dicembre 6, 2019

“Pedro-Baldaccini confermati per la stagione 2020 da M-Sport”

La notizia era nell’aria, ma finalmente è arrivata l’ufficializzazione da Cockermout, quartiere generale di M-Sport: “Pedro” ed Emanuele Baldaccini sono stati riconfermati dalla squadra inglese per la stagione iridata del 2020 alla guida della Ford Fiesta MKII. Queste le parole del pilota bresciano dopo la riconferma: E’ una grandissima soddisfazione per me poter dare questa notizia. Ci tenevo moltissimo a proseguire questa mia avventura nel Campionato del Mondo Rally con la squadra, anzi la famiglia di M-Sport. Per “Pedro” i motori si riaccenderanno molto presto, in quanto con l’accordo è già arrivata anche la convocazione per i test pre Montecarlo, prima prova stagionale a cui prenderà parte difendendo i colori di M-Sport nel WRC3. Continua così Pedro: Con la firma del contratto Malcom Wilson mi ha proposto le gare  a cui terrebbe che partecipassi per la stagione 2020. Saranno sicuramente sei: il già citato Montecarlo, Portogallo, Italia Sardegna, Turchia e Germania, poi il Catalunya se rientra al posto del Cile e forse anche il Galles. Una stagione molto articolata ed impegnativa, ma sono anche tranquillo, perchè oltre ad aver avuto la conferma che saranno di nuovo con me l’ingegnere ed il capo meccanico che mi hanno seguito in questa stagione e con cui mi sono trovato benissimo, so che da M-Sport avrò tutto il supporto tecnico ed umano di cui avrò bisogno, quando corri con loro puoi preoccuparti solo di correre al meglio delle tue possibilità e quelle della vettura, avendo sempre alle spalle uno dei migliori team del Campionato del Mondo Rally.   Per “Pedro” ed Emanuele Baldaccini il countdown è già iniziato: il Rally di Montecarlo è alle porte, con la consapevolezza che sarà solo il primo di una bellissima stagione sportiva che li vedrà protagonisti assieme a M-Sport in alcune delle più belle gare del Campionato del Mondo Rally.

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dicembre 5, 2019

“Fujifilm Instax Mini LiPlay, scatta foto istantanee che parlano: in sconto a 131”

Una fotocamera istantanea che si collega al vostro smartphone diventando una stampante ed è capace anche di scattare foto parlanti. È la Fujifilm Instax Mini LiPlay, una delle nuove creazioni del leader mondiale nel settore della fotografia istantanea che trovate su Amazon al prezzo più basso 131 euro. Fujifilm Instax Mini LiPlay è, prima di tutto, una classica fotocamera istantanea. Utilizza le pellicole Fujifilm Instax per permettervi di scattare e poi stampare (in formato 62x 46 mm) direttamente dalla macchina fotografica le vostre creazioni. Ma oltre a questo ha tutta una serie di fuznzioni che le classiche fotocamere istantanee non hanno. Permette di applicare direttamente in camera 30 effetti creativi Consente di selezionare lo scatto migliore da stampare evitando sprechi di pellicola Ha una connessione Bluetooth per stampare foto scattate con il cellulare Può essere controllata da remoto per scattare foto con voi dentro all’inquadratura o fare selfie accurati Produce foto in solo 10 secondi Oltre a questo ha anche la funzione di registrazione del suono. Possiamo così “commentare” le foto e dopo avere convertito il suono in un codice QR che andremo ad applicare all’immagine per poi ascoltare quel che abbiamo registrato in un secondi momento, usando uno smartphone. In pratica una volta stampata la foto con il codice a barre, potrete dare la foto a qualcuno che potrà sentire quel che avete commentato a margine di quello scatto. La fotocamera Fujifilm Instax Mini LiPlay è quindi capace di produrre delle vere e proprie piccole “magie”. La stampa di una foto poco dopo lo scatto è sicuramente qualche cosa che affascina ancora tutti, non solo i bambini che saranno felici di vedere le immagini poco dopo un evento. Il fatto che con questa fotocamera si possano anche fare foto parlanti aggiunge magia alla magia. Fujifilm Instax Mini LiPlay costa normalmente intorno ai 150 euro. Amazon la propone, anche grazie ad uno sconto nel carrello 131 euro che è il prezzo più basso che abbiamo mai visto e lo stesso prezzo che questa fotocamera aveva durante il Black Friday. Click qui per comprare la fotocamera Fujifilm Instax Mini LiPlay a 131€ Click qui per le pellicole, disponibili anche con cornici “a tema“

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dicembre 4, 2019

“TikTok ha limitato la visibilità dei disabili”

TikTok catalizza nuove polemiche. L’applicazione cinese molto popolare tra i giovanissimi, accusata più volte di censurare contenuti politici, avrebbe limitato la visibilità dei video di utenti disabili. La notizia, che arriva in concomitanza con la giornata internazionale dei disabili, emerge da un articolo del sito tedesco Netzpolitik, che cita documenti e fonti interne. TikTok ha confermato la notizia, spiegando però che si tratta di una pratica temporanea, usata in passato e ora superata, per prevenire il cyberbullismo in attesa di dotarsi di strumenti ad hoc. Nel frattempo, dalla California sta partendo una causa legale che punta a ottenere lo status di class action, e che vede TikTok imputata di aver raccolto in modo illecito e nascosto un’ampia quantità di dati degli utenti, poi inviati in Cina. La causa, depositata venerdì scorso, bolla come “ambigue” le regole sulla privacy dell’azienda. Secondo quanto scrive Netzpolitik, TikTok avrebbe istruito i suoi moderatori a identificare gli utenti con disabilità, autismo o sindrome di Down, ad esempio, e a ridurre la visibilità dei loro post. Ad essere coinvolti sarebbero stati anche gli utenti obesi e Queer. La norma prende il nome di “Immagini raffiguranti un soggetto altamente vulnerabile al cyberbullismo”, ed è dichiaratamente volta a proteggere le persone che potrebbero diventare vittime dei bulli a causa delle loro “condizioni fisiche o mentali”. TikTok ha spiegato che questa prassi è stata usata “solo agli inizi” per contrastare il cyberbullismo. “Questo approccio non è mai stato inteso come una soluzione a lungo termine e, sebbene avessimo buone intenzioni, ci siamo resi conto che non era l’approccio giusto”.

Questo articolo lo trovate su sito ANSA

dicembre 3, 2019

“Le persone con disabilità vogliono essere indipendenti per essere libere”

Oggi, Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, da più voci – politiche, istituzionali, associative – si ricorderanno le principali urgenze di questo mondo, che sono purtroppo numerose (scuola, diritti dei caregiver, necessità di una riforma delle pensioni, trasporti poco accessibili, lavoro che manca…). Tutte urgenze di cui quotidianamente cerchiamo di rimarcare l’impellenza nei nostri articoli, ma che oggi scegliamo di mettere virtualmente in stand-by per dare spazio a ciò che funziona, ciò che riesce, i casi virtuosi da copiare, le esperienze positive. Perché la disabilità, anche grave, può essere anche una vita piena, una vita autonoma, una vita che, se messa nelle condizioni di svilupparsi in un ambiente che ne consideri i bisogni, è una vita che nulla ha meno di altre. Scegliamo quindi oggi di dare spazio a tutte quelle situazioni di vita indipendente, che pure esistono e si realizzano in Italia, mostrandoci che si può fare. Di più: si deve fare. Il diritto alla uguaglianza passa anche e soprattutto per la possibilità di autodeterminare il proprio futuro, attraverso scelte individuali che presuppongono la necessità di essere considerati soggetti agenti, e non oggetti che subiscono. Ci aiuta a dare risalto a queste storie il nuovo spazio web Vado a vivere da solo, promosso dalla UILDM: un blog che raccoglie esperienze di lavoro, studio, famiglia, progetti e sogni di persone con disabilità neuromuscolare nella prospettiva di una vita indipendente. Troviamo, allora, il racconto della vita indipendente di Stefano, che è iniziata dopo molti anni di tentativi ed è coincisa con l’avvio del suo attuale lavoro come webmaster dell’amministrazione provinciale di Bolzano, dove è impegnato anche come presidente della Sezione locale.  C’è poi Elisa, di Genova, che racconta la sua iniziale paura di sentirsi “senza rete”, superata grazie alle molte persone che le sono state vicine consentendole di vivere in modo autonomo in una casa-famiglia. Oggi lavora e collabora alla gestione della casa, facendo la spesa, curando piante e fiori, partecipando ad attività di volontariato. È stata l’idea di “pensare in grande” che ha spinto Riccardo non solo a intraprendere una vita indipendente per sé, dopo una lunga esperienza in una comunità alloggio per disabili della Fondazione Don Gnocchi, ma di farne un progetto allargato. Con la Sezione UILDM di Milano ha coinvolto una cooperativa collegata alle Acli che ha dato in affitto all’Associazione un appartamento accessibile per ogni condominio che gestiva.Dall’Argentina all’Italia, attraverso difficoltà, separazioni e nuovi inizi: Adriana racconta la sua storia facendo trasparire una grande energia e voglia di indipendenza, ben riassunte in queste parole: “Io sono un datore di lavoro vero e proprio perché da parte mia c’è un investimento per assumere gli assistenti personali. Loro aiutano me ma io aiuto loro offrendo un lavoro: è uno scambio alla pari. In questo modo la persona con disabilità non è un peso per la società, ma un soggetto attivo perché fa muovere l’economia. Io non voglio essere un soprammobile: svolgo il mio lavoro ogni giorno, ho un ruolo nel mio ufficio e se manco si sente.” Diverse storie, stesso denominatore comune: un desiderio, di vivere la propria vita da protagonisti. In tutti i casi emerge, però, una evidenza: l’indipendenza passa anche per una autonomia che necessita di strumenti economici, strutturali, organizzativi. Qualora la condizione richieda un supporto esterno, non ci può messere autonomia senza un assistente personale; non ci può essere autonomia senza una indipendenza economica; soprattutto, non ci può essere autonomia se la disabilità viene inserita, anche dalla collettività, sotto la voce assistenza. Vita indipendente significa garantire un percorso personalizzato, dove i supporti non manchino, ma prima di tutto non manchi la considerazione della persone disabile come padrona della propria vita. Ecco, se potessimo scegliere uno solo tra i molti messaggi che questa giornata potesse lasciare, in questo 3 dicembre, scegliamo questo: indipendenti per essere uguali.

Questo articolo lo trovate su sito Disabili.com

dicembre 2, 2019

“La telecamera Netatmo Welcome ora è compatibile con HomeKit Secure Video”

Dopo la pubblicazione della lista dei nuovi prodotti che utilizzano le qualità di Homekit sicuro e dopo l’aggiornamento firmware di  Logitech Circle 2, ora è la volta della telecamera di sicurezza Netatmo Welcome ad essere resa compatibile con HomeKit Secure Video grazie ad un aggiornamento firmware  che viene installato automaticamente sul dispositivo. Netatmo Welcome ha una vasta gamma di funzioni che la rende unica nel suo genere e permette di effettuare il riconoscimento facciale senza doversi abbonare a particolari servizi online come la concorrenza. I filmati possono essere salvati nella scheda micro SD che trova posto alla base del dispositivo ma ora anche online in modo sicuro mettendo al riparo l’utente dal furto dei dati contestualmente ad un eventuale furto delle telecamera stessa. Con l’aggiornamento del firmware alla versione 425 la telecamera può usare HomeKit Secure Video se si possiede almeno un piano di memoria iCloud da 200 GB e un Hub casalingo per Homekit sotto forma di HomePod, Apple TV o un iPad con ios 11 o superiore, l’immagine video è crittografata in loco e quindi archiviata in iCloud. Essendo l’aggiornamento automatico vi consigliamo di verificare la presenza della versione 425 o nel caso di riavviare la telecamera. Netatmo Welcome è in offerta in queste ore per il Cyber Monday a 124 Euro Iva compresa. La recensione completa, effettuata prima di questo aggiornamento è disponibile su questa pagina di macitynet.it

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dicembre 1, 2019

“Disabili e tecnologia: come si realizza un videogioco inclusivo?”

I videogiochi devono divertire tutti gli utenti. E se creare un ambiente virtuale di intrattenimento accessibile a tutte le persone non è tecnicamente semplice, è sicuramente fattibile. Recentemente Xbox ha deciso di pubblicare una serie di linee guida sull’accessibilità, per gli sviluppatori.Tali consigli vengono assemblati in una sorta di manuale dove vengono trattati diversi elementi che concorrono alla fruizione da parte di persone con disabilità: dalla visualizzazione del testo, alla navigazione dell’interfaccia utente, all’input, indicando anche quale tipo di giocatore trarrà il massimo beneficio da questi standard, e fornendo al contempo esempi da seguire. LE LINEE GUIDA DI MICROSOFT Già nel 2017 Microsoft ha rilasciato una serie di indicazioni per garantire l’accessibilità dei propri prodotti video ludici, esortando i programmatori di videogiochi alla creazione di un prodotto di intrattenimento digitale tenendo conto fin da subito della delle esigenze di tutti i potenziali utilizzatori, e scegliendo quindi strategie di accessibilità, oltre alla creatività.   Per capire se un videogioco è accessibile ad un giocatore con disabilità, ovviamente il miglior test rimane sempre la sessione di prova fatta dagli utenti in carne ed ossa: i gruppi di gamer con disabilità sono degli ottimi giudici a cui sottoporre domande e richieste di miglioramento.Tuttavia, Microsoft fornisce anche un esempio di processo di revisione dei contenuti, utile a valutare il grado di accessibilità del proprio gioco, e suggerendo i cambiamenti che possono essere apportati per migliorarla.Tra gli elementi da considerare per definire l’accessibilità di un videogioco: 1.Trascrizione della chat di gioco Se il gioco consente ai giocatori di comunicare usando voce e messaggi di testo, la funzionalità di sintesi vocale e il riconoscimento vocale dovrebbero essere disponibili come opzioni. Anche avere la possibilità di digitare un testo nella finestra chat e convertire i messaggi in voce, può essere una buona soluzione. 2. Sottotitoli Pensando ai giocatori con disabilità uditive, si può offrire l’opzione di sottotitoli leggibili in modo che il gioco possa essere seguito anche senza audio. I dialoghi, l’audio e gli effetti sonori potranno essere visualizzati come testo sullo schermo. 3. Mapping dei controller I gamer con disabilità molto spesso hanno controller personalizzati che sono creati in modo da supportare le loro disabilità. Conoscere le diverse forme di disabilità e i rispettivi controller da utilizzare permette di rendere più accessibile il gioco ad un numero maggiori di utenti. I giocatori potranno poi collegare i diversi controller personalizzati, configurarli autonomamente e riassociare i tasti in base alle necessità. Giocheranno in modo più conforme alle proprie esigenze, oltre che alle proprie preferenze. 4. Grafica e interfaccia utente per daltonici Nella progettazione di un gioco per utenti daltonici la scelta dei colori dovrebbe essere orientata al daltonismo per il verde o il rosso e non facendo affidamento sui colori per la comunicazione degli oggetti del gioco. La soluzione più plausibile, altrimenti, rimane quella di dare la possibilità al player di scegliere la componente cromatica in autonomia. 5. Scelta più ampia di livelli di difficoltà Poichè non tutti i giocatori hanno lo stesso livello di abilità o le stesse abilità cognitive, è utile che la progettazione offra una scelta più ampia di livelli di difficoltà e il giusto grado di sfida nel quale più gamer con disabilità possano cimentarsi. 6. Test per l’epilessia Uno dei problemi più ostici che si pongono tra la realizzazione finale del videogioco e la sua accessibilità è il rischio di epilessia negli utenti sensibili. La fotosensibilità può essere testata anche grazie ad un sistema automatico che verifica l’eventuale presenza di stimoli che possono suscitare un attacco di epilessia (qui il link). C’è, infine, da tenere conto che ognuna di queste scelte tecniche, se da un lato sono necessarie per i gamer con disabilità, possono al contempo rivelarsi interessanti e utili anche per tutti gli altri i player. Il testo completo di best practice suggerite da Microsoft si trova qui

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novembre 29, 2019

“Reagire alla disabilità anche da soli”

Una persona denominata disabile è una persona che ha per nascita o a causa di una malattia o patologia o incidenti una o più menomazioni che comporta una ridotta capacità fisica e di interazione con l’ambiente sociale. Detto anche più semplicemente è una persona poco o per nulla autonoma nello svolgere le varie attività quotidiane che lo portano ad una condizione di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Tutto ciò è estremamente limitante per una persona. Chi non soffre di alcuna disabilità spesso non è in grado di capire, in quanto è un problema che gli sta al di fuori e se non c’è stata un’adeguata conoscenza ed insegnamento o c’è un familiare disabile si tende spesso a sottovalutare e a non considerare la condizione di una persona con una qualsiasi disabilità anche in situazioni banali e quotidiane. L’essere disabili è certamente una condizione individuale sia fisica che intellettuale ed una persona reagisce in modi diversi alla propria condizione. La condizione di una persona disabile è molto personale e spesso anche una persona vicina non riesce a comprendere appieno ciò che si può provare. Ma il lamentarsi contro la propria condizione e contro le istituzioni che fanno poco a volte è inutile e si deve trovare la forza di reagire da soli (ovviamente ci sono casi purtroppo molto gravi dai quali, al momento, è difficile uscire e superare il proprio stato se non si ha il sostegno di qualcuno). Nella storia, ci sono state molte persone con disabilità che infatti sono riuscite ad andare avanti e a non farsi abbattere e scoraggiare. Persone diventate famose e non tutte dovute ad una raccomandazione. Per oltre 20 anni della sua vita, Pierre-Auguste Renoir, uno dei pittori più importanti e conosciuti, ad esempio, ha dovuto combattere e sopportare una gravissima forma di artrite reumatoide cosi forte da arrivare a deformare le mani, le braccia e le spalle. Addirittura, da testimonianze certe è noto che si faceva legare i pennelli alle mani con degli stracci e la tavolozza alla carrozzina. E all’epoca di Renoir, vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, l’artrite reumatoide non veniva curata. I pittori Monet, Degas, ma anche lo stesso Renoir erano miopi, ma fu grazie al loro difetti che divennero pittori, cambiando il concetto ed il modo di dipingere. Poi… per non parlare di Beethoven, chi non conosce Beethoven. Il compositore, pianista e direttore d’orchestra tedesco aveva una sordità progressiva, arrivando addirittura alla completa sordità, ma non per questo si fermò, riuscendo a comporre opere che ancora oggi sono famose e conosciute. Arrivando ai nostri giorni, non possiamo non citare tutti quegli sportivi che nonostante alcune e specifiche disabilità non si sono date per vinte, riuscendo ad ottenere successi incredibili. Tutti loro, cosi come moltissimi altri, insomma, della disabilità hanno fatto un punto di forza. Naturalmente non sto dicendo che ogni disabile può diventare un artista o uno sportivo o che può fare grandi cose, ma d’altro canto il genio, l’essere cosiddetti geni è anche in questo: probabilmente queste persone senza la loro disabilità non sarebbero diventate quelle che oggi studiamo, che conosciamo o che ammiriamo. La loro condizione svantaggiosa è diventata una forza incredibile che li ha spinti ad andare oltre proprio la loro condizione. Ovviamente, come dicevo prima, ci sono delle condizioni estreme di disabilità, ma, in generale, credo che si dovrebbe cercare un nuovo modo di pensare e di affrontare la disabilità, soprattutto quando si fa un percorso riabilitativo. La riabilitazione dovrebbe avere un significato ed una portata molto più ampia di quella che comunemente oggi si intende e fa; si deve e si dovrebbe arrivare a concepire al tempo stesso una riabilitazione non solo classica fisioterapica, ma anche una riabilitazione che vada ad incidere anche a livello umanistico attraverso l’utilizzo della musicoterapia, della danza o dell’attività teatrale, perché spesso non è solo il corpo ad avere bisogno. Decimo Giunio Giovenale (e concludo), antico poeta romano, nato tra il 50 ed il 60 dopo Cristo, scriveva “Mens sana in corpore sano”, “una mente sana in un corpo sano” e probabilmente è questa una possibile chiave per affrontare una determinata disabilità.

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novembre 28, 2019

“Volkswagen Polo GTI R5: lo sviluppo continua per tutto il 2020-2021”

Nei giorni scorsi abbiamo preso in esame l’ultimo comunicato di Vokswagen Motorsport. La casa tedesca, dominatrice incontrastata del WRC dal 2013 al 2016, annunciava l’intenzione di spostare l’interesse del gruppo in progetti sportivi totalmente elettrici, “spegnendo” tutto ciò che potesse riguardare i motori a combustione. Nel nostro articolo, oltre a raccontare della cessazione dell’impegno ufficiale di Volkswagen nel TCR, abbiamo cercato anche di analizzare quali conseguenze avrebbe avuto questa decisione nel contesto della nostra disciplina preferita. Se il possibile impegno di VW nel WRC con l’avvento delle nuove regolamentazioni ibride era ipotesi pressoché remota (e il comunicato della casa non ha fatto altro che mettere a tacere definitivamente i rumors), il nostro secondo pensiero è andato subito verso un altro progetto relativamente recente ma che, visto quanto emerso sugli incartamenti ufficiali, ci ha fatto nascere più di qualche dubbio sul suo prosieguo e sui futuri sviluppi (ed evidentemente, non solo a noi): parliamo della VW Polo GTI R5. CI SBAGLIAVAMO – Volkswagen Motorsport continuerà a sviluppare e supportare le Polo R5 della sua clientela. Le decisioni prese dal board della casa di Wolfsburg non avranno infatti nessun effetto sull’ultima nata e discendente diretta della vettura che per quasi un lustro ha dominato nel mondiale. Come facciamo ad esserne certi? Ne abbiamo discusso direttamente con chi è possessore di ben due esemplari di Polo R5 a lui affidate direttamente dalla filiale italiana del marchio, che ha deciso di darci una mano concreta per sciogliere tutti i dubbi. Luca Pedersoli, campione CIWRC in carica, ha fugato ogni dubbio e supposizione che si era palesata nella nostra mente, spiegandoci nei dettagli i piani che Volkswagen ha in serbo per la clientela R5. Innanzitutto, Volkswagen ha garantito che il supporto della casa e lo sviluppo della vettura continuerà almeno per tutto il 2020 e anche per il 2021. La Polo R5 ha sofferto di pecche di gioventù, che abbiamo raccontato nei mesi precedenti, a causa dei problemi riscontrati sulla valvola di sfiato del serbatoio, costringendo Volkswagen a richiamare gli esemplari già sul mercato e rallentando di fatto la produzione. I due anni di lista d’attesa necessari per avere la vettura sono la dimostrazione di quanto questa macchina sia desiderata e richiesta. La capacità produttiva della casa madre ammonta a circa 15-20 esemplari l’anno, in quanto oltre alla produzione in sé della vettura, a Wolfsburg si è deciso di tenere in considerazione la necessità di produrre tutta la ricambistica per gli esemplari prodotti. NESSUNA COMPETIZIONE CON SKODA – Il driver bresciano prosegue il suo racconto, sfatando il mito che la Polo vada in qualche modo a ostacolare i cugini di Skoda. Cade inoltre la voce secondo la quale essere possessori di una Fabia dava diritto ad una priorità per l’acquisto della Polo. Nonostante facciano parte dello stesso gruppo, i due progetti sono completamente distinti tra loro. La Polo R5 nasce partendo dall’esperienza maturata con la felice e vincente campagna mondiale e per soddisfare al 100% le aspettative dei clienti. Se la Fabia è decisamente più numerosa e presente nel mondo (gli elenchi iscritti nei rally di zona sono molte volte dei monomarca), per VW il team che decide di investire sulla vettura e le successive esigenze vengono prima dei numeri. Ovviamente, da buon imprenditore, è normale che un investimento del genere non viene fatto a fondo perduto. Da qui la decisione del due volte campione italiano WRC di affidare le proprie Polo ad un team navigato come quello di PA Racing. Lo stesso “Pede”, come già preannunciatoci in un’intervista che ci rilasciò nel corso del Rally di Alba, sarà impegnato al volante di questa macchina nel corso del 2020: primo tra tutti il Rally 1000 Miglia, appuntamento di casa per il bresciano, dove ha trionfato in ben 3 occasioni. Tutto è bene quel che finisce bene, ma non è tutto. Ci sono tante altre novità che bollono in pentola e coinvolgono il “Pede”, che presto Vi andremo a svelare.

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novembre 27, 2019

“HONOR accoglie il supporto 5G con la serie HONOR View30”

Anche Honor si prepara ad accogliere finalmente il supporto alle reti 5G, grazie alla prossima serie di HONOR View30, i primi smartphone HONOR 5G dual-mode. Un lancio importante, che segna un punto di svolta nell’azienda. Honor View30 e Honor View30 PRO saranno, dunque, i primi smartphone della società dotati del chip Kirin 990, con supporto alla rete dual-mode 5G. HONOR View30 è il primo smartphone dell’azienda a supportare simultaneamente sia l’architettura NSA che quella SA per garantire tutti gli accessi e sarà dotato del dual-mode 5G/4G, mantenendo al tempo stesso la compatibilità con altri standard di rete tra 3G e 2G. Honor View30 PRO offrirà anche sul reparto multimediale caratteristiche di prim’ordine, presentandosi con una fotocamera tripla SuperSensing, che include un sensore principale 40MP Sony IMX600, affiancato da una una fotocamera super-grandangolare da 12MP con un cine obiettivo e una fotocamera teleobiettivo da 8MP. HONOR View 30 ha una configurazione simile, ma è dotato di una fotocamera super-grandangolare da 8MP. La videocamera da 12 MP di HONOR View30 PRO è supportata da una light fusion 4 in 1 (2.8μm pixels effettivi) da un sensore RGGB e un obiettivo super-grandangolare da 190°, insieme ad un sensore personalizzato 16:9 per creare video e foto di qualità. La sua fotocamera frontale a due lenti unisce una fotocamera selfie AI da 32 MP e una fotocamera selfie quadrangolare da 8MP. Il lancio di HONOR View30 Series, evidenzia l’azienda, è il primo passo per il totale impegno nel cavalcare il potenziale delle tecnologie 5G e a creare uno stile di vita ancor più smart.. La serie di prodotti indossabili di HONOR si integra perfettamente all’eccellenza rappresentata da HONOR View30 e da HONOR View30 PRO e consentirà alla generazione dei giovani a livello globale di condurre uno stile di vita digitale che sia più significativo, connesso e integrato.

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novembre 26, 2019

“Contrassegno, trasporti, agevolazioni auto: nella manovra ci siano risorse per la mobilità delle persone disabili!”

Il mondo della disabilità chiedere che nella manovra finanziaria attualmente in discussione ci sia spazio anche per le politiche a sostegno dei cittadini disabili. Lo ha fatto la FISH, riassumendo in alcune macro richieste le istanze più urgenti (tra cui maggiori risorse per la non autosufficienza e i caregiver e incentivi per abbattimento barriere architettoniche), e lo fa ora anche l’ANGLAT, l’Associazione Nazionale di tutela del diritto alla mobilità delle persone con disabilità, rivolgendo un appello al Premier, ai Parlamentari e Senatori della Repubblica. DIRITTO ALLA MOBILITA’ – Il tema centrale messo in evidenza è proprio il diritto alla mobilità delle persone disabili: un diritto che ancora paga moltissimi punti deboli e lacune. ANGLAT si fa quindi portavoce di una richiesta affinchè nella manovra ora in discussione vengano stanziati fondi a sostegno di un diritto fondamentale: quello alla reale libertà di movimento di tutti i cittadini, insieme alla necessaria accessibilità di città e di servizi di trasporto pubblico. EMERGENZE PER LA MOBILITA’ DELLE PERSONE DISABILI – Sul fronte pratico, la mobilità necessita di interventi molto pratici e poco teorici: ANGLAT  ne fa un elenco, ricordando che le risorse potrebbero sostenere:  – la banca dati nazionale dei Cude e agli accessi Ztl,  – il contrasto agli abusi e alla lotta ai furbetti del contrassegno, – l’adeguamento della normativa fiscale nel settore auto, con l’inserimento delle vetture elettriche, il noleggio a lungo termine ed il leasing. – I servizi di trasporto fondamentali per cittadini con gravi o plurime disabilità, non in grado di guidare, ma comunque portatori di diritti e di dignità che non possono essere lasciati indietro. ALTRI INTERVENTI – Servono risorse che intervengano su questi come su tutti settori della vita dei cittadini con disabilità, nel rispetto della convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge 18/2009 che, a 10 anni dalla sua entrata in vigore, non deve essere più disattesa. Ma non bastano i servizi: va fatto anche un lavoro culturale: lo ricorda ANGLAT, aggiungendo che in parallelo vanno sostenute quelle azioni di sensibilizzazione della cittadinanza, sulla cultura del rispetto e del diritto alla mobilità.

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