva già concesso dei secondi a Ogier. Il team dunque non aveva grossi dubbi su come ripartire il sabato ma sorpresa…qualcosa non ha funzionato! Cosa esattamente? Probabilmente gli uomini Hyundai sono stati colti di sorpresa dalle strade diverse, con un asfalto evidentemente più aggressivo e non adatto alle soft scelte sulle i20 WRC Plus, come anche dichiarato da Testoni di Pirelli sul portale di Motorsport.com. Ma basta questo per spiegare il calo di Hyundai? Di sicuro l’errore strategico è risultato decisivo per la lotta alla vittoria. Neuville pur spremendo al limite la vettura sulla Power Stage non è riuscito a fare il miracolo. Non hanno confortato però né le prestazioni né le parole usate da Ott Tanak a fine rally: “…it’s far away from my comfort zone and not nice at all” le parole dell’estone, riportate così com’erano per evitare qualsiasi ambiguità linguistica. In pratica, poca confidenza e nessuna possibilità di stare al passo con i primi tre. Sulla falsa riga dell’ex campione anche la gara di Craig Breen a cui si sono aggiunte le difficoltà di adattamento alla i20 WRC su asfalto, una vettura utilizzata pochissimo sui fondi catramati dall’irlandese; e questo fa anche riflettere sulle scelte di far ruotare in continuazione i piloti sulla terza vettura. Forse un feedback da parte del più esperto Sordo con la i20 su asfalto poteva essere di maggiore aiuto alla squadra. Un’ipotesi chiaramente, magari sbagliata o magari no. A parte Neuville la Hyundai è sembrata uno step dietro alle Yaris WRC. Gli uomini di Alzenau dovranno lavorare sodo sulla i20 per le prossime tappe su asfalto, per non ritrovarsi con il solo asso belga a contrastare gli alfieri Toyota Ogier e Evans. E chissà che gara sarebbe stata per Rovanpera senza quell’uscita “a freddo” sulla PS1. Una Toyota che è sembrata calzare meglio le Pirelli e che è stata il riferimento assoluto per tutte le altre WRC Plus in gara. Un segnale forte mandato agli avversari che dovranno rimontare questo gap. Ma per vedere i prossimi riscontri su asfalto bisognerà attendere almeno agosto con Ypres. Si volta pagina infatti con l’arrivo della terra, con il Rally di Portogallo in programma il 20 maggio. Un’opportunità di riscatto per chi è rimasto in ombra in Croazia.

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aprile 27, 2021

“Garmin, le funzioni dei nuovi smartwatch Venu 2 e Venu 2S”

Garmin, le funzioni dei nuovi smartwatch Venu 2 e Venu 2SGarmin ha presentato Venu 2 e Venu 2S, due nuovi smartwatch (compatibili iPhone e Android) che consentono un monitoraggio completo e accurato dell’attività quotidiana. Rilevano parametri quali la frequenza cardiaca, il livello di stress, il dato di ossigenazione del sangue, la qualità del sonno, il livello di idratazione e il livello di energia del corpo. A tutto questo si aggiungono, rivolti alle donne, il monitoraggio del ciclo mestruale e della gravidanza. Garmin Venu 2 e Venu 2S introducono due nuove funzioni: Fitness Age, che stima l’età del corpo comparando l’età biologica di chi li indossa a quella della sua salute (basandosi sul livello di attività fisica giornaliero, la frequenza cardiaca a riposo e la percentuale di grasso corporeo); Sleep Score, che fornisce all’utente ogni giorno un punteggio basato sulla qualità e sulla quantità del sonno della notte precedente con dettagli e approfondimenti personalizzati utili per migliorare il proprio riposo. L’opzione Health Snapshot consente di creare un report con le principali statistiche e dati registrati, così da poterlo eventualmente condividere con un esperto della salute. I due dispositivi prevedono profili per discipline outdoor e indoor, oltre che allenamenti e workout animati, che mostrano la corretta esecuzione di ogni passaggio direttamente sul display dello smartwatch. Gestiscono Smart Notification e, utilizzando cuffie Bluetooth compatibili di terze parti, consentono di direttamente dal dispositivo i propri brani preferiti. Tramite Garmin Pay, infine, è possibile eseguire pagamenti contactless direttamente dal polso. Venu 2 prevede una batteria ricaricabile che, a detta del produttore, garantisce un’autonomia fino a 11 giorni in modalità smartwatch, fino a 8 ore con GPS e musica attivi. Venu 2S, invece, prevede una batteria ricaricabile con un’autonomia fino a 10 giorni in modalità smartwatch e fino a 7 ore con GPS e musica accesi. La funzione di ricarica rapida della batteria consente, in soli dieci minuti, di estendere la durata fino a un giorno in modalità smartwatch e fino a un’ora con GPS e musica attivi. A tutto ciò si aggiunge l’opzione di risparmio di energia che aumenta ulteriormente l’autonomia e quindi la funzionalità degli strumenti. I prezzi partono da 399,99 euro.

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